La Marineria Capraiese nel XVIII secolo


Estratto da: Atti della Società Ligure di Storia Patria, Studi in memoria di Giorgio Costamagna, n.s., XLIII/1, (2003), pp. 579-627

La Marineria Capraiese nel XVIII secolo

Roberto Moresco

1. Capraia tra Genova e Corsica

L’isola di Capraia, posta al centro del Tirreno settentrionale tra la Corsica e la costa della Toscana, ha gravitato dal XV al XVIII secolo nell’orbita di Genova, prima tramite la signoria della famiglia De Mari, poi del Banco di S. Giorgio, ed infine come possedimento diretto della Repubblica facendo parte del « Regno di Corsica et Isola di Capraia » [1], sotto il comando del Governatore di Corsica, residente a Bastia, che la governava tramite un Commissario [2]. La popolazione era organizzata in Comune e amministrata da tre Padri del Comune che venivano eletti annualmente dai capifamiglia. Dal 1562, anno della cessione dell’isola alla Repubblica da parte del Banco di S. Giorgio, fino alla fine del XVII secolo i rapporti con Genova venivano tenuti tramite il Governatore che poi ne riferiva al Magistrato di Corsica, anche se spesso i Capraiesi e lo stesso Commissario di Capraia si rivolgevano direttamente a Genova.

Gli abitanti dell’isola, secondo diverse fonti, erano circa 600-700 durante il XVI e XVII secolo [3] e vivevano dei prodotti della pesca e delle magre risorse della terra – vino e pochi cereali – coltivata a piazzole principalmente dalle donne [4]. Dall’inizio del Settecento la popolazione ha un notevole aumento tanto da raggiungere, verso la metà del secolo, le 1.600-1.800 unità; tale incremento viene ora spiegato in questa sede [5].

Una dettagliata analisi dei registri dei movimenti portuali della Corsica e delle polizze di carico del porto di Genova emesse dal Magistrato di Corsica, ha fornito una quantità abbastanza ampia di dati che permettono di affermare che la marineria capraiese svolse nel Settecento un ruolo significativo nei trasporti mercantili e militari nel Tirreno settentrionale: attività questa che giustifica, per il numero degli addetti, la crescita della popolazione dell’isola nel periodo 1721-1767.

Il notevole sviluppo della marineria capraiese è strettamente connesso alle vicende della “rivolta corsa” contro Genova [6]. I moti di rivolta in Corsica riducono considerevolmente la produzione locale e la marineria corsa, che aveva avuto un notevole sviluppo nel XVII secolo, subisce un sostanziale ridimensionamento [7]. L’analisi dei documenti indica che i problemi della Corsica avvantaggiano economicamente Capraia: sia la “stretta serrata” (cioè il blocco totale dell’isola) decretata da Genova nel 1734 [8], sia il venir meno della fiducia di Genova nei Corsi offrono ai Capraiesi l’opportunità di incrementare la loro attività nei trasporti marittimi tra la Corsica e il Continente, nel cabotaggio lungo la costa tirrenica e nel commercio diretto tra i vari porti. Nello stesso tempo, al fine di domare la rivolta, si avvicendano in Corsica truppe genovesi, austriache e francesi [9] che richiedono continui rifornimenti in gran parte provenienti da Genova e dal litorale tirrenico dell’Italia. I Padroni capraiesi approfittano di questa situazione sia sostituendosi parzialmente alla marineria corsa per il traffico commerciale da e per la Corsica, sia ottenendo da Genova numerosi contratti di trasporto commerciali e militari tra Genova e i vari presidi della Corsica, sia partecipando al trasporto di truppe da e per il continente. L’attività dei marinai capraiesi, valse loro il riconoscimento da parte di diverse fonti di essere tra i migliori marinai del Mediterraneo [10].

I Capraiesi non partecipano ai moti indipendentisti corsi e mantengono fino al 1767 una piena fedeltà a Genova [11]. Capraia diventa talvolta rifugio dei Bastiesi che fuggono i movimenti di rivolta ed alcuni di essi vi prendono anche dimora stabile [12]. Dal 1761 i Capraiesi cominciano a preoccuparsi di quanto avviene in Corsica e chiedono soccorso a Genova temendo di essere invasi ed occupati dai ribelli corsi e di perdere i vantaggi connessi alla fedeltà alla Repubblica [13]. Quando per i Genovesi la situazione in Corsica volge al peggio, anche la fedeltà capraiese vacilla [14]. All’inizio del 1767 Pasquale Paoli concepisce e realizza un piano per impossessarsi di Capraia che viene infatti occupata nel maggio di quell’anno dopo un lungo assedio al forte dell’isola [15]. Con il trattato di Versailles del 15 maggio 1768 Genova cede definitivamente la Corsica alla Francia, mantenendo per sé la sola isola di Capraia [16] sino all’arrivo di Napoleone [17].

La cessione della Corsica alla Francia pone le premesse del rapido ridimensionamento della marineria capraiese che, anche se non provato da documenti di tipo doganale [18], è senz’altro dimostrato dalla rapida diminuzione della popolazione dell’isola di Capraia nella prima parte del XIX secolo. I Francesi favoriscono infatti la marineria corsa e francese e spostano il centro dell’attività marittima e commerciale dell’isola dal porto di Bastia a quello di Ajaccio, più vicino alle coste francesi.

2. Le fonti

La maggior parte delle fonti, sulle quali è basato questo studio, sono conservate nel Fondo Corsica dell’Archivio di Stato di Genova.

Numerose filze contengono registri di dogana dei porti di Bastia, Calvi e Bonifacio per la Corsica e polizze di carico del porto di Genova: i registri variano per il contenuto e il tipo di registrazione a seconda del porto e del periodo. Si è ritenuto utile dare in Appendice un riepilogo di quanto esaminato anche per facilitare il lavoro di quanti volessero estendere lo studio ai commerci e trasporti nell’alto Tirreno nel periodo considerato. Purtroppo due filze (la 1344 e la 1348), elencate nelle Pandette del Fondo Corsica come contenenti gabelle, risultano mancanti e ciò è senz’altro causa di una certa discontinuità nei dati raccolti.

Si è tentato anche un sondaggio nell’Archivio di Stato di Livorno ma non si sono trovati dati riguardanti la movimentazione di piccole imbarcazioni, almeno per il Settecento.

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Figura 1 – Movimenti delle gondole capraiesi

Nei registri esaminati si sono repertoriate oltre quattromila cinquecento registrazioni [19] (Fig. 1) che hanno permesso di raccogliere una notevole mole d’informazioni: l’elemento chiave è stata la qualifica di “capraiese” o “di Capraia” data ai Padroni e da essa si sono derivati date, nomi dei Padroni, nomi delle imbarcazioni, merci trasportate e loro valore doganale, porti di partenza e destinazione, rotte, noli e tasse.

3. La gondola

La gondola è un tipo di imbarcazione largamente usato nella Repubblica di Genova per i trasporti di cabotaggio lungo le Riviere, ma dai dati dei registri doganali del Fondo Corsica è chiaro che questo tipo di imbarcazione ebbe un notevole impiego anche nei trasporti tra la Corsica, il Continente (Dominio e Toscana) e la Sardegna [20].

La gondola è l’imbarcazione tipica dei Capraiesi e dai documenti esaminati risulta essere il solo tipo d’imbarcazione da loro utilizzata [21]: la loro flottiglia raggiunse nel periodo considerato almeno 60/70 unità, numero dedotto dal numero di padroni attivi negli anni 1734-1737 e 1742-1744. Due documenti confermano questi dati: il primo è una relazione del Brigadiere Flobert a seguito di una sua visita nell’isola nel 1756 dove afferma che « tutti li uomini dedicati alla marina fanno il loro commercio con 34 barche più grandi, 22 mezzane, 10 piccole. le grandi portano 300 cantari, le mezzane 100, le piccole servono per pescare » [22]; il secondo è una petizione dei Capraiesi al Re di Sardegna nel 1815 dove si afferma che i Capraiesi hanno perduto a causa delle guerre circa cinquanta navigli (essi si riferiscono qui a tutte le vicende che sono iniziate per l’isola dopo la presa di possesso dei ribelli corsi nel 1767 e che videro l’isola occupata successivamente da Corsi, Francesi, Inglesi, ancora Francesi, per essere infine assegnata al Regno di Sardegna con il trattato di Vienna del 1815) [23].

Per meglio valutare l’importanza della flotta capraiese è utile fare il confronto con quella della Riviera di Ponente (tutti i porti da Savona a Porto Maurizio) che comprende tutte le imbarcazioni di portata inferiore alle 50 tonnellate negli anni 1746-1747 [24]: il numero di gondole capraiesi è pari al 25% circa e la loro portata complessiva [25] è pari al 17% circa delle imbarcazionirivierasche; limitando il confronto alle sole gondole [26] appare che quelle capraiesihanno una portata unitaria superiore e quindi sono più adatte ad una navigazione d’altura, quale quella tra Genova e Corsica.

Per quanto riguarda la portata delle gondole capraiesi è documentato che essa poteva raggiungere le 14,3 t (300 cantara) di materiale edile [27], 13,7 t (288 cantara) di farina/grano [28], 12,4 ton (260 cantara) di catrame [29], 9 ton (149 barili) di olio [30]:alcuni esempi delle merci trasportate e della portata delle gondole sono riportate nella Tab. 1 [31]. Sulla base della portata si può stimare, anche se al momento mancano dati documentali, che le gondole avessero una lunghezza di 9-12 metri.

Tabella 1 – Portata gondole capraiesi

Data Padrone Nome gondola Porto di carico Merce Portata t
30/12/1745 Giacomo Bargone S. Antonio Genova Grano 11,8
5/05/1749 Domenico Oliveri S. Antonio Genova Farina 13,7
5/01/1752 Gio. Bargone S. Antonio Genova Farina 12,6
14/07/1755 Stefano Princivalle S. Giuseppe Genova Materiale Edile 14,3
15/04/1761 Domenico Agostini S. Giuseppe Genova Farina e biscotto 12,2
1/05/1762 Paduano Chiama Calvi Busso 10,0
18/11/1762 Giuseppe Sabadini Calvi Catrame 12,4
30/07/1763 Antonio Sesino Calvi Olio 8,9

Per quanto riguarda lo stivaggio delle merci sappiamo che l’olio veniva trasportato in fusti o fustini: Padron Geronimo Sesino trasporta 149 barili d’olio in 11 fusti, con una capacità per fusto di 898 litri [32]; anche il catrame veniva trasportato in fusti ma di minor capacità: Padron Stefano Chiama ne trasporta 220 cantara in 36 fusti [33]; i pesci salati o marinati venivano trasportati in barilloni e barili [34]; grano, farina, orzo venivano trasportati in sacchi [35].

Le merci trasportate sono le più varie e la loro tipologia cambia a seconda della destinazione/provenienza della gondola, dei committenti, ed anche della stagione.

Gli equipaggi, sempre per le gondole capraiesi, sono costituiti da sei marinai più il Padrone, anche se in alcuni casi l’equipaggio è formato dal Padrone e cinque marinai: evidentemente si avevano tre coppie di vogatori [36].

Dell’impiego della vela non si hanno testimonianze dirette ma in un disegno relativo all’Isola Rossa (Corsica) del 1737 [37] abbiamo la dimostrazione chiara che le gondole dei Corsi (che non dovevano sostanzialmente differire da quelle capraiesi) erano dotate sia di remi che di una vela probabilmente aurica [38]: nel 1741 Padron Oliviero in transito a Bastiadichiara di avere nel suo carico anche una pezza e mezza di canapetta per fare la vela alla sua gondola [39]. Due disegni di Capraia, uno relativo al porto dell’isola del 1692 (Fig. 8) [40] e l’altro relativo ad un dettaglio della Fortezza del 1766 [41], ci danno probabilmente una rappresentazione di gondole anche se in modo meno chiaro del disegno dell’Isola Rossa.

Analizzando in dettaglio due particolari del disegno dell’Isola Rossa, quelli relativi alla « Gondola di Padron Testone che fugge » (Fig. 2) e alla « Gondola rovesciata di Padron Bartolomei » (Fig. 3), che danno una raffigurazione schematica ma piuttosto realistica delle due gondole, si può notare che esse avevano una prua slanciata ed una poppa arrotondata e rialzata, nonché quattro coppie di vogatori.

 

 

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Figura 2 – Gondola di Padron Testone

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Figura 3 – Gondola di Padron Bartolomei

Nel periodo della guerra di successione austriaca (1746-1747), secondo quanto riportato dal Mecatti, le gondole capraiesi svolsero un ruolo importante nell’approvvigionare Genova assediata con farina e viveri e nel trasporto di truppe francesi da Riviera francese (Tolone e Monaco) e dalla Corsica a Genova: notizie queste confermate da due documenti dell’ASG [42]. Dando quindi credito a quanto riportato dal Mecatti nel suo dettagliato diario della guerra, possiamo anche prendere per buona la sua affermazione che le gondole capraiesi in quei frangenti erano in grado di trasportare fino a 60 soldati ciascuna: « Arrivarono a Genova per via di terra [5 giugno 1747] trecento Uomini, che la sera avanti cinque Barche Caprajesi avevano sbarcato a Portofino » [43].

I Capraiesi acquistavano probabilmente le loro gondole in Corsica [44], anche se il Boswell, nel suo diario, steso durante il soggiorno a Capraia nel 1765, afferma che « (…) gli Uomini [di Capraia] andavano per mare, e commerciavano in posti differenti, generalmente dovevano comprare le loro imbarcazioni, ma talvolta le fabbricavano qui (…) » [45]. Se veramente i Capraiesi erano in grado di costruire le loro gondole, il legname doveva senz’altro provenire dalla Corsica, in quanto il manto forestale dell’isola di Capraia, già a quei tempi, doveva essere ormai degradato a macchia mediterranea.

 Per quanto riguarda il valore delle gondole sappiamo da un atto notarile rogato a Porto Cardo che il 29 novembre1742 un Biaggini, residente a Capraia, permuta la sua gondola che vale 300 Lire con quella del Padrone Patrimonio di Bastia che vale 500 Lire pagando la differenza [46].

Le gondole avevano un nome: di santi quali S. Antonio di Padova (al quale era dedicata la chiesa del Convento dei Francescani e per il quale i Capraiesi avevano una particolare devozione [47]), S. Nicolò (patrono della parrocchiale), S. Leonardo ( titolare di uno degli oratori dell’isola), S. Giuseppe, S. Fortunato, S. Domenico e della Madonna quali Immacolata Concezione, Nostra Signora della Pietà, Nostra Signora del Rosario e Spirito Santo [48].

4. Le Famiglie, i Padroni, le loro attività

L’intensa attività di trasporto e commercio svolta dai Padroni capraiesi, in aggiunta alla loro tradizionale attività di pesca, senz’altro giustifica la crescita della popolazione dell’isola nel periodo considerato ed essa è anche strettamente legata agli eventi che in quel periodo movimentano la situazione politica della parte settentrionale del Tirreno. La Tab. 2, anche se basata su fonti non omogenee, indica chiaramente la graduale crescita della popolazione a partire dalla seconda metà del XVI secolo per raggiungere un massimo durante il XVIII secolo, a cui segue un rapido decremento nel corso della prima metà del XIX secolo. È utile confrontare la popolazione di Capraia nella seconda metà del Settecento con quella delle principalicittà della Corsica derivate da un censimento del 1741: a Bastia 1.200 fuochi e 5.400 abitanti, ad Ajaccio 4.000 abitanti, a Bonifacio 500 fuochi e 2.050 abitanti, a Calvi 240 fuochi e 1.060 abitanti [49].

Abbiamo dati che indicano che l’incremento della popolazione non è dovuto soltanto ad uno sviluppo della popolazione locale ma anche ad un immigrazione di Capocorsini, attratti nell’isola non solo per la tranquillità di cui essa godeva ma anche perché così potevano ottenere quella patente di “capraiese” che definiva una sicura fedeltà alla Repubblica e che facilitava l’acquisizione di trasporti con il Dominio, in modo particolare quelli richiesti dal Magistrato di Corsica.

 Tabella 2 – Popolazione di Capraia

Anno Fuochi Abitanti Anno Fuochi Abitanti
1540 600/700 [50] 1750 >400[54]
1599 50 [51] 1790 400 [55] 1.800
1624 350 [52] 1816 1.000[56]
1650 600 [53] 1828 900[57]
1671 150[51] 800 1858 646[58]
1702 200[54]

Tra i probabili immigrati dalla Corsica possiamo includere i Paoli e i De Franceschi 59.

Sulla base dei cognomi dei Padroni si sono individuati nel periodo considerato 23 gruppi famigliari che rappresentano l’88% del totale delle registrazioni 60: solo alcuni di questi sono presenti in tutto il periodo ed appartengono ai gruppi che partecipano anche alla vita pubblica del paese come Padri del Comune, appaltatori di gabelle, capi delle torri, procuratori di sanità.

Tabella 3 – Principali gruppi famigliari

Gruppo famigliare N° Totale registrazioni % del Totale N° massimo Padroni Anno Periodo registrazioni
Agostini 176 3,9% 4 1736 1722-1767
Bargone 410 9,0%    9 61 1743 1721-1766
Biagini 397 8,7% 5 1742 1721-1757
Cascinelli 54 1,2% 2 1735 1722-1757
Chiama 244 5,4% 7 1723 1721-1766
Cuneo 352 7,7% 7 1737 1721-1766
Ferrando 60 1,3% 3 1734 1722-1763
Gallettini 86 1,9% 4 1733 1722-1766
Gregorÿ 88 1,9% 2 1723 1722-1764
Lamberti 113 2,5% 5 1743 1721-1762
Morgana 130 2,9% 5 1735 1722-1762
Oliveri 581 12,8% 7 1738 1722-1766
Paoli 65 1,4% 2 1733 1725-1757
Princivalle 137 3,0% 3 1733 1722-1765
Sabadini 325 7,2% 6 1735 1721-1766
Sarzana 127 2,8% 3 1733 1721-1762
Sesino 99 2,2% 3 1722 1722-1764
Simon Giovanni 48 1,1% 3 1725 1724-1766
Sobrero 199 4,4% 4 1738 1722-1767
Solaro 159 3,5% 4 1722 1721-1766
Sussone 149 3,3% 8 1723 1721-1766
Altri 544 12,0%
Totale 4.543

Nella Tab. 3 abbiamo riportato l’elenco dei suddetti gruppi famigliari con una indicazione della loro partecipazione alle attività di trasporto, quali il numero di registrazioni repertoriate, la loro percentuale sul totale, il numero massimo di padroni che compaiono contemporaneamente in un anno per ciascun gruppo famigliare, e l’estensione del periodo delle registrazioni.

Se consideriamo gli anni 1734-1737 e 1742-1744 dove si registra un numero massimo di oltre 60 Padroni e basandoci su un equipaggio per ciascuna gondola di 6/7 persone, incluso il Padrone, abbiamo che la popolazione attiva maschile dedicata alle attività di trasporto, commercio e pesca si può fare risalire a 400/500 effettivi il che rappresenta tra il 22% e il 31% della popolazione di circa 1.600/1.800 persone.

La notevole flotta capraiese doveva dare anche lavoro indiretto per la riparazione e forse la costruzione delle stesse gondole.

Le attività del trasporto e del commercio, aggiuntesi alla tradizionale attività della pesca e alle magre risorse dell’agricoltura (vite, grano e orzo) 62, dell’allevamentocontingentato di bovini e caprini 63, di un piccola industria di vasellame 64, attività queste ultime svolte principalmente dalle donne, devono avere portato nell’isola un discreto grado di benessere che ha consentito al paese di svilupparsi raggiungendo la sua massima espansione.

Fino alla prima metà del Seicento la maggior parte dei Capraiesi viveva nel Forte o in casupole costruite nelle sue vicinanze per esser protetti dalle scorribande dei pirati barbareschi. A partire dalla seconda metà del Seicento la popolazione si trasferisce fuori del Forte e dà inizio alla formazione del paese 65: nel Settecento poi le famiglie più benestanti (Bargone, Morgana, Princivalle, Gallettini, Chiama) costruiscono case di notevoli dimensioni. L’antica parrocchiale di S. Nicolò, che era nel Forte ed era stata ampliata una prima volta nel 1671 66 e una seconda volta nel 1702 67, non è piùsufficiente ad accogliere la popolazione per le principali funzioni religiose e quindi nel 1747 i Capraiesi chiedono a Genova di costruire nel paese unanuova parrocchiale,sempre dedicata a S. Nicolò, che verrà realizzata nel 1758-1760 dagli stessi Capraiesi tramite autotassazione dei capifamiglia e con contributo della Repubblica che concede 7.000 Lire e cede per quattro anni l’introito della gabella sui pesci salati 68.

L’attività marittima generava sostanzialmente tre fonti di guadagno: il nolo pagato dai diversi committenti per il trasporto delle loro merci, il commercio in proprio tra i diversi porti, e la pesca.

Non si sono trovati dati sui noli che i padroni capraiesi percepivano per il trasporto delle merci per conto terzi: dalle registrazioni nei diversi porti risulta che essi godevano di rapporti continui, anche se non esclusivi con determinati agenti o commercianti locali. I Capraiesi sembrano spostarsi continuamente da un porto all’altro alla ricerca di committenti, molte volte accettando anche di effettuare trasporti poco redditizi, pur di mantenere buoni rapporti con i potenziali clienti o anche semplicemente per avere una fonte di guadagno, anche se ridotta. Essi dovevano aver intessuto delle ottime relazioni commerciali con i mercanti della Riviera Ligure di Levante (Sestri Levante, Camogli) che avevano i loro magazzini in Calvi e Bastia, gestiti da fattori ed impresari 69, e dove, come vedremo più avanti, alcuni di essi avevano anche preso residenza: questi si servivano delle gondole capraiesi sia per le spedizioni dal Continente alla Corsica ma anche per quelle dalla Corsica al Continente.

 

Tabella 4 – Noli unitari pagati dal Magistrato di Corsica per partenze da Genova. Anno 1752

Padrone Merce Destinazione Soldi per cantara Cantara Nolo totale Soldi
Antonio Tardi Farina Bastia 8 69 552
Giuseppe Oliveri Farina Bastia 8 50 400
Padoano Chiama Farina Ajaccio 10 35 350
Bartolomeo Grimaldi Farina Ajaccio 11 254 2.764
Gio. Bargone Farina Bonifacio 12 264 3.168
Giovanni Lamberti Farina Bonifacio 12 119 1.428
Padoano Chiama Farina Calvi 10 200 2.000
Domenico Agostini Farina Capraia 8 21 168

I Padroni capraiesi avevano un rapporto preferenziale con il Magistrato di Corsica che li retribuiva con tre tipi di noli: il noleggio mensile, il nolo unitario basato sul peso, e il nolo forfetario.

Del primo tipo di noleggio abbiamo una testimonianza in diverse lettere del 1733 70 dove si dice che i Padroni Leonardo Bargone, Domenico Princivalle e Giuseppe Sabatino erano “salariati a mese”.

Per il secondo tipo di noleggio i dati provengono dalle polizze di carico di Genova ed alcuni esempi relativi all’anno 1752 sono riportati nella Tab. 4: da essa si rileva che il nolo unitario varia in funzione della distanza da Genova.

Sempre dalle polizze di carico di Genova abbiamo i dati per il tipo di noleggio forfetario (Tab. 5): per carichi che possiamo assumere completi, il nolo totale percepito non sembra differire sostanzialmente da quello di tipo unitario; è però interessante notare come i noli per Bastia tendano ad aumentare sensibilmente in corrispondenza dell’accentuarsi della rivolta corsa.

Oltre al trasporto di merci, le gondole dei Padroni capraiesi venivano utilizzate per il trasporto urgente di posta e talvolta di persone, quali i commercianti che accompagnavano il loro carico.

Tabella 5 – Noli forfetari pagati dal Magistrato di Corsica per partenze da Genova

Anno Padrone Merce Destinazione Nolo totale Soldi
1736 Paolo Biaggini Armi Bastia 1.600
1755 Francesco Sabbadini Materiale edile Capraia 1.600
1756 Gaspare Federici Armi Bastia 2.000
1761 Domenico Agostini Farina e biscotto Bastia 2.000
1762 Stefano Solaro Mattoni Bastia 2.000
1762 Andrea Cuneo Mattoni e armi Bastia 2.600
1766 Domenico Cuneo Armi, materiale edile, truppa Capraia 1.600
1766 Gio Lucca Sobrero Farina e materiali edili Capraia e Bonifacio 2.800

L’attività commerciale non è espressamente documentata, ma nei registri di dogana abbiamo frequenti casi dove la gabella o la tratta viene pagata direttamente dal Padrone capraiese. Abbiamo infatti merci prodotte in Corsica che vengono trasportate per conto proprio quali: castagne, pesce fresco, marinato o salato, fave, limoni da Bastia per la Terraferma; limoni e pesce fresco da Bastia per Livorno; legname da Calvi per la Sardegna; legname da Bastia e dal golfo di Porto per Genova; olio, ceci, vino, grano da Calvi, Bastia e Capo Corso per Capraia; olio, vino, grano e orzo tra i porti della stessa Corsica.Importante è anche il commercio di derrate varie dal Continente e dalla Sardegna: bestiame dalla Sardegna per Bastia; grano, aringhe, salacche 71, baccalà e merci varie da Livorno per Bastia; grano e bestiame dai porti dellaMaremma per Bastia; salacche, grano, riso, da Genova per Bastia. A questi commerci dobbiamo aggiungere, anche se in modo non continuativo, la vendita in Corsica di alcune derrate capraiesi quali vaccine, vino e orzo negli anni in cui la produzione locale era eccedente rispetto al fabbisogno. È interessante notare che oltre ai prodotti dell’agricoltura un notevole contributo alle esportazioni dalla Corsica viene dato dai prodotti della pesca effettuata nello stagno costiero di Biguglia (o stagno di Ciurlino) di proprietà demaniale ma gestito da affittuari: da esso provengono anguille e ostriche. I Capraiesi non partecipavano direttamente alla pesca nello stagno ma acquistavano dai pescatori o dall’affittuario il pesce che poi rivendevano a Genova e a Livorno.

Decisamente il porto di Livorno ha una notevole e preponderante importanza per il commercio dei capraiesi sia come piazza d’acquisto che di rivendita: purtroppomancano dati esaurienti sui traffici con Livorno 72, ma essi dovevano essere intensi in quanto vi si era stabilita una grossa colonia di Corsi che vi svolgevano attività mercantili e quindi favorivano gli scambi con la Corsica.

Tabella 6 – Movimenti in conto proprio a Bastia 1732-1737

Movimenti % Totale
Valore carico in Lire
Importazioni 332 89,2%
Grano 128 34,4% 300-1.100
Orzo 36 9,7% 200-500
Riso 4 1,1% 100-300
Bestiame 11 3,0% 200-400
Varie 73 153 41,1% 20-400
Esportazioni 40 10,8%
Castagne 4 1,1% 220-660
Pesce 27 7,3% 20-240
Limoni 6 1,6% 20-30
Varie 3 0,8% 50-200
Totale 372

Il porto di Livorno copre il 37% dei traffici di destinazione e provenienza, per i quali sono riportati i dati, contro il 16% di quelli relativi a Genova e Riviere.

Per poter esercitare l’attività commerciale i Capraiesi avevano bisogno di capitali che l’attività della pesca prima e quella dei trasporti poi devono aver permesso di accumulare. I dati più interessanti provengono dalle registrazioni del porto di Bastia nel periodo 1732-1737 74, relative alla gabella delle merci, che ci forniscono un quadro significativo sui capitali che i Padroni capraiesi erano in grado di disporre (Tab. 6).

Per quanto riguarda il porto di Calvi possiamo notare che i commerci in proprio sono generalmente di piccola entità tra le 50 e le 200 Lire (abbia­mo un solo caso in cui si raggiungono le 830 Lire); mentre se guardiamo al tipo di merce si tratta sempre di prodotti di scarso valore che, dalla loro tipologia, potevano anche derivare dal commercio tra i porti o scali della stessa Corsica: non dobbiamo dimenticare che le gondole non necessariamente avevano bisogno di un porto per il carico e lo scarico delle merci e che anche una spiaggia o una cala poteva servire alla bisogna.

Fino ai primi anni del Settecento la pesca deve essere stata la maggior fonte di sostentamento per l’isola non solo come derrata alimentare da utilizzare sul posto ma anche come mezzo di guadagno tramite la vendita in continente del pescato siafresco che salato o marinato 75. LaCapraia, con le isole di Corsica, Elba e Gorgona, faceva parte del quadrilatero ricco di pesce azzurro che veniva pescato principalmente nel periodo aprile-settembre. In questo periodo i Capraiesi si dedicavano principalmente alla pesca di acciughe, sardine e zeri 76. Le acciughe fresche e salate erano soggette a tassazione e nel caso del salato il sale doveva essere acquistato ad un prezzo di monopolio dettato dal Magistrato di Corsica. Per evitare la tassazione e procacciarsi il sale ad un prezzo inferiore i Capraiesi devono essersi dedicati al contrabbando, salando il pescato direttamente sulle gondole con sale acquistato da fonti non ufficiali e rivendendo la maggior parte del pescato a Livorno, che facendo parte del Ducato di Toscana, permetteva loro di evitare i controlli del Commissario di Capraia 77 e deifunzionari del Magistrato in Corsica e a Genova.Dai dati che ci sono pervenuti possiamo notare che il pescato dichiarato a Capraia decresce dalle 114 t/anno nel periodo 1720-1725 alle 22,7 t/anno nel periodo 1736-1743: un tale calo può solamente essere giustificato dal fatto che i Capraiesi avevano gradualmente sostituito la loro attività di pesca con i trasporti e il commercio 78.

Probabilmente la pesca veniva esercitata in gruppo: il 27 maggio 1726 sette gondole capraiesi approdano a Porto Cardo 79 con un totale di 42 barilloni e 6 barili di pesce (2750 kg di acciughe salate e 550 kg di sardine) e il 16 ottobre 1766 sette gondole approdano a Capraia 80 con un totale di 21 barilloni di acciughe 81.

Un altro tipo di pesca, che però doveva essere più redditizia, è quello delle aragoste che venivano poi vendute a Genova specialmente nei mesi invernali e attorno alle feste di Natale e Pasqua come risulta da uno dei registri del porto di Genova 82.

Una prova dell’alternanza tra l’attività di trasporto e commercio e quella della pesca è dato dall’andamento stagionale dei movimenti delle gondole: analizzando gli ancoraggi a Porto Cardo di tutte le imbarcazioni che attraccano in quel porto negli anni 1732-1738 (Fig. 4) si nota che essi sono minimi nel periodo invernale per poi crescere per raggiungere il massimo nei mesi estivi, in funzione quindi delle condizioni del mare, mentre un andamento completamente diverso si ha per le gondole capraiesi che risultano molto più presenti nei mesi invernali con un decremento notevole nei mesi maggio-settembre più favorevoli alla pesca del pesce azzurro.

Lo stesso andamento si riscontra nella curva media basata su tutti i movimenti dei Capraiesi nel periodo analizzato (Fig. 5).

Confrontando le polizze di carico del porto di Genova con altri registri si rileva che a ciascun viaggio in partenza da Genova per conto del Magistrato di Corsicacorrisponde un trasporto inarrivo, generalmente di merce non pregiata ma che dava la possibilità di ottimizzare il guadagno ed evitare viaggi a vuo

Come nella pesca, anche nei trasporti i Padroni capraiesi tendono a muoversi da un porto all’altro in coppia e diverse volte in gruppo: sono frequenti i casi in cui diverse gondole capraiesi, non necessariamente dello stesso gruppo famigliare, sono presenti in un porto nello stesso giorno: a parte la necessità di muoversi in convoglio per i trasporti militari già citati, ciò è attribuibile anche alla necessità di esercitare tra di loro un mutuo soccorso in caso di traversie legate allo stato del mare e alle scorrerie dei pirati barbareschi che infestavano le acque da loro frequentate.

Il lato oscuro delle attività marittime dei Padroni capraiesi è appunto quello delle perdite umane e di naviglio che la marineria capraiese subì in relazione alle difficili condizioni ambientali in cui doveva operare. Sappiamo che nel 1790 « La popolazione dell’Isola consiste in circa mille ottocento anime divise in quattrocento fuochi o famiglie, di cui cento sono di vedove rimaste prive de’ mariti per li accidenti troppo frequenti della navigazione » 83 e questa affermazione può dare una chiara indicazione di quanto pericolosa fosse la loro attività 84.

5. Le rotte e i porti

Le gondole capraiesi operavano su diversi porti per il trasporto delle merci e questo in funzione della committenza e della disponibilità di merci da trasportare in proprio o per conto terzi.

Le rotte principali (Fig. 6) seguite dalle gondole capraiesi sono:

– da Bastia, risalendo la costa orientale della Corsica fino alla Giraglia, a Genova e Riviere (la distanza dalla Giraglia, estremo Nord della Corsica, a Genova è di 86 miglia marine)

– da Bastia a Capraia (28 miglia)

– da Bastia a Livorno (63 miglia) per discendere lungo la costa tirrenica fino in Maremma (Elba, Follonica, Scarlino, Grosseto, Montalto, Corneto di Maremma) 85, a Roma, Terracina e a Napoli

– da Calvi a Genova e Riviere, Sardegna (Gallura), Livorno, Roma, Capraia

– da Genova a Capraia (88 miglia), alla Corsica (Girolata, S. Fiorenzo, Algaiola, Calvi, Ajaccio, Portovecchio, Bonifacio), Livorno, Maremma (Piombino), Sardegna

Non sempre i viaggi sono diretti: abbiamo casi in cui si segue la rotta Genova-Livorno-Bastia ed altri in cui si segue la rotta Genova-Corsica-Capraia.

Ai viaggi lungo le rotte principali dobbiamo anche aggiungere i viaggi di piccolo cabotaggio tra i porti minori della Corsica (da Bastia verso Nord: Macinaggio, e poi scendendo lungo la costa occidentale della Corsica verso Algaiola, Calvi, Golfo diPorto, Ajaccio, Bonifacio, Sardegna (Asinara); e da Bastia verso Sud lungo la costa orientale verso Palo, Urbino e Bonifacio) e tra i porti della Riviere ligure e francese (Antibes, Bordighera, Finale, Savona, Voltri, Recco, Rapallo, Portofino, Chiavari, Sestri Levante, Portovenere, Bocche di Magra).

Il trasporto via mare di derrate alimentari tra le varie località costiere della Corsica era dovuto anche al fatto che la parte interna dell’isola era in mano ai ribelli, il che rendeva difficili le comunicazioni terrestri.

 Marineria-Fig.6

Figura 6 – Scali e rotte frequentati dai Padroni capraiesi

Non abbiamo dati precisi sui tempi di percorrenza delle varie rotte, ma si può ipotizzare che la velocità della gondola fosse di 4-5 miglia all’ora durante la navigazione a remi per raggiungere le 8-10 miglia con navigazione a vela.

Un caso tipico, che bene illustra la rapidità dei movimenti delle gondole, è quello di Simone Biaggini nel febbraio 1734 86: il 13 parte da Bastia per Livorno con un carico di 7.000 ostriche fresche per conto di Salvatore Viale di Bastia, il 14 ritorna da Livorno a Bastia con merci varie per conto di Ubaldo Battestini di Brando e lo stesso giorno parte per Genova con 800 ostriche sempre per conto del Viale, infine il 16 rientra a Bastia da Livorno (evidentemente dopo aver scaricato a Genova si è spostato a Livorno) con una “pezza di tela d’olmo” per conto di Francesco Fioravante di Brando.

Per la loro rapidità negli spostamenti, le gondole capraiesi venivano talvolta usate anche per il solo trasporto di posta tra Genova e la Corsica.

I porti di Bastia, Genova e Livorno, non solo per i movimenti registrati ma anche per l’importanza delle merci trasportate, rappresentano gli approdi maggiormente frequentati dai Capraiesi mentre Calvi e Bonifacio svolgono un ruolo minore.

Genova e Livorno sono ben noti come punto di smistamento delle merci e degli scambi commerciali, mentre Bastia deve la sua importanza nei movimenti portuali al fatto di esseresede del Governatore di Corsica e del più consistente presidio di truppe sia genovesi che francesi, nonché la città con il maggior numero di abitanti della Corsica.

La presenza dei Capraiesi nel porto di Calvi è registrata solo a partire dal 1737 anche se si hanno registri che iniziano nel 1734. Sembrerebbe che i Capraiesi abbiano indirizzato fino a quell’anno la loro attività solo sui porti della costa orientale della Corsica e in modo preponderante su quello di Bastia e solo successivamente, probabilmente alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali o in sostituzione di imbarcazioni locali, abbiano spostato parte della loro attività anche sui porti della costa occidentale.

Un dato significativo che emerge dall’analisi delle tasse doganali applicate nei vari porti della Corsica è la differenza che si riscontra tra di esse anche per partite analoghe 87. Lo stesso vale per la gabella dell’ancoraggio, per la quale abbiamo dati per quattro porti del Regno (v. Tab. 7): si può notare che le differenze per lo stesso tipo d’imbarcazione sono notevoli.

Non si è ritrovato nessun registro di dogana relativo al porto di Ajaccio: esso appare solamente come porto di destinazione dei rifornimenti inviati dal Magistrato di Corsica per la locale guarnigione e per alcuni trasporti di merci in partenza da Calvi.

I registri dei porti di Bastia e di Calvi hanno permesso di ricavare il valore doganale 88 di diverse merci trasportate dai Padroni capraiesi sia in uscita che in entrata (Tab. 7 e 8).

La tipologia delle merci in uscita rappresenta quanto viene prodotto dalle due zone in cui è divisa la Corsica: la zona orientale, con centro Bastia, esporta prodotti della pesca, castagne, vino(di cui però i Padroni corsi sembrano mantenere il monopolio del trasporto), mentre la zona occidentale esporta legname, olio, grano. La tipologia delle merci in entrata nei due porti è simile anche se per il porto di Bastia le merci hanno una maggiore varietà con presenza di manufatti di alto valore commerciale, quali i tessuti ed oggetti di lusso.

Tabella 7 – Valore doganale merci in uscita

Merci Valore Bastia 89 Calvi 90
Ostriche al migliaio L 35-45
Pesce fresco di ciurlino L/rubbo 2-2.10
Anguille fresche L/100 libbre 9.10
Boghe e zeri L/rubbo 1.10
Acciughe salate L/barillone 25-26
Pesce marinato L/barile 8-9
Bottarega s/libbra 1
Castagne L/cantaro 16
Miele s/libbra 2
Limoni al migliaio L 6
Grano L/mina 16
Ceci L/bacino 3
Mandorle L/bacino 3
Prosciutto, salumi s/libbra 6
Salame s/libbra 9
Scarnuccio 91 L/cantaro 6-7
Cera rossa L/rubbo 30
Olio chiaro L/barile 30-32
Olio lampante L/barile 32-35
Catrame L/cantaro 4
Tavole da 12 palmi L/dozzina 12
Tavolette da 10 palmi L/dozzina 4.16-5
Cocchiari di brugo 92 s/dozzina 2

Tabella 8 – Valore doganale merci in entrata

Merci Valore Bastia 93 Calvi 94
Riso L/cantaro 11-12 11-12
Grano L/stara 12-14 16
Pasta L/rubbo 1.15 2.10
Pasta fine L/rubbo 3.10-4 4
Zucchero s/libbra 7-8
Burro L/cantaro 40
Formaggio sardo L/cantaro 12
Formaggio di Bonifacio L/cantaro 8
Formaggio romano L/cantaro 30
Lardo sardo L/cantaro 20
Aringhe nere L/botte 20-40
Aringhe L/botte 15-24
Salacche L/botte 30-50 15-30
Baccalà L/rubbo 2.15-3.5 2.10
Sardine L/barillone 10.10
Sapone L/cantaro 20
Acquavite L/cantaro 12.10
Tabacco in foglie L/100 libbre 21.5
Taffetà nero s/palmo 10
Taffetà cremisi e violetto s/palmo 14

Sulla base dei dati raccolti nel Fondo Corsica cercheremo ora di dare un quadro delle attività dei porti principali sopracitati con particolare attenzione a quella svolta negli stessi dai Capraiesi.

Bastia (Porto Cardo)

Le registrazioni riguardanti il porto di Bastia sono quelle più numerose (65%) sia per i movimenti in entrata che per quelli in uscita. Generalmente nei registri il porto di Bastia viene chiamato Porto Cardo: è questa una ansa naturale circondata da abitazioni e magazzini di commercianti che nella seconda metà del XVII secolo fu dotata di un molo 95. Il porto di Bastia si afferma nel XVIII secolo come il porto più importante della Corsica 96; per i Capraiesi esso è la principale base della loro attività di trasporto e commercio, anche perché strategicamente vicino alla loro isola.

Data l’importanza del porto e delle movimentazioni, la dogana di Bastia (Porto Cardo), specialmente per il periodo 1732-1745 mostra un buon grado di organizzazione ed efficienza: a capo della dogana vi è un Governatore (Gaetano Rigo) con i suoi Cancellieri. La giurisdizione della dogana di Bastia include anche i più piccoli scali di S. Fiorenzo, Luri, Rogliano, Macinaggio, Palo e Urbino.

Il Governatore di dogana opera per conto della Camera di Genova e trattiene per sé, come retribuzione dei suoi servizi, il 5% delle somme riscosse.

Le registrazioni effettuate a Porto Cardo, sia per le merci in entrata che per quelle in uscita, coprono il periodo 1721-1765 e riguardano 97:

‑ la gabella d’ancoraggio, basata sul tipo di imbarcazione

Tabella 9 – Gabella ancoraggio

Imbarcazione Bastia Bonifacio Calvi Capraia
Gondola s 8 L 1.4
Schifo s 8
Tarchia s 8
Guzzo s 8
Feluca s 8 L 4 L 2.4
Liuto s 16 L 2.2
Latina s 16
Leudo s 16
Bregantino s 16 L 2.2 L 2
Gondolone s 16
Goletta L 2.10
Pinco L 3.4 L 4.4 L 3
Martega L 3.4
Barca L 3.4 L 4.4
Tartana L 3 L 1.4
Bastimenti Di Alassio L 2-2.10
Tartane Francesi L 2

– la gabella dello « scoperto delle tre torri » 98 (Giraglia, Finocchiarola, Agnello), imposta a tutte le imbarcazioni in arrivo a Bastia dai porti non isolani e a quelle in partenza per la Terraferma; essa è basata sul tipo di imbarcazione secondo la seguente tabella 99:

barca, tartana L 4.40
bregantino e vascelli di due vele L 1.10
filucche, e vascelli d’una vela L 1.50
nave L 20

– la tratta sulle castagne esportate, di una Lira per mina

– la tratta sulle tavolette da 10 palmi, di soldi 10 sulle esportazioni verso il Dominio e una Lira per le altre destinazioni

– la tratta sul grano per destinazione il Dominio, di una Lira per mina

– la gabella dello scuto a botte, di Lire 4 per botte 100

– la gabella sulle merci in entrata ed uscita, basata sull’estimo delle stesse e pari al 7% del valore stimato 101.

La gabella d’ancoraggio e quella sullo scoperto delle torri venivano pagate dal proprietario delle imbarcazioni mentre le altre erano a carico del proprietario delle merci.

Le registrazioni dei transiti riportano solamente il tipo di merce trasportata e non il loro valore.

Per quanto riguarda le merci trasportate dalle gondole capraiesi in uscita da Bastia e le loro destinazioni abbiamo i seguenti dati:

– Terraferma 102: limoni, ostriche, castagne fresche e secche, farina di castagne, pesce fresco e marinato

– Sardegna: merci varie 103

– Roma: pesce marinato

– Palo e Urbino: vaccine

– Livorno: limoni, ostriche fresche e marinate, pesce fresco e marinato, merci varie

– Capraia: vino, olio, grano, orzo

– Porti della Corsica (Bonifacio, Palo e Urbino):merci varie, materiale edile, vaccine

Per le merci in entrata sempre trasportate dalle gondole capraiesi e la loro provenienza abbiamo il seguente quadro:

– Bordighera: merci varie

– Terraferma: vaccine, stovigliame

– Terracina: grano

– Sestri Levante: pasta, riso

– Sardegna: lana, bovini, formaggi, malvasia

– Roma: lana e merci varie

– Napoli: piatti di Napoli

– Montalto: grano

– Marsiglia: merci varie

– Maremma: grano

– Livorno: pesci, tela, aringhe, grano, merci varie

– Genova: materiale edile, grano, riso, farina, merci varie

– Capraia: pesci salati, grano, orzo, aglio, merci varie

– Porti della Corsica (Valinco, Solenzara, Sisco, Olmeto, Luri, Capocorso, Calvi, Bonifacio,

– Balagna, Algaiola, Ajaccio): vino, grano, orzo, olio, bestiame.

Dalla gabella delle merci degli anni 1732-1737 risulta che dei trasporti fatti dai Padroni capraiesi quelli fatti esclusivamente per conto proprio sono quasi uguali a quelli fatti per conto dei commercianti. La maggior parte dei trasporti in conto proprio in entrata sono relativi alle importazioni di grano, orzo e riso da Maremma, Livorno e Genova mentre tra i trasporti in uscita si hanno carichi di pesce, castagne e limoni.

Nei trasporti per conto terzi la merce sovente appartiene a diverse persone che possono essere o Corsi o residenti dei porti di arrivo o partenza delle gondole. Nel porto di Bastia utilizzano le gondole capraiesi sia i numerosi commercianti locali (tra i più attivi Salvatore Viale di Bastia) sia i commercianti o agenti di Sestri Levante (Battista Musso, Girolamo Balero, Domenico Ferrari, Antonio Marcante, Benedetto Gandolfi, Stefano Rollero, Gioanni Milanta, Simone Bertola, Domenico Nicolini, Gregorio Conte residente a Bastia, Gioanni Maro, Domenico Maro residente a Bastia, Antonio Rigo residente a Bastia), di Chiavari (Nicolò Fontana Rosa), di Camogli (Bernardo Rosaguti residente a Bastia) e di Napoli (Domenico Fortunato e Francesco Izzo).

Il valore totale delle merci trasportate logicamente varia in funzione della merce stessa, ma abbiamo registrazioni in cui il valore del carico raggiunge le 6.000-10.000 Lire quando effettuato per conto terzi 104, mentre il valore dei carichi per conto proprio si mantiene sotto le 1.000 Lire 105.

Analizzando le statistiche degli ancoraggi per il periodo 1732-1738, si riscontra che la percentuale delle gondole capraiesi sul totale delle imbarcazioni registrate varia tra il 25 e il 37 % nel periodo novembre-aprile, mentre decresce nel periodo maggio-ottobre con un minimo intorno al 13 % nei mesi di luglio e agosto. Anche se le fonti diminuiscono dopo il 1745, la percentuale dei movimenti dei Capraiesi sul totale subì un aumento nella seconda metà del settecento, quando si assiste ad una crisi della marineria corsa e particolarmente di quella dei Padroni capocorsini 106.

Nel trasporto delle castagne, tipica produzione dell’area gravitante su Bastia, forse perché poco redditizio, la presenza delle gondole capraiesi è molto scarsa nel periodo 1735-1741 e sale mediamente al 10% del totale dei trasporti nel periodo 1741-1745.

Bonifacio

Nell’unico registro conservato del porto di Bonifacio (gabella ancoraggio) 107, che copre il periodo 1745-1748, si ha la presenza di due soli capraiesi: il porto di Bonifacio era utilizzato quasi esclusivamente come porto di transito nei traffici per la Sardegna e come arrivo delle spedizioni di rifornimento della guarnigione da parte del Magistrato di Corsica oltre a piccoli commerci con gli altri porti della Corsica. La gabella dell’ancoraggio è in funzione del tipo d’imbarcazione.

Calvi

Le registrazioni nel porto di Calvi rappresentano il 6 % del totale. Nel periodo 1761-1763 108 30 padroni Capraiesi partecipano ai trasporti in partenza dal porto: in alcuni casi sono solo trasporti di piccole partite di olio destinate a Capraia per uso familiare durante viaggi di ritorno a casa, dopo aver sbarcato in Calvi altre merci.

La dogana di Calvi ha sotto la sua giurisdizione anche gli scali di Algaiola e Isola Rossa (dove sono presenti degli incaricati alla riscossione delle tasse e gabelle) e Porto, per il quale la tassazione veniva riscossa direttamente a Calvi.

A Calvi due Deputati gestivano la dogana: uno per le merci in entrata ed uno per le merci in uscita. Essi ricevevano come compenso il 5% delle somme riscosse che dopo la deduzione di detto compenso venivano versate al Commissario (di guerra in quel tempo).

L’attività dei due Deputati sembra cessare il 30 luglio 1763; infatti il registro termina con questa dichiarazione « (…) pagate al Sig. Cristofaro Boggiano Commissario di guerrain conformità degli ordini dell’Ecc.mo Mag.to di Corsica partecipatoci da quest’Ill.mo Sig.Antonio Maria Rainero Com.o Giusdicente con lettera e servono per saldo della nostr’esigenza ora cessata ».

Nel porto di Calvi si applicano le seguenti tariffe doganali che vengono pagate dal padrone delle merci:

– tratta sull’olio (sia lampante che chiaro) in uscita, pari a L.1.13.4/barile

– gabella sulle merci in uscita, del 2,5%, che si applica sul loro valore doganale (l’olio spedito all’interno del Regno di Corsica, quindi anche Capraia, è in regime di esenzione)

– gabella dell’ancoraggio in funzione del tipo d’imbarcazione.

Nel periodo 1761-1763 il 31% medio dei movimenti in partenza dal porto (su un totale di 400, includendo le galere della Repubblica che fanno rifornimenti di viveri) è di imbarcazioni capraiesi, con una percentuale in aumento dal 23% (1761) al 39% (1763).

Le destinazioni delle gondole capraiesi sono: Capraia (olio), Sardegna (legname), Genova e Dominio (olio).

Legname, pece e catrame venivano caricati generalmente nel Golfo di Porto.

Le principali merci esportate sono: olio (chiaro e lampante), cera rossa, legname in tavole, ciocchi d’erica, catrame, ma non mancano generi alimentari quali grano, legumi, mandorle, limoni, prosciutti, salami, pellame e scarti della lavorazione delle pelli. È interessante notare il valore raggiunto dai singoli carichi di merci in partenza:

olio Lire 4768
cera rossa Lire 2310
catrame Lire 1270
tavole Lire 475

I trasporti, a parte quelli fatti in proprio e in piccola quantità, per uso famigliare con destinazione Capraia, vengono generalmente effettuati per conto terzi: i padroni locali, Giuseppe e Benedetto Gugli, Bernardo e Agostino Maro, Giacomo Podestà, Francesco de Cosmi per olio e cera, Filippo Filippi per legname, pece e catrame, spiccano su tutti gli altri per il quantitativo di merci esportate. I Gugli e i Maro quasi sicuramente sono commercianti della Riviera residenti a Calvi e perciò nel registro non viene indicata la loro provenienza.

Per quanto riguarda le entrate di merci nel porto abbiamo dati per il periodo 1737-1739: anche in questo caso il traffico commerciale è prevalentemente in mano ai mercanti di Sestri Levante con Luciano e Gio Batta Musso, Giuseppe Gugli, Nicola Stagnaro, Luca e Tommaso Federici, Domenico Balero, Antonio Maso, mentre compaiono pochi locali quali Cosmo de Cosmi e Giacomo Vincenti.

Capraia

Le registrazioni nel porto di Capraia sono molto scarse e pari allo 0,5% del totale.

Il porto di Capraia è sempre stato un porto rifugio per le imbarcazioni che navigavano nell’alto Tirreno: rifugio dal mare in tempesta, punto di sosta e anche porto protetto dalle scorribande e dagli attacchi dei barbareschi. La fortezza e le tre torri di avvistamento erette dal Banco di S. Giorgio e dalla Repubblica servivano molte volte a dissuadere i barbareschi ad attaccare le piccole imbarcazioni, come evidenziato da diverse testimonianze rintracciabili nel Fondo Corsica.

La Capraia ha un porto naturale in fondo al suo golfo principale situato nella zona Nord dell’isola, riparato da quasi tutti i venti eccetto quelli di Nord-Nord-Est. Fino alla fine del Seicento una barriera di scogli proteggeva la spiaggia, ma già agli inizi del Settecento diversi progetti inviati a Genova chiedono di realizzare un molo che offra una maggiore protezione. L’opera non verrà mai realizzata sotto la Repubblica, sempre perché Genova lesinava i soldi. Il molo restò, anche se rinforzato, quello iniziale costituito da due tronconi intervallati da una bocca centrale per il passaggio delle imbarcazioni e per il deflusso delle acque. Talvolta opere di rinforzo costituite da cassoni (cascie) in muratura venivano realizzate da privati capraiesi 109. Due disegni (Fig. 7 e 8) del 1692, allegati ad una lettera del Governatore Giovanni Prato 110 inviata a Genova, forniscono una chiara immagine della situazione del porto e di quanto i Capraiesi pensavano si dovesse realizzare: essi ritenevano che fosse necessario costruire un molo di 160 palmi (circa 40 metri) adatto all’attracco dei bastimenti di maggiore portata. La richiesta dei Capraiesi venne confermata nel 1698 in una relazione del Maestro Matteo Vaccaro inviato a Capraia dal Governatore Raffaele Domenici da Passano 111. Ancora nel 1722 il Governatore Nicolò Durazzo ritornò sull’argomento inviando a Genova un nuovo disegno con un preventivo che lui stesso giudicava eccessivo 112. La spiaggia protetta dal molo doveva senz’altro consentire alle gondole capraiesi di essere tirate a terra e quivi eventualmente essere riparate. A ridosso della spiaggia vi erano dei magazzini dove venivano salate le acciughe anche se il magazzino del sale era nella Fortezza e veniva gestito direttamente dal Commissario e dal suo Cancelliere o Fameglio.

Sul movimento nel porto di Capraia ci sono rimaste poche testimonianze: sappiamo che nel 1736 pagarono la gabella d’ancoraggio imbarcazioni della Riviera Ligure, tartane francesi e feluche napoletane, mentre nel 1766, da maggio ad ottobre, 15 imbarcazioni di Marciana (Elba), Santa Margherita, Portofino e Rapallo pagarono l’ancoraggio.

Una Relazione de i redditi, e spese della Capraja 113 non datata né firmata, ma sicuramente stesa negli anni 1771-1773, quando la Repubblica cerca di riorganizzare la sua presenza nell’isola dopo il Trattato di Versailles del 1768, ci fornisce dei chiari elementi per definire il sistema di tassazione nel porto di Capraia.

Si applicavano infatti le seguenti tasse:

– « Cabella de pesci, o’ sia alici salate, e scabeccio » 114: questa gabella era di soldi 10 per barile e Lire 2 per barilone e aveva dato i seguenti gettiti medi annui:

1720-1725 Lire 3.000 pari a 114 tonnellate di pesce
1725-1730 Lire 1.057 pari a   40,2 tonnellate di pesce
1731-1735 Lire 711 pari a   27,0 tonnellate di pesce
1736-1743 Lire 597 pari a   22,7 tonnellate di pesce

– « Cabella dell’ancoraggio »: anche a Capraia la gabella è regolata in funzione della portata dei bastimenti. Naturalmente i capraiesi ne sono esenti.

– « Gabella di Grano » 115: si pagava 16 soldi per stara di grano importato

Il sale veniva venduto alla popolazione dal Magistrato di Corsica, che lo acquistava dall’Ufficio del Sale di Genova, a Lire 13.8 la mina, ma 60 mine per anno, come sussidio alla popolazione, venivano vendute ai Padri del Comune a Lire 4.16 per mina 116.

Sappiamo sempre dalla stessa Relazione che nel Seicento esisteva una tassa su la « Pesca del corallo » che negli anni 1664-1666 aveva fruttato per 51 bastimenti, capraiesi e forestieri, Lire 2.040 pari a 10 scudi di Lire 4 per bastimento; di questa tassa non si sono trovate altre testimonianze per il Settecento, probabilmente in quanto le acque dell’isola avevano cessato di essere proficue per quel tipo di pesca. Sempre sulla fine del XVII secolo esisteva nelle acque di Capraia almeno una tonnara di proprietà dei fratelli Moretti di Livorno, che però produceva poco 117.

Nel 1698, a protezione dei Capocorsini in transito e dei pescatori capraiesi dalle scorribande dei barbareschi, venne costruita dalla Repubblica la torre delle Barbici sulla punta Nord dell’isola prospiciente il Capocorso. Si parlò a lungo di istituire una tassa per lo scoperto di detta torre, onde risarcire la spesa sostenuta e per mantenervi un corpo di guardia, ma sia per l’opposizione dei Capocorsini e forse dei Capraiesi, non risulta sia mai stata applicata 118.

La Repubblica cercava sempre di appaltare a dei locali la riscossione delle suddette gabelle, ma molte volte l’asta andava deserta ed allora la loro riscossione rientrava nei compiti del Commissario e del suo Cancelliere o di Capraiesi deputati del Magistrato di Corsica che ricevevano un compenso pari al 5% delle somme riscosse 119.

Genova

Le registrazioni del porto di Genova coprono il 28% del totale. Esse fanno parte di tre tipi di documenti diversi, che, anche se in alcuni casi non indicato specificatamente 120, dovevano essere redatti negli uffici del Magistrato di Corsica: da essi si deduce che il Magistrato non solo provvedeva ai rifornimenti delle varie piazze del Regno ma aveva anche giurisdizione sui movimenti da e per la Corsica e Capraia, specialmente quando essi erano effettuati da abitanti del Regno stesso. Nel porto di Genova doveva esistere, anche se non ne abbiamo trovato una chiara identificazione, uno scalo riservato ai traffici da e per la Corsica dove il Magistrato di Corsica teneva sotto controllo i movimenti delle imbarcazioni e delle merci trasportate 121.

La prima serie di dati è costituita da polizze di carico 122 che riguardano le spedizioni effettuate dal Magistrato per rifornire le varie piazzeforti del Regno con vettovaglie, armi, materiale edile per il rinforzo delle strutture difensive e truppa 123: le spedizioni sono dirette ad Ajaccio, Bastia, Algaiola, Bonifacio, Calvi, S. Fiorenzo, e Capraia.

La seconda serie di dati, che copre il periodo 1748-1757, è quella proveniente da un registro che riporta arrivi e partenze di imbarcazioni con il nome del padrone e succinta descrizione delle merci in arrivo.

Questi sono i porti di provenienza e i relativi carichi:

– Sardegna: savine (sardine?) 124, farina, grano

– Recco

– Capraia: olio, savine

– Portovecchio: legname

– Calvi: pece, catrame, olio, truppa

– Bonifacio: truppa

– Bastia: truppa, legname

– Algaiola: olio

– Ajaccio: legname

– Girolata: savine

– Maremma: grano

mentre i porti di destinazione, per i quali generalmente non sono indicati i carichi ad eccezione del trasporto di posta, sono Voltri, Savona, Antibes, Finale, Sestri Levante, Recco, Rapallo, Livorno, Maremma, Calvi, Bastia, Bonifacio, Sardegna, Capraia.

È notevole l’arrivo di carichi di pesce che segue evidentemente un andamento stagionale e per i quali manca generalmente la provenienza:

– ostriche nel periodo da novembre a marzo

– aragoste da dicembre a giugno

– savine lungo tutto l’anno

– acciughe, zerri e pesce scabeccio.

Oltre al pesce le principali merci importate sono grano, legname, mirto, bestiame, formaggi, olio e catrame. Da questo registro appare che solo la “murta” 125 venisse tassata all’arrivo a Genova.

La terza serie di dati che copre il periodo 1722-1726 riguarda la denuncia delle armi che i Padroni delle imbarcazioni dovevano fare prima della partenza per il Regno di Corsica: da essa risulta che i Capraiesi generalmente viaggiavano senza alcuna arma di difesa, al contrario degli altri padroni che facevano lo stesso tragitto.


Appendice

1. Elenco analitico delle fonti

Si riporta qui di seguito un elenco dei Registri di Dogana che si trovano presso l’Archivio di Stato di Genova nel Fondo Corsica divisi in base ai porti dove sono avvenute le registrazioni.

Bastia – Porto Cardo

n. 336: un registro per gli anni 1763-1765

n. 1342: un registro per gli anni 1721-1727 ed uno per gli anni 1738-1739

n. 1343: un registro per l’anno 1726

n. 1345: nove registri per gli anni 1732-1738

n. 1347: cinque registri per gli anni 1739-1745

n. 1349: tre registri per gli anni 1732-1745

n. 1351: un registro per gli anni 1725-1726

Bonifacio

n. 1349: un registro per gli anni 1745-1748

Calvi

n. 1342: un registro per gli anni 1761-1763

n. 1346: un registro per l’anno 1753

n. 1347: un registro per gli anni 1739-1741

n. 1349: un registro per gli anni 1734-1736

n. 1351: un registro per gli anni 1735-1739

Capraia

n. 427A: due note di gabelle dell’anno 1766

Genova

n. 1347: un registro per gli anni 1722-1726 ed uno per gli anni 1748-1757

n. 1352: polizze di carico per gli anni 1735-1753

n. 1481: polizze di carico per gli anni 1730-1768

 

2. Unità di misura

Le unità di misura utilizzate in questo studio sono tratte da G. Giacchero, Storia Economica del Settecento Genovese, Genova 1951, p. 383 e sono state integrate con alcune unità di misura specifiche del Regno di Corsica trovate nelle fonti utilizzate.

Misure lineari

Palmo di m 0,248

Misure di capacità

Mina per gli aridi di litri 116,5318

Mina di castagne pari a due stara 126

Mina di grano pari a 90,895 kg

Mina di sale pari a rubbi 8 e libbre 3 pari a 143,487 kg. 127

Barile da vino di l 79,016

Barile da olio di l 65,48

Barile di pesce pari a 60 libbre o 19 kg 128

Barillone di pesce pari a 4 barili

Bacino di materie secche pari a 7,397 l. 129

Misure di peso

Cantara di kg 47,649, di 6 rubbi

Rubbo di 25 libbre

Libbra di grammi 316,75

Monete 130

Scudo o scuto pari a Lire 4

Lira di 20 soldi

Soldo di 12 denari

Marineria-Fig.7

Fig. 7 – Stato presente del porto di Capraia – 1692 (ASG, Corsica, n.634)

Marineria-Fig.8

 

Fig. 8 – Proposta di sistemazione del porto di Capraia – 1692 (ASG, Corsica, n.634)

* Per i documenti dell’Archivio di Stato di Genova: Aut. n. 19/03 – Prot. 2330.V/9.03.

Note

[1] Era questa la dizione usata nei documenti ufficiali della Repubblica, cfr. A.M. Salone, La “Corsica” di Gio. Bernardo Veneroso, in Studi in Memoria di T.O. De Negri, III, Genova 1986, pp. 36-37.

[2] In Archivio di Stato di Genova (d’ora in poi ASG), Corsica, n. 1362, una delibera del 30 settembre 1621, approvata dal Minor e dal Maggior Consiglio sancisce che la nomina del Commissario di Capraia debba essere fatta dai Collegi e dal Minor Consiglio nominativamente.

[3] Nel 1540 l’isola viene saccheggiata dal pirata Dragut e i suoi abitanti fatti prigionieri: diverse cronache parlano di 600-700 abitanti catturati, ma che successivamente verranno liberati da Giannettino Doria.

[4] G. Maioli, La descrizione della Corsica di Giovanni Antonio Magini, in « Archivio Storico di Corsica », XVIII (1942), p. 289. Il Maioli riporta il testo di un manoscritto del Magini dove si dice: « Isola di Capraia / A questo Regno [Corsica] appartiene ancora l’Isola di Capraia lontana dalla Corsica quaranta miglia, e ne gira sessanta, vi tengono Genovesi un Commissario con una fortezza, e casa del trafico che si fa in quel luogo da Naviganti, i quali continuamente vi capitano con loro Navigli, produce gran copia di uccellami, conogli et altri salvaticini quivi gl’habitatori sono di poco, o niuno esercitio come la maggior parte de Corsi, si stanno otiosi a sedere, e le donne sono quelle che zappano e coltivano la terra, abbonda di vino bianco generoso, e buono in tutta perfetione ».

[5] Per la storia di Capraia il testo più completo è quello di A. Riparbelli, Aegilon. Storia dell’Isola di Capraia dalle origini ai giorni nostri, Firenze 1973 (rist. anast., Pisa 1999); merita di essere citata per l’accuratezza delle fonti anche la storia di A. Cionini, L’Isola di Capraia. Impressioni di viaggio e cenni storici, Pisa 1891.

[6] M. Vergé-Franceschi, Histoire de Corse, II, Paris 1996, pp. 359-363.

[7] M. Martini, Aspects de l’activité agricole et maritime de la Corse à l’époque de la navigation à voile, in « Bulletin de la Société des Sciences Historique & Naturel de la Corse », LXXXVII (1967), fasc. 582.

[8] M.P. Rota, L’apparato portuale della Corsica “genovese”: una struttura in movimento, in « Atti della Società Ligure di Storia Patria », n.s., XXVIII/1 (1987), p. 321.

[9] I movimenti di truppe sono documentati in dettaglio in H. Yvia-Croce, Quarante ans de gloire et de misère-La Révolution Corse (1729-1769), Ajaccio 1996 e A.D. Monti, La grande revolte des Corses contre Gênes 1729-1769, Cervioni 1979.

[10] G.M. Mecatti, Guerra di Genova o sia diario della guerra d’Italia tra i Gallispan-Liguri e i Sard-Austriaci, II, Napoli 1749, p. 87: « Il dì 4 [Dicembre 1747] si ebbe l’avviso, che tutto il Convojo partito da Tolone era arrivato in salvo dopo quarantacinque giorni di navigazione. Consisteva in due battaglioni del Reggimento Vigier Svizzero al servizio di Francia, e in alcune reclute del Reggimento Salis. Non ostante, che le Navi Inglesi incrociassero da per tutto, pure non riuscì loro di prendere nè meno un sol legno. Questo da alcuni si decantava come un prodigio, da altri si attribuiva alla sorte, e da parecchi, ancora alla bravura dei capraiesi, i quali conducevano questa gente in tante gondole fatte all’usanza del loro paese, e colle quali erano essi ben assuefatti a correre il mare, avendo i medesimi saputo e prendere il tempo della navigazione, e fermarsi quando era d’uopo, e quando la necessità lo richiedeva »; J. Boswell, An Account of Corsica. The Journal of a tour of the Island, and Memoirs of Pasquale Paoli, London 1769: « The men of Capraja are strong and robust. They all go to the sea, and are reckoned the hardiest and most expert sailors in that part of the world »; F.D. Aynès, Nouveau Dictionnaire de la Géographie Moderne, Paris 1816, p. 231: « Ses habitants [di Capraia] sont mis au nombre des meilleurs mariniers de toute la Méditerranée ».

[11] ASG, Corsica, n. 336, Quadernetto della Gabella di Porto Cardo. In questo registro della dogana di Bastia degli anni 1763-1765 i Padroni capraiesi vengono definiti “Genovesi”, quasi a distinguerli nettamente dai Corsi.

[12] F. Pomponi, Émeutes popoulaires en Corse: aux origins de l’insurrection contre la domination Genoise (Décembre 1729-Juillet 1731), in « Annales du Midi », 107 (1972), dice che nel 1730 dei ricchi Bastiesi per sfuggire ai moti popolari si rifugiarono a Capraia; [G.F. Doria], Della storia di Genova negli anni 1745, 1746, 1747: Libri Tre, Modena 1748, III, p. 375: « Ri­flettendo poi [il Commissario Generale di Bastia] alla scarsezza de’ viveri prese la saggia determinazione di far passare molte Donne, Ragazzi, ed altre persone inutili nell’Isola di Capraja, ove non dimentico della naturale propensione del Governo in sollievo de’ suoi Popoli, ordinò, che fosse in qualche modo alla povertà di costoro riparato con un giornale soccorso, che in danaro veniva contribuito a ciascheduno ».

[13] La lettera del 15 aprile 1762 dei Padri del Comune,in ASG, Corsica, n. 427A, è una testimonianza ufficiale dei sentimenti dei Capraiesi verso la Repubblica: « La venuta del Capo Ingiegnere e Tenente d’artiglieria in quest’isola da VS Ser.me spediti, a’ fine di dover conosciere il bisognevole di questa Fortezza, e Torri per respingiere il nemico qualora ne attentasse il sbarco in terra, si da vieppiù a’ conosciere il Patrocinale amore che ne conservono verso di questo Loro Popolo, ed Isola: ma se le S.S. Loro Ser.me degnassero di dar credenza a’ nostri bassi pareri, potrebbero risparmiarsi l’accrescimento di nuova Truppa, atteso che l’accre­scierla riesscia d’aggravio all’Isola, e di dispendio al Pubblico Erario, essendo assai sufficiente la odierna per la totale difesa della nomata Fortezza e Torri in vista d’un Popolo si Fedele e ben costante al Loro Sovrano: se poi dubitassero (il che non crediamo) di qualche accesso ostile ne Seni e Cale dell’Isola giudicaressimo essere più valevoli, e capaci gl’Huomini locali, come altre volte servirno, in quel numero e stipendio, che Loro giudicassero. Quanto debolmente, e per l’obbligo, che ne poniamo sotto li riflessi di VV.SS. Ser.me ai quali profond.te inchiniamo. / D.V.V. S.S. Ser.me / Capraia 15 Aprile 1762 / Dev.mi Umi.mi et Obe.mi Ser.ri e Sud.ti / Giuseppe Gaetano Chiama / Giacomo Bargone /(…) »; sui timori degli sbarchi dei corsi ha scritto anche N. Calvini, Timori di sbarchi corsi in Capraia (1761-1766), in « Ar­chivio Storico di Corsica », XVII (1941), p. 386.

[14] Un chiaro segno premonitore della sfiducia nella Repubblica ci viene dato da una lettera del Commissario di Capraia Francesco Doria che nel 1765 informa Genova che i Padroni capraiesi si sono rifiutati di noleggiare dieci delle loro gondole richieste dal Commissario Vicegerente di Bastia per utilizzarle nel trasporto di truppe e vettovaglie da inviare a Capraia e a Macinaggio. Cfr. ASG, Corsica, n. 427A, lettera dell’11 febbraio 1765 di Francesco Doria, Commissario di Capraia: « Ser.mi Sig.ri/ Sul fine dello scorso Gennaro ricevetti con spedizione fattami da Bastia lettera di quell’Ill.mo Sig. Com.rio Vicegerente, con la quale mi incaricava far passare con tutta prontezza in quel Porto almeno dieci di queste Gondole, e come da periodo di detta lettera che annessa ho l’onore trasmettere a VV.SS. Ser.me, per adempimento di detti ordini feci subito chiamare i Proni di dette Gondole, che per appunto in numero di dieci erano in questo Scalo, oltre altra con carrico, che non cercai perchè munita di Bandiera Imperiale e loro ingiunsi procurare senza dilazione porsi alla Isola, ma niuno voleva portarsi in Bastia ancorche usassi ogni manniera, e destrezza in ingiurarli; visto poi il giorno successivo che continuavano nella loro pertinacia, temendo, che il ritardo potesse essere di pubblico pregiudicio, li feci richiamare, ma indarno a tal che fui costretto farne passare tre nelle carceri sia per la disubbidienza, che per il loro malo procedere, e trattare in pubblico Palazzo, e da sbirri, che non poco si affaticorono fu scossa la loro mercede per detta carcerazione, ed indi a poco rilasciati per la promessa fattami di partire, ma me ne trovai pure deluso, allegandomi in appo: che non si volevano imbarcare li marinai e per intimorirli feci mettere il cavo con cui si da la corda nella Talia, e spedij un sergente con soldati alla spiaggia perchè s’imbarcasse la gente, e doppo due giorni contro loro voglia per forza si posero alla vela. Arrivati in Bastia presento abbino fatti ricorsi di doglianze nante il predetto Ill.mo Sig. Vicegerente, e siccome so quanto sono destri questi locali in scrivere a loro capriccio cose erronee e insusistenti, così prevedendo che simili, o altri ricorsi possino avanzare a VV.SS. Ser.me alle quali io posso esprimere la loro disubbedenza e poco rispetto usato non solo verso il pubblico Rappresentante, che gli altri ministri; per tanto stimo mio debito, far presente a VV.SS. Ser.me per quelli provvedimenti stimeranno, e prof.te mi inchino. / Di VV.SS. Ser.me / Caprara 22 Febbraro 1765 / Francesco Doria Com.o ».

[15] L’assedio al Forte di Capraia ebbe una notevole risonanza in Europa in quanto chiaro segno di sfida di Pasquale Paoli alla potente Repubblica di Genova. Tra i contemporanei ne hanno parlato: J. Boswell, An account of Corsica cit., G. Cambiagi, Istoria del Regno di Corsica, IV, s.l. [Firenze] 1772, e Germanes (Abbéde) Histoire de la Corse et de ses Révolutions, III, Paris 1771-1776; F.R.J. Pommereul, Histoire de la Corse, Berne 1779. Una cronaca del­l’avvenimento più recente, basata anche su documenti d’archivio, è quella di M.R. Cecconi, La conquista corsa dell’Isola di Capraia (1767), in « Archivio Storico di Corsica », X (1934).

[16] M. Vergé-Franceschi, Histoire de Corse cit.Sulla base dell’Art. 6° del Trattato la Francia s’impegna a restituire l’isola alla Repubblica entro il 1771.

[17] Di questi avvenimanti tra gli storici genovesi ne hanno parlato V. Vitale, Breviario della Storia di Genova, I, Genova 1955; T.O. De Negri, Storia di Genova, Milano 1974. Tra le opere più recenti e aggiornate degli storici francesi si possono citare: R. Caratini, Histoire du Peuple Corse, Paris 1995;M. Vergé-Franceschi, Histoire de Corse cit.; P. Arrighi – F. Pomponi, Histoire de la Corse, Paris 2000.

[18] Al momento non si sono trovati nell’Archivio di Stato di Genova registri di dogana o polizze di carico posteriori al 1767, che facciano riferimento ad imbarcazioni capraiesi.

[19] Talvolta si è impiegato in alternativa al termine registrazione anche il termine movimento in quanto a ciascuna registrazione corrisponde almeno un movimento di arrivo o partenza delle imbarcazioni.

[20] C. De Negri, La gondola dei liguri, Genova 1961 (Quaderni della Associazione Ligure di Archeologia e Storia Navale); F. Serafini, Vele nella leggenda, Milano 1979, pp. 33-34; P. Lodigiani, Barche Tradizionali Italiane di mare e di acque interne, Cernobbio 1994, pp. 183-184; L. Gatti, Navi e cantieri della Repubblica di Genova (secoli XVI-XVIII), Genova 1999, pp. 227-230.

[21] Talvolta, ma in casi rari, l’imbarcazione è definita “liuto”.

[22] ASG, Corsica, n. 427, lettera del 19 maggio 1756. La lettera è anche interessante per la breve descrizione dell’isola, della sua posizione strategica e per le attività dei suoi abitanti: « Serenissimi Signori / havendo mi portato i venti sul fine del giorno tredici al porticino di Caprara, ho stimato che no sarebbe cosa dispiacevole a VV. SS. Ser.me mettere a profitto quella occasione di visitare il forte colle tre torri accessorie di cotesta isola come le sue parti interiori, ed altri accessi maritimi, per prenderne una suficiente cognizione, e farla presente a VV. SS. Ser.me. la isola di Caprara tiene 5 miglia da levante a ponente, 8 dal norte al mezzogiorno e 15 di circuito. la sua situazione quasi in mezzo della Corsica e dell’isola di Elba è vantaggiosa alla Corsica, a cui potrebbe servire come di antemurale al meno di vedetta col mezzo di un ciabecco armato per osservare ed impedire la navegazione e commercio di contrabande e diserzioni tanto favorite da ribelli e cosi utili a loro come dannose al Ser.mo Servizio.la isola tutto un scoglio montuoso ed asperissimo no tiene ne puo tener altre abitazioni di quelle che si trovano sottoposte al forte. si compongono di 400 fuochi, che fanno 2400 anime. la maggior parte è di donne che prendono al suo carico tutti i lavori del poco di campo che hanno, e della casa, essendo le più laboriose che io creda essere nel mondo. tutti li uomini dedicati alla marina fanno il loro commercio con 34 barche più grandi, 22 mezzane, 10 piccole. le grandi portano 300 cantari, le mezzane 100, le piccole servono per pescare. a forza di lavoro non lasciano di raccogliere 2000 mine di orzo e 2000 bote di vino.benchè distinta dalle mie imcumbenze non ho creduto indifferente a VV. SS. Ser.me questa piccola descrizione di un paese del quale io stimerei si potrebbe cavare non mediocre utilità, per l’assoluto dominio di questo tratto di mare, e costa orientale di questo Regno, armando a poco costo tre ciabecchi con 20 soldati, e quatro piccoli pezzi di cannone, l’uno sempre pronto in Caprara e li altri due in questa capitale alla intiera disposizione di cotesto Ecc.mo Sig.re Comisario. rimetto a VV. SS. Ser.me le note aggiunte dello stato dell’artiglieria di Caprara, e torri adjacenti come anche delli lavori che ho stimato più indispensabili no per migliorarle si bene perchè non peggiorandosi col tempo, venisse ad esiggere spese assai piu gravi. passato il giorno catordici in quella ricognizione ed esame, son partito ed arrivato il quindici in cotesta Capitale (…). / Bastia Maggio 19.1756 / Humilissimo Servitore/ Flobert ». Sul Flobert ed il suo ruolo nel Corpo degli Ingegneri della Repubblica v. P. Pescarmona, Note e documenti sul Corpo degli Ingegneri Militari a Genova alla metà del Settecento, in Studi in memoria di T.O. De Negri cit., III, p. 107 e sgg.

[23] Archivio di Stato di Torino (d’ora in poi AST), Livelli:Paesi/Paesi per C. Sedici documenti relativi alla presa di possesso dell’isola di Capraia, alla sua amministrazione, e alla sua difesa. 1815-1816, Petizione del 27 novembre 1815: « Sire / (…) Cinquanta circa dei nostri navigli sono quasi tutti rimasti preda del nemico, li nostri capitali subirono la stessa sorte, la coscrizione marittima tolse la nostra gioventù, metà degli abitanti sono stati costretti di allontanarsi per andar a’ mendicare la loro sussistenza presso lo straniere, la nostra posizione in somma divenne così infelice, che mosse il cessato Governo ad esentarci dalla coscrizione di terra, e da tutta contribuzione (…) ».

[24] C. De Negri,Una statistica navale ligure del sec. XVIII, Genova 1957 (Quaderni della Associazione Ligure di Archeologia e Storia Navale).

[25] Sulla base dei dati del Flobert nella cit. relazione del 19 maggio 1756 (v. nota 22) si è assunta per le gondole capraiesi una portata media di 220 cantari (10,5 t).

[26] In C. De Negri,Una statistica navale ligure cit., la portata media delle gondole rivierasche è di 166 cantara (7,9 t).

[27] ASG, Corsica, n. 1481, 14 luglio 1755.

[28] Ibidem, n. 1352, 5 maggio 1749.

[29] Ibidem, n. 1342, Libro delle spedizioni delle mercidella Doana di Calvi, 18 novembre 1762.

[30] Ibidem, 12 luglio 1763.

[31] Questi dati, almeno per le gondole di Capraia alzano notevolmente le stime date dal De Negri, La gondola dei liguri cit., pp. 5-6.

[32] ASG, Corsica, n. 1342, Libro delle spedizioni delle merci, 12 luglio 1763.

[33] Ibidem, 23 maggio 1762.

[34] Ibidem, n. 1351, Libro secondo delle denuncie che si andevanno accettando nella Dogana di porto Cardo.

[35] Ibidem, n. 1352. I sacchi inviati nei vari porti del Regno dal Magistrato di Corsica venivano rinviati vuoti a Genova ed il Magistrato ne teneva una accurata contabilità.

[36] Ibidem, n. 1347, Libro secondo della gabella delle castagne.

[37] A.M. Salone – F. Amalberti, Corsica immagine e cartografia, Genova 1992, p. 193, scheda 421.

[38] Che la vela sia di tipo aurico si può dedurre dalle due immagini qui riportate. Il De Negri, La gondola dei liguri cit., p. 7, dice che talvolta le gondole utilizzavano una piccola vela a tarchia, ma probabilmente si riferisce alla gondola del XIX secolo o a quelle della Riviera ligure.

[39] ASG, Corsica, n. 1347, Libro primo ancoraggi, 9 ottobre 1741: « Pron Giuseppe Olivero di Capraia gionto da Genova e Livorno, denoncia havere sopra di sua Gondola una pezza e mezza canepetta che dice essere per fare la vela alla sua gondola, e non altro per transito ».

[40] A.M. Salone – F. Amalberti, Corsica cit., p. 158, scheda 328.

[41] Ibidem, p. 160, scheda 332.

[42] Nell’istanza dell’8 ottobre 1747, a firma di Stefano Emanuele Morgana, in ASG, Corsica, n. 674, per la costruzione della nuova parrocchiale, si dice che la votazione della pubblica assemblea dei capifamiglia, tenuta nello stesso giorno, venne interrotta dallo sparo del cannone che richiamava alle gondole per trasportare le truppe di Francia. Questa notizia trova conferma in G.M. Mecatti, Guerra di Genova cit., II, p. 31: « Il dì 10 [Ottobre1747] venne avviso, come un battaglione del reggimento di Briè, era arrivato a Capraja sopra diverse gondole di quell’isola, e perciò si aspettava a Genova la di lui venuta quanto prima, seppure non andava a sbarcare alla Spezie ».

Anton Giuseppe Bargone in una sua supplica del 6 maggio 1751, in ASG, Corsica, n. 674, afferma: « (…) in tempo poi che la Ser.ma Dominante veniva assediata dalle armi Imperiali per terra e per marina da Bastimenti Inglesi non mancò fra d.o Bargone, e suoi Fratelli mandare da otto sue gondole chi a far trasporto di carni chi a portar grani, e altri a far trasporti di farine per (…) del Publico non badando il risigo che i medemi corevono in passare in mezo di detti bastim.ti Inglesi sotto cannonate e pure niente loro temevono come il tutto e ben noto alle loro SSig.rie SSer.me. Il trasporto poi delle Truppe Francese da Monaco a Genova il tutto operato da Capraiesi in servigio della Ser.ma Rep.ca non occorre a nararle che sono ben note al Ser.mo Principe (…) ».

[43] G.M. Mecatti, Guerra di Genova cit., I, p. 290.

[44] In Corsica già nel XVII secolo si era sviluppata una fiorente industria cantieristica che sfruttava l’abbondante legno di castagno, v. M. Vergè-Franceschi, Histoire de Corse cit., I, pp. 231-233.

[45] J. Boswell, Private Papers of James Bosweel from Malahide Castle-Prepared for the press by G. Scott and F.A. Pottle, s.l. 1930: « the Men all go to the sea, and engage in trade from different places. In general they have to buy their ships, but sometimes make them here [Capraia] ».

[46] M. Martini, Aspects de l’activité agricole cit., p. 18.

[47] A. Riparbelli, L’ iconografia di Sant’Antonio in Capraia Isola, in « Il Santo », LVI/3-6, (1975).

[48] I nomi delle gondole provengono dalle polizze di carico del porto di Genova in ASG, Corsica, nn. 1352 e 1481.

[49] P. Stringa, Genova e la Liguria nel Mediterraneo, insediamenti e culture urbane, Genova 1982.

[50] L.A. Muratori, Annali d’Italia, XIV, Milano 1820, p. 475, parlando della caccia data da Giannettino Doria al corsaro Dragut dice: « (…) Trovò egli avere il corsaro furiosamente dato il sacco a Capraia, menato più di seicento anime in schiavitù, (…) ». S. Münster, Cosmographia Universalis, Basilea, s.d., descrivendo l’Isola di Capraia afferma (trad. dal tedesco): « (…) Nel 1540, il turco Dragut assediò la città che si trova su quest’isola, la invase e la saccheggiò; prese prigionieri i 700 abitanti (…) ».

[51] ASG, Corsica, n. 625, lettera dei Padri del Comune del 29 settembre 1671: « (…) dove in quel tempo [1599] si trovava la Com.tà di Capraia da cinquanta fuochi circa, hora per gratia de Iddio in questo di hoggi si trova essere centocinquanta fuochi che nel n° sono ottocento anime (…) ».

52 Ibidem, n. 553, lettera del Commisario Alessandro Scorza del 4 luglio 1624: « (…) perche se venisse meno la provigione[di grano], che si facesse per due mesi in certi tempi dell’anno, e non si potesse navigare si metteria a perdere 350 anime in circa, che qui si trovano isolate (…) ».

53 Ibidem, n. 1310, Relatione della qualità e stato delle fortezze del Regno e del fiume Tavignano in Aleria per condurlo all’anguillaggio. Del magnifico Gio. Bernardo Veneroso [Gover­natore del Regno di Corsica nel 1650], c. 70: « Dell’Isola di Capraia / In quest’Isola vi saranno da anime 600 fra quali 200 da combattere. Vi è un piccolo Porto naturale capace di vascelli di C.ra 1000 di portata. Essa produce vino a sufficienza per il suo bisogno, e poco grano servendosene per il resto in Corsica ».

54 Ibidem, n. 674, supplica dei Padri del Comune per la costruzione della nuova parrocchia del 5 aprile 1750: « (…) la quale [Cappella del Forte], per esser’angusta per un Popolo di circa dugen­to fuochi, l’Anno 1702, (…). Ora che detto Popolo ritrovasi di quattrocento, e più fuochi (…) ».

55 [Anonimo], Relazione della Capraia nel 1790, Genova, Fratelli Ferrando, s.d., p. 16.

56 G. Casalis, Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, III, Torino 1836, p. 452 alla voce Capraja dice: « Popolazione 1000 ».

57 AST, Corte, Conventi soppressi, m. 480: lett. del cardinale Carlo Vittorio Ferrero della Marmora sullo stato del convento di Capraia del 6 novembre 1828: « Novecento in circa, metà di quelli che già erano, sono al presente gli abitanti dell’Isola, quali si pascono di pesci, e di orzo, che le donne portando, dal piano in alto, ceste di terra nei vani delle rupi, vi seminano, raccolgono, e macinano a braccia per farne pane ».

58 L’Italia sotto l’aspetto fisico, Militare, Storico, Letterario, Artistico e Statistico, I, Milano 1869, p. 372 alla voce Capraia Isola: « La sua popolazione nel 1858 era di 646 abitanti (268 maschi e 378 femmine). Secondo l’ultimo censimento (1862) contava 684 abitanti (336 maschi e 348 femmine) ».

59 Sono cognomi di famiglie capocorsine che si ritrovano nei registri analizzati ed anche in M. Martini, Aspects de l’activité agricole cit.

60 Si sono in realtà individuati 59 cognomi diversi.

61 Questo numero trova conferma nella supplica di Anton Giuseppe Bargone cit. alla nota 42.

62 Della coltivazione della vite e della buona qualità del vino che vi si produce, anche se prodotto in quantità limitata, troviamo accenni in: G. Maioli, La descrizione della Corsica cit., p. 289 [anno 1612-1618]; ASG, Corsica, n. 1310, Relatione della qualità cit., v. nota 54; ASG, Corsica, n. 625, una lettera del 8 agosto 1669 dei Padri del Comune dice: « (…) atteso la poca e scarsa annata che ci habbiamo auto, onde consiste tutto il vino di questa Isola in barrilli 893 e zuche nove [706 ettolitri] (…) »; mentre nella [Anonimo], Relazione della Capraia cit., p. 18, si parla di una potenzialità di produzione di vino di 2.000 barili [1.580 ettolitri]. La produzione di grano e orzo deve essere stata sempre scarsa e in numerosi documenti risultano importazioni di cereali spesso forniti dalla Repubblica come sussidio, specialmente nelle annate di scarso raccolto.

63 La natura rocciosa dell’isola, con poco terreno coltivabile, deve aver sempre creato dei contrasti tra l’allevamento del bestiame e l’agricoltura. Ci sembra utile, per dare un quadro di queste problematiche, riportare una supplica dei Padri del Comune del 29 settembre 1671 in ASG, Corsica, n. 625: « Ser.mi SS.ri (…) / Sino dell’ 1599 fu supplicato dalla Comunità di Capraia a VV.SS Ser.me sotto benigna corretione la quantità de bestiami che potevano pascolare in questa Isola dove per tale domanda VV.SS Ser.me decretorno che si potessero tenere quattro vacine a’ fuoco con di più cinquecento capre accio che tutti potessero godere del pascolo – Dove in quel tempo si trovava la Com.tà di Capraia da cinquanta fuochi circa, hora per gratia de Iddio in questo di hoggi si trova essere centocinquanta fuochi che nel n° sono ottocento anime e perchè alla regola del decreto tutti vorebbero tenere quattro vacine a fuoco oltre le cinquecento capre senza di più di quelle che tengano ocupatamente. Per tanto si vede che la sopra abondanza de bestiami in cosi poca Isola che tenendo quattro vacine a fuoco bisognerebbe si ne fussero cinquecento oltre il moltiplico delle capre, è perchè l’Isola è abondevole di persone intendono di coltivare quelli pochi tereni in tanta vigna et altre semente accio che con quella pocha pescha si abbino a mantenere. Si vede da bestiami desdugono le vigne et altre coltivatione si è pensato per bene darne parte a VV.SS Ser.me se così parendole amodernare detto decreto da diminuire detto bestiame tanto di capre quanto di vacine-havendone anche noi partecipato al nostro Sig. Comm.rio, che anche esso per carità ne dia parte a VV.SS Ser.me che evidentemente vede e sente li danni che seguono come anche quelli particolari che tenessero li bestiami caprini non debbono tenere vacine accio che tutti habbino a sentire del bene e del male. – Giorni furno si scrisse a VV.SS Ser.me che li bestiami caprini se bene non li fu compreso le bestie vacine fu stracorso per dimenticanza, non dovessero andare nelli lochi sementali per anni tre fu per gratia di VV.SS Ser.me risposo sia cosi parendole a VV.SS Ser.me che tutti quelli che con due bestie volessero entrare in detti lochi a pascolare dovessero paghare un tanto alla Comunità perchè esendo cosi povera sara in compagnia di qualche altra cosa suplire a qualche spesa. Al tutto li rimettiamo alla benignita di VV.SS Ser.me accio che queste povere persone possono seguitare li suoi travagli. Inchinandoci (…) le facciamo hum.ma riverenza e dal Cielo le preghiamo (…) stato. / Capraia li 29 7bre 1671 / Di VV.SS Ser.me / obb.mi sudditi / Stefano Compiano, Agostino Sabadino e Lorenzo Olivieri P.P. del Comune di Capraia ».

64 [Anonimo], Relazione della Capraia cit., p. 20.

65 ASG, Corsica, n. 625, la seguente lettera del 20 ottobre 1671 dà chiaramente un’idea di quanto stava avvenendo: « Ser.mi SS.ri e Proni miei Colen.mi / Il Popolo di Capraia era solito abitare nel Presidio di VV SS Ser.me, hora pare venghi quasi affatto abandonato con haver buttato giu le case e portano la materia fori del presidio e ne fabricano fori case dove fra breve non gli restera abitazione de soldati, e perche fine è qualche d’uno vorebbono continuare a abitare in presidio in particolare il qui supplicante dove novamente ha fabricato stanzie in presidio vengono da confini spontestate asegno tale causerà danno a cui abita di venire abasso ogni cosa, dove con maggior spesa fanno casamenti fori, che con pocha spesa si potrebbe restaurare queste che sono in presidio, che venendo una scorreria de corsali come gia altri tempi e stato, non è ripparo in Presidio di salvarsi, con di piu che levato che saa tutte le case in Presidio gli restera in mezzo una roccha eminente con mala mostra. / Pertanto si supplica a VV SS Ser.me accio gli prendino quelli espediente come meglio pareranno. / Sperando da VV SS Ser.me provisione, inchinandosi Hum.e le fa hum.a riverenza. / Capraia li 20 8bre, 1671 / D VV. SS. Ser.me / Obb.mo suddito / Simone Cunnio ».

66 ASG, Corsica, n. 625: il 16 ottobre 1671 i Padri del Comune chiedono di ampliare la chiesa della Fortezza secondo il disegno del Capo d’Opera Gio Batta Costanzo.

67 V. nota 57.

68 N. Calvini, La Costruzione della Chiesa Parrocchiale di Capraia, in « Bollettino Storico Livornese », V (1941). Il progetto della nuova chiesa fu affidato all’ingegnere Domenico Policardi, capitano del Corpo degli Ingegneri della Repubblica, come da sua relazione del 21 agosto 1758, in ASG, Corsica, n. 427.

69 F. Pomponi, Émeutes popoulaires en Corse cit.

70 ASG, Corsica, n. 417: lettere del 4, 19, 25 maggio 1733: sono lettere relative ai problemi sorti con l’organizzazione del ritiro delle truppe austriache dalla Corsica.

71 Sardine, che venivano conservate come le aringhe.

72 Nei registri, Livorno appare soltanto come porto di partenza e destinazione. Mancano in modo particolare dati sui trasporti di cabotaggio lungo la costa tirrenica svolti dai Capraiesi per conto dei commercianti livornesi.

73 Nelle varie sono comprese una miriade di voci merceologiche quali tessuti, prodotti agricoli e della pesca, manufatti metallici ecc.

74 ASG, Corsica, n. 1345, nove registri della dogana di Porto Cardo che coprono il periodo dal 23 agosto 1732 al 9 febbraio 1737.

75 Dell’ importanza dell’industria della pesca nell’economia dell’isola in questo periodo si ha una testimonianza in una richiesta al Magistrato da parte dei Padri del Comune del 1705 in ASG, Corsica, n. 617: « Ill.mi Sig.ri e Proni nri Col.mi/ La più generale e proficua Industria che habbia quest’Isola, quale è esercitata da tutta la med.a Comm.tà, eda dove ricava quasi tutto il suo mantenimento si è la pesca dell’anchiue dell’estate, che si come grazia a Dio, si va augumentando il Populo, e non ha altra migliore, così ancora conviene augumentar le Gondole, e le reti per d.a pesca e però vero, che essendo molto angusta la spiaggia di questo Porto, a segno tale, che resta incapace per stender e sciugare dette reti, il che si fà giornalmente, non si può a manio distenderne la maggior parte in montagna, et in luoghi sassosi, e scoscesi non solo in grave incommodo, e travaglio delle persone, ma con gravissimo danno delle med.e reti, che sono composte di fili molto sottili, e delicati, che perciò si pagano a prezzo molto rigoroso.Per questo fatta riflessione al danno considerabile, che ne siegue, ed al forzoso riparo, che vi abbisogna, come alla necessità d’andar’accrescendo annualmente di d.i ordigni per il med.o mantenimento, e consultatone la prattica con l’Ill.mo Sig. Com.io siamo venuti costretti di rappresentarlo, come facciamo a VV.SS.Ser.me, esponendole, che si come alcuni particolari hanno de siti piani intorno alla d.a spiaggia, che sarebbero a proposito, commodi, e vantaggiosi, parte de quali stanno incolti, parte contengono giunchi, et anche parte son vignati, così si compiacessero VV.SS.Ser.me d’ordinare che dovessero venderli alla med.a Comm.tà per il sud.o effetto, e a quel prezzo che fossero estimati da publici estimatori; tanto più, che per il med.o effetto ne ridonderebbe alla med.a vantaggio molto più considerabile di quello ne godono i proprij possessori, il che, come cosa che tende a maggior utile di questo luogo, sperando profondamente se l’inchiniamo. / Di VV.SS.Ser.me / Capraia li 7 Xbre 1705 / Devotis.mi Humil.mi e Fedelis.mi sudditi/ Stefano Gregorij, Giuseppe Chiama, et Antonio q. Andrea P.P. del Comm.e ».

76 Zerro, pesce azzurro simile alla sardina, che si pesca nel Tirreno.

77 ASG, Corsica, n. 625, ricorso dei Padri del Comune del 15 novembre 1669: in questo ricorso contro le imposizioni del Commissario di Capraia risulta chiaramente quanta attenzione le autorità ponevano a contrastare le false denunce dei Capraiesi sulle quantità di pesce pescato: « Ser.mi Sig.ri / Gli huomini di Capraia per mezzo dei loro P.P. del Comm.ne espongono a VV SS Ser.me restare agratiati delle seguenti […] e ordini fatti dal moderno Sig. Com.rio e’ perciò ricoreno alla Rettissima giustizia di VV SS Ser.me supp.la restar servita d’opportun rimedio che meglio stimeranno conneviente alle loro necessità. / Primo – perche il Sig.Com.rio habbi fatto ordine a tutti li pescatori che sotto pena di Lire venticinque vadino giornal.te a manifestare con loro giura.to da S. Sig.ria tutta quella quantità di pesci, che havevanno pescato cosa non piu vista ne esitata in detta Isola a’ memoria di viventi oltre l’esser di molto detrime.to a detti poveri pescatori, i quali pescaranno tutto il giorno e veneranno la sera alla marina bagnati che non hanno tempo di ritornare alle loro case, e ritronare il secondo giorno alla pesca. / (…) / Capraia li 15 9be 1669/ Di VV SS Ser.me / Devotissimi Servitori e suditi / obbligatissimi Damiano De Gregorio Gio Dom.o Sabadino Andrea Cunio P.P. del Comm.ne ».

La preoccupazione del Magistrato di Corsica che i Padroni capraiesi, pescando nelle acque lontane dall’isola, si sottraessero o quantomeno cercassero di evitare il pagamento della gabella sul pescato si ritrova, anche più tardi, in diverse lettere inviate al Commissario di Capraia in ASG, Corsica, n. 481: « Mco / Avendo ripassato per mezzo dell’ Ill.mo Nrõ Diputato ciò ci segnate nella vostra de 6. corrente n° 17 nella prima parte in cui ci richiedete la norma di regolarvi nella scossione della Gabella de pesci salati, scabecio, e morta, et ancoraggi di cotesta Isola, restando terminata la condotta di cotesti Anton Dom.co, e Gio Leonardo Bargoni fino de 31. luglio caduto, vi significhiamo a risposta che abbiate essigere l’introito di detta gabella et ancoraggi per conto della Camera Nrã, come avrrà fatto la Vrã attenzione dal p.mo del corrente mese d’Agosto, in cui restò invenduta, con regolarne la scossione da tutti indistintamente secondo gl’ordini, et adebitarvene con distinzione al Libro di vostra Massaria per rendercene conto al vostro ritorno, accertendovi che li Patroni, che hanno pescato ne mari della Toscana, o altrove e passati inmediatamente a Livorno a farne vendita di pesci salati, col sale da Voi, o venduto secondo gl’ordini, o loro dato a credenza sono niente meno tenuti al detto pagamento, come quelli, che havessero estratto, o estraessero in avenire alici o altre pesce salato o reso scabecio, o morta da cotesta Isola sopra di che è nostra mente che invigigliate con tutta la premura. Vogliamo credere che a quest’ora vi sarà pervenuta per via della Bastia l’altra Nrã del p.mo corrente n° 13.; vi imponiamo per tanto a rimetterci prontamente le liste che in essa vi habbiamo richiesto cio è della quantità di sale da voi venduto, o accredenzato si in l’estate passata come della corrente, un’ anno distinto dall’altro, co’ la specificazione de Patroni e quantità del sale loro venduto, o accredenzato per Nrã regola.(…) / Gen.a 17 Agosto 1725 ».

« M.co / Prõn Anton Matteo Compiano q. Andrea di cotesta Isola è arrivato in questo porto col carrico di Barili 40. pesce scabesccio, estratto da cotesta Isola senza le spedizione, da cui consti aver pagato la solita gabella a vre mani, dovuta alla Camera Nrã, per conto di cui si esigge, restando invenduta; ad istanza del Sindico Nrõ,coerentemente a i nri ordini è seguito il sequestro di d.i barili 40. pesce scabeccio, soggetto alla confisca, per non aver pagata la solita gabella costì al tempo dell’estrazione, ma avendo il Prõne fatta la dovuta promessa di presentare la (…) sequestrata, o sia pagare il loro valore fino alla somã di L 400 m.ta fuor banco, come di pagare la solita gabella, e data qui idonea si porta di così osservare, ve lo segniamo perchè al ritorno costì di d.o Prõne Compiano, possiate obbligarlo senza pregiudizio delle ragg.ni competenti al d.o Nrõ Sindico rispetto alla confisca, al pagamento del solito diritto per la gabella, con darvene debito al libro di Massaria, ed inviarne l’estratto; vi avertiamo però a non permettere che sieguano estrazioni di merci, o pesci soggetti, che prima non consti del pagam.to della gabella dovuta, con consegnare a Proni la dovuta spedizione di d.o pagamento per essentarli dal pericolo di confisca, e dalle vessazioni, in cui inconrrerebbero senza fallo, senza presentare d.o ricapito. Gen.a 30. Gen.o 1726/ (…) ».

« M.co / Dalla vrã del 16 corrente n° 24 vediamo quanto ci avisate circa la denoncia fattavi p.ma di partire da Prõn Anton Matteo Compiano dei barili 40. scabecci, per quali al suo ritorno ve ne ha pagato il dritto, spettante alla Cam.ra nrã, senza distinguerci la somma; vi diciamo a risposta, che in coerenza degl’ordini dativi, siate tenuto, e dovete scuodere d.o dritto dovuto alla Cam.ra nrã al tempo, et avanti l’estrazione da ogn’uno indistintamente; con fare a chi estraerà, il ricapito del pagamento; distinguendo il genere, e somma pagata, con addebitarvene al libro di Massaria, sevendovi, che il Mag.to nrõ starà in attenzione, per venire in cognizione, se si ritrovassero facilità accertate, anco rispetto a bastimenti si portassero in Livorno, e Roma; per il che siete in obligo di star con vigilanza, ed attenzione al riparo de pregiudicij camrali. Gen.a 22 febr.o 1726 ».

78 Nella [Anonimo], Relazione di Capraia cit., p. 25 si dice a questo proposito: Egli è vero che i pescatori di quest’ultima nazione [i Napoletani] han per così dire supplantato anche nella prossimità dell’Isola stessa i pescatori Caprajesi i quali meno destri o non così bene forniti degli opportuni arnesi non hanno saputo sostenere nemmeno la concorrenza. Questi se ne lagnano forse con una certa ragione, tuttavia oltre la difficoltà di togliere il possesso a chi ne gode presentemente sarebbe difficile il decidere se questo partito fosse vantaggioso ai Caprajesi istessi, poichè egli è meglio che si occupino del commercio più lucroso che della pesca spesso incerta e sempre poco proficua.

79 ASG, Corsica, n. 1351, Libro secondo delle denuncie cit.

80 Ibidem, n. 427A, nota di gabelle allegata alla lettera del Commissario Bernardo Ottone del 13 gennaio 1767.

81 Archivio di Stato di Livorno, Sanità, filza 81: la lettera n. 282 del castellano di Gorgona al Granduca di Toscana dà una idea di quanto fossero ambite le zone pescose e delle rivalità tra i pescatori provenienti da zone diverse: « (…)mo Sig.re (…) / sono con questa mia fare sapere, a VS (…), oggi sono venuti alcuni bastimenti dalla Capraia pescatori delle acciughe, e perche ne dubito si potessero far bazzare con questi sono qua, di non farli perdere pratica, et questi nostri si trovano molto scontenti. Il dubio che hanno di perdere pratica nè da a (…) la notizia accio che piglino quelle misure più proprie perche in mare non posso vedere quello posino fare staro attendo, risposta per sapere come mi devo contenere, mentre per non piu tediarla resto con baciarli aff.e la mano. / Gorgona li 6 luglio 1721 / Dev et Ubb.mo Ser.re / Fer.do Moretti ».

82 ASG, Corsica, n. 1347, Denuncie D’Armi.

83 [Anonimo], Relazione della Capraia nel 1790 cit., pp. 16-17.

84 ASG, Corsica, n. 427, la lettera del 13 agosto 1761 del Commissario di Capraia dà un chiaro esempio della pericolosità della navigazione a causa delle scorrerie dei barbareschi: « Ser.mi Sig.ri / Dà parenti di un certo Pron Agostini, che sin del 1758 fu predato dà Galleotta barbaresca distante circa due miglia dall’isola della Gorgona, si tenta ricorrere a VV.SS. Ser.me perche venghi scritto al M.co Console Imperiale in Tunesi sicuro di ottenere esso, e li suoi marinari il rilascio dà detta schiavitù per essere stata dichiarata mala presa come fatta poco distante da d.a Gorgona, e così contro le Convenzioni – Imperiali e quello Beij; sono pregato di scrivere, come faccio, à VV.SS. Ser.me con loro esporre sussistere essere seguita da presa nel sito di sopra divisato (…) / Capraia 13 Ag.o 1761 / Devotis.mo Ubb.mo/ Leandro Lomellino ». A partire dal 1760, con la creazione in Corsica di una marineria da corsa da parte di Pasquale Paoli, nuove difficoltà alla navigazione si aggiunsero a quelle già esistenti, v. A.M. Graziani, La Marine Corse du temps de Pascal Paoli, Cervoni 1997.

85 Probabilmente i trasporti tra gli scali della Maremma e Bastia erano diretti.

86 ASG, Corsica, n. 1345.

87 F. Pomponi, Émeutes popoulaires en Corse cit., indica questa disparità di trattamento come una delle cause di lagnanza dei Corsi verso la Repubblica.

88 È il valore su cui si paga la tassa; talvolta nei registri è indicato come valore di estimo.

89 Da registrazioni del periodo 1732-1737.

90 Da registrazioni del periodo 1761-1763.

91 Residuo della lavorazione delle pelli.

92 Ciocchi d’erica.

93 Da registrazioni del periodo 1732-1737.

94 Da registrazioni del periodo 1737-1739.

95 A.M. Salone – F. Amalberti, Corsica cit.

96 M.P. Rota, L’apparato portuale della Corsica cit.

97 V. in Appendice, l’elenco dei registri di Porto Cardo.

98 La costruzione e il mantenimento delle torri litoranee per l’avvistamento e la difesa dai pirati barbareschi, non solo nella Repubblica di Genova ma anche in altri stati italiani, venivano pagati tramite una gabella applicata ai navigli che, transitando nel tratto di mare antistante, ne godevano il beneficio. (R. Panetta, Pirati e Corsari turchi e barbareschi nel “Mare Nostrum”, Milano 2001, p. 251).

99 ASG, Corsica, n. 245, allegato alla lettera dell’8 ottobre 1699.

100 Negli anni 1738-1739 veniva anche applicata una tassa di soldi 18 per la licenza di esportazione del vino, mentre la tassa dello scuto a botte era ridotta alla metà per il vino a destinazione di Capraia per uso e consumo nell’isola, v. ASG, Corsica, n. 1342, Libro Quinto del Scuto a Botte.

101 Per un breve periodo nel 1733 la tassa su alcuni prodotti commestibili (riso, acquavite, grano, lardo, pasta, burro) la tassa fu ridotta al 3,5%.

102 Con il termine Terraferma si intendono le destinazioni di Genova e delle Riviere Liguri.

103 La lista delle merci elencate nei registri della ASG, Corsica, n. 1345, copre un gran numero di prodotti sia commestibili che di consumo.

104 I valori più alti si hanno quando vengono trasportati manufatti tessili specialmente da Genova.

105 Vedere a questo proposito quanto già detto nel capitolo 1 (pp. 517-521).

106 M. Martini, Aspects de l’activité agricole cit.

107 ASG, Corsica, n. 1349, Ricevute dell’Ill.mo Comiss.o di Bonifacio Gio Cesare Mambilla.

108 Ibidem, n. 1342, Libro delle spedizioni delle merci.

109 ASG, Corsica, n. 634. Tra il 1681 e il 1692 Antonio Barbasso, Agostino Sabadino e Antonio Morgana, per ottenere il « Capato della Torre del Porto », promettono a più riprese di essere disposti ad allungare il molo di 16 o 25 palmi. Da testimonianze allegate ad una delle lettere risulta che il solo Sabatino abbia realizzato l’allungamento nel 1688: « 1692 2 Genaro in Can.ria di Capraia / È comparso da me Can.re infrascritto Grimaldo Gallettini di detto loco quale con suo giuramento toccata (…) fà fede qualmente il Prôn Agostino Sabadino hà fatto fabricare a sue proprie spese, sin dall’anno 1688, un pezzo di lavoro sopra il molo in questo porto lungo palmi ventisei, largo otto, et alto quatro circa con due colonne, et hà fatto toccare palmi venticinque circa e ciò lo so per essere stato io presente a travagliare a giornata, assieme con li muratori, che esso Prôn Agostino portò dalla Bastia, che tanto. / Carlo Stagano Can.re / 1692 3 Genaro in Can.ria di Capraia / Estratto in tutto copia dell’originale che si conserva infilato nel mio fogliazzo / Carlo Stagano Can.re ».

110 ASG, Corsica, filza 634, lettera del 25 febbraio 1692: « Ser.mi SS.ri / Per eseguire gli ordini di VV.SS. Ser.me de 18 Xbre sopra le instanze d’Antonio Morgana di Capraia, che per più governi desidera gli sia conferto il Capato di quella Torre del porto, con obbligarsi a ristorare quel molo a sue proprie spese; l’ho fatto ricoscere per mezzo di quel Comm.rio, il quale ne due disegni, che mi ha trasmessi in carta, e che mando qui alligati à VV.SS. Ser.me, mi ha distinto lo stato in cui presentemente si ritrova, da quello, in quale sarebbe bisognevole che fosse ridotto, secondo il giudicio de periti, che asseriscono esservi necessarie lire ottocento in più per ridurlo alla perfettione del disegno, che è quanto posso riferire in risposta à VV.SS. Serme, affinchè possano fondare le loro prudent.me relationi à Ser.mi Colleggi, ò compiacere, ò rifiutare il progetto, e le faccio profondissima riverenza. / Per VV.SS. Ser.me/ Bastia li 25 Febr.ro 1692 / Gio: Prato ».

111 ASG, Corsica, n. 638, lettera del 28 marzo 1695: « Ill.mo et Ecc.mo/ Ho esseguito benchè debolmente i comandi di V.E. con essermi portato nell’Isola di Caprara per la revisione di quel Molo. Ho ricosciuto pertanto occular.te lo stesso, che se bene dà nome di Mole, non è composto d’altra materia che di due secchi di terrapieno ammassato dal mare, e poi accresciuto con pietre dall’industria di quei abitanti, quali secchi sono distanti uno dall’altro, palmi 90. circa, essendovi nel mezzo una bocca di mare, qual bocca così aperta, non da giovamento alcuno, anzi pregiudicio à quel Porto, et à vascelli in occasione di tempesta, essendovi una cascia composta di due secchi,una di palmi 12, et l’altra di 16. circa, onde si potrebbe l’istessa bocca terrapienare, in conformità di detti due secchi, con demolire l’altra cascia, che resta al di fuori d’ uno dei due secchi, perchè non serve che à pregiudicare i vascelli, mentre in tempi di tempesta e di mare grosso si dibatte in detta cascia, e facendo gran risacca di mare, viene poscia à metter in iscompiglio i vascelli, che per avventura si ritrovano in suddetto Porto refugiati. Sud.a bocca preggiudiciale resta nel mezzo, vi è però la naturale del Porto, che resta da un’ lato dalla parte della Fortezza, per dove hanno l’estrada comoda i vascelli, e sicome giovamento di detto Porto, hò detto, che si potrebbe la bocca di mezzo terrapienare, e asseccare, (…) il pregiudicio, così stimerei necessario aprirne altra verso tramontana, vicino alla Montagna delle Barbici, ad effetto, che il mare havesse il suo flusso, (…) e non potesse riempirsi il Porto d’arena, ò altre monditie, ed in tal modo si conserverebbe netto con buon fondo, e riuscirebbe di maggior utilità a vascelli, per la commodità de quali restano erette in uno di detti secchi il più vicino all’entrata nel Porto, quattro colonne di pietra ordinaria. Al fondo di detto Porto, incominciando dall’entrata in esso fino a 200. palmi inanzi, sarà capace di bregantini, tartane, e barche ordinarie di portata fino a mine sette in (…), poiche altri vascelli di maggior portata, darebbero in secco, quali palmi 200. di fondo, s’intendono in lunghezza, poiche in larghezza non passerà palmi cento circa; siche passando avanti in detto Porto, tanto in lunghezza, che in larghezza si va incontro al secco e non resta capace sol che di bastimenti piccoli, come vascelletti, gondole, e simili. / (…) / Aggiongendo à V.E. che per terrapienare la bocca pregiudicevole del suddetto Porto et aprirne altra verso le Barbici per beneficio del medesimo, vi sarà necessaria la spesa di circa lire duemila, compresa però quella che porterebbe seco il demolimento della Cascia, che resta al di fuori, che più hò segnato in detta mia relatione. / Bastia 28. Marzo 1695 / Maestro della Camera Ecc.ma / Matteo Vaccaro ».

112 ASG, Corsica, n. 430, lettera del 24 luglio 1722: « Ser.mi Sig.ri/ Ritornato il mio muratore dalla Capraia ove portossi per la ricognizione della spesa necessaria per l’accomodo di quella pubblica abitazione, e per la nuova fabrica per l’accennato mole, mi ha presentato il disegno di questo, e la nota delle spese per l’uno e per l’altro. Rispetto a quella casa, considerata da me indispensabile tanto più per essere di non grande rimarco, ho dato l’ordine perchè sij riparata, ma circa quella per d.to mole, che il maestro mi dice dovrebbe ascendere ale Lire 25. in 30. milla, l’ho giudicata esorbitante, e da non potersi fare nelle angustie de tempi presenti. Ho voluto però farne parte a VV.SS. Ser.me con accluderne il d.o disegno, colle altre note presentatemi per la casa dal d.o Mae.o per attendere le loro accertate deliber.ni./Nel m.re con tutti ossequi m’inchino. / Di VV.SS. Ser.me / Bastia li 24 Lug.o 1722 / Hum.o Ser.e / Nicolò Durazzo Gov.re ».

113 ASG, Corsica, n. 430.

114 Pesce marinato.

115 Non è citata nella Relazione ma la troviamo applicata nel 1766 in un resoconto della tassazione allegato a una lettera del commissario Bernardo Ottone del 13 gennaio 1767 in ASG, Corsica, n. 427A.

116 ASG, Corsica, n. 336. Il 26 ottobre 1766 i Padri del Comune rilasciano la seguente confessione: « 1766. 26 8bre / Noi sottoscritti Padri del Commune facciamo piena, et indubitata fede qualmente l’Ill.mo Dom.co Centurione già Com.rio della presente Isola hà somministrato le solite cinque mine mensuali del Sale principiando il mese di Luglio per tutto il corrente ottobre. In fede che sarà la presente firmata di nostra propria mano e dell’infra nostro Can.re / Carlo Giu.pe Connio Can.re / Gio Batta Bargone, Francesco Solaro, Filippo Bargone per non sapere schrivere fa una croce ».

117 M. Martini, Aspects de l’activité agricole et maritime de la Corse à l’époque de la navigation à voile, in « Bulletin de la Société des Sciences Historique & Naturel de la Corse », LXXXVI (1966), fasc. 580, p. 41.

118 Numerose lettere relative alla costruzione della torre e alla tassa, scritte tra il 1697 e il 1700, sono in ASG, Corsica, n. 245.

119 Sempre in ASG, Corsica, n. 1342, Relazione cit., si dice che Antonio Domenico Bargone ebbe l’appalto per la gabella dei pesci dal 1720 al 1725 e Domenico Saladino [Sabatino] lo ebbe dal 1731 al 1736 mentre i Fratelli Bargone erano deputati del Magistrato di Corsica nel 1736 per la riscossione dell’ancoraggio. Una relazione sulla riscossione delle gabelle, non datata ma del 1748, in ASG, Corsica, n. 674 si dice « Tutte le sud.e partite [Gabella dei pesci salati, Scabeccio, Morta, et Ancoraggi] introitate da detti Fratelli Bargoni ascendono a L 5887.2 le quali ripartite per anni 12 e giorni 22 decorsi da 29 Giugno 1736 a tutti li 20 Luglio 1748 rivengono un’anno per l’altro ad aver corrisposto annue L 488.4.4 e dovendosi dedurre dalle sudette L. 5887.2 L 480.7 state accreditate alli predetti Fratelli Bargoni per loro ricompensa in ragione di 5 per 100 oltre l’annua piggione di L 15 della stanza, che serve per uso della Gabella e L 6 per spesa de libri, restano nette L. 5406.15, le quali ripartite per sud.o tempo vengono a rimanere l 448.7.8 annue d’introito netto ».

120 Trattasi di due registri in ASG, Corsica, n. 1347, dal titolo Denuncie d’armi.

121 ASG, Corsica, n. 336. Una nota di pagamento del 3 febbraio 1766 in effetti dice: « Si paghino da Agostino Lanzola Sotto Cancelliere dell’Ecc.mo Mag.to di Corsica, che fa le veci di Cassiere a Francesco Borzone – Agente al Ponte Spinola per il Mag.to di Sanità Lire venti m.ta f.i b.co per sua strenna Natalizia, e ricognizione in dare quottidianamente la nota, ò sia venuta de bastimenti in Genova procedenti dalla Corsica per il caduto anno 1765. (…) ».

122 ASG, Corsica, nn. 1352 e 1481.

123 Trasporti di soldati tra Genova e i presidi di Corsica.

124 Nei vari dizionari dialettali liguri non si è trovata una parola simile: dal contesto si è assunto che si trattasse di “sardine”.

125 Murta o morta: mirto che veniva utilizzato nella concia – N. Calvini, Nuovo glossario dialettale ligure, Genova 1984.

126 Nel Regno di Corsica si usa con castagne e grano. Il valore è stato dedotto dai registri di dogana.

127 C. Errico – M. Montanelli, Gorgona. Storia dell’Isola dal XVI al XIX Secolo, Pisa 2000, p. 53.

128 In ASG, Corsica, n. 430, Relazione de redditi cit.

129 R. Caratini, Histoire cit., p. 193.

130 Nel testo per rappresentare i valori si è usata la grafia del tempo: L 10.10.8 sta per Lire 10, soldi 10, denari 8.

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Capraia sotto il governo delle Compere di San Giorgio(1506-1562)

Estratto da: Atti della Società Ligure di Storia Patria,  n.s., XLVII/1, (2007), pp. 357-428

Capraia sotto il governo delle Compere di San Giorgio(1506-1562)

Roberto Moresco

1. Capraia tra la signoria dei De Mari e le Compere di San Giorgio

Il fondo del Banco di San Giorgio (Primi Cancellieri, Cancellieri, Cancelleria) dell’Archivio di Stato di Genova contiene un’abbondante documentazione, relativa al periodo in oggetto, che chiarisce le motivazioni del passaggio dell’isola di Capraia dal dominio dei De Mari di Capocorso a quello diretto delle Compere di San Giorgio (d’ora in avanti Compere) e dell’inse­rimento della stessa nel sistema difensivo della Repubblica di Genova (d’ora in avanti Repubblica) quando la minaccia dei corsari turchi e barbareschi e dell’alleanza turco-francese diventa sempre più pressante, non solo sulla Corsica ma anche sulle Riviere e in generale su tutto lo scacchiere del Tirreno settentrionale.

L’isola di Capraia entra nella zona d’influenza dei De Mari quando essi con Ansaldo, ammiraglio di Federico II, s’impadroniscono del Capocorso a metà del XIII secolo [1], ed essa entra a far parte ufficialmente dei loro domini nel secondo decennio del XV secolo con Simone De Mari [2]. I De Mari di Capocorso, che avevano la loro residenza ufficiale nel castello di San Colombano, oggi Rogliano, pur mantenendo stretti legami con Genova, godevano di una notevole libertà d’azione che mantennero anche quando la Repubblica cedette nel 1453 la Corsica alle Compere con le quali nello stesso anno firmarono un atto di sottomissione e di vassallaggio [3].

Nel 1483 Giacomo De Mari diviene signore del Capocorso e di Capraia. Con la sua ascesa al potere inizia un periodo di turbolenza per l’isola di Capraia con la ribellione dei suoi abitanti e l’assedio di Giacomo nel 1504 e due anni dopo con l’affrancamento della stessa dalla signoria dei De Mari. Nel febbraio 1504 il Governatore di Corsica (d’ora in avanti Governatore) Domenico Lercaro, che aveva la sua sede a Bastia, invia Paolo Battista Marmo a Capraia per accertarsi della situazione dell’isola. Dal rapporto dell’inviato appare chiaro che i Capraiesi hanno deciso, a seguito delle angherie di Giacomo, di liberarsi della sua signoria e di sottomettersi alle Compere [4]. Da diverse lettere sappiamo che tra le ragioni delle lamentele dei Capraiesi vi sono quelle relative al non rispetto dei capitoli e privilegi della comunità, all’incremento del tributo annuale di “biade” da versare a Giacomo [5] e alle scorrerie di corsari e pirati arruolati dallo stesso per predare e catturare i Capraiesi durante la navigazione [6]. Il Governatore cerca di mettere d’accordo i due contendenti, ma senza successo: nella primavera dello stesso anno Giacomo, aiutato da Jacopo IV Appiani, signore di Piombino, che gli fornisce alcuni pezzi d’artiglieria, invade Capraia con cinquecento uomini e ne assedia la fortezza [7] dove abitano i Capraiesi. Il Governatore ancora una volta invia a Capraia due suoi ambasciatori, Francesco Ragio e Barnaba da Castiglione, per cercare di pacificare i contendenti, ma essi trovano gli abitanti sempre più decisi a darsi alle Compere, sfidando Giacomo con l’innalzare sulla torre della fortezza la bandiera di San Giorgio. Durante l’assedio Giacomo riscatta cinque capraiesi che, inviati a Genova come ambasciatori della comunità, sono stati catturati dal corsaro Corseto nelle acque della Gorgona, e minaccia di farli uccidere per piegare la volontà degli abitanti dell’isola. I due ambasciatori del Governatore riescono a far sottoscrivere una tregua in quel momento vantaggiosa per entrambe le parti: i Capraiesi temono che vengano distrutti i loro vigneti, i loro campi, e uccisi i loro cinque uomini prigionieri, mentre Giacomo può rinunciare all’assedio in cui ha già perso diversi uomini e che si è rivelato più arduo del previsto per la resistenza ad oltranza degli assediati. Sottoscritta la tregua nella quale i Capraiesi s’impe­gnano a rispettare i Capitoli di Capocorso con eccezione delle giornate di lavoro dovute al signore, Giacomo lascia Capraia dopo aver ricevuto un’in­dennità di 350 ducati (v. Appendice 1). Però nel patto che sancisce la tregua, i Capraiesi fanno includere la riserva di poter ricorrere alle Compere per far valere il loro desiderio di entrare sotto la loro signoria. La tregua è di breve durata: nell’ottobre del 1505 un certo capitano Domenico, capraiese ma familiare di Giacomo, minaccia i Capraiesi di ritorsioni ed essi inviano due loro ambasciatori a Bastia dal Governatore Ambrogio Salvago, successore di Domenico Lercaro, per far presente le continue angherie che subiscono da Giacomo, per dire che non si ritengono vincolati dall’accordo dell’anno precedente, e per rinnovare la loro richiesta di sottomettersi alle Compere [8]. Le pressioni dei Capraiesi sul Governatore continuano ed egli nel marzo 1506 invita Giacomo ad andare a Genova per presentarsi ai Protettori delle Compere, ma questi trova diverse scuse per non partire mentre cerca di togliere di mezzo il pievano di Capraia Errico da lui ritenuto il capo dei rivoltosi. Il pievano, a seguito di lagnanze fatte dal capitano Domenico presso il vicario del Vescovo di Massa Marittima [9], è invitato a presentarsi in curia, ma temendo di essere in pericolo, prima di recarsi a Massa va a Bastia con una barca capraiese per ottenere un salvacondotto dal Governatore [10]. Ottenuto il salvacondotto e lasciata Bastia, la barca capraiese viene inseguita da due leudi arruolati da Giacomo e, durante una sosta a Marciana, nell’isola d’Elba, il pievano e l’equipaggio capraiese vengono catturati e poi portati nel castello di S. Colombano dove il pievano vi giunge gravemente ferito. Il Governatore, non appena informato del fatto, invia il suo vicario con un barbero a curare e a prelevare il pievano che è condotto insieme ai Capraiesi catturati con lui, nonostante la resistenza di Giacomo, a Bastia. Da Bastia, su sua richiesta, il pievano viene trasportato a Capraia, perché vuole morire a casa sua, rivedere i suoi famigliari, e disporre delle sue cose (v. Appendice 2). Come riferisce il vicario, dopo la sua visita a S. Colombano, le intenzioni di Giacomo erano chiare: portare i prigionieri a Capraia e innalzarvi delle forche minacciando di ucciderli se i capraiesi non gli avessero reso l’isola [11]. Il Governatore, che evidentemente si era fatto una pessima idea di Giacomo, tanto da suggerire ai Protettori di imporgli un tutore in modo da non arrecare danno a sé ed agli altri, è molto contrariato dal suo comportamento, non solo per la cattura e il ferimento del pievano, a cui aveva concesso un salvacondotto che formalmente proibiva a Giacomo di nuocergli, ma anche per le continue minacce rivolte contro i Capraiesi, ed ancora una volta lo invita a recarsi a Genova. Nel frattempo le pressioni dei Capraiesi per liberarsi dal giogo di Giacomo si fanno più pressanti tramite ambascerie inviate sia a Bastia sia a Genova, e allora il Governatore decide d’inviare Aloisio d’Arquata come suo rappresentante a Capraia per cercare di calmare gli animi [12]. Verso la fine di maggio Giacomo si decide ad andare a Genova dove gli viene concesso un salvacondotto, probabilmente sotto le pressioni dei Fieschi di cui era amico. Ma la situazione politica di Genova proprio in quei mesi subisce un cambiamento: il 18 luglio scoppia la rivolta dei popolari contro i nobili e Giacomo, forse sospettato di voler provocare tumulti in Corsica insieme con altri nobili, viene imprigionato nel castello di Lerici [13] e i suoi beni in Capocorso vengono messi sotto la tutela del Governatore. Gli avvenimenti di Genova quasi sicuramente hanno un notevole impatto sulle trattative in corso tra le Compere e i Capraiesi che in poco tempo vedono realizzate le loro richieste: il 19 giugno le Compere scrivono ai Capraiesi invitandoli a tenere un’assemblea per decidere di giurare fedeltà alle Compere; il 26 giugno essi comunicano di aver deciso all’unanimità di giurare e chiedono l’invio di un notaio [14]. Verso fine giugno, dopo una lunga agonia e nonostante le cure prodigategli dai barberi inviati dal Governatore, muore il pievano Errico; il suo successore è il pievano Arrio che continua l’opera del suo predecessore. Il 3 luglio davanti al notaio a Capraia viene firmata una procura al pievano, a Manuello ed Antonio quali ambasciatori della comunità [15]; il 22 luglio le Compere comunicano di accettare i Capraiesi e la notizia, giunta a Capraia pochi giorni dopo, viene accolta con gioia dagli abitanti [16]; il 29 luglio i tre ambasciatori firmano a Genova i patti con le Compere [17]. Il 6 ottobre in Capraia viene sottoscritto, davanti al notaio, l’atto di vassallaggio e fedeltà da tutti gli uomini d’età superiore ai quattordici anni, riuniti in assemblea sotto il campanile della chiesa di San Nicola (v. Appendice 3). A fine dicembre il Governatore informa le Compere che i Capraiesi, secondo gli accordi presi, chiedono la nomina del loro primo Podestà [18]. È evidente che per i Governatori l’isola di Capraria riveste un’importanza strategica per la Corsica e la Repubblica [19] e temono a ragione che essa possa cadere in possesso di altri: prima di tutti gli Appiani, signori di Piombino, che già nel 1504 aiutano Giacomo durante l’assedio inviandovi armi ed alcuni emissari d’alto livello [20], poi sempre nel 1504 della Spagna con il tentativo del marchese di Villamarina [21] che offre ai Capraiesi la protezione del Re di Spagna [22], e nel 1506 anche dei Sasseta di Pisa che forse volevano farne una loro base corsara [23], ed infine dei corsari turchi che ormai scorazzano tra la Sardegna, la Corsica e l’Arci­pelago Toscano e che, come vedremo di seguito, assaltano anche Capraia. Inoltre tra il 1504 e il 1506 l’atteggiamento dei Governatori sulla disputa di Capraia subisce un notevole cambiamento: da una certa insufficienza di Domenico Lercaro [24] nel considerarei Capraiesi e le loro richieste nel 1504 si passa nel 1506 col Governatore Ambrogio Salvago ad un aperto sostegno certamente dovuto al comportamento ambiguo di Giacomo verso le Compere e il suo rappresentante in Corsica, e alle malversazioni da lui imposte ai Capraiesi.

Nel 1507 quando Giacomo, con la fine del governo dei popolari a Genova, è liberato e reintegrato nei suoi possedimenti, i Capraiesi si preoccupano che gli possa essere restituita anche Capraia. Negli anni 1507-1508 essi devono far fronte ad una lunga lite con un certo Martino de la Vetria bracio di Giacomo per una causa di contumacia [25]. Negli anni successivi, fino al 1515, i due problemi principali che assillano i Capraiesi nel loro rapporto con le Compere sono quelli relativi alla nomina dei Podestà e all’approvvigio­namento del sale che le Compere vogliono sia fatto a Bastia presso il locale ufficio del sale, mentre i Capraiesi, rivendicando antichi privilegi, vorrebbero continuare ad acquistarlo sul libero mercato e in particolare a Piombino (v. Appendice 4). Per gli anni successivi fino all’arrivo di Dragut nel 1540 la corrispondenza con Genova, sulla base delle ricerche finora effettuate, è quasi inesistente: ciò può essere dovuto sia alla perdita della documentazione di archivio sia alla mancanza di problematiche locali tali da richiedere un intervento delle Compere.

2. La guerra di corsa

Un quadro della guerra di corsa nel Mediterraneo occidentale nei primi anni del Cinquecento è stato delineato nel saggio di Alberto Tenenti [26], dove si parla anche della situazione nell’alto Tirreno: alla fine del quattrocento sono ancora i pirati cristiani, francesi principalmente ma anche siciliani e spagnoli, i protagonisti della guerra di corsa, ma nel 1501, con il primo arrivo della flotta turca al comando di Kemal Rais (Camali) [27], che assale l’isola di Pianosa nell’Arcipelago Toscano, la situazione cambia radicalmente e per lunghi anni la guerra di corsa sarà appannaggio quasi esclusivo delle flotte turche e barbaresche.

Nel 1504 nelle acque tra la Sardegna, la Corsica, l’Arcipelago Toscano, e il continente abbiamo la presenza di pirati catalani [28], dello spagnolo marchese di Villamarina – che, dopo la cattura di diverse imbarcazioni, accosta a Capraia, in quei tempi in lotta con Giacomo, cercando di convincere gli abitanti a darsi a lui e promettendo la riconoscenza del Re di Spagna [29], – e del Corseto [30], probabilmente un pirata locale. Nel 1505 compaiono Ranieri della Sasseta, pirata pisano, che è bloccato con il suo brigantino nel porto di Calvi [31] e i già citati Capitano Domenico di Capraia e Martino della Vetria, che operano al soldo di Giacomo. Nel luglio del 1506 tra la Sardegna e la Corsica [32] appaiono i turchi e nell’agosto Kemal Rais assale con tre galere Capraia, dove gli abitanti, sotto la guida del pievano, si difendono bravamente e mettono in fuga i corsari, e poi continua le sue scorrerie nelle vicinanze della Corsica [33]. Del periodo tra il 1507 e il 1539 non si sono trovate altre notizie di scorribande corsare che coinvolgano Capraia, per mancanza di documentazione d’archivio, ma, tenendo conto che i corsari turchi sono molto attivi in quegli anni nell’alto Tirreno con devastazioni in Corsica e nell’Arcipelago Toscano [34], si può assumere che anche Capraia abbia subito delle conseguenze anche se non così disastrose come quelle derivanti dall’arrivo di Dragut [35].

Nella seconda metà di maggio del 1540 il corsaro Dragut è in caccia nell’alto Tirreno con una flotta di tredici tra fuste, galeotte e galere: costeggia la costa occidentale della Sardegna e a Bosa cattura un galeone calabro [36] mentre il 28 maggio fa sosta all’Asinara nell’attesa di predare un altro galeone. Attraversate le Bocche di Bonifacio la flotta corsara si dirige verso Capraia e la domenica 6 giugno viene scorta da una barca di passaggio, mentre sta sbarcando in forza sull’isola: le imbarcazioni corsare sono nel porto e un gran numero di corsari trascinano a terra pezzi d’artiglieria e munizioni verso una chiesa [37] non lontana dal paese. La domenica e il lunedì successivo il paese di Capraia è sottoposto ad un continuo bombardamento i cui rimbombi sono percepiti anche a Bastia [38]. I quattro cannoni dei turchi riescono ad aprire un varco nel muro di protezione del paese e dopo aver causato la morte di trentacinque uomini e cinque donne i corsari catturano i restanti abitanti che caricano sulle loro imbarcazioni: prima di lasciare l’isola essi danno fuoco al paese e recano danni gravissimi alle vigne [39]. Da Capraia i corsari fanno rotta verso il Capo Corso, che discendono lungo la costa occidentale, dove il 13 giugno incendiano il villaggio di Pino, catturando anche 140 abitanti, e sostano la notte alle Agriate. Il 14 distruggono il villaggio di Lumio, lasciandolo praticamente disabitato, e ne bruciano la torre di guardia per poi andare a rifugiarsi nella baia della Girolata [40].

Ma intanto una squadra navale, facente parte della flotta di Andrea Doria, è alla ricerca di Dragut, probabilmente senza che egli ne avesse notizia. Infatti già in maggio Giannettino Doria, nipote di Andrea Doria, parte con ventuno galere da Messina, dove suo zio aveva posto la base per la lotta contro i corsari, e durante la navigazione gli giungono notizie che Dragut sta risalendo il Tirreno. Il 12 giugno, Giannettino arriva a Bastia dove apprende del bombardamento di Capraia e il giorno successivo si mette in caccia di Dragut, risale lungo il Capocorso arrivando in serata a Centuri, dove apprende la notizia del saccheggio di Pino. L’indomani continua la caccia a Dragut e la sera, senza essere scorto dai corsari, arriva a cinque miglia dal loro attracco nella baia di Girolata. Il giorno seguente, 15 giugno, con uno stratagemma cattura Dragut con nove delle sue imbarcazioni, mentre due di esse riescono a fuggire [41]. Il 16, Giannettino scrive al Governatore Francesco De Franchi per comunicargli la cattura della flotta corsara e raccomandandogli di far dare la caccia ai corsari che si sono rifugiati a terra [42]. Il Governatore comunica subito la notizia a Genova, dove probabilmente si temeva che Dragut mirasse anche a recar danno alla stessa Bastia [43].

I prigionieri capraiesi, in numero di 165, che durante la battaglia navale si trovavano a terra insieme agli altri prigionieri per essere divisi come bottino tra i diversi rais, vengono liberati e portati a Bastia dove giungono il 21 giugno: sia il Governatore sia i Consoli di Capraia ne danno immediatamente comunicazione a Genova [44].

La presa di Capraia da parte dei corsari provoca gran preoccupazione in Corsica e a Genova [45]: in entrambi i casi si riconosce che l’isola svolge un ruolo strategico nell’alto Tirreno, come posto d’avvistamento come baluardo alle scorrerie corsare. La reazione delle Compere è immediata, e già il 30 giugno scrivono al nuovo Governatore Meliaduce Usodimare dicendo di aver deciso di rinviare i Capraiesi nella loro isola, di armarli con spade ed archibugi, e in un primo tempo di ricostruire, a loro protezione, la muraglia distrutta dai corsari (v. Appendice 5). Il primo agosto nominano Genesio da Quarto Commissario e Capitano di Capraia [46] affidandogli il compito di riportare i Capraiesi sopravissuti nella loro isola e di costruire un nuovo forte e una torre a protezione del porto [47]. La notizia che le Compere stanno inviando una spedizione per la riconquista della Capraia al fine di ricondurvi i Capraiesi superstiti ed erigervi nuove difese commuove i Capraiesi liberati e rallegra anche i Corsi, timorosi che senza Capraia anche la loro isola sarebbe presto divenuta preda delle razzie corsare [48]. Il 21 agosto la spedizione parte da Genova e, dopo aver probabilmente sostato a Bastia, il 26 sbarca a Capraia [49]. Il Commissario, dopo aver assicurato un minimo di difese [50], dà il via libera al rientro dei Capraiesi da Bastia avvenuto tra il 3 e 4 settembre [51].

I corsari barbareschi, nonostante il duro colpo subito con la cattura di Dragut e la parziale distruzione della sua flotta, continuano a scorazzare tra la Corsica e Capraia: alcuni dei capraiesi liberati, che in avanscoperta tornano alla loro isola, vi trovano ancora del naviglio corsaro e, con gran rischio della vita, riescono a portare via con loro cinque vecchie che erano state lasciate nell’isola da Dragut [52]. Ancora nell’agosto navigli corsari attraccano all’isola nonostante che ormai essa fosse presidiata dalla squadra inviata da Genova [53].

Negli anni successivi le lettere inviate da Capraia alle Compere ci danno un quadro sia dell’impatto diretto della guerra di corsa sull’isola sia del suo ruolo come punto d’avvistamento e di segnalazione delle flotte corsare: l’alto Tirreno, oltre ad essere soggetto alle scorrerie dei corsari barbareschi, diventa a partire dal 1542 un punto focale della cooperazione strategica instauratasi tra Solimano, sultano di Costantinopoli, e i re di Francia Francesco I ed Enrico II [54] contro la Spagna di Carlo V e di Filippo II: per la Francia uno degli obiettivi della cooperazione era il possesso della Corsica, ritenuta strategicamente importante per il controllo del Tirreno, per i Turchi l’appronta­mento di una base per la guerra di corsa [55]. I corsari continuano ad utilizzare Capraia come riparo, specialmente nelle cale a mezzogiorno e a ponente, talvolta sbarcando a terra per piccole razzie e per l’acquata [56] come nel 1541 [57] e nel 1542 [58]. Nel febbraio del 1543 compare nei pressi dell’isola la flotta del Barbarossa, ammiraglio della flotta turca, che invia in ricognizione quattro galeotte [59] senza però arrecare alcun danno: egli stava facendo rotta, dopo aver seminato il terrore lungo le coste siciliane e quelle della penisola, verso Nizza che fu assediata ma non espugnata [60]. Nel 1544 dei corsari sbarcano a Capraia e un moro e un turco sono catturati mentre si aggirano nell’isola [61]. Nel 1545 Dragut, che nell’anno precedente era stato riscattato dal Barbarossa dopo aver passato quattro anni sulle galere genovesi come schiavo, insieme con lo Zoppo di Candia [62] riprende la sua guerra di corsa con l’obiettivo, ancora una volta, di razzie nell’Arcipelago Toscano, Corsica (Brando), e Riviera ligure (Monterosso e golfo della Spezia). Durante la navigazione sbarca per la seconda volta a Capraia, lontano però dalla zona fortificata e senza arrecare gravi danni, terrorizzando però i capraiesi che non dimenticano gli avvenimenti del 1540 e provocando notevoli intralci alla costruzione della nuova torre allo Zenobito (v. Appendice 9). Nel 1546 si ha un rallentamento della attività di corsa e la vita nell’isola si svolge piuttosto tranquilla, registrando sporadiche segnalazioni dalla Corsica e dalle isole dell’arcipelago. Nel 1547 due capraiesi sono catturati vicino alla torre dello Zenobito, ma vengono successivamente liberati da Antonio Doria [63]. Negli anni 1548-1551 si ha un periodo di calma per l’isola con sporadiche segnalazioni dei movimenti della flotta di Dragut. Nel maggio 1552 il liuto di Giacobo di Capraia con tre uomini d’equipaggio viene catturato nei pressi della Gorgona [64]. Nel maggio 1553 tre galeotte corsare, mentre sono al riparo in una delle cale a sud dell’isola, vengono avvistate da tre capraiesi andati in ricognizione su una fratina; sorpresi dai turchi, uno viene ucciso, uno catturato e solo il terzo riesce a scappare a terra. Poi anche i corsari sbarcano e dilagano nell’isola catturando otto ragazze e due ragazzi che si trovavano in campagna: resisi conto di quanto accaduto i capraiesi si armano e vanno alla ricerca dei rapiti, ma riescono a liberare soltanto uno dei ragazzi [65]. Nell’agosto la flotta turca, comandata da Dragut [66], e quella francese giungono nell’Arcipelago Toscano dove saccheggiano le isole d’Elba e Pianosa [67] per poi dirigersi verso la Corsica che intendono strappare ai Genovesi anche con l’aiuto di forze locali comandate da Sampiero Corso. Uno dopo l’altro cadono i presidi di Bastia, San Fiorenzo e Bonifacio, solo Calvi resiste all’assedio. Capraia non viene toccata e diventa un’importante base d’informazioni e d’appoggio per Genova: la guarnigione viene rinforzata con un aumento di soldati e si predispone ad una strenua difesa. I Capraiesi, terrorizzati dalla presenza di Dragut nelle vicinanze, chiedono di essere armati dichiarandosi tutti pronti a morire piuttosto che cadere nelle mani del corsaro [68]. Il numero delle lettere inviate a Genova in questo periodo, sia dal Commissario di Capraia e dai suoi ufficiali sia dai Padri del Comune, s’infittisce: non solo essi segnalano i movimenti delle flotte nemiche secondo quanto si scorge dall’isola, ma comunicano anche tutte le notizie che riescono a raccogliere dagli equipaggi delle piccole imbarcazioni da trasporto che si muovono tra la Corsica, le isole dell’Arci­pelago e il litorale toscano [69]. Per rinforzare le opere di difesa dell’isola contro eventuali attacchi, il Commissario e i suoi ufficiali, oltre a richiedere ripetutamente un aumento dei soldati della guarnigione, chiedono di poter abbattere alcuni edifici della fortezza, che a loro giudizio impediscono un corretto maneggio dell’artiglieria e di costruire una cisterna per l’acqua nel baluardo di tramontana per poter resistere ad un lungo assedio. Nel frattempo liberano il campo di tiro sul fronte della fortezza da ogni ostacolo esterno e fanno portare terra e fascine all’interno della stessa per rinforzare le difese e per eventualmente chiudere anche la porta e la scala d’accesso; inoltre pensano di trasferire in terraferma le donne e i bambini capraiesi per avere più spazio a disposizione e metterli in salvo, misura che è rigettata con sdegno dalle donne capraiesi [70] (v. Appendice 10).

Nel 1555 la guerra di Corsica continua mentre Capraia assiste a distanza a quanto avviene: il bombardamento di Calvi da parte dei francesi; l’arrivo stagionale prima della flotta turca al comando di Piyale Pascia [71] e poi di quella barbaresca al comando di Dragut; la partenza infine sia della flotta turca sia di quella francese. Nel frattempo la guarnigione dell’isola è aumentata, raggiungendo il numero di 82 effettivi tra castellani delle due torri, bombardieri e soldati a cui si devono aggiungere 15 capraiesi abili alle armi [72]. Qualche danno lo subiscano anche i capraiesi che si vedono catturare le loro imbarcazioni, far prigionieri i loro uomini, e danneggiare i raccolti [73]. In settembre, con la partenza dei francesi, il pericolo per l’isola diminuisce e si decide di ridurre la guarnigione che sulla base di un rollo inviato a Genova risulta così composta [74]:

Torre dello Zenobito 1 castellano, 1 bombardiere, 6 soldati
Torre del Porto 1 castellano, 1 bombardiere, 4 soldati
Forte 1 sergente, 2 caporali, 40 soldati divisi in due squadre, 4 bombardieri, 1 ingegnere, 1 barbiere, 1 tamburino, 1 mastro d’ascia, 2 servitori

Negli anni successivi fino al 1558, quando la flotta turca abbandona definitivamente la guerra di Corsica, la Capraia continua nel suo ruolo di scalo d’appoggio per i rifornimenti alle truppe genovesi in Corsica e come punto di segnalazione dei movimenti nemici nel mare circostante. Nel 1557 il Commissario comunica che alcune donne vedove sono ridotte in miseria a causa della morte dei loro uomini per mano degli infedeli [75], e nel 1558, che quattro liuti capraiesi sono stati catturati con otto uomini, mentre si recano in Maremma [76]. Con il ritiro della flotta turca dalla guerra Genova riprende il sopravvento in Corsica, che gli viene restituita con il trattato di Cateau-Cambrésis del 3 aprile 1559. Genova può quindi ridurre il presidio di Capraia ed anche pensare di affidare la difesa dell’isola, soggetta ormai solo ad eventuali attacchi dei corsari barbareschi, agli stessi Capraiesi [77].

Nel 1562 con il contratto tra le Compere e la Repubblica del 30 giugno, « l’Isola di Corsica, di Capraia, e tutti i luoghi di Terraferma » passano sotto il governo diretto della Repubblica. Il 16 agosto giungono a Capraia i Commissari Giuliano Sauli e Francesco Lomellino, inviati dalla Repubblica per prendere possesso della Corsica e di Capraia, e il Commissario di Capraia, nominato a suo tempo dalle Compere, insieme con tutti i soldati e gli uomini dell’isola giura fedeltà alla Repubblica [78]. Inizia così una nuova fase nella vita dell’isola, ma quanto realizzato dalle Compere, sia per l’ammini­strazione sia per le opere di difesa, rimane essenzialmente immutato fino alla caduta della Repubblica due secoli più tardi.

3. Le opere di difesa dell’isola

La presa dell’isola di Capraia da parte di Dragut nel giugno 1540 determina una svolta nelle opere di difesa dell’isola in quanto le Compere decidono di iniziare una serie di costruzioni che, per la loro mole, richiederanno parecchi anni per essere completate.

Delle opere di difesa esistenti prima della distruzione da parte di Dragut sappiamo poco. In una lettera del 1407 scritta dalla Signoria di Firenze a Filippo Salviati, capitano delle galere fiorentine nel Tirreno, si cita la presenza di una fortezza in Capraia [79], mentre l’unica descrizione di quanto esistente prima dell’arrivo di Dragut è quella lasciata dal Commissario Genesio da Quarto, inviato nell’isola dalle Compere per dirigere i primi lavori di ricostruzione. Da questa risulta che le case del paese con una chiesa erano arroccate tra le rocce, che s’innalzano sulla costa orientale della maggior baia dell’isola, ed erano protette anteriormente (lato occidentale) da un basso muro alto 1,7 m. basato sulla roccia, tagliata ad arte, alta tre metri. Dietro a questo primo muro ad una distanza di 2,25 m. si alzava un secondo muro al quale erano appoggiate molte delle case del paese formando quindi un corridoio d’accesso alla porta del paese [80]. All’interno di esso esisteva una piccola torre d’avvistamento che per alcuni anni, durante la costruzione della nuova fortezza, fu utilizzata come polveriera [81].

Alla perdita dell’isola, a seguito della razzia di Dragut, le Compere reagiscono con tempestività, come abbiamo già visto, decidendo di costruire una nuova fortezza a difesa del paese e di una torre a difesa della baia del porto. Siccome le nuove opere sono ritenute essenziali anche per la difesa della Corsica, le Compere chiedono al nuovo Governatore Meliaduce Usodimare di convocare i Dodici di Corsica ed altri principali dell’isola per chiedere il loro sostegno economico per le nuove opere [82]: richiesta questa che si inserisce nella politica delle Compere e che viene adottata anche per la costruzione delle opere di difesa in Corsica, dove vengono imposte specifiche tassazioni o vengono concesse terre ai privati che realizzano dette opere, in modo particolare le torri [83].

La spedizione, al comando del Commissario e Capitano Genesio da Quarto, che parte da Genova il 21 agosto e giunge in Capraia verso la fine dello stesso mese, è formata da 104 persone e comprende oltre al Commissario, il cancelliere Iacobo de Albara, il capo d’opera Antonio, il prete M. Battista de Saona, muratori, tagliatori di pietre e soldati.

Appena arrivato il Commissario, che era partito da Genova con un progetto redatto dall’ingegnere delle Compere, insieme al capo d’opera fa una ricognizione del luogo dove deve erigere la fortezza e decide come realizzare la costruzione: il tutto viene comunicato a Genova con una dettagliata relazione (v. Appendice 7). Successivamente, ricevute nuove istruzioni dalle Compere, il Commissario prende le ultime decisioni sulla costruzione, dovendo però vincere le perplessità del capo d’opera e le pressioni dei Capraiesi: entrambi desiderano costruire una fortezza di dimensioni maggiori, ma egli mira a realizzare l’opera con il minimo di spesa secondo le istruzioni ricevute a Genova. Il 27 settembre, con una solenne cerimonia, posa la prima pietra murandovi un testone e dà inizio ai lavori di costruzione a partire dal baluardo di mezzogiorno [84] (v. Appendice 8).

Nella sua continua corrispondenza con Genova il Commissario dà indicazioni dettagliate sia sulle opere che va a realizzare, sia sullo stato d’avan­zamento dei lavori, sia dei materiali che sono necessari per la costruzione [85]. Le risorse locali per una simile opera sono piuttosto ridotte: l’arena che viene raccolta nella spiaggia del porto, le pietre di costruzione che vengono tagliate dai rompitori venuti da Genova, e l’acqua. Tutto il resto deve essere importato da Genova o da Bastia. Anche la manodopera locale, sebbene volonterosa, è scarsa: gli uomini, quando liberi dai lavori agricoli, vengono utilizzati come manovalanza, mentre le donne vengono impiegate nel trasporto di pietre dalle cave alla fortezza. Una pianta della fortezza tratta dall’Atlante Ligustico dell’Accinelli (fig. 1) [86], anche se disegnata due secoli dopo, permette di seguire lo svolgimento dei lavori e di ritrovare con buona approssimazione le misure date dal Commissario nella sua corrispondenza: prima il baluardo di mezzogiorno, nel quale viene realizzata una cisterna, poi la cortina con sua porta e scala d’accesso alla spianata della fortezza ed infine il baluardo di tramontana. I lavori proseguono alacremente nonostante le difficoltà legate alla situazione ambientale (trasporto di calcina ed arena dal porto e dallo Scarello [87] alla fortezza, mancanza d’acqua a piè d’opera con necessità di rifornirsi ad una sorgente vicina al porto, scarsità di viveri), al continuo timore dei turchi, alla necessità di provvedere al sostentamento e l’alloggiamento dei capraiesi, e alle condizioni atmosferiche a causa della stagione in cui si svolgono i lavori. Ai primi di dicembre dà inizio alla costruzione della cortina e della porta d’accesso alla fortezza [88]. Nel gennaio 1541 chiede che gli sia inviata una lastra di marmo con S. Giorgio a cavallo ed una scritta da murare sulla porta della fortezza [89]. La costruzione del baluardo di mezzogiorno termina il 24 gennaio 1541 [90], mentre quella della cortina termina il 13 marzo [91]; il 19 dello stesso mese si dà inizio al baluardo di tramontana [92] che verrà terminato nell’aprile. Nel frattempo iniziano i lavori preparatori per la costruzione della torre del Porto (detta anche della Marina) per la difesa della baia del porto, tracciando una strada di collegamento dalla fortezza al luogo dove deve sorgere la torre [93]. Il 21 aprile [94] iniziano i lavori di costruzione della torre che terminano il 2 settembre 1541 [95]. Una rappresentazione della torre è fornita da un disegno del 1673-1674 [96] che mostra una tipica torre circolare simile a quelle che vennero costruite in Corsica. Il Commissario Genesio da Quarto che aveva così efficacemente diretto i lavori non ne vede la conclusione perché nel frattempo gli è assegnato un nuovo incarico a Portovecchio (Corsica) dove è in costruzione un forte. Prima di partire fa presente alle Compere che, a seguito di una visita al promontorio dello Zenobito suggeritagli da padroni corsi, ritiene opportuno che sia costruita una seconda torre nella parte meridionaledell’isola a difesa sia di Capraia sia della Corsica dai turchi, e che sia rinforzato con una piccola torre il corpo guardia del porto [97]. Un anno dopo anche i Capraiesi sollecitano, d’accordo con i Corsi, la costruzione della nuova torre dichiarando che i Corsi della costa sono disponibili a tassarsi per pagare le spese, mentre essi presteranno gratuitamente la loro manodopera [98]. In realtà non sappiamo se la contribuzione in denaro dei Corsi, per tutte le opere realizzate, sia mai stata pagata ed eventualmente sotto quale forma.

Nel 1544 viene decisa dalle Compere la costruzione della seconda torre sul promontorio dello Zenobito, ma l’inizio dei lavori è rinviato al 1545 [99]. Per realizzare la costruzione della torre, posta in luogo isolato e lontano dal forte, le Compere nominano Commissario straordinario Lorenzo de Negro che con una squadra di soldati e muratori arriva all’isola ai primi d’aprile del 1545. L’impresa si rivela subito molto difficoltosa: a parte le pietre per la costruzione che vengono estratte da alcune cave locali, tutti gli altri materiali devono essere trasportati via mare dal porto di Capraia e poi portati a spalle dal mare a piè d’opera risalendo una china scoscesa; l’acqua deve essere raccolta da alcune sorgenti di non facile accesso; la manovalanza è formata dalle donne di Capraia che fanno giornalmente la spola con il forte, distante circa cinque miglia d’impervio cammino, mentre la presenza dei corsari nelle cale vicine costringe ad una guardia costante (v. Appendice 9). La torre, a pianta circolare e simile a quella del porto, viene completata nel dicembre del 1545 dal prete Bacigalupo che ha sostituito come soprintendente ai lavori il Commissario de Negro che si è ammalato. La costruzione della torre, in un posto così disagiato riempie d’orgoglio sia il prete sia il Podestà [100]. I lavori di completamento delle mura del forte continuano anche dopo la partenza del Commissario Genesio da Quarto e si prolungano almeno fino al 1559. In effetti i lavori relativi al baluardo di tramontana, compresa la costruzione in esso di una grossa cisterna di oltre 230 metri cubi scavata nella roccia, ad un magazzino [101], alla cinta muraria lato mare, e ad altre opere minori, risultano più laboriosi di quanto realizzato in precedenza e il ritmo dei lavori è determinato dal maggiore o minore pericolo dei corsari, subendo un’accelerazione durante la presenza delle flotte turche e francesi impegnate nella guerra di Corsica.

Contemporaneamente alla realizzazione delle opere di difesa si dà inizio, anche se più lentamente, alla ricostruzione, all’interno della nuova fortezza, delle 33 case dei capraiesi e della chiesa che erano state bruciate da Dragut: quanto esisteva del vecchio paese viene abbattuto perché danneggiato o perché interferisce con le nuove opere [102].

Prima dell’arrivo di Dragut, quando la difesa del paese era assicurata dai soli Capraiesi, quasi sicuramente non esistevano nell’isola pezzi d’artiglieria pesante (a parte un moschetto [103]) e solo nel 1540, con la spedizione di Genesio da Quarto, le Compere incominciano ad inviare pezzi d’artigliaria di vario tipo per la difesa della fortezza e delle due torri.

Nel 1554, nel pieno della guerra di Corsica, nell’isola si hanno i seguenti pezzi d’artiglieria [104]:

Fortezza                            1 mezzo cannone di metallo di 33 cantara e rotoli 62

                                            2 sagri di metallo

                                            7 smerigli di metallo

                                            2 falconetti di metallo

                                            2 smerigli piccoli di metallo

                                            1 bombarda di ferro

                                            1 bastardella di metallo di 20 cantara e 14 rotoli

                                            1 sagro di metallo di 12 cantara e 93 rotoli

Torre dello Zenobito     1 quarto di cannone di metallo

                                            2 smerigli di metallo

Torre del Porto               1 mezzo cannone di metallo

                                            1 falconetto di metallo

Successivamente l’armamento della fortezza viene rinforzato con un cannone grosso di metallo di 34 cantara e 25 rotoli [105].

Oltre all’artiglieria pesante, per la difesa ravvicinata, erano disponibili pignatte incendiarie e trombe da fuoco.

Come già detto, Capraia con il suo forte e le sue torri faceva parte del sistema di segnalazione che collegava la Corsica e le isole dell’Arcipelago toscano con la terraferma e nei momenti di maggiore pericolo posti di segnalazione venivano collocati anche sulla cima dei monti più alti dell’isola; le segnalazioni erano fatte durante il giorno con il fumo e di notte con il fuoco secondo un codice ben definito [106].

Le opere di difesa realizzate dalle Compere, imponenti per la dimensione dell’isola, testimoniano l’importanza che essa ebbe nel sistema difensivo della Repubblica a fronte del continuo pericolo dei turchi e dei corsari barbareschi: bisognava evitare un loro insediamento nell’isola per farne la base degli attacchi alla Corsica e alle Riviere e creare un punto avanzato d’avvistamento delle flotte nemiche.

4. La comunità di Capraia e l’amministrazione delle Compere

Sull’inizio del popolamento dell’isola, sull’origine dei suoi abitanti e sul loro numero prima degli avvenimenti qui considerati non si hanno notizie certe. Il primo dato sicuro è quello che possiamo dedurre dall’atto di vassallaggio alle Compere del 1506 che è sottoscritto da 106 maschi d’età superiore ai quattordici anni, riuniti in assemblea, e dove si afferma che solo 4-6 uomini non sono presenti: basandoci su questo dato si può dedurre che la popolazione dell’isola agli inizi del XVI secolo oscillava tra le 200 e 300 persone; nel giugno 1540, prima dell’attacco di Dragut, doveva essere costituita da 220 persone così ripartite:

– uomini attivi 56

– donne, fanciulli e vecchi 164[107].

Di questi 175 si salvano e rientrano nell’isola alla fine d’agosto: i 165 scampati all’assedio più cinque vecchie rimaste nascoste nell’isola e cinque pescatori che si trovavano fuori dell’isola al momento dell’attacco di Dragut[108]. Ma a causa della morte di 35 uomini durante l’assedio la proporzione degli uomini attivi sul totale della popolazione diminuisce notevolmente dal 25% al 12%. Negli anni successivi, con la presenza nell’isola di numerosi muratori per la costruzione del castello e delle torri e dei soldati della guarnigione, che a parte alcune eccezioni sono scapoli, si verificano numerosi matrimoni con le donne capraiesi [109] il che porta ad uno sviluppo della popolazione locale che nel 1541 è di 177 abitanti divisa in 64 fuochi [110], mentre nel 1552 i fuochi sono oltre 73 [111]. L’incremento naturale della popolazione subisce delle notevoli riduzioni a seguito delle catture fatte dai corsari sia a terra sia durante la navigazione con la cattura delle imbarcazioni dei Capraiesi, come già detto nel capitolo precedente.

La razzia di Dragut aveva lasciato gli abitanti dell’isola, che si erano salvati, in una situazione d’estrema miseria tanto che, appena liberati e portati a Bastia, il Governatore deve far fronte alle loro prime necessità [112]. Al rientro nel­l’isola solo la vendemmia permette loro di ricavare un minimo guadagno che, a giudizio del Commissario, difficilmente li solleverà dal loro stato di povertà [113].

Il lavoro svolto dai capraiesi nelle costruzioni di difesa dell’isola, parzialmente retribuito con distribuzione di pane e talvolta con un salario, e la presenza di numeroso personale esterno, al quale gli abitanti vendono i prodotti della terra e il pescato, contribuiscono lentamente ad un miglioramento delle loro condizioni economiche [114].

L’economia dell’isola è basata in questo periodo essenzialmente sulla produzione d’orzo, grano, e vino, sull’allevamento di pecore e capre, sulla pesca e sul trasporto marittimo. La produzione agricola e l’allevamento del bestiame sono fortemente condizionati dalla situazione ambientale dell’isola (fig. 3 [115]): pochissimi terreni adatti alla coltivazione, di dimensioni ridotte e ricavati tra le rocce talvolta a picco sul mare e protetti da muri a secco, che ancora oggi si possono intravedere tra la macchia mediterranea, nonché un clima molto variabile con forti venti e lunghi periodi di siccità.

La produzione d’orzo è preferita rispetto a quella del grano che produce molta paglia e spighe magre [116]: il raccolto d’orzo raramente è sufficiente per le necessità locali e viene integrato con grano acquistato direttamente dai capraiesi in Maremma contro la vendita di parte del vino prodotto, o fornito a pagamento dalle Compere.

I vigneti ricoprivano buona parte dei terreni coltivabili: la produzione di vino, probabilmente di buona qualità [117], era la maggior fonte di denaro contante, in quanto veniva in gran parte venduto in terraferma a Genova [118] e in Maremma [119]. Nel 1504 la produzione di vino è stimata in 530 botti, pari a 3140 ettolitri, ma scende drasticamente nel 1540, dopo la distruzione parziale dei vigneti da parte di Dragut, a 180 botti pari a 1067 ettolitri che possono essere vendute a L. 12 l’una [120]. Probabilmente la notevole produzione di vino del 1504 non si ripete dopo il 1540 in quanto diverse volte i vigneti sono soggetti alle scorrerie dei corsari che si dedicano alla loro distruzione, evidentemente per vendicarsi dei Capraiesi che resistono ai loro attacchi. Le botti erano tenute in magazzini situati fuori del recinto del paese. Recenti scavi fatti ai piedi della fortezza hanno rivelato la presenza di bacini scavati nella roccia che, ad una prima attribuzione, fanno pensare a dei tini naturali per la spremitura dell’uva e per la bollitura del mosto.

Per quanto riguarda l’attività della pesca abbiamo poche notizie: essa doveva essere limitata al solo sostentamento della popolazione locale con una ridotta vendita fuori dell’isola; parte del pescato veniva marinato o salato [121].

Il trasporto marittimo svolto dai Capraiesi è diretto essenzialmente verso Genova e la Maremma: verso Genova s’invia vino, posta e passeggeri mentre si ricevono posta, passeggeri, merci varie (vettovaglie) e materiali da costruzione per le opere di difesa; verso la Maremma s’invia vino e si riceve grano. Il tipo di barca usato è indicato come liuto e il numero dei padroni è molto limitato anche perché sovente le imbarcazioni sono catturate dai corsari: nel 1558 cinque liuti capraiesi si recano in Maremma per vendere vino ed acquistare grano [122]. L’equipaggio dei liuti era di 3-4 persone [123] e la portata del liuto poteva raggiungere le 8 tonnellate [124].

Dell’allevamento del bestiame, che, come già detto, si limita a capre e pecore, sappiamo che si svolgeva sia nei piccoli campi non lontano dalla fortezza [125] sia in stazzi lontani dal paese ma sempre relativamente vicini a zone difese [126].

Nei periodi di carestia, per sopravvivere, i Capraiesi si dedicavano anche ad altre attività al fine di racimolare un po’ di sostentamento per le loro famiglie. Nel 1555, anno di miseri raccolti tanto da costringere il Commissario a bloccare le vendite di grano e orzo fuori dell’isola [127], diversi di loro sono alla pesca del corallo in Sardegna [128], mentre Domenico Colombano si reca a Genova con il suo liuto carico di legna con la speranza di ricavarne un piccolo guadagno [129]. Anche nel 1558, a causa dello scarso raccolto, due liuti con diversi Capraiesi si recano a Genova per trovare un lavoro al fine di sostentare le loro famiglie [130].

Per il periodo in oggetto abbiamo dei dati sui prezzi d’alcune merci (principalmente d’importazione) che erano vendute in Capraia (v. Appendice 14). Le merci commestibili d’importazione venivano gestite daifunzionari delle Compere (Commissari e Podestà) che ai prezzi d’acquisto, sul continente o in Corsica, aggiungevano i costi di trasporto e in diverse occasioni anche un guadagno personale, provocando le lamentele degli abitanti: nel 1545 mentre il grano valeva sui mercati L 5 lo staio, il Podestà lo rivende a L. 6 e soldi 12 con un sovraccarico del 32% [131]. Nel 1557 esiste nella fortezza un negozio gestito dauno stipendiato, dipendente del munizioniere, per la vendita di vettovaglie ai soldati, ai paesani, e ai marinai di passaggio [132].

Come già detto le abitazioni dei Capraiesi erano racchiuse prima del 1540 all’interno del muro di difesa costruito tra le rocce e a partire da quell’anno vengono ricostruite all’interno della fortezza a cura delle Compere: esse avevano una tipologia a due, tre e quattro solai e in ciascun solaio alloggiava un fuoco (mediamente 3 persone). La superficie di ciascun solaio doveva essere piuttosto limitata a causa del ridotto spazio disponibile all’interno delle mura. Nel 1558 il caporale Silvio Savignone dichiara di abitare con la madre in una stanza larga nove palmi, lunga quindici palmi e alta nove palmi (33 metri quadri) [133] : è questa probabilmente la dimensione tipica di un solaio.

Durante la signoria dei De Mari, la comunità di Capraia doveva possedere degli statuti o capitoli che regolavano la vita comunitaria: sappiamo che esisteva l’assemblea dei cittadini maschi e che venivano nominati annualmente due Sindaci o Padri del Comune. Il pievano dell’isola sembra avere un ruolo importante nella gestione della comunità in quanto sempre partecipe delle missioni più importanti che i Padri del Comune devono intraprendere. I rapporti con il loro signore erano regolati da una convenzione che prevedeva il pagamento annuo di 60 sacchi di biade ed è probabile che per quanto riguarda il civile ed il penale, venissero applicati gli statuti e i capitoli di Capocorso promulgati dai De Mari a partire dal 1348 [134].

I capitoli della comunità rimangono invariati nei primi anni della signoria delle Compere; solo dopo il 1540 intervengono dei cambiamenti anche se non sostanziali: diverse donne diventano capi dei fuochi, il numero dei Padri del Comune sale a tre mantenendo la carica annuale e vengono eletti tre ministrali, sempre con carica annuale. Considerato il consistente numero di soldati, che sposatisi con le donne capraiesi, hanno deciso di rimanere nell’isola come abitanti, uno dei Padri del Comune e un ministrale vengono eletti tra loro a rappresentarli nella gestione della comunità [135]. Gli obblighi dei Capraiesi verso le Compere si riducono all’acquisto del sale a prezzo stabilito, inizialmente presso l’apposito Ufficio del Sale a Bastia e poi dai Commissari e/o Podestà di Capraia, a partecipare gratuitamente alle guardie all’interno della fortezza e nei posti d’avvistamento sulla cima dei monti [136], a chiedere un permesso per lasciare l’isola [137] e a tenere nell’isola 60 botti di vino locale da vendere al minuto ai soldati e ai marinai di passaggio [138].

Come già detto la partecipazione degli abitanti alla costruzione delle opere di difesa era retribuita o in denaro [139] o tramite donazioni di cibo [140]: i lavori più pesanti erano riservati alle donne ma anche gli uomini vi contribuivano, quando liberi dalle loro attività quotidiane e nei momenti di maggior pericolo. Quando i corsari si aggiravano attorno all’isola o vi sbarcavano, i Capraiesi si armavano e partecipavano, con i soldati regolari, alla difesa dell’isola. Con il passare degli anni alcuni di loro vengono arruolati ed entrano a far parte della guarnigione.

Per quanto riguarda la vita religiosa, i pievani erano nominati dal vescovo di Massa Marittima da cui dipendeva la parrocchia, ma molto spesso il posto era vacante e le Compere erano costrette ad inviare un cappellano. Il pievano riceveva dai Capraiesi una decima sui raccolti [141], mentre il cappellano veniva retribuito dalle Compere. Nell’isola oltre alla antica pieve di Santo Stefano, di origine pisana e lontana dal paese, c’erano una chiesa, dedicata a S. Nicola, all’interno della fortezza, la chiesa del porto, semidistrutta da Dragut ed utilizzata per diversi anni come magazzino, e una piccola cappella, fuori dalle mura, dedicata a San Giacomo. Nel 1552 una missione di due gesuiti capita nell’isola durante il viaggio per la Corsica, e vi trova una situazione religiosa molto deteriorata, in particolare a causa dei matrimoni celebrati tra consanguinei senza autorizzazione e del comportamento del cappellano [142]. I cappellani inviati dalle Compere integravano il loro magro salario svolgendo diverse attività poco confacenti alla loro missione: talvolta erano impiegati come soprintendenti ai lavori di costruzione e facevano trasporti marittimi con piccole imbarcazioni [143].

I rapporti tra la comunità e le Compere erano sanciti dagli atti di vassallaggio che la comunità, riunita in assemblea, sottoscrive: il primo nel 1506 (Appendice 3) dopo che a Genova gli ambasciatori di Capraia hanno firmato l’« Instrumento de pacti e translatione » a sancire il passaggio dalla signoria dei De Mari a quella dell’Ufficio di S. Giorgio ed il secondo (Appendice 6) che viene richiesto dalle Compere nel 1540 prima del ritorno dei Capraiesi nella loro isola. Non è chiaro il motivo che spinge le Compere a richiedere un secondo atto di vassallaggio: probabilmente non si fidavano troppo della volontà degli isolani di rispettare le regole imposte da Genova e prima di dare inizio ai costosi lavori di difesa dell’isola volevano assicurarsi della piena sottomissione degli abitanti e del il rimborso dei prestiti contratti da loro [144]. È interessante notare che mentre il primo atto viene sottoscritto da tutti gli uomini d’età superiore ai quattordici anni, il secondo, che riporta un numero ridotto di nomi, sembrerebbe essere stato sottoscritto solo dagli uomini validi, capi dei fuochi, sopravissuti alla razzia di Dragut.

A partire dal 1506 le Compere esercitano la loro autorità nell’isola tramite un Podestà nominato dal Governatore. Tale carica era retribuita direttamente dai Capraiesi e l’indennità doveva essere molto magra [145]: è per questo che il posto non era considerato appetibile e i Podestà cercavano di stare nell’isola il meno possibile. Anche se è confermata una certa continuità nella carica almeno fino al 1516, negli anni successivi fino al 1540 tale presenza deve essere stata saltuaria, tanto che non si parla della presenza di un Podestà durante i cruciali momenti della razzia di Dragut. Tra il 1506 e il 1540 la difesa dell’isola è assicurata soltanto dagli abitanti, non mantenendovi le Compere un presidio stabile.

Dopo il 1540 la presenza delle Compere nell’isola assume man mano una struttura più organica: si inizia con l’invio di un Commissario e Capitano, nomina di tipo straordinario, per riconquistare l’isola ed iniziare la costruzione delle opere di difesa, a cui fa seguito con continuità la presenza di Commissari e/o Podestà, con una piccola corte amministrativa (il cancelliere che funge anche da notaio, il servitore, e negli ultimi anni anche il munizioniere) e con un presidio militare nella fortezza e nelle due torri. Fino al 1556 con la contemporanea presenza di un Commissario e di un Podestà la divisione dei compiti tra i due funzionari è talvolta ambigua e origine di contrasti: il Commissario sembra avere la piena responsabilità della gestione dell’isola, mentre al Podestà sono affidati gli incarichi amministrativi. I Commissari e/o Podestà avevano un mandato di tredici mesi e i loro compiti erano definiti da precise istruzioni che venivano consegnate al nuovo Commissario e/o Podestà al momento della nomina. Un’istru­zione del 1556 (Appendice 12), anno in cui è definitivamente soppressa la carica di Podestà, per il nuovo Commissario Gio Batta Viganego fornisce una chiara indicazione dei compiti affidati al rappresentante delle Compere e dei suoi doveri nonché delle procedure che egli deve seguire nella gestione dell’isola: in particolare mantenere i buoni rapporti con la comunità, sovrintendere alle opere di difesa e alla disciplina dei soldati, amministrare la giustizia sia per il civile sia per il penale [146] secondo i Capitoli di Corsica [147], provvedere agli approvvigionamenti dell’isola, pagare il salario mensile ai funzionari della sua corte e ai soldati della guarnigione, assicurare una corretta gestione della contabilità e riscuotere la tassa d’ancoraggio [148]. Alla partenza da Genova, al nuovo Commissario e/o Podestà veniva consegnata anche una lettera patente (Appendice 12) con la quale si presentava al suo predecessore per prendere possesso dell’isola e che veniva letta ai Capraiesi e ai soldati della guarnigione riuniti nella piazza della fortezza. Al termine della sua missione il Commissario era sottoposto ad un Sindacato formato dal suo successore e da due cittadini dell’isola. Anche i torrigiani delle due torri venivano nominati dalle Compere con precise istruzioni sui loro compiti. Da quanto sopra detto è evidente che mentrefino al 1540 le Compere gestiscono l’isola tramite il Governatore, dopo tale data esse assumono le gestione diretta dell’isola, nominando i funzionari inviati da Genova e lasciando al Governatore solo una responsabilità gerarchica e di controllo. Le spese sostenute dalle Compere per il mantenimento della guarnigione a Capraia, funzionari e truppa, sono notevoli (Appendice 14): il rollo dei soli soldati residenti (50 persone) nel luglio 1558 indica una spesa mensile di L. 597.10 [149]. Ciò giustifica la rapidità con cui la guarnigione viene ridotta al cessare della guerra di Corsica e l’arruolamento di soldati capraiesi in sostituzione di quelli provenienti dalla terraferma.

I Capraiesi erano esenti da tasse e sovente ricorrevano alle Compere per ricevere sussidi in denaro per pagare il riscatto dei congiunti catturati dai corsari [150], per ottenere esenzioni dalla gabella per la vendita del loro vino a Genova [151], e per dilazioni nel pagamento dei rifornimenti, specialmente granaglie, negli anni di carestia [152].

Appendice

1

Relazione di Francesco Ragio e Barnaba da Castilione ai Protettori delle Compere del 5 luglio 1504.

(ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 236-240).

« … Lo Magnifico Domino Gubernatore ne ha mandato qua per componere questa disputa da messere Jacobo de Mare ali Capraesi, e subito che iunsemo in questo loco se dedemo loco demandare in che grado era luna parte e laltra. E trovamo che quelli di Capraia se teniano forte e erano talmenti proveduti che poco dubitavano del Campo e tanto piu che de mangiare e bevere non potevano perire perfino a mesi otto in circa. Dicto messere Jacobo poteva havere da homini 500 circa e non poco tropo apti a simile exercicio e quello di che dicto Domino Jacobo paresse se facesse piu cumcepto erano due bombarde del signore di Piombino qualle tiravano da rubi trei de petra in circa per tuta fiata per quello havemo veduto facevano pocho percusso. In lo Campo era drisata la Bandera del Signore de Piombino e quella Da Mare, e su in la torre di Caprara la Bandera de Vostre Signorie, quelli della terra cridavano Sangiorgio e quelli de fora Drago e Jacobo. Ben est vero che per la venuta nostra ognuno cridava Sangiorgio. Ordinamo che ne luna parte ne laltra non se dovesseno offendere perfino a tanto non havessimo inteso la volunta de le parte e cossi fu observato. Intramo dentro da la terra e trovamo che tuti generalmenti homini e done dexideravano darsi a Vostre Signorie e ne fiano intendere che inanti prendessino pacti cum messere Jacobo se mangieriano piu tosto luno laltro per brama de pane. Et che piu tosto se dariano a turchi e concludendo che la loro disposizione era di vivere e morire sotto lo Guberno e bandera di Vostre Signorie pregandone che como mandati da lo Magnifico Domino Gubernatore li volessimo aceptare. Ghe resposemo che lo amore e affectione che Vostre Signorie hano e cossi ogni Genoese a questa terra ha movuto lo Magnifico Domino Gubernatore a mandarne qua per cavarli da questo travaglio. Et benche no habiamo commisione di acceptarli sotto lo Guberno e protectione de Vostre Signorie che lo tempo haria grande forza e che dariamo adviso e cossi poteriano fare loro a Vostre Signorie de la sua bona dispositione, e che levato serà questo Campo poterano mandare alcuni de loro a Vostre Signorie e farli intendere quanto sia la loro voluntate. Et gli confortamo venisseno in qualche accordio perche potevano considerare che ogni jorno questi de lo Campo ghe frazavano li loro grani e bestiame. Et ultra che dicto Domino Jacobo se poteria disdegnare per modo che gli faria impichare cinque soi homini qualli habe per via de denari da lo patrone de uno bregantino nominato lo Corseto, qualli dicto bregantino li preise questi di in Gorgona che erano mandati da li homini di questa terra a Vostre Signorie. Lo dubio che haviano di quelli cinque homini li fece pure alquanto condescendere a fare accordio. Deinde parlamo a messere Jacobo cum lo qualle etiam prima havevamo parlato, lo qualle asai presto se reise facile a pervenire in accordio. Et deinde desgrosiato che habemo la volunta de le parti le habiamo reducte a questi pacti, videlicet che per uno Instrumento scripto per me Francesco dicti di Capraia hano promisso di essere boni vasalli de dicto messere Jacobo e stare sotto quelle obligatione sono li altri vasalli di Capocorso reservato che non siano obligati a quatro oppere lo anno como sono quelli de Capocorso. Et dicto messere Jacobo li ha acceptati in sua bona Gratia e amore, et li ha perdonato ogni iniuria desobedientia e offensione in la qualle fusseno incorsi per lo passato, per modo che de tuto lo passato siano liberi e franchi. Et poiché era seguito in questa guerra morte di trei o quatro homini di quelli de lo Campo e qualche feriti, intra doi o trei feriti in la terra, se hano remisso ogni iniuria e offensione e promisso luna parte e laltra di essere in bona pace e concordia. Oltra di questo per li dicti cinque prexoni e per ogni spesa danno e insulto fusse seguito a dicto Domino Jacobo li dicti de Capraia ghe hano dato Ducati 350. Et adcio Vostre Signorie intendeno bene ogni cossa in lo dicto instrumento est declarato che se intra le dicte parte no se fusse recordato tute quelle cosse bezegneriano, che ale dicte parte siano reservate ogni loro raxone davanti quello magistrato unde meglio se potesseno recorrere. Et questo hano facto Capraesi e cossi ne hano dicto perché la loro intencione est che levato che sia lo Campo, se voleno recorrere a Vostre Signorie e farli intendere che la intenzione loro est di restare sotto quelle e de non stare sotto messere Jacobo. A questa reservatione dicto Domino Jacobo se rendeva difficile, ben che non intende la caxone perché Capraesi la habiano […] pur che lo habiamo reduto. Magnifici Domini questo accordio a nostro pareire est stato a bono proposito per luna parte e per laltra perché dicto messere Jacobo per le forse havia qua no havia modo de prendere la terra e forsia seria stato necessitato levarsi sensa alcuno honore, et a quelli de Capraia ne seguiva grande interesso di frazamento de grani e bestiame e ultra potevano pur stare cum qualche timore di quelli homini cinque prexoni et ultra che qualche desdegno non havesse causato che se fusse messo mano a tagliare le vigne che seria stato uno Calice a capraesi de non havere mai piu speransa de drizare Capo, poiche 530 botte de vino in circa che face questa Insula est quasi tuto lo suo fondamento. De grano e ordio ne recoglieno qualche pocho piu del suo vivere. E questa annata la haviano missa per frazata como in vero potevano mettere, tamen mediante lo accordio predicto ne recoglierano piu de la medita o forsia li doi terci. E questo anno hano havuto vinicia per modo che quello li resta li scusa quasi una annata. Vostre Signorie sono advisate di quello est seguito e poterano considerare cossi in la volunta de Capraesi como in quello che se credava in lo Campo e de la bandera del Signore de Piombino. Ne […] Capraesi hanno movuto la bandera di Vostre Signorie de su in la torre qualle sta acompagnata de quella de messere Jacobo. Et non obstante che da molti de quelli de lo Campo li sia stato dicto che siando questa terra de messere Jacobo che basta la sua bandera, pure quella de Vostre Signorie sta forte. Li Capraesi ne hano dicto che piu fiate lo Signore de Piombino gli ha facto molte proferte e requestoli che li daghino questa terra, la qual cossa diceno essere tuta aliena da la loro volunta et che la bandera del dicto Signore de Piombino li ha piu inanimati a deffendersi cha se fusse stata la bandera sola de messere Jacobo, poiche dubitavano como pur diceno haviere inteso che dicto Domino Jacobo non volesse dare o, lo bottino, o la terra a dicto Signore de Piombino e in lo Campo era uno prete di Piombino delo ordine di santo Augostino cum un altro piombinesse nomato lo Conte per via de casata. E questi doi paria desseno la legie. Le bombarde del Signore de Piombino sono imbarcate e questa notte credo anderano via e domani presto se levera lo Campo e ciaschuno ritornera a casa sua … ».

2

Lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 4, 8, 9 e 15 maggio 1506.

(ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 754-762).

« … Lo quale Domino Jacobo siando sono jorni quatro a Sancta Severa in lo quale loco capito uno brigantino de la Spedia habe a dire a Georgino Da Fo, e a Jeronimo de Cichinelo quali sono li Capi in dicto brigantino, che bezugneria del brigantino per octo aut dece jorni. E domandando li predicti in che cossa lo volia adoperare, li respose che prete Enrico plebano de Capraia haria caxone de andare a Roma e che volia far stare lo brigantino in canale aut alo monte Argentaro per prendere dicto plebano. Me parso de questo darne adviso a Vostre Signorie adcio quelle intendeno el tuto e che animo ha dicto Domino Jacobo verso dicto plebano quale me parso devotissimo di Vostre Signorie. Et lo quale fu espedicto di qua cum lettere al proposito suo circa la citazione a lui facta per lo logotente de lo reverendo Domino episcopo de Massa como scripsi a Vostre Signorie, e cum ordine mandasse procure adcio quello Capitaneo Domenico suo inimico non lo havesse a fare capitare male … die iiii maii 1506 …/ X die viii dicti/ … Como se est dicto in la suprascripta copia lo plebano de Capraia se partito di qua al quale ultra le lettere per lo facto suo li feci una patente per la quale commetteva ad ogni persona de Corsica sotto pena de la disgratia de le Signorie Vostre non li dovesseno dare impacho, ne molestia alcuna et nominatim se comandava a messer Jacobo Da Mare, lo quale messer Jacobo ultra che havia temptato lo brigantino de Cichinelo ha facto armare doi leudi e adrisatoli in l’Erba per prendere dicto plebano. Et cossi est sortito lo suo intento che andando predicto plebano di Capraia a Marchana e siando a quella piagia per desmontare, li homini de dicti leudi lo preiseno cum soi compagni e in lo prendere lo feriteno de una partexana in lo fianco e lo conduceno in Sancto Columbano. Et ali sei pure habi la nova. Del che restai cum malinconia per piu respecti. Et tra li altri per lo regimento del loco de Capraia etiam per la presumptione del dicto messer Jacobo lo quale non ha havuto respecto che la causa de capraesi pendesse davanti a Vostre Signorie ne etiam a la patente ne ad alcuna altra cossa. In quelo ponto che habi la noticia mandai lo vicario in Capo Corso e cum lui meistro Baptista barbero per curare dicto plebano e al dicto vicario ordinai requerisse dicto plebano e li altri soi compagni. Lo quale vicario junto che fu trovo dicto messer Jacobo in lo Castelo de Sancto Columbano ben acompagnato de gente e requerite li dicti Capraesi. Lo qualle per quello jorno non volse assentire a dargeli. Poi lo di sequente che fu jeri matina ge li consigno e ha trovato che dicto plebano est cum periculo de la vita per la dicta ferita e como sia tempo lo conducerano qua Dio lo libere. Vostre Signorie pono intendere sotto qual forma se guberna dicto messer Jacobo, lo quale se lasia gubernare da alcun pochi tristi, e li altri non bramano altro che Vostre Signorie. E meo judicio pocho sale metteria a fare ogni sbaranso. Per tanto recordo a Vostre Signorie che faciano bono pensamento in lo suo guberno e prenderli qualche directione. Et a mio judicio est necessario darli tutore primo che non possa nocer a lui ne ad altri che seria cossa facilissima. … In Capraia per dubito non seguisse confuxione etiam siando requesto da dicti capraesi poi la preisa del dicto plebano ho mandato uno meissero Aloiso de Arquata quale est solito stare al stipendio di Vostre Signorie et ordinato che conforte queli populi e li facia bono animo, et che se guardino da tristi che presto se provedera a tuto. Lo quale fara residentia in dicto loco perfino se vedra lo exito del plebano, lo quale se mancasse, sera bizogno che Vostre Signorie imbrassino quelo loco perche deti Capraesi piu tosto se sottometteriano a turchi che venire sotto le mane de messer Jacobo/ X die viiii dicti/ Poi jeri seira est stato conducto lo supradicto plebano e soi compagni in questo loco, de la vita de lo quale secumdo la relatione de meistro Baptista asai se dubita. Se ne ha bona cura. Lo vicario no est ancora retornato e lo attendo questo jorno, e queli hano cumducto lo dicto plebano hano preiso uno Baptino de Framura habitante a Santa Severa prone de uno de li leudi. Poteria essere lo vicario ne cumduceria de li altri e in tuto se andera manegiando la causa cum reputacione, fino a tanto habia ordine da Vostre Signorie como me habia a cumteneire … / X die XVdicti/ … Et circa lo caxo del plebano de Capraia non se ha a replicare altro, se rege cum lo fiato tante. Et per essersi retrovato desfonderato le budele non se ne ha alcuna speransa de salute. Et vedendo lui non poteria scampare, ha deliberato transferirse a casa sua, desperando inanti la sua morte vedeire li soi e ordenare la sue cosse e ha dicto de partire hodie. Est da doleire per la qualitate sua e per la importancia de quello loco. Se est dato ordine a queli populi e cossi a meistro Aloiso de Arquata che habiano bona custodia e che non permetteno che Capitaneo Domenico de Capraia adversario de dicto plebano intre in quela terra. Est homo pernicioso e caxone de ogni male … ».

3

Atto di vassallaggio e fedeltà dei Capraiesi alle Compere di S. Giorgio del 6 ottobre 1506.

(ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 245-248).

« In Nomine Domine Amen. Cum verum sit che lo venerabile Domino prete Arrio plebano Manuello ac Antonio Sindici Ambasciatori de la Comunita e Universita de tuti li habitanti de la presente Insula de Capraia cossi a loro nome proprio como a nome e vicenda de tuti li altri homini habitanti e sui successori de dicta Insula habiano transferito per vertu de loro mandato e baiglia de la quale ne consta publico instromento facto e rogato de mano de me notaro publico infrascritto die trei Iulii de lo anno presente lo dominio e possessione ac la signoria de la dicta Insula cum tuta sua Jurisdictione ac pertinentie e cum tute le prerogative ac rasoni cum le quale la possedevano li antecessori de Domino Jacobo de Mare cum mero e mixto Imperio ac gladii potestate e in tuto e per tuto secundo se contene in lo instromento de pacti e translatione de lo dicto dominio possessione e signoria e pertinentie ut supra alo Magnifico e prestantissimo Officio di Sancto Georgio de lo Excellentissimo Comune de Genoa como consta de mano de lo Egregio Cancellero Acursio de Borlasca Citadino de Genoa e notaro publico die XXVIIII Iulii de lo anno presente a lo quale se habia relatione. Id […] li infrascritti homini de la dicta Comunita […] sunt hic videlicet […] [153] li quali homini supradicti diceno che sono lo integro numero di tuti li homini da quindece anni in su de dicta Insula esetuato da quatro o sei incirca che sono alcuni mallati e alcuni per la Insula e fora de la Insula per alcuni sui negotii. Unde che essendossi dicti homini congregati e adunati tuti inseme in loco infrascrito a sono de corno in modo loro usato per dare e metere ad executione lo infrascritto suo negotio e che habiando notitia de le predicte cose e volendo fare e observare quello est de rasone e de equita, per tanto tuti per una voce nemio discrepante ad […] cautella ratificano, approbano e confermano tutto quello e quanto li predicti prete Arrio Manuello e Antonio Sindici Ambasciatori e procuratori de dicta Comunita e Universita cum lo prefato Magnifico e prestantissimo Officio hano contractato capitulato convento e per comportione siglato inla dicta translatione de li dicti Dominio, posessione e signoria cum pertinentie ut supra e per piu melio attendere e observare de novo e […] bisogna humilmente e reverentemente singulatim iurano corporalmente tocando le sacre scretture sopra di uno messale in mano di me notaro publico infrascritto solemniter stipulante e recipiente nomine e vece de lo prelibato Magnifico e prestantissimo Officio per lo tempo presente e advenire essere boni e […] e fedeli subditi ac vassali alo prefato Magnifico e prestantssimo Officio ne in dito ne in facto no contrafare ne […] quello ma piu tosto atendere e observare ogni e singuli pacti conventione e comportione facti per li predicti sindici Ambasciatori e procuratori cum lo prelibato Magnifico e prestantissimo Officio e secundo quelli regersi gubernarsi ac mantenersi per lo tempo presente e davenire … ne presente ne da avenire dicti homini ne soi sucessori no tracterano ne cometerano per se ne per altri ne in dicto ne in facto ne in secreto ne in palese per modo ne per via alcuna cosa che sia contra lo honore utile e stato de lo prelibato Magnifico e prestantissimo Officio ma piu tosto quando dicti homini aut alcuno di elli e sui successori sapesseno che alcuno machinasse tractasse overo cometesse per se o per altri in palese, o, in secreto, in dicto, o, in facto contra lo honore utile e stato predictj piu presto che poderano lo manefesterano e ne farano notitia alo prelibato Magnifico e prestantissimo Officio aut a sui officiali soto la pena se contene in li dicti pacti conventione e traslatione pregando me notaro publico infrascripto che di tute e singule supra predicte li ne facesse e celebrasse uno e piu publico onere publici Instrumento e Instrumenti.

Acta […] in dicta Insula Capraria sub Campanille sancti Nicolai dicte Insule anno Domini nativitatis Mille quinquegentesimo sexto Indictione nona die sexto martis tertia de ora octobris … ».

4

Supplica del pievano Orrigo e di Martino, a nome della Comunità di Capraia, ai Protettori delle Compere del 17 dicembre 1515.

(ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 285-288).

« … humilemente exponeno li devotissimi subditi e servitori vostri lo Venerabile prete Orrigo piovano de la Insula vostra di Capraia e Martino di Jacobi como mandatarii de la Comunita di dicta Insula: che essendosi dati e accreditati li habitanti di dicto loco soto la protectione di Vostre Signorie soto lo modo e forma ne li quali erano alo tempo di Messer Jacobo da Mare: in lo quale tempo erano soliti di comprare lo sale per loro bisogno in ogni loco dove a loro piacia: alo presente lo Gubernatore ad instantia de li gabelloti de lo sale de la insula vostra di Corsica ha facto comandamento a dicti homini: che no debiano prendere sale excepto da la cabella de la Bastita, e se si terrano gravati debiano comparere davanti da lui. E essendosi presentati davanti ad ello hano obtenuto una lettera da lui la quale presentano davanti a Vostre Signorie unde Magnifici domini. Havendo sempre epsi poveri habitatori havuto per ogni tempo faculta di comperare sale in ogni loco, devotamenti supplicano, a Vostre Signorie li vogliano compiacere, che possino comprare sale per loro uzo in ogni loco maxime bisognando de pocho sale e esendo cossa minima e seria grande disconcio e incomodita a dicti habitanti andare alla Bastita a comprare sale per lo grande periculo cossi de mare como de corsali: e questo requereno per grazia speciale siandoli sempre cossi stato permisso e concusso per ogni tempo. Dalaltra parte Magnifici domini exponeno a Vostre Signorie, che havendo lo Gubernatore passato, cioè lo nobile Francesco Salvaigo, mandato Stephano di Clavaro per podesta de dicto loco: lo quale è stato in dicto officio piu di doi anni, e no ha gia gubernato epsi poveri habitatori como si convenia e no observato li capitoli loro e facto de le cosse insolite e no assignato la sua parte de le condenationi ala Comunita como era obligato per loro capituli, per questo requereno che Vostre Signorie degnino di ordinare, che ogni Vostro Gubernatore debia mandare uno novo podesta in dicto loco acioche siano bene gubernati e che li siano obeservati li loro capituli. Et perche dicto podesta ha prohibito che li consuli de la dicta Comunita non screvessino a Vostre Signorie per la venuta de epsi supplicanti, et havendo ultra facto comandamento alo patrone de uno brigantino che no levasse epsi supplicanti, idest presentano una lettera principiata la quale dicto podesta no permisse che fosse compita perche no volia che epsi suplicanti comparessino davanti a Vostre Signorie per loro provisione e remedio. E cossi vederorno Vostre Signorie per la lettera de dicto podesta la quale […] presentano, per questo supplicano, a Vostre Signorie che li sia proveduto de novo podesta non havendo mai havuto excepto doi podesta per tuto lo tempo sono soto lo regimento di Vostre Signorie che sono circa agni dexe acioche li officiali faciano loro debito e stiano a sindicamento, in tuto li predicti cossi se arricomandanpo ale Signorie Vostre le quale Dio salve e mantegna in bono e pacifico stato. Et poiche dicto podesta ha voluto doe caze per sua abitazione supplicano che Vostre Signorie ordinino che […] dicti supplicanti debiano dare una caza ali novi podesta per habitacione siando la Comunita povera, e lo loco povero, e che dicto podesta no possa ne debia dare alcuna sentencia ne fare alcuna condenatione sensa consentimento e volunta de li consoli de dicto loco cossi como se cumtene in li loro capitoli concessi per li precessori di Vostre Signorie li quali capitoli supplicano li siano observati cossi per li gubernatori vostri anderano in Corsica como etiam per li podesta che anderano in dicto loco li quali podestai siano obligati di tenere bono conto di tute le cumdenationi farano in tuto lo suo tempo e assignare la sua medita a la Comunita di dicto loco como sono tenuti per li dicti capitoli. Item supplicano che li podestai li quali anderano de qui avanti in dicto loco no possono ni debiano astrengere li poveri habitanti a darli tuto lo suo salario in principio de lo suo officio, como hano facto fino a qui, e questo attento perche alcuna fiata perdino tuto lo suo salario, e poi se parteno, e poi no retornano salvo quando est venuto lo tempo de laltro salario. E per questo requerono che no posseno essere astrecti a pagare dicto salario, excepto in tre paghe cioe di quatro in quatro meisi, como si costuma in ogni loco, e acioche dicti podestai no habieno caxoni di partersi e abandonare lo loco e prendere lo salario sensa stare in lo loco. Item supplicano che Vostre Signorie si degnino de fare scrivere a dicto prio podesta che no debia prendere contra de ipsi supplicanti per la venuta loro in questa cita essendo venuti di ordine di tuta la Comunita. Item supplicano che Vostre Signorie si degnino di ordinare che di qui avanti, tute le sententie le quale serano date per li podestai de dicto loco, siano ascripte per uno de scrivani de dicto loco, e no per li podesta, no siando honesto che lo podesta daghe lo sententie e le scrive di sua mano, acio sia levata ogni suspictione ale parti. … ».

5

Lettera dei Protettori delle Compere al Governatore del 30 giugno 1540.

(ASG, S. Giorgio, Cancelleria, n. 607/2379).

« … Di poi sono comparsi doi di essi huomini con lettere di credenza in nome di tutti gli altri e ne hanno notificata la miseria loro benche quella si fussi assai palese. Et richiestone di molte cose quando noi vogliamo che si ritornino ad habitare in Capraia le quali a volerle mandare ad essecutione come loro ricercano seriano di grandissima spesa, però venuti al ristretto di quello che al manco si contentariano per adesso si sono reduti a questo che facendoli riffare la muraglia roinata nel grado che era di prima provedendoli per il vivere de loro fino a questi mosti e piu di botte CC da poter metere li vini che raccoglieranno queste vendemie vi ritornarano dove poi in appresso se li faccia la muraglia, o, overo una torre di tal sorte che vi possino stare sicuri. Noi desiderando per beneficio di quella cara isola che ad ogni modo questo facciano havemo fatta deliberatione di compiacerli di quanto come di sopra per hora hanno detto di satisfarsi. Et cosi il rimanente quando però dali habitanti in detta isola si habbia tal suffragio che si possiamo risolvere di esseguirlo et loro si facciano nostri vassalli e ne giurino la fedeltà si como detti doi homini hanno rifferto che si ottenira largamente ricercandolo. Et essi volentieri faranno e non dimeno si è parso rimandarli a voi senza altramente palesarli la intentione nostra manco quanto gia si è resoluto di fare al quale ordinamo che come più presto se possibile facciate venire dinanzi da voi li dodeci di Corsica e qualche altri secondo che vi parera essere al proposito e sotto quelle piu accomodate parolle che giudicarete essere espediente gli persuadiate ad volersi esibire facili e pronti in dare di quelli suffragii per fortificazione di detto loco di Capraia che è in loro potere di fare a fin che si possi mandare ad essecutione ordinando a vostri locotenenti e altri uffitiali nostri di quella Isola che facciano il medesimo nelle juridizioni loro. Fra tanto darete buona speranza a detti capraesi facendoli provedere di quello vivere che giudicarete loro non potere a meno. Inteso puoi quanto detti dodeci vogliono fare e che subsidio con tale effetto in ristretto da altri anche si puo prevedere ne darete subito aviso a fin che sappiamo come contenersi, et mandarete senza altra dilazione al detto loco di Capraia maestri muratori con tutte quelle provisioni e atratti che bisogna alle quali. Alla havuta di questa ad ogni modo darete ordine di riffare la detta muraglia roinata come di sopra si è detto, fatto però prima con quella solennita che bisogna detti capraesi farse vasalli e subditi e giurare la fidelta quali simalmente mandarete insieme con detti maestri e provisioni in detto loco di Capraia a fin che gli habbino a dare di quelli agiuti manuali che … si come loro si sono offerti di fare e con tal provisione di vittualie che sie sufficiente considerata la possibilita di essi per il vitto loro fino alli detti mosti. Et manco spesa alla Camera nostra che sie possibile dandone di quanto […] distintamente aviso. Et perche si sono dati alli detti doi di Capraia archibusi sedeci con le sue fiasche polverini et […] sedeci spade libre LXIIII di polvere et polverino in uno barrile et rubi tre de corda et altretanti di piombo si come per la includenda lista vederete il pretio de quali ascende a L 102 s 4 farete che di essi denari si costituiscono nostri debitori a doverli pagare a beneplacito nostro et cosi di ogni altra cosa che per voi gli fussi data o sera data per il loro vivere e dandoli oltre di ciò sedeci suche di quelle che avete costi cioè delle manco buone perche si possino adoperare acio habbino insieme con dette altre provisioni a portare in Capraia … ».

6

Atto di vassallaggio e fedeltà dei capraiesi alle Compere di S. Giorgio del 25 agosto 1540.

(ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 193).

« In Nome Domini amen. Conciosiaché li mesi passati nei danni et ruina della terra di Capraia gli hommini di quella et loro donne fussino stati presi da infideli e menati in captivita, et Como a Dio piacque da Genoesi sian stati liberati et conducti in lo presente loco de la Bastia nel quale dal Magnifico et Prestantissimo Offitio de San Giorgio della excelsa Republica di Genoa son stati ben tractati, di denari subvenuti, e al fine da esso Magnifico Offitio reducti ne la sua terra e quella restaurata con affecto filiale verso essi capraesi non havendo epso Magnifico et Prestantissimo Offitio riguardato a spese nè a fatica, e considerando infrascripti capraesi tutte le cose predette e altri innumerabili benefitii havuti e receputi da esso Magnifico et Prestantissimo Offitio, et che piu fida tutella, ne meglior Signore non pono havere sotto quali possino riposarsi di esso Magnifico et Prestantissimo Offitio, però tutti loro che in appresso seran descripti e li nomi loro son tali e primo

Domenico q. Andrea detto Comoro           Antone q. Domenico

Piero q. Germano                                          Petro q. Joanni

Teramo q. Percivalle                                     Michelangiole q. Joanni

Mariano q. Moroso                                       Rifaciolo q. Oliveri

Francesco q. Pasqualino                              Manucio q. Boschaino

Francesco q. Matheo                                    Leonardo q. Pasqualino

Piero q. Coniio                                               Joanni q. Oliveri

Piero q. Martino                                            Tarascano q. Pasqualino

Joani q. Domenico                                         Iacomo q. Petro

Mannello q. Joanni anzi q. Suzone             Domenico q. Nicolo

alloro nomi e a nome de tutti quelli che fussino absenti per li quali deratto hanno promesso e promettono sotto […] e obligatione per ogni e singuli lor beni mobili e immobili presenti e futuri renuntiando in le predette cosse ogni exceptione per la quale potessero allare […].

Constituti davanti dal Magnifico Signor Meliaduce Usudimare Gubernatore di Corsica como quelli che representano e sono tutta la Universita e Comunita de lisola de Capraia per loro e per loro descendenti e per ogni altro che si retrovassino de detta Isola. E non volendo a tanti benefitii essere ingrati, spontaneamenti e de loro libera volunta e non indutti ne per dolo ne per ignorantia difatto, o, de rato dicono e confessano e si constituiscono vassalli e subditi da qui inanti di esso Magnifico et Prestantissimo Offitio e cossi essi como lor moglie e figlioli et ogni loro descendenti e che descenderano da essi. E prometteno di sempre essere fideli vassalli e subditi cossi per se como per li loro successori di esso Magnifico et Prestantissimo Offitio, e prometteno prestarli homagio obedirle e far tutto quello e quanto soleno e sono tenuti de far quelli che sono vassalli e subditi e devono mai andar contra ad esso Magnifico et Prestantissimo Offitio ne essi ne li loro successori sotto pena […] de ogni lor beni et de […] altra pena cossi corporale como peccuniaria ad arbitrio di esso Magnifico Offitio. E nanti ad esso Magnifico Gubernatore e me notario e cancellero infrascripto tocando con le mani la Sacre Scripture per uno in uno iurano ut supra di esser fideli subditi et vassalli ad esso Magnifico et Prestantissimo Offitio, et di ubidirle et far tutto quello e quanto a fideli vassalli et subditi sapertiene. In presentia di esso Magnifico Gubernatore quale li accetta per vassalli et subditi a nome di esso Magnifico et Prestantissimo Offitio e cossi le impone che da qui inante si portino da vassalli et subditi e diano obedientia et recognoscano in Domino e signore esso Magnifico et Prestantissimo Offitio e nessun altro Signore recognoscano. E tutto quello che li sera imposto da esso Magnifico Offitio osservino como a fideli subditi e vassalli si conviene. Li quali sopranotati di Capraia aceptano e promettono de far cossi, cossi per se como per lor figlioli moglie et ogni lor descendenti. E […] essi capraesi soprascripti et ogni di loro cossi congiunti como respective sponte ut supra e confessano esser tenuti et veri debitori del prefato Magnifico et Prestantissimo Offitio in una parte de libre centodoe et soldi quatro per pretio de archibuxi arme e polvere a loro consignate per il prefato Magnifico et Prestantissimo Offitio quale cossi sono descripte in uno papero che nel presente se infilsera, e in una alta parte de libre quatrocento ottanta per pretio de botte a n. ducento ancora a lor consignate e piu di tutto quello e quanto a la giornata per lo prefato Magnifico et Prestantissimo Offitio, o, altri a suo nome li sera dato e consignato overo per loro speso, quale libre centodue e soldi quatro ac libre quatrocento ottanta e piu tutto quello che alla giornata saranno overo sera per loro speso obligando loro e loro heredi e descendenti ac la loro terra et Isola de Capraia al prefato Magnifico et Prestantissimo Offitio absente et al prefato Signor Gubernatore e me Cancellero infrascripto Stipulante et hanno promesso e promettono dar e pagar ad ogni voluntà e simplice richiesta di esso Magnifico et Prestantissimo Offitio in pace e senza liti ogni exceptione e contraditione remossa.

Le quale tutte cosse hanno promesso e iurato di observare e non contravenire de rato o, de fatto et si potessero de rato

Sotto pena del doppio de quanto contrafacessero overo non osservassero in tutto como de sopra

E in restitutione de ogni danni spese e interessi per tal causa fatte o se portare in lite o for de lite

Restando sempre mai tutte le cosse predette ferme et valide

E per questo in loro depegno et iipotheca obligano et iipothecano tutti li loro beni presenti e da venir

E de le predette cosse hanno rogato me notario e Cancellero […] chio ne fara uno publico instrumento ad dittame sapiente substantiatamente maligna no mutata … ».

7

Lettera del Commissario Genesio da Quarto ai Protettori delle Compere del 31 agosto 1540.

(ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194).

« … La matina a bona hora calassimo interra li doi capraroli con octo archibuxeri et fecimo fare la discoperta e poi mandassimo le goardie a li lochi soliti e poi il capo di opera cum dodexe de quelli chi ne parsero piu experimentati in le cose de la guerra et io andassimo a la terra et consultamo il modo del fortificarsi habiando io in mano lo aricordo a me datto inscripto dal nostro signor Inzignero[154] de costi qualle per quello consultava che si dovessimo dentro da la muraglia in mezzo di epssa muraglia et il precipicio, qualle precipicio responde verso la marina con maxera astecharsse, e perché avemo trovato che il prefacto Inzignero non havia memoria che fra detto precipicio non era spacio capace a fare dicto stechado per il pochissimo spacio qualle e, tra dette muraglie e, dicto precipitio tuti di acordio nemine discripante habiamo indicato il meglio e, non potere fare altramenti di fortifichare le muraglie vechiie qualle havemo indicato essere fortificabille con poca speiza, e faticha e, pocho spacio di tempo et per tanto di subito missemo mano a chiiudere con maxera sicha il pochissimo pertuzo facto da lartagliaria di turchi et cossi de mano inmano buttare zuza le cime de le caze bruxade qualle fano muraglia a Capraiia et pensemo tuto atorno di epssa muraglia et fianchi fare terrapieno insino a parmi XXV di alteza et quello terrapieno farlo de caze bruxade qualle sono drieto ad essa muraglia dimodo che drieto ad epssa muraglia vegnira arestare de li parmi trenta e, cinque de piasa a la qualle piasa faremo il suo parapeto con prede et terra grosso octo o, none parmi e, la nostra altagliaria la porremo tirare tuta atorno atorno de dicte muraglie per la dicta piasa di modo che como sera fornita ne parra essere in vodo et spero Indio che fra quatro giorni seremo in gradissima fortessa perche insino adesso havemo gia facto terrapieno a la cortina et ad uno fianco ne resta solamente compire di fare terrapieno a laltro fiancho e buttar zuzo la chiiexia con il campanille et due caze con uno magazeno qualli sono apresso a la terra et cosi landeremo fasando de mano in mano et spero che Vostre Signorie se li Inimici atasterano mi lauderano o, vivo o, morto perché non sparmno la vita et non perdono a fatiche como quelle da altre bande serano advisate. Dicte mure con dicti fianchi existenti da precipitio a precipitio non sono larghe piu di duxento parmi incircha di modo che ne restera pochissimo a goardare como haveremo fornito di metterssi in quella diffeiza che noi judicheremo basti metteremo mano a lavorare di calcina e faremo cum pocha speisa et tempo una terrisola inexpugnabille perche il sito il da il modo di farla sera questo che dicti fianchi e, cortina fasceremo d’una muraglia fondata in roche chi avansano fora de la muraglia vechiia qualle muraglia sera di cinque o, sei palmi e, piu e, meno secondo consultera maestro Antonio capo di opera fasando a dicti fianchi li soi oregioni qualli fianchi restano diffeizi per li trei quarti dal precipitio, et laltro quarto se defenderano luno latro et serano tuti terrapieni excluso il suo parapetto qualle faremo penso da octo in nove parmi et la cortina restera drita a lensa tuta terrapiena qualle terrapieno cossi de li fianchi e como de la cortina resta arembato ala rocha qualle va ascendendo in suzo dimodo che ne li torrioni de li fianchi in mancho la cortina non la bastera a ruinare tuta l’altigliaria del mondo … ».

8

Lettera del Commissario Genesio da Quarto ai Protettori delle Compere del 23 settembre 1540.

(ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194).

« … Io poi diletta la Instrutione di Vostre Signorie et lo conseglio del signor nostro Inzegnero cento volta la copia di quale conseglio si manda includendo et considerato la qualita de dicto locho ho cognosuto dicto conseglio essere mirabille et pertanto deliberato quello et godere la eminentiia et dicta tagliata quale è, et sera la fortessa di epsso locho, cioè goderla in questo modo sopra lorlo o, sia sponda di epsa rocha tagliata farghe lo pede de la cortina de la muraglia nova de la terra et cum quanto contraforte ghe vorra quale sera monto pocho arembarla a la muraglia vegia qualle muraglia veghiia servira imparte per contraforte ala nova et dicta muraglia veghiia e tuta dricta a lensa et ha li soi contraforti de li muri de la caze quale ghe erano quali contraforti sono apogiati ala rocha ascendente verso lo bricho et restano pieni di prede pur arembate a dicta rocha ascendente quale fano una piasa piana tuto atorno a epsa muraglia quale piasa e largha in lochi parmi XXX in lochi L et in altri LX di modo che detta cortina quando sera fornita a dicto modo tuta laltaliaria de lo mondo non la basteria a ruinare. Et in li cavi di epsa cortina dove da tuti doii incomenssa lo precipitio faremo doi baluardi cum li soi fianchi et oreglioni quali baluardi perché guarderano dicta cortina et luno guardera laltro et in quella parte dove luno non guardera laltro sera guardata da lo precipitio et dove non sera rocha tagliata ghe la faremo tagliare, ac da precipitio a precipitio non ghe è piu de parmi duxento serano inexpugnabilli. Et dicte cose per la qualita de lo sitto e per la abundantia de le petre quale pagliano petre pichate se farano cum pocha speiiza como per il sucesso Vostre Signorie cognoscerano. Et perché per loro Idio gratia maestro Antonio Capo d’opera e levato et sta bene cum lui ho conferto dicto mio designo quale maestro Antonio imparte ha aprovato epso mio designo et imparte lo ha reprovato. Lo ha aprovato che si facia una cortina dricta a lensa da uno precipitio alatro et che in li doi capi di epsa cortina inciaschaduno capo si facia uno torrione almodo in piu in mancho como ho dicto di sopra. Lo ha reprovato che non volle la cortina sia fondata sopra lorlo o sia sponda de la sopradicta rocha tagliata anci ché la sia fondata piu fora de la terra largha da la muraglia veghiia parmi LX. In la sopradecta rocha quaxi piana sensa sapeiire alegare altra raxone salvo che a lo mio modo la terra è tropo pichola e che a lo suo la sta bene. Considerando io noi 105 venuti da genua et questi 175 caprahexi essere fra bene e male tuti alogiati al coperto et haveiire io anumerato XXIII caze bruxade rattificande et eserghe spacio de farne vii incircha de novo trovo che quando serano ratificate dicte caze XXIII et facte dicte VII che in Caprahiia a luzansa di epso locho porrano stanciare de le persone mille e perché non sono salvo 175 avanti che multiplichino insino in mille sera lo Iudicio universale./ Considerando anchora che fabricare al modo de maestro Antonio li torrioni resteriano fora de la fortessa de li precipicii et che epssi torrioni et cortina seriano piu bassi parmi XX cha quelli ho designato io. Considerando anchora che se alo modo mio se spendera uno al modo di maestro Antonio se spenderia tre imperhoché al modo mio le tagliate de la rocha quale importano quaxi lo tuto sono quaxi facte et al modo suo bizogneria farle cosa quaxi impossibille perché lo pede de li torrioni e de la cortina seriano in rocha piana. Anchora al modo mio li contraforti et terrapieni restano quaxi facti et al suo bizogneria farli. Et per essere io stato in Santo Georgio al serviere viiii ani cognosco che li denari di Santo Georgio sono dinari per la piu parte de monasterii, vidue et pupilli et che a salvare l’anima mia et il mio honore mi bizogna quelli spendere al piu utille et ala meno speiiza et non in fabriche longhe per haverne piu numero de mie paghe. Per tanto attento tute le soprascripte cosse ho astrecto dicto maestro Antonio contra sua volunta a fabricare epssa muraglia secondo lo conseglio de prefacto Inzegnero al mio modo sopra denotato. Quale mastro Antonio lunesdi chi fu a li XXI poi di haverme protestato ha tirato la lensa amio modo et facto spagiare la rocha per fare lo baluardo da mezogiorno et cusi di mano inmano se andera fasando al meglio poteiire et spero Indio ne havero honore. Ho factolo soprascripto discorso a Vostre Signorie accioché quelle intendino il tuto et che se epso maestro Antonio o, vero questi di Caprahiia quali aspirano a la grandessa de la loro terra censa fare caxo de la fortesa et de la speiiza faxesseno a quelle querella che non ho voluto lassare agrandire Caprahiia cognoschino la causa perché non ghe la ho lassata agrandire./ Venere mattina chi sera ali XXIIII cum lo agiuto de Idio faremo dire messa in lo locho dove habiamo designato mettere la prima petra de la fabricha di Caprahiia et poi ghe metteremo una medaglia de uno testone a honore di Idio et di Santo Georgio daremo principio a epssa fabricha … ».

9

Lettera del Commissario Lorenzo De Negro  ai Protettori delle Compere del 9 maggio 1545.

(ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210).

« … Habiando per altre mie datto noticia a Vostre Signorie de la nostra instrata a salvamento Dio laudato et anchora de la charavella quale amodo alchuno non ha possuto discaricar la calcina al locho del Senopito per essere molto discomodo et a periculo di perder detta calcina quale si fece discharicare al porto di Capraia et fatta la magior parte sciorare e pesare. Finita sarà daro noticia a Vostre Signorie del peiso, per rispetto de li mali tempi non si è posuta finire. Al patrone si pago scutti cinquanta e sette per el suo nolito e fatto far la polisa del receputo. Noi se siamo travagliati in reperarsi al meglio habiamo potuto abenche bisogneria fussimo piu numero di soldati di quello siamo per haver molti paci di goardare. Habiamo anchora fatte le nostre barrache di tavole quale non ne hano bastato a finirele ne bisogna de provedersi a la Bastita. Si suplicha a Vostre Signorie ne voglian provedere di uno migliaro di abaini per coprire la barracha de la municione per che ne piove addosso come fussimo a la campagna. Noi bisogniamo grandemente di barrille per aqua al mancho di numero cinquanta perche ne bisogna jorno per jorno de provedersi et per haverla molto discommoda. Si è compratto una fregatina per portare detta aqua. La harena ne la bisogna portarla dal porto di Capraia per non ritrovarsene in altri lochi quale costera di molti denari per non essere in questo locho se non doe barche quale si vogliano far bene pagare. Se paressi a Vostre Signorie di acordarne tre ho vero quatro a tanto al meize e mandarle qui sono certo si avantagliaria assai; noi havemo ritrovato una bellissima cava di pietre sopra lo capitello quale servira per fornir la nostra fabricha et anchora far lo cordone de la torre e una parte de li becanelli. Vostre Signorie si ricordeno di mandarne de la calcina quale si fara discarrichare in questo locho del Senopitto perche li habiamo fatto fare una piacia a forsa de piconi e mase. Bisognera Vostre Signorie ne provedano di mattoni ferrioli a n. 7000 per la cisterna e piu cento chiapasoli per non haver ritrovate pietre accommodate e piu ne provedano del resto delle cose incluse ne la lista fatta per Vostre Signorie. Noi bisogneriamo anchora di laboratori al mancho vinti per riportar li attratti da la marina sopra lo capitello quali si vi portano cum grave difficulta per li mali paci vi sono. Se a Vostre Signorie parressi si havessimo ad accomodarsi di le done di Capraia in fare reportar detti atratti piacera a quelle darni aviso e si fara quanto quelle ne ordinerano. Si fa intendere qualmente dette done sono molto galiarde e farano tanto lavoro como laboratori. … ».

10

Lettera del Podestà Battista Castiglione ai Protettori delle Compere del 5 luglio 1545.

(ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210).

« … venere passato che fu alli 3 del presente sul fare del’alba vennero nelle cale del Senopito nove vasselli latini fin sotto il capitello non sapendo ch’esso fosse munito di genti, e visti dalle guardie i lavoratori capraiesi si messero in fuga e si salvarono tutti alla terra, i soldati e altri del Senopito domandato che gallere fossero risposero quelle di Napoli, e in questo avedutosi del loco ch’era affortificato uscirono destramente della cala, e si posero in un’altra discosta una miglia, e stato un poco vennero fugendo al capitello le guardie de i monti, e dissero le dette fuste essere galeote e fuste che haveano disceso da 600 turchi in terra. A questa nova, resto l’animo nostro travagliato per la poca provisione del capitello d’acqua, e mandate altre guardie dalla terra ci riffersero il simile, e cosi stettemo sospesi et ad ordine fin al vespro, … poi circa mezzo giorno, venne un schiavo di nation maltese giovineto alla terra vestito alla turchesca narrando essersi fugito dalle fuste le quali havendo simulato la partenza havevano lasciati trecento turchi in terra e poi anche la notte erano nel medesimo loco. Ritornate le fuste che erano quindeci tra gallere galleote e fuste capitanate da Drogotto e dal Zoppo, e che di presente haveano poste tra lo Senopito e la terra, et […] di Sicilia partite per Golfo perché tre fregate prese a Palermo gli haveano dato nove delle gallere nostre, e nel camino haveano prese 4 navi fra le quali era la nave di levante ragusea molto ricca e che pensavano di andare in corsica e poi su la rivera di Genova, … La fabrica come pur scrissi a Vostre Signorie si va ritardando et hora quasi del tutto per tanto per aviso a Vostre Signorie se quelle no manderanno almeno vinticinque lavoratori le cose passeranno male, perche gl’huomini e donne capraiesi no vogliono per paura de lo Drogotto lavorarvi e se pur lo faranno dovendo, la mattina e la sera passare per boschi e cale da fuste dal Senopito alla terra, io prometto a Vostre Signorie che saranno un tratto presi tutti e no si potra poi diffender la terra, e se per no andare e venire dormissero al Senopito il che però no vogliono fare, se veniranno fuste le donne consumeranno la provisione e no saranno d’alcun proffitto, e quegli pochi huomini che ci saranno renderanno questa terra ove no ne sono 25 da fatti debolissima e pericolosa, … io mando ancora a Vostre Signorie il schiavo fugito, e perche e meraviglia chel capitello no sia gia stato da tante fuste combatuto, la cagione s’attribuisce che erano stracchi co molti feriti per la presa delle navi, ma si crede chel debbia in ogni modo fare, perche questo cane ha quest’Isola per albergo sempre … ».

11

Lettera di Amelio Lazero [munizioniere?] ai Protettori delle Compere del 25 settembre 1553.

(ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 233).

« … Et prima noi sian qua in questo loco anchor che sia stretto habbian disegnato per riparatione di esso fare impire alquante case qual restano lontano dalla muraglia diece o dodece braza tutte in filla con una dove sta il comissario et una dove sta il mio locotenente qual tutte due fianchegiano il beloardo dove e la sisterna restando superiore la casa dil locotenente al detto cavalero al altro cavalero. In una casa dove sto io la voglian impire anchora lei perche quella dil comissario et la mia restarano fianchi alle supradette case impite et riparerano anchora in parte alla batteria qual pensamo possano fare, dopoii avanti le case impite li resta il notto sopradetto qual habbian pensato farli una trinchiera che restera in meggio tra la batteria et le dette case piene di sopra. In le dette case li volian ponere gabbioni con le Artegliarie in parte con quel modo si poneno a questi bisogni. Oltra di questo voglian impire una casa qual resta dietro a dette case piene che resta superiore alla batteria alle case et ancho dove possano battere scoprendo tutto quel piano. Et di queste cose sino al presente habbian impito una casa e principiato l’altra fatto da trenta gabbioni e piu spianato alquante mazere di orti restavano fori propinqui alla muralia non manchando ogni giorno fare gabbioni spianare terreni roinare case et quelle altre debite provisioni ne pare si convengano in tali effetti et accioche sue Magnificientie sapiano come resta questo loco circa il potersi battere io dico a quel che noi possian comprendere che questo loco puo essere battuto da due parti la prima il beloardo dove è la sisterna la seconda la cortina et parte del altro beloardo una dalla costa verso mezo giorno l’altra dal pogiollo ivi propinquo. He ben vero che non possano sbarchare Artegliaria solamente dalla parte verso la torre la qual cosa tra la torre et la terra se li faria grandissimo danno. Et perche battendo il bastione dove è la sisterna non se ne potressemo aiutare di quella, habbian visto un altra qual resta fori verso la marina […] al nemico andarli commoda con puocha spesa a noi mentre che sue Magnificientie si contentano li faciamo un portello in la muralia come credo piu amplamenti dal comissario nostro li sara scritto. Anchor che non sia capace suplire a questo populo di acqua perho in questo procinto qual si troviamo ne suplira mutandoli l’acqua alla magior parte et anchora che l’intention nostra non era al presente di ruinare case Mazaghini ni altro sino a tanto non havessino nova del nemico nostro havendo questa matina inteso essersi rezo Bonifatio a Francesi la qual cosa molto ne è spiaciuta a tutti non habbian manchato principiare a ruinare case et altre cose necessarie alla fortificatione nostra volendo ad ogni modo tenersi al lor dispetto dandone qualchi giorni di comodita. … ».

12

Istruzioni e lettera patente per il Podestà e Commissario di Capraia del 14 febbraio 1556.

(ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 242).

« …Noi Protettori delle Compere di S. Giorgio della Eccellentissima Republica di Genova, Diamo per Instruttione a Voi Gio Batta Viganego eletto podestà e comissario di Capraia quanto si dirà appresso il che sera parte vostra di osservare a pieno affinché le cose procedino con buono ordine, come desideriamo. Considerato noi la gran spesa che ci dava in tener due ufficiali in Capraia ce parso espediente moderarla e ridurla in un solo il quale habbi la total cura del governo di quel luogo si per le cose civili come ancho delle altre pertinenti alla militia e conservatione della terra e fortezze che gli sono. Havuta percio fede nella sofficientia valor e integrita vostra vi habbiamo insieme col sopradetto Ufficio nostro di Corsica eletto a detto ufficio di podestaria e comissariato per mesi tredeci e per piu tempo o meno a beneplacito nostro con salario de lire cinquecento l’anno quantunque li podesta passati non ne havessero che ducento nonanta e anteposto a tutti li altri che come sapete con no poca solecitudine esso Ufficio ricercavano percio vi persuadiamo a contenervi in quello di sorte che meritamente possiamo di detta elettione vostra rimaner satisfatti si come speriamo che farete./ Gionto che sarete col nome di Dio in Capraia presentarete le lettere patenti nostre che date se vi sono a Disiderio Carasco ivi comissario e a Pantaleone Saoli Carega podesta faccendovi in osservatione di quelle da essi a nome nostro dar il dominio di detto luogo convocati prima tutti li habitanti in esso dove piu vi parira espediente in presentia delli quali farete leggere dette lettere patenti persuadendoli poi con quelle accomodate parole che vi pariranno espedienti che vogliano attendere tutti a vivere principalmente col timor di Dio e in appresso in buona quiete e pacifico insieme da fratelli e essere ubidienti e riverenti alla giustitia e sopra tutto vigillanti alla Custodia della terra perche ciò faccendo oltre che soppliranno al debito e utile loro dimostraranno non essere immemori di tanti beneficii che da noi hanno ricevuto si in farli quella terra in fortezza come in accomodarli di habitatione e altri effetti per la qual cosa habbiamo sborsato gran soma di denari si come essi hanno piena notitia oltra quello che alla giornata vi si spende per custodia e sicurezza loro soggiongendoli che se questo osserveranno a noi sera molto grato e da voi gli seranno fatti di quelli piaceri che a salvatione della giustitia restaranno in vostro potere, all’incontro faccendo altrimente oltre che ci seria non poco molesto ne riceveranno da voi la debita punitione senza rispetto alcuno e cosi che sete per farli buona ragione a tutti in diferentemente secondo che dispongono li Capitoli di Corsica e l’ordine della vostra Instruttione e detto questo o altre simili o piu accomodate parole secondo che meglio saperete gli darete licentia faccendo poi fare Inventario diligentemente di tutto quello che si ritrova nella terra e le due torri del porto e Sinopito spettante alla Camera nostra di munitioni artiglierie e di qual si voglia altra cosa picola o grande che la sia, il quale Inventario ci manderete poi col vostro sottoscritto predetto Pantaleone e di vostra mano ritenendone per ogni buon rispetto un’altra copia medesmamente per tutti dua sottoscritta e avertendo che la polvere la quale vi sera consignata stia in luogo separato e asciuto e che non possa causarvi danno accadendo disgratia di fuoco che gia Dio nol voglia./ Farete poi senza dilatione mandar publica grida che ogn’uno il quale si sentissi gravato dil detto Pantaleone comparisca dinanzi da voi e due sindici capraesi li quali elegere quanto piu presto delli piu idonei che di la si ritrovano dove non siano persone sospette ne da esso podesta stati condemnati fra il termine de otto giorni a fare e deporre la sua querela perche in tal caso non gli mancarete di giustitia e che passato esso termine non lo faccendo durante quello non gli sera piu data udienza ne rimedio, e venendo poi alcuno a richiamarsi li administrarete insieme con detti Sindici buona ragione faccendo scrivere le vostre sentenze di mano del notaro della corte ben chiare affinche venendo quelle dinanzi da noi li quali di esse habbiamo ad esser giudici di apellatione le possiamo bene intendere. E perche siate di tutto avizzato vogliamo che ogni persona la quale pretendesse esserli in caso criminale stato dal detto podesta fatto ingiuria, possa richiamarsi al Sindicato suo e cosi di qual si voglia soma di denari quantonque minima che da quello gli fossero stati tolti e nel dare delle sententie voi harete due voci e altre tante li detti due Sindicatori cioè una per ciascuno di loro tre delle quali quatro voci vogliamo che facciano sentenza talmente che senza il consenso vostro non potra esser valido giudicio altro però prima che sententiar harete in tutto buona consideratione faccendo li giuditii di sorte giustificati che meritamente accadendo possino esser da noi confirmati./ In appresso vi ordiniamo che debbiate riconoscere quelli soldati che nella terra ritrovarete se sono idonei e atti al mestieri delle arme e quando vi ne sia alcuno non buono ce lo denotarete perche in luogo di quello se vi ne fara di altro provisione il medesmo se vi dice delli bombardieri che oltre li detti soldati se gli ritrovano se non fossero cosi esperimentati nel loro essercitio come doveriano./ La principal cura che debbiate havere è da far ben custodire quella terra e ordinare percio le vostre guardie cosi per il giorno come per la notte dove piu bisogna nelle quali parimente farete intravenire li homini di Capraia si come sono sempre soliti in modo che non possiate esser colti per sproveduti facendo sempre tenere le armi pronte ad ogn’uno talmente che ad un bisogno ve ne possiate servire e cosi tenere le artiglierie in quelli luoghi dove sono piu necessarie per offensione del nemico./ Per le cose pertinenti alla giustizia vi si dice che la volonta nostra è che facciate essa giustitia a tutti li capraesi e altri in essa terra habitanti prima nel Civile secondo la forma delli Capitoli di Corsica delli quali raggionevolmente gli ritrovarete copia e quando non vi darete luogo di haverla per mezzo del comissario della Bastita e vogliamo che sia lecito ad ogn’uno apellarsi delle vostre sentenze per cose di valore di lire sette e abinde supra al comissario dove pero lo appellante interponga lo appello dinanzi da voi fra giorni diece al piu tardo poi di data la sententia e fra sei mesi appresso comenciando il giorno che sera deposto la appellatione, la faccia terminare e finire altrimente che quella venghi a rimaner diserta e nulla però delle sententie per voi date in cause civili di minor soma di dette lire sette non vogliamo che alcuno se ne possi richiamar affinche li poveri hommi non habbino a frustarsi in litiggi e spese e quelle che date da voi fossero per cosa ascendente o sia di valuta di lire cento e piu soma vogliamo che habbino approvazione da noi dove però essa approvazione sii interposta e perseguita fra il termine di sopra dichiarato e non altrimente. Vi si da in appresso medesimamente autorita di far ragione nel criminale e punir ogni delinquente secondo che dispongono li detti Capitoli di Corsica sino all’ultimo supplicio e mutilatione di membra exclusive non volendo che esse due pene possiate dar ad alcuno anzi debbiate sempre che a giudicio vostro vi sera delinquente il quale vi paressi meritar pena di sangue come si e detto mandare il processo al vicario di Corsica; e secondo la sentenza di quello condemnarlo e punirlo. Ne delle condemnationi che farete nel tempo del Vostro ufficio vogliamo che a voi ne spetti parte alcuna anzi che siano tutte della Camera nostra e percio vi comettemo che debbiate quelle far annotar in un libretto diligentemente dal detto notaro della corte per giornata secondo che si faranno il quale libretto portarete poi con voi quando piacendo a Dio ritornarete lasciandone per ogni buono rispetto copia al vostro successore altrimente sarete punito da noi ad essemplo delli altri e perche li homini di Capraia sono molto poveri avertirete di far le condennationi di denari massime piu tosto mite che severe di sorte che le possino pagare facendole sopra tutto fatte che seranno riscuotere come si conviene./ Ritrovarete in Capraia alquanti mascoli mandati per far vittoria e segno alli vasselli quando l’isola fossi brutta però vi comettemo che non debbiate quanto per conto di alegrezza far tirar essi mascoli se non quelli giorni dell’anno deputati delli quali no si puo a meno cio è al Natale, Pasca, Corpus Domini, San Giorgio e San Giovanni Battista eccetto se vi capitassero le galere dello Illustrissimo Principe d’Oria o alcuna armata di amici nel qual caso harete solo a farne tirar due o tre in segno di saluto e oltre accio vogliamo che al vostro ritorno ne portiate fede del bombardero di tutta la polvere che per tale effetto si sera consumata altrimente se vi fara pagare quella che si ritrovarebbe mancante della consignata a voi./ Sapendo che in Capraia sono pochissimi homini e che quelli pochi che vi restano e di necessita che si travaglino in far le guardie come li altri vi ordiniamo che non permettiate a quelli andare fuori con le loro barche massimamente in questi tempi di sospetto cosi tutti ad un tratto che sempre non ne resti la maggior parte per custodia della terra perche altrimente venireste a rimaner sproveduti e forsi in tempo che vi ne potrebbe rissultar danno e vergogna alla quale custodia vi facciamo instanza come si detto ad esser vigillante e oltre di questo avertito sempre che vi capitassero numero di persone che non fossero massime genovesi di non lasciarli entrare nella terra a piu di due o tre in una volta e senza armi perche a voler ben custodire le fortezze bisogna usare di queste diligenze. E perche ultimamente a richiesta delli procuratori di detta comunita si è fatta deliberatione circa il lasciar partire detti homini dalla terra vogliamo che quel tanto si osservi non ostante quanto si è detto di sopra./ Nella torre della Marina vi ritrovarete il torregiano quatro compagni e un bombardiero e in quella del Sinopito altretanti compreso similmente il torregiano e bombardiero li quali havete a pagar tutti ogni mese secondo il solito. E cosi esseguirete dandovi luogo di sapere come tutti si comportano nel far delle guardie e se li compagni sono da essi torregiani mal trattati perche non possono astringerli a comprar cosa alcuna da loro che di spontanea volonta di quelli e intendendo che manchino in conditio si li compagni come detti torregiani e bombardieri al debito ce ne darete aviso accio che possiamo provederli./ Questa Instruttione e copia di quella per la maggior parte che ha havuto da noi il vostro precessore e perche come sapete l’isola nostra di Corsica e quasi tutta revoluta e ribellata come sapete in modo che non vi resta piu che il comissario della Bastita o quello di Calvi che possa essercitar l’ufficio suo vi si dice che in tutte quelle parti dove di sopra si dichiara che debbiate haver ricorso il facciate qui a noi fin che le cose ritornaranno al solito camino come mediante l’aviso de nostro Signor Dio speriamo in breve che debba succedere./ Delle vettovaglie che vi seranno consignate per il detto vostro precessore di conto nostro harete buona cura di conservarle e smaltirle per giornata secondo che accadera per il vivere de soldati che di la sono e seranno perciò avisserete in questo a contenervi di sorte che meritamente da alcuno non vi possa esser dato carico e circa la vendia del pane e dello oleo si vi è data la meta al detto vostro precessore la quale osserverete a pieno perche cosi è il voler nostro./ Li mesi passati a richiesta della comunita di Capraia furono per noi mandate al comissario e podesta che all’hora erano in quel luogo mine ducento di grano duro di levante con ordine che dovesseno ripartirlo fra li homini di quella terra e cosi fu osservato e poiche essi homini ci restano de parte del pretio debitori e doveano pagarlo dentro dal primo di gennaro passato procurarete de intendere dal detto vostro precessore se lo hanno posto ad essecuzione e quando non lo havessero fatto ne procurarete voi la satisfatione senza dimora. Si sono oltre accio detti capraesi accomodati di circa 50 di biscotto e altre mine quaranta di grano duro accio che se lo havessero a repartire fra loro il che intendemo che habbino fatto il pretio del quale grano e biscoto ci doveano pagare alli mosti passati non sappiamo che lo habbino fatto percio procurarete dal vostro precessore di haverne informatione e cosi li nomi di quelli che ci restassero ancho a dare perche li possiate quanto piu presto riscoter voi dandoci del successo notizia./ Si suole in Capraia riscuoter dalle barche le quali capitano in quel porto un anchoraggio di otto denari per botte come dal vostro precessore intenderete perciò a tale essatione andarete appresso faccendo di quanto per esso riscoterete tener diligente scrittura dal notario della Corte che ivi ritrovarete il quale deve ancho scrivere tutte le spese che vi accadra fare nel tempo del vostro ufficio per conto della Camera nostra e cosi gli farete essequire perche altrimente no vi saranno perinde acettati. E se vi e dato un zifra [155] mediante il quale accadendo l’oportunita ci scriverete tutto quello che venendo ad altrui notitia potesse causare danno e cosi in tal caso lo adoperarete se sia di bisogno il medesimo faremo qui noi. Altro non vi diremo lasciando il resto alla discreta consideratione vostra mediante la quale siam certi che supplirete benissimo. A quanto si conviene Nostro Signor Dio vi conduca e induca a salvamento ».

Lettera patente

« Protettori./ Volendo noi provedere il luogo di Capraia di persona la quale habbi a supplire per podesta e comissario e questo per allegerire la spesa che da tempo in qua se gli è tenuta di due ufficiali havuta fede nella esperienza e integrita dello Egregio Gio Batta Viganego habbiamo per quello eletto e in vigor delle presenti lo elegemo e deputiamo ad esso Ufficio di podestaria e comissariato per mesi tredeci e per piu tempo o meno a beneplacito nostro col principio che si è dechiarato nella sua Instruttione. Ordiniamo adonque alli presenti Disiderio Carasco comissario e Pantaleone Saoli Carega podesta del luogo predetto che senza dimora debbiano il […] Gio Batta ad esso ufficio accettare e darli il dominio della terra e di tutte le altre cose nostre che si ritrovano in quella …. Oltre accio alli homini e soldati di Capraia che debbiano a quello esere ubidienti e riverenti in tutto come a noi medesmi per quanto gli è cara la gratia nostra … ».


Tabella 1. Prezzi delle merci vendute in Capraia

Merci Valore Anno
Carne di castrone 10 denari/libbra 1540 [156]
Carne fresca 12 denari/libbra 1547 [157]
Carne salata 16 denari/libbra 1547 157
Pesce piccolo fresco 1 denari/libbra 1549 [158]
Pesce grande fresco 2 denari/libbra 1549 158
Formaggio sardo 18 denari/libbra 1540 156
Formaggio sardo 9 Lire/cantaro 1556 [159]
Vino nuovo 6 denari/pinta 1540 156
Vino 13 denari/pinta 1547 157
Olio 32 denari/quarterone 1540 156
Pane 6 denari/10 oncie 1540 156
Grano 6.12 Lire/staio 1545 [160]
Grano 16.5 Lire/mina 1556 [161]
Fave 12 Lire/mina 1556 161

Tabella 2. Stipendi pagati dalle Compere ai dipendenti di Capraia

Qualifica
Salario
Anno
Commissario 500 Lire/anno 1556 [162]
Commissario 700 Lire/anno 1559 [163]
Podestà 290 Lire/anno 1555 162
Cancelliere 13.12 Lire/mese 1554 [164]
Capellano 25 Lire/mese 1540 [165]
Mastro d’ascia 13 Lire/mese 1555 [166]
Bancalaro 13 Lire/mese 1555 166
Bottaro 9 Lire/mese 1555 166
Barbiere Chirurgo 24.10 Lire/mese 1556 [167]
Negoziante 13.10 Lire/mese 1557 [168]
Ferraro 15 Lire/mese 1545 [169]
Mastro muratore 5 scudi/mese 1542 [170]
Muratore 3 scudi/mese 1545 169
Torregiano (Capo di torre) 4 scudi/mese 1542 [171]
Torregiano (Capo di torre) 14 Lire/mese 1559 [172]
Caporale 17 Lire/mese 1558 [173]
Bombardiere 3 scudi/mese 1545 169
Bombardiere 14-16 Lire/mese 1558 172
Soldato abitante 10.10 Lire/mese 1558 172
Soldato 11 Lire/mese 1558 172
Lancia spezzata 12 Lire/mese 1558 172
Guardia capraiese 2 scudi/mese 1545 [174]
Marinaio capraiese 3 scudi/mese 1545 [175]

Denominazioni di navi

barzotto: imbarcazione per trasporto merci.

brigantino: imbarcazione a vela e remi, di dimensioni inferiori a quelle della galea, agile,veloce, di modesta portata.

caracca: mercantile con poppa tonda, vela quadra e una mezzana attrezzata con vela latina.

fratina: piccola imbarcazione a remi.

fregata: piccolo scafo a propulsione mista remica e velica, molto veloce e capace di trasportare un numero elevato di passeggeri e notevoli quantità di merci, per la velocità e manegevolezza impiegata per le comunicazioni importanti e urgenti.

fusta: piccolo scafo lungo, sopratutto barbaresco, con remi e un albero, che si incontra per lo più in spedizioni corsare e attività di pattugliamento o collegamento tra galee nel corso di operazioni belliche.

galee o galere: sono i più importanti scafi lunghi, a propulsione remica e velica, protagoniste della navigazione medievale e della guerra navale anche nella prima età moderna.

galeone: il termine indica uno scafo lungo ma di forme più tondeggianti per accogliere un maggiore carico.

galeotta: è una piccola galea particolarmente indicata per il pattugliamento con un numero di remi variabile tra 15 e 23 per banda, tipica delle squadre corsare barbaresche.

leudo: piccolo scafo a remi e vela con portata inferiore a 10 t., utilizzato per il trasporto merci e per la pesca.

liuto: il nome indica i leudi utilizzati per il trasporto di mercanzie.

nave: è il nome con il quale vengono indicate nella maggioranza dei casi le unità mercantili di maggiori dimensioni.

palamotta: imbarcazione per il trasporto merci.

saettia o sagitta: imbarcazione a remi e vele, con scafo snello e basso sull’acqua, utilizzata per il trasporto di merci.

schifo: imbarcazone di servizio dei legni maggiori.

018-Tensini 3 md bn

Fig. 1 – B. Tensini, Torre del Porto (Particolare, ASG, Corsica, n. 1310).

Accinelli-Castello bd

Fig. 2 – F.M. Accinelli, Atlante Ligustico (Biblioteca Berio, Mss, m.r. C.F.2. 11).

042-Gravier

Fig. 3 – I. Gravier, Carta Topografica degli Stati della Repubblica di Genova (1797), (Particolare, Società Ligure di Storia Patria).

[1] J.-A. Cancellieri, De Mari, Ansaldo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 38, Roma 1990.

[2] ID., De Mari, Simone, Ibidem.

[3] Per una storia del ramo corso dei De Mari v. R. De Negroni, Histoire de l’ancienne seigneurie de San Colombano ou Capo Corso et de Capraia, Laval 1895, mentre per la storia generale dell’isola di Capraia antecedente al periodo in oggetto, anche se non sempre basata su dati di archivio, cfr. A. Cionini, L’Isola di Capraia. Impressioni di viaggio e cenni storici, Pisa 1891 e A. Riparbelli, Aegilon. Storia dell’Isola di Capraia dalle origini ai giorni nostri, Firenze 1973 (rist. anast., Pisa 1999).

[4] Archivio di Stato di Genova (d’ora in poi ASG), S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 241-242, relazione di Paolo Battista Marmo al Governatore sulla sua visita a Capraia del 19 febbraio 1504: « essendo capitato qui in questo locho di Capraia habio trovato li homini di questo locho in grande travalio como desperati che parendosi boni amici de genoveixi arecomandati alo signore da Mare se reputano alo presente malle tratati da ello non como vasalli ma como corsarisecondo detti loro talmenti che de comune concordia deliberavano di dare questa terra ad qualche nacione cum la qualle piu presto ne stariano malle che bene como per esperencia se vederia no essendo de la nostra nacione atto che como homini deliberati no volleno più stare in queste tribulacioni che quando preixi quando malle trattati contra Iusticia de li loro previlegii per ogni modo sono deliberati de trovare novo guberno benché cum lacrime ali ogii se levano de mane nostre reputandosi quaxi de la nostra nacione. Circa queste cosse mi sono inframisso e dittoli qualche bone parole poiché la fortuna promette queste cosse no volieno cossi presto corere sensa pensare lo loro melio po che niguno li potra melio gubernare in pace e bona Iusticia como haverano da lo Magnifico Officio, da lo qualle ogni persona se reputa contento e mi respozero che seriano cosse longe landata loro de Genoa no possendo stare in questo per loro grande tribulacione. Pertanto habio deliberato scrivere a Vostra Signoria la qualle dara qualche remedio a questa cossa come habio promisso a loro che Vostra Signoria provedera presto a questa cossa che volendose dare questa comunita alo Magnifico Officio li debia acceptare volenteri essendo tuti homini da bene attendendo quello promettino como ogni altra nacione po che molte volte li habio provati e facto cum loro mercancia adicho che ad ogni persona piacerebe questa terra e no diro altro ora questo pero che lo portatore de la presente sera uno mandato da la comunita lo qualle apieno dirà ogni cossa e se obligera quanto bizognera cum altri soi in compagnia. Io per fare mio debito habio facto la presente quantunque cum domino Jacobo da Mare sia amico da lo qualle no mi par fare oltragio alchuno essendo questa terra in questo termine e deliberazione ».

[5] Ibidem, doc. 347-348, supplica di Manuello di Piero e di Antonio di Piero, a nome della Università di Capraia, ai Protettori delle Compere [suprema magistratura del Banco di San Giorgio] del 18 maggio 1506: « Davanti a voi Magnifico Officio de Sancto Georgio compare Manuelo de Piero e Antonio de Piero remesi e mandati da la unniversita e homini de la insola de Capraia a nome de li quali dicono che consi sia che per Spano de Agni se fusino datti sotto la protecione de li antecepsori de detto Jacobo de Mare Signore di Capo Corso sotto pacti e convencione imperitura che da li sopradetti non potessimo essere gravati comodo cumque a maiore gravesa de sacha sexaginta de biave [biade] per ciaschaduno anno chome pare in la scriptura de essa convenzione. Qua no obstante da esso messer Jacobo […] subcesso Signore in detto Capo Corso siamo stati piu fiate male tractati vogliando esso nobis […] sotto ponirne a maiore gravesa de la giunta ».

[6] Come si può vedere nelle note successive Giacomo non possiede direttamente delle imbarcazioni e quindi per le razzie in mare contro i Capraiesi si serve di pirati e corsari cristiani, quali il Corseto e Domenico di Capraia, che operano tra la Corsica e il continente, o arruola piccole imbarcazioni di passaggio, anche per evitare di essere accusato di pirateria.

[7] Per tutto il periodo oggetto del presente studio i termini fortezza, paese e terra sono da considerarsi sinonimi in quanto indicano il luogo fortificato all’interno del quale era racchiuso il paese.

[8] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 598-611, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 14 e 16 ottobre 1505: « In lo prencipio che junsi qua trovai in questo loco quatro mandati per la universitate de Capraia, e me hano narrato non potere stare sotto la forma sono al presente e cum timor continuo di menacie li face Domino Jacobo de Mari di darli li goasti. Li ho confortati stessino di bono animo che Vostre Signorie li hano cari, e che in loro bizogni seriano sempre prompte a darli ogni cumveniente favore. E non obstante questo hano scripto ultimamente voleire mandare persone per remedio a Vostre Signorie … XIIII octobris 1505 … / X die XVI … Se est dicto a Vostre Signorie di sopra de lo contegno de Domino Jacobo de Mari. Postea ieri nocte sono venuti doi di Capraia procuratori di quella universitate, e cum grande ansietate loro me hano facto intendere loro essere de malla voglia dubitando de qualche inconveniente. Li ho confortati non possono dubitare perche Domino Jacobo me credo non innovera altro. Et vogliando intendere la caxone de li loro penseri et unde prendeno la suspitione loro, me hano narrato che lo suprascripto Capitaneo Domenico capito presso lo Cavo in Capraia e fecevi resedentia doi jorni, poi ando a Piombino e habe a dire torneria cum fanti. … Et piu che sopradicti de Capraia diceno essere venuti in Capo Corso doi de la familia de lo Signore de Piombino. Visto le cosse supradicte ho scripto questo jorno al dicto Domino Jacobo e cum parolle accomodate confortato vegne qua per conferire con lui. Vedero lo exito e de tuto daro adviso a Vostre Signorie. Et de le occurrente cosse lo precessore mio ne informera Vostre Signorie ad plenum, alo qualle me parso preposito farli uno ricordo che se a sorte tocasse in Capraia investighe quello occorre, e conforte quelli populi al ben vivere. Et parendoli de necessitate possendo levare cum industria sensa scandalo a suo judicio alcuno adferente de quello Capitaneo Domenico li mandi o li conduca secum considerando la importancia di quella insula se capitasse in mano di altri ».

[9] In questo periodo l’isola di Capraia faceva parte della diocesi di Massa Marittima.

[10] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 744-749, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 28 aprile 1506: « Etiam est capitato qua lo pievano de Capraia lo quale per opera de quello Capitaneo Domenico e altri soi inimici e stato citato personaliter da lo logotente delo reverendo episcopo de Massa. Et dubita non sia cossa apostate per farlo amassare. Et perche la persona sua importa in quelo loco, cum consilio ecclesiastico se dara remedio a supracederlo e mandare procure. E scrivero al dicto logotente in bona forma ».

[11] Ibidem, doc. 772-773,lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 11 maggio 1506:« Lo quale vicario ne ha refferto como dicto messer Jacobo voleva cum dicto plebano e altri compagni preisi andare in Capraia e fare drisare uno paro de forche e se non li davano la terra farli apicare. Se no fusse la subita precusione de la mandata de lo dicto vicario Vostre Signorie pono cumsiderare quello seria seguito ».

[12] Ibidem, doc. 776-777, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 19 maggio 1506: « Lo plebano de Capraia se partito como Vostre Signorie haverano inteiso per le mie lettere. Postea sono capitati qua cinque capraesi quali se recomandano a Vostre Signorie e ne hano dicto che piu tosto se dariano a Chamali che stare sotto messer Jacobo de Mare. Et simile me ha scripto meistro Aloiso de Arquata qualle mandai in Capraia, che quelli populi li haria tuti facto intendere lo simile ».

[13] A. Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, (rist. anast., Bologna, 1981), c. CCLX; per un analisi degli avvenimenti a Genova cfr. A. Pacini, La Repubblica di Genova nel secolo XVI, in Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico, a cura di D. Puncuh, Genova 2003, pp. 334-335.

[14] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 809-815, lettera del ai Protettori delle Compere del 28 giugno 1506: « Li Capraesi hano mandato hogi qua alcuni de soi e me hano portato le lettere hano scripto Vostre Signorie ad quella universita e ad meistro Aloisio de XVIIII presente, e in observacione di quelle hano cumvocato tuto lo populo e per quello me hano refferto e per le lettere del dicto meistro Alisio tuti iunaminiter voleno Vostre Signorie. Per no haveire notario per poteire fare procure e deliberatione autentiche sono venuti qua per uno notario lo quale se ge manderà ».

[15] V. Appendice 3.

[16] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 243-244, lettera di Aloisio di Arquata ai Protettori delle Compere del 1 agosto 1506: « havemo receputo la lettera de le Signorie Vostre de 22 de iulio con Manuello, et lo tenore di quella notificai a tuto quello populo quale con grandissima letissia ringratio le Vostre Signorie che li haveno cavati de tante trabulatione e le Vostre Signorie signori e loro boni vassali con bona Justitia, et pregano le Signorie Vostre li piacia siano expediti li loro ambasatori piu presto se puo ».

[17] V. Appendice 3.

[18] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 976-979, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 29 dicembre 1506: « e piu [se manda] uno instrumento de la fidelitate de Capraesi li quali hano requesto uno potesta perche diceno non potersi regere altramenti. E cum lo salario se cumtene in li loro pacti lo qualle e tanto debile che persona alcuna non se ellegeria andarli ».

[19] Ibidem, doc. 778-780, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 24 maggio 1506: « Et considerando che quello loco di Capraia importa e che seria difficile e periculoso traficare per questi mari quando inimici nostri obtenisseno quella insula, et venire grande spesa a volerne cavar cui li intrasse, non cessero di recordare a Vostre Signorie habiano in questo bono pensamento maxime in questa calda dispositione de Capraesi e como advisate prevedano in quanto li parira expediente ».

[20] V. Appendice 1.

[21] A. Tenenti, I corsari in Mediterraneo all’inizio del cinquecento, in « Rivista Storica Italiana », LXXII/2 (1960), p. 252: il marchese di Villamarina era uno spagnolo che alternava il servizio regolare per il suo re con la pirateria.

[22] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 452-454, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 22 settembre 1504: « le qualle similmenti per dicte lettere serano advisate de lo parlamento hebe Villamarino cum quelli de Capraia, lo qualle ghe requerite quello loco per lui e feceli grande preferte digandoli ultra che se ghe davano dicto loco, ne fariano piacere a re de Spagna qualle li teniria cari, e cossi de la resposta li feano Capraesi qualli li diseno che erano arecomandati a Vostre Signorie e che sensa volunta de quelle, non potevano satesfare ala loro requesta. Etiam lo dicto Villamarino li disse che se era partito da Napoli aposta per venire in dicto loco pensandosi trovarli lo Campo di Domino Jacobo de Mari, e che se ghe lo trovava haveria voluto la terra per lui ».

[23] Ibidem, doc. 809-815, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 25 giugno 1506: « Meistro Aloiso de Arquata me ha scripto essere stato in dicto loco uno Baldasaro de Bonconte de Pissa mandato da uno messer Antonio de Remeriis de la Saxeta palafrenero de la sanctita del papa cum le Bolle de la pieve de Capraia. Et sic est habia facto viegio vacuo e, est Dio Impetracto, per essere lo plebano vivo tamen attento che lo plebano de quello loco est quasi lo Signore, seria a bono proposito post quam la Impetratione est vacua se paresse ale Signorie Vostre  de provedeire a Roma che non fusse conferto dicto beneficio a strangieri e tanto piu che questi de la Saxeta manegiano sive faceno manegiare brigantini per corsegiare ».

[24] Ibidem, doc. 509-512, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 13 giugno 1504: « Questi di scripsi a Vostre Signorie che cercava de mettere accordio tra Domino Jacobo de Mari e quelli de Capraia e circa questo mi adoprai che talle effecto seguisse. Questi Capraesi in vero sono gente grossa e mai hano saputo venire a concluxione alcuna ».

[25] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 300-301, supplica dei sindaci della Comunità di Capraia ai Protettori delle Compere del 2 ottobre 1507: « benché per altre volte habiamo facto intendere davanti le prefate Sigorie Vostre li distratii e iniurie ne ha facto uno Martino da la Vetria lo bracio di Domino Jacomo da Mare quando era nostro Signore facendo represaglie contra di noi e andandone in corso a noi e nostre robe como a mori di Barbaria primo che ne ha pigliato in diverse volte più di tre milie lire senza mai darne interessi niente di meno no mancheremo di recordare ale prefate Signorie Vostre como di novo lo dicto Martino ne molesta continuamenti davanti lo Magnifico Domino Gubernatore. Et maxime per vigor di una confirmatione de contumacia obtenuta contra di noi per lo dicto Martino in tempo che eramo vassali de lo dicto Domino Jacobo e che non ardivamo di uscir di casa per suspecto di no esser presi e stratiati … Cetere havemo inteso una cosa quale no credemo, est che le prefate Signorie Vostre voleno fare renditione alo dicto Domino Jacobo de la insula di Caprara vostra e nostra como hano facto de le altre sue cose de le quale no se havemo ad impachiare, ma bene preghemo e supplichemo le prefate Vostre Signorie che mai questo no si facia e questo mai no sia. Et avanti Vostre Signorie mandino ad disabitare e ruinare tuta quella insula e quella terra perche ognuno se vada per lo mondo a cercare sua ventura, al melio […] siche Vostre Signorie intendino quanto li dicti habitanti hano in odio lo dominio e guberno de dicto Domino Jacobo. Et questo no per altro salvo per lo suo cativo e tristo guberno e regimento quale per honesta e brevità lassemo certificando ale Vostre Signorie questo che quando fusse in nostra electione piglieriamo ogni precipitato e desperato partito avanti che tornare soto lo dicto Domino Jacobo benche havemo firma speranza le prefate Vostre Signorie che ci campirano da tanta disperatione ale quale continuamente ci ricomandemo como fideli e divoti vassali ».

[26] A. Tenenti, I corsari in Mediterraneo cit.: in questo articolo vengono anche messe in rilievo le differenze tra pirati e corsari.

[27] Ibidem, p. 252: Kemal Rais, detto anche Camali. Tra il 1497 e il 1501 opera nell’Egeo. Nell’estate del 1501 è a capo della prima flotta turca – composta di 6 galere, 8 fuste e 3 barzotti – che penetra nelle acque tirreniche: il 10 luglio assale Pianosa e ne fa schiavi gli abitanti; poi nelle acque della Sardegna attacca senza successo una nave genovese. Nel 1502 è attivo nell’Egeo e nello Ionio con base nell’isola di Santa Maura.

[28] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 513-515, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 13 giugno 1504: « Et diceno che in Canale sono due fuste de Catalani qualle fanno danno a Genovesi e a Corsi. Et che hano preiso quatro o cinque vaxelli tra li qualli est una sagitea de Monelia ».

[29] Ibidem, doc. 457-459, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 20 settembre 1504: « notifico a Vostre Signorie como questa matina est venuto qua de verso Bonefacio uno jovene de Capraia lo qualle est quello che fugie da le galee di Villamarino in Sardinia, de lo qualle se fece mentione in dicta lettera, et lo habio interrogato … Et similmente afferma de le due sagite de la nostra natione qualle dicto Villamarino dannifico in l’Arghero. Et piu dice che dicto Villamarino prima in le parte de Civetavegia e Trani dannificò doi navili de Genoesi. Lo habio interrogato su lo Capitano de dicte Galee sebe parlamento cum quelli di Capraia, mi ha resposto che Villamarino li requerte quella terra per lui e li faceva grande preferte dicendo che se li davano quello loco, re de Spagna ne haveria piaceire e li teneria cari. Et che Capraesi li resposeno essere arecomandati a Vostre Signorie et decevano che non potevano satesfare ala sua requesta. Et piu dice che lo dicto Capitano ghe dice che se era partito da Napoli aposta per venire in dicto loco pensandosi trovarli ancora lo Campo di Domino Jacobo de Mari et che se quello trovava haveria voluto la terra per lui. Questo est quanto habia potuto intendere de le sopradicte cosse. Et dicto Joveno dice che poi fu dicto parlamento ando a peschare in una ponta e in dicto loco quelli de le Galee lo presero ».

[30] V. Appendice 1.

[31] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 9, doc. 598-610, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 14 ottobre 1505: « Lo potesta de Calvi me ha scripto essere capitato in quello loco uno bregantino armato de Pissa qualle se dice essere de lo Signore Reyneri de la Saxeta excluso la quarta parte qualle est de ser Jocobi de Reguxia patronizato per […] de Jacobo de Leonardo di Pissa. Et quando in dicto loco dicto bregantino comparse Johanne […] de Unelia qualle fece […] a dicto potesta lui essere stato dannificato da quelli de dicto bregantino e percio dicto potesta lo ha facto arestare e preiso quella parte de homini ha potuto prendere, e de unde ne capitono septe a l’Argaiola qualli similmenti sono stati arestati, e li quali septe cum quelli sono preisi in Calvi sono tuti in lo Castello de Calvi a numero XXII, li nomi de li qualli V.S. vederano per la inclusa lista, lo qualle bregantino havea conducto in dicto loco due barche cum grani e una de faigin e l’altra de merega de Saona ».

[32] Ibidem, doc. 809-815, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 2 luglio 1506: « Postea de Sardegna ne de Bonifacio non se e havuto nova alcuna, se trafica pocho per le fuste de li mori. E sono advisato per lettera de lo Logotenente de Aiacio che tre de dicte fuste sono state in quello Gulfo de Aiacio e ali XXIII del passato in le Sangonere hano preiso una barcha di uno Reconero di Sanfiorenzo quale veniva de Sardegna. Li mercadanti di Aiacio hano recaptato li homini e la barcha per ducati 250 in circa. E piu hano preiso una barcha de Calvi carricha de tavole e in quela preiso uno homo quale similmenti est stato recaptato ».

[33] Ibidem, doc. 882-888, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 26 agosto 1506: « Ali XXI del presente Chamali cum tre galee est andato in Capraia e la dicta jornata da hora de vespro per fino alo di sequente ala calata del sole la ha combatuta et bombardata cum una bombarda quale tira libre LX de petra, misse circa 300 turchi in terra. Quelli de dentro se sono deffesi valentementi, hano morto sei o, octo turchi e feritone asai. De Capraesi solamente sono stati feriti octo, o dece de […] e quali no hano male da piculo. Dicta bombarda faceva pur de lo darmagio e gia li turchi erano intracti in una casa. Li rebutono fora e cum repari se fortificavano e piu da XV Capraesi in circa, tra li quali era lo pievano usciteno fora ale mane e misseno in rotta una grande frota de turchi. Denim sono restati cum victoria e dicto Chamali se partite e in la partensa bruxono due vallie quella est allato a la terra e una altra era alla marina e hano tagliata un pocho de vigna. Ali XXIII dicte galee erano sopra lo Capocorso e se acostono ad uno barizoto e poiche li sono stati una hora in circa atorno li misseno focho e lo hano tuto bruxato cum le velle da alto a basso. Al presente dicte tre galee se vedeno sopra Ierbalunga miglia XVIII in circa e tra la Corsica e la Pianosa sono due velle quadre una grossa e l’altra picola. Alcuni stimano siano le conserve de Chamali e altri diceno che la grossa li parea carracha ».

[34] Per la Corsica v. A.-M. Graziani, Les ouvrages de défense en Corse contre les Turcs (1530-1650), in La guerre de course en Méditerranée (1515-1830), Aiaccio 2000; per l’Arci­pelago Toscano v. G. Vanagolli, Turchi e barbareschi all’Elba nel cinquecento, Roma 1997, e R. Panetta, Pirati e corsari turchi e barbareschi nel Mare Nostrum, Milano 2001.

[35] Dragut (Torghoud Rais) corsaro turco, chiamato da Kair ed-Din (Barbarossa) per lottare contro Andrea Doria, si era installato da alcuni anni in Barbaria da dove partiva per la corsa nel Mediterraneo occidentale.

[36] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 189, lettera del Luogotenente di Aiaccio ai Protettori delle Compere del 29 maggio 1540: « In questo ponto havemo havuto nove cum homo venuto de Bonefacio cum lettere a noi portate … e ne dano adviso de dicto loco como XIII vasselli tra fuste, galiote et galere e aliamati in lo mar di Baza [Bosa] insula di Sardegna quale hano preso uno galione calabro carrico e pani et altre robbe et lo combaterno hore XXIIII e ala fine lo preseno cum tutta la gente. Al presente dicti vasselli sono ala Zenera [Asinara]dove aspettano uno altro galione quale hano inteiso di presto debia capitare ».

[37] Trattasi della chiesa dell’Assunta, che si trova tuttora nei pressi del porto.

[38] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 189, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 10 giugno 1540: « Poi d’expedita la fregata di Giona Mateo comparsero sabato le cinque galere et undeci tra galeote et fuste tra le quale li sono barche che gl’homini de l’Argagliola hebbero quel dano. Et per quanto ni e venuto referto da un patrone di Bastia quale dominica sommo mane passo sopra il porto de Capraia erano essi vasselli in esso porto et videro gran numero di turchi et altri homini in terra che tractavanoa forza di bracia artilarie et altre munitioni ad una chiesa propinqua ad essa terra di Capraia …. Tutto il di de domenica et lune appresso havemo sentito qui continui tiri et botte di artalaria molto gagliarda et no se sa quel possa essere successo. Et pertanto e molto magiore il dubbio de la perdita che non la speranza chel loco se possa esser salvato. Et gionto che sian avisati gia sono piu di che la magior parte de gl’homini di quel loco se sono imbarcati in cinque fregate per terra ferma a boscare per il vitto loro. Et perche […] in questa ambiguita dal si al no, perseverando massime noi come s’è detto, piu in timor che in speranza. Discorrendo che quando presa restassi che non provedesse in processo di pochi meisi sarebbe quest’isola al tutto persa o destrutta, considerando ancora l’incomodo et danno potrebon causare alla cita nostra et tutta la Liguria hora masime che le navi nostre doverebbero esser propinque di si partire per carricare il grano di Sisilia ». Ibidem, supplica dei Consoli di Capraia inviata da Bastia ai Protettori delle Compere del 21 giugno 1540: « la presente lettera per dar aviso a vostre Magnificie Signorie como è rivato 13 intra galere e galiote ne l’isola vostra di Capraia e da noi dato la bateria doi giorni ne manco ce piavano ma lui ano miso 4 canoni di mitalo in tera e botato in tera le moraglie e per tale signalo vederesti le bale che sono ne la tera e danoci morto 35 omini e done 5 qualle siamo restati sola menti omini 16 … e siamo in tuto cento 65 fra omini e done e piculi e grandi ».

[39] Sui danni arrecati al paese e alle vigne abbiamo una notazione del Commissario di Capraia Genesio da Quarto in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera ai Protettori delle Compere del 31 agosto 1540: « per tanto di subito missemo mano a chiudere con maxera sicha il pochissimo pertuzo facto da lartagliaria di turchi et cossi de mano inmano buttare zuza le cime de le caze bruxade qualle fano muraglia a Caprhaia … A le vigne di questo locho sono stati facti dani grandissimi di modo che questi doi capraroli indichano che non ghe dara piu de botte cento de vino ».

[40] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 189, sui movimenti di Dragut e il suo inseguimento da parte di Giannettino Doria abbiamo due testimonianze nelle lettere inviate a Genova dal Luogotente dell’Algaiola il 15 giugno 1540 e dal Governatore il 16 giugno 1540: « Heri mattina capitorno undece fuste tra le quali vi sono due galee quale cum la sua gente asaltorno il loco de Lumio a presso a noi verso Calvi a due miglia […] le fecero de li danni in bruxar case e […] in epse como in prenderne che quasi al tutto resta ruinato in […] de no potersi piu habitare perche tra presi e bruxati in le case ne resta pochi quale loco era de fochi sexanta in circa et era bon loco: se no capitava qui vinti una galera de lo Illustrissimo  Signor principe erano per ruinar meza questa isola havendo nel Cavo e altri così fatti gran danni et le Signorie Vostre dal Magnifico Signor Governatore debbeno essere avisate: ne sono heri stati menati da li nostri tre garsoni quali dicono esser fugiti da epse fuste e esser Christiani del loco de Colfo e parlano molto franchi quali si sono examinati e dicono sono mexi tre se sono partiti di levante, il Capitano di epse e uno nomato Durgut rais quale schampo a la presa de Tunese » e « Giove alle XVIII hore se mando la fregatela de Biancone con otto huomini per scorcar che seguito fusse del luoco de Capraja. Perche havendo tutta la domenica [6 giugno] e lune sentito de molti grossi tiri temevamo piu che non si sperava di esso luoco perciò gli ditamo una nostra lettera per Vostre Signorie con comissione che en casso che presa fussi avolassero da quelle e non essendo mai poi ritornati è bisogno dire che perso sia il luoco o sonno persi loro. Il sabato poi apparsero XXI galea mandate dal Signor principe in bosca di essi Cani, de qualli sin da Palermo hebe nuova esser passate de levante in questi mari … arrivaron poi alle tre hore circa e se li mando il nostro cancellero per congratularsi e conferire con lo Illustre Capitano Gio Doria esser avisati con huomo proprio arrivato la avanti sera essi Cani esser a Cavo. Gli parve dare riposo per la notte alla affamata e morta chiurma. La matina poi veduta in essa partiron col nome di Dio a Cavo e la sera a Centuri intesero che li Cani haver la propria matina preso e sacagiato il luoco de Pino e catturato piu de 140 anime in circa. Subito la note se tiroron in Agriata o sia Mortella. Il lune poi da mane prima che le nostre galere li vedessero assaltoron Lumio in Balagna e hannolo distrutto e brussiata la torre da guardia pur de Lumio e cativate similmente de molte anime. La sira propria le nostre galere selle apropinquoron a cinque miglia che li inimici no havevon vista ne nuova di loro e per quanto siamo avisati per huomini che aposta correno al continuo de lui in questo luoco. Se non per grandissima disgrazia non essere possibile che scapino alle nostre ».

[41] L’episodio della presa di Capraia e della cattura di Dragut è stato descritto da due storici contemporanei anche se con molte inesatezze: J. Bonfadio, Gli Annali di Genova dall’1528, che ricuperò la libertà fino al 1550, In Genoua, appresso Girolamo Bartoli, 1586, pp. 66-67 e 70 e M.M. Guazzo, Historie di tutti i fatti degni di memoria nel mondo successi da MDXXIII sino all’anno MDLIX, Venezia, 1559, pp. 272-274. Gli storici successivi si sono probabilmente rifatti a queste due fonti tramandando notevoli imprecisioni su questi avvenimenti. La cattura di Dragut, la sua prigionia e la sua liberazione nel 1544 da parte di Andrea Doria, dietro pagamento di un riscatto pagato dal Barbarossa, ebbero grande rilievo in tutta Europa.

[42] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 189, lettera di Giannettino Doria del 16 giugno 1540: « Molto Magnifico Signor. Come a Dio e piaciuto ritrovassimo hieri in Giralatte li vasselli turchi che andavamo cercando e pigliassimo doe gallere grosse et sette tra galeotte et fuste e le doe più piccole che facevano il numero di undeci si fugittero. Et perché ne l’isola resta la maggior parte de li turchi, prego la Signoria Vostra mi faccia gratia ordinare che per tutti i luoghi ne sia fatta diligentissima cerchia et mandar anchora in busca li cavalli che la tiene a guardia et ritrovandone che non può mancar mandarli in Calvi dove penso riposar alquanto: promettendo a ciascun che ne menera il suo honesto beveraggio il quale li sarà pagato subito. Et per rumpergli anchor li disegni che puotessino far di fugirsi comandar che a tutte le marine che siano lasciato barche fregatte ne alcun altro vassello cum timoni vele, o, reme accioche venghino a restar innavigabili, e luoro privi de la speranza che puotessino pigliar di fuga: et non mi occorrendo altro che restar a li piaceri de la Signoria Vostra. Me gli raccomando di cuore. In Galeria XVI di Giugno 1540. … D.V.S. Zannettin Doria ». Giannettino parla di un totale di undici navigli corsari: evidentemente due dei navigli della squadra turca non erano nella baia al momento della battaglia.

[43] Ibidem, il 17 giugno 1540 il Governatore dà conferma a Genova della notizia della vittoria di Giannettino: « hieri alle vint’hore espedimo a Vostre Signorie la fregata de Vincente de Lotta con la nova in aria benche certa della vittoria contra di quei cani hebbe lo Illustre Capitano Gionnetino d’Oria, et in questa hora è arrivato homo aposta mandatomi da sua Signoria con la includenda per la Illustre Sua consorte la quale piacera a Vostre Signorie mandarli subito in propriis. … se da ordine per tutte queste marine et anche a Corte et a Niolo et altri loci che ogniuno prenda l’arme et si ponghino ai passi ove potessero essi turchi passare, et vadino similmente in bosca di essi come et sua Signoria ha fatto che gli ha mandato appresso tutti spagnoli ». Ibidem, anche il Luogotenente dell’Algaiola con lettera del 16 giu. inviata a Genova dà notizia della vittoria: « X die XVI dicti a hora una de notte/ Se sono havute lettere del […] Capitano Zanetino quale cum la sua armata ha preso heri mattina sette galiote e doe galere in Giralatte e hano preso parte de li turchi e la magior parte erano fugiti in terra a notto … del che se li e dato ordini a andarli dereto e doe fuste erano schapate ».

[44] Ibidem, lettera del Governatore del 21 giu. 1540: « Tra hiersera e questamane sono arivati qui sedeci homini e da cento cinquanta done tra grande e picole capraiese reccuperati da man de Turchi dalle nostre galere, alli quali se sono dati qui doe stantie e provedutoli amore Dei alle loro necessita e cossi se fara per giornata, tanto che da Vostre Signorie habino rimedio alla rehabilitacione di esso loco: e per questa causa mandano doi de loro da quelle le quale hanno quella clementia e […] e adiuto che li parera conveniente in bona gratia de quali humilmente mi raccomando » e lettera dei Consoli di Capraia dello stesso giorno riportata in nota 38.

[45] ASG, S. Giorgio, Cancelleria, n. 607/2379, lettera dei Protettori delle Compere al Governatore del 22 giugno 1540: « da Biancone di Gio Matheo venuto co la fregata mandata si e havuta lunedi mattina la vostra de XVI di questo. E più inteso da esso a bocca la terra di Capraia esser stata presa da turchi si come pure a Pino da lui intendevasi del che veramente ne havemo havuto quello dispiacere et sentimento che imaginar si possi sia per respetto delle povere anime che sonno stati presi o morti sia anchora per il gran danno et incomodo che causava alli naviganti in quelli mari et venienti de Corsica, non dimeno è di necessita conformarsi con la volunta de Iddio et quindi al meglio che si puo alli altri danni che poteriano essi Infideli fare a quella isola ».

[46] ASG, S. Giorgio, Cancelleria, n. 593/1369, p. 35.

[47] ASG, S. Giorgio, Cancelleria, n. 607/2379, lettera del 20 agosto 1540 inviata dalle Compere al Governatore: « con la nave che mandiamo in Capraia con tutte, le provisione necessarie per fabricar le mur di essa e far una torre a deffensione del porto come già vi si è scritto la quale partira domani o l’altro al più tardo. Vi scriveremo a compimento in risposta della vostra de 9 del presente havuta e per questa la quale mandiamo con le galere che parteno sta notte solo ve diremo che facciate star pronti quelli di Capraia per potersi imbarcar quando haverete notitia la nave esser gionta in quello luogo, il che vi serà denotato per il Commissario nostro quale li mandiamo da cui sempre che ne sariete avisato poterete farli imbarcare sopra la fusta bregantino o altro vascello con il quale indicarete che possino passar sicuri facendo prima osservar a detti capraiesi quanto per altre nostre vi si è scritto e piu farli constituir debitori de botte ducento delle quali per noi sono stati accomodati ».

[48] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 17 agosto 1540: « A capraiesi homini et done tutt’insieme havemo fatto intendere il bon presidio che Vostre Signorie mandano in quella isola per rifare la loro terra et datoli ferma speranza che presto ritornerano ad habitarla a quai parole li pover’homini piangevano di dolceza et tutta Corsica di questa grandemente si allegra perche certo mancando a Christiani Capraia in breve la Corsica saria ruinata ».

[49] Ibidem, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 15 settembre 1540: « quelle intenderano che alli doi del presente hebbi dal commissaro di Capraia lettere per le quali intesi la nave esser gionta in esso loco di Capraia a vintisei di agosto passato ».

[50] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 31 agosto 1540: « La gente de Caprahiia non mi sono ellecto mandarla a chiamare se non adesso imperoché non sapia dove alugarla imperoché se metia tante done in nave tanto imbarrasiata et aquasera et stracharrica se fuste ne havessino asaltato trovandone talmenti imbarrasiati como siamo et de piu cum tante done io indico che ne haveriano preizo imperoché non se seriamo posuti prevalere, e, se le havesse misse dentro da la terra se le fuste ge fuseno venute inanti che havesemo epssa terra posta in difeiza hariano preizo tute quelle anime de modo che se tal cosa fuse seguita mi haria dexiderato la morte. Per tanto mi e parso molto meglio non mandarle a farle venire perfino atanto che non ho havuto epssa terra a secorso in difeiza imperoché ogi cum tuta la mia gente e munitioni cum la porta facta e forte con il nome de Dio me ghe sono tirato dentro de sorte che sempre che detta gente arrivera qua porra intrare e, stare in la loro terra sicuri e, per questo in questo poncto expedischo la nostra fregata a noi venuta da Camogi sopra […] bene armata al Magnifico Governatore de la Bastia a farghe intendere che sempre che volle mandi dicta gente ».

[51] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 4 settembre 1540: « Heri mattina giustro qua la nostra fragata quale porto 6. homini di Caprahja da la Bastia e questa mattina e capitata la fusta cum la maior parte di done e homini. Aspeto il resto cum uno leudo qualle dichono seguira questa notte. Ghe ho datto e daro idoneo alogiamento a tuti ».

[52] Ibidem, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 12 luglio 1540: « perche tutto quello che si manda in Capraia si po dir che si manda alle fuste che di quel loco non si parteno et ne sono al presente in questi mari nove al meno secondo che da una Christiano da quelle scapato havemo inteso senza un’altra che tutt’hoggi qui stete a far recato non compresa in quel numero perche è un rais novamente comparso da li Gerbi, quale fuste di modo il paese infestano che pur non passa vella che non prendino ». Ibidem, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 24 luglio 1540« di Capraia hiersera venero quei pochi che li erano andati quali diceno esser scampati da turchi più per miraculo divino che per ingegno humano attento che li trovoron tre fuste et una galeota quale quasi mai se parteno di quel loco et de diece vecchie lassatevi da l’armata quale essi capraiesi menava con loro per condure in questo loco gli ne presero cinque e tutto il resto harebon preso se li piedi no li havessero agiutati si che io affermo alle Signorie Vostre quanto li scrissi che di questo loco non sarebbe possibile rifare essa Capraia et ogni cosa se vi mandasse saria persa. Essi capraiesi dal che si partiron di qui dicono che sempre son stati nella macchia como fere ».

[53] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 31 agosto 1540: « In lo serrare de la littera et partire de la fregatta sono capitati doi soldati quaxi nudi qualli inscino a heri seiira havia mandato a discoprire la calla de la Pregiola et cussi havia mandato altri sei soldati cum lo Thome di Caprahiia a discoprire altre calle cum ordine che dovessino starghe tuta la nocte perché cossi è la usanza di fare quando di qua si a da partire qualche vascello. Qualli doi di la Pregiola mi dichano havere visto in dicta calla lo arboro ad una fusta et che ghe ne podia essere de le altre che non le podiano vedeiire et interra essere stati scorsi da undexe turchi qualli li caciorno e li astrinseno a butar zu le arme et la roba per butarsi anottare per passare una ponta perché detti turchi ge havian levato lo terreno ».

[54] I legami tra Francia e Turchia in questo periodo sono stati analizzati recentemente da J. Berenger, La politique francaise en Méditerranée au XVI siècle et l’alliance Ottomane, e M. Vergé-Franceschi, Le roi de France, les Corses et les Barbaresques en Méditerranée de Francois I.er à Louis XVI, in La guerre de course en Méditerranée (1515-1830), Aiaccio 1999.

[55] Per gli avvenimenti della guerra che si svolge in Corsica e per i movimenti delle varie flotte impegnate nell’alto Tirreno v. M. Vergé-Franceschi – A.-M. Graziani, Sampiero Corso 1498-1567, Aiaccio 1999.

[56] Con questo termine si indicano le soste sia per il rifornimento d’acqua sia per fare riposare gli equipaggi e riparare i danni subiti dalle imbarcazioni.

[57] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 197, lettere del Cancelliere di Capraia ai Protettori delle Compere del 12 ottobre 1541: « Poi di havervi scripto e capitato la nostra fregattina da la Bastia … e, Dio la adgiutata che è venuta da ponente imperoché se veniva da l’altra banda de l’izola hera preiza imperoché in la calla de lo Cenopito li hera una galiota de turchi quale heri venite in una altra calla che si domanda il Tractogio e misseno turchi in terra quali detteno la cacia a trei homini di Caprahiia quali erano in detta calla chi peschavano de li quali ne venuto doi chi se herano inmagiati nel boscho l’altro chi e quelo Francesco chi e venuto cum la palamotta non è anchora comparso e li altri doi non mi hano saputo dire se l’habiano preizo o, si o, no pur incaxo che non capite per tuto ogi mi dubito che l’habiano preizo imperoché non hera tropo habille a potere caminare e questo segui heri ceiira sopra il tramontar del sole e heri a mezo giorno doi altri homini di Caprahiia hebero la cacia da dodexe turchi e scaporno di modo ché quello possiamo comprendere indichiamo che siano piu de una galliota e io di subito li mandai a fare segnale di bructo ala Corsicha quale mi referseno che tuta la Corsicha faceva signali di bructo ».

[58] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 198, lettera del Podestà di Capraia ai Protettori delle Compere del 8 agosto 1542: « Per aviso a Vostre Signorie como e capitato costi le gallere dil conte de l’Angilera ali vinti dui dil passato et la guardia nostra qualle faciamo fare sopra una montagna qualle si doma de il stante discoperse una galleota de banchi vinti duoi in la cala del Senopito et de subito ne dete nova a dete gallere et dete gallere si miseno andare verso la cala dove era deta galleota cum uno cativissimo tempo e de subito che deta galeota discoperse dete gallere se tiro fora de la calla et fese vella ».

[59] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 203, lettera dei Consoli di Capraia ai Protettori delle Compere del 12 giugno 1543: « Altra parte sapjno le Signorie Vostre como l’armata de Berbarosa e venuta in Capraia una parte e l’altra parte endata al Chavo Corso demodo che la matina al far de lo giorno la nostra guardia ne da notisia che quatro galiote se parteno dale altre e veneno verso la tera e verita che in vista de la tera ne venuta una galiota sola a gouerdata ala tera e da poi sine andata via pero sapino le Signorie Vostre che noi voleamo combatere e piu presto morir tuti che lasarsi prender. Da poi earivato quatro galiote quale la guardia nostra le a schoperte ne la cala de lo quale neano fato una imboscata lontano da la tera forsi mexo miglio chredendosi de piar certe done cherano apreso ala tera alla qualchosa no ano fato niente e sono venuti con frega apreso ala tera siche noi avemo paura che li turchi siano venuti aposta per providere la forteza de la tera ».

[60] G. Giacchero, Pirati Barbareschi Schiavi e Galeotti, Genova 1970, p. 52.

[61] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 204, lettera del Podestà e Commissario ai Protettori delle Compere del 9 ottobre 1544: « che siando dito moro con uno turcho dito Rafelino li ando adoso con lo archibuxo lo turcho si mise a fugire gridando et dito moro resto in questo modo pregione ».

[62] Rais turco, originario dell’isola di Creta.

[63] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 217, lettera del Podestà ai Protettori delle Compere del 7 novembre 1547: « li dui homini nostri quali erano stati prezi, son stati liberati dal Signor Antonio Doria e diceno quando furno prezi apreso a la torre del Senopito che il Capitano de la fusta li deteno grandissimi martirii e volevano che li ditti dui prezi fuseno causa de far pigiar la detta torre del Senopito e li respozeno che la Signoria de Genoa tenir bene in l’ordine, talle forte se de homini e artalaria, e loro no volseno creder salvo che persino la torre li tiro persino tre botte di artalaria, e in quello lo detto Capitano de la fusta dice tu stai homo da bene che el borchio è molto forte ».

[64] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 232, lettera del Podestà ai Protettori delle Compere del 13 maggio 1552: « mandemo uno lauito di patron Thome per piglare la calcina, si partirno doi cio e il patron Giacobo de Coixio cum tre marinarii ma circa perche esso si parti no le diro adesso e questo fu alli XI navigando per la Gorgona siando lo Giacobo primo de Tome alo laiuto di migla otto in circa qui si acostorno a deta Gorgona cum belissimo vento a presso uno miglo da terra le usite una fusta la quale subito piglo il detto Giacobo cum tre marinarii. Il Tome aprosimandosi vide il Giacobo ritornare cum la fusta adosso mutorno le velle e si tirorno ad essa cum lo vento prospero scaporno da detta fusta cosi Dio per soa pieta si degni liberare detto Giacobo cum soi compagni ».

[65] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 233, lettera dei Padri del Comune ai Protettori delle Compere del 28 maggio 1553: « la presente este per dare aviso a Vostre Signorie como este capittato tre galiote ne la isola e andorno una fratina a scoprire hano trovato le tre galiote in la cala di lo Tratogio e di li tre omini ne ano preso uno e uno ne ano morto per volersi difendere e laltro e scapato e in questo sono saltati li turchi in terra e sono venuti con una […] apreso la terra a un tiro d’arbucio e questo e stato nel meso giorno. Acade che una figia di Manouello con septe altre povere figie tute in campagna e tuti di ani dodeci fino a quatordeci e le ano prese ale vigne andando a chogiere le meize et anchora ano preso dui garzoni e quando avemo auto nova de li turchi subito siamo usiti fora circa dese gioveni e avemo iscontrato tre turchi e li avemo fato lasare uno di li garzoni e li altri turchi carano andati piu avanti cun le povere figie e non avemo auto sorte di scontrarli che cierto averimo fatto il debito di modo che ci troviamo con grande disperasione e dittuto e stato cagione li omini che stano ne la tore di lo Sinopito per le cative guardie ».

[66] Per la situazione generale del Mediterraneo nel periodo 1550-1559 v. F. Braudel, Civiltà e Imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, Torino, 1988, pp. 965-1027.

[67] I saccheggi all’Elba e in Pianosa sono descritti in G. Vanagolli, Turchi e Barbareschi all’Elba cit.

[68] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 233, lettera dei Padri del Comune ai Protettori delle Compere del 18 agosto 1553: « faciamo intendere ale magnificie Signorie Vostre como l’ermata dil turcho e in Ferara ni l’Elba e abrosiatto tute le tere e vile di detta isola e li omini e done sono quassi tuti sciavi e capitando due fregatine corse di Brando e ne ano datto nova che l’ermatta è a Porta Ferara e benissimo e la veritta siando noi tanto vicini ogni giorno la vidiamo combatire e tirare di bone canonate in Ferara e piu anchora e venuto una galera arenti la tore di lo Sinopito pensiamo sia venuta aposto a rivisitare la tore e anchora la isola e anchora in questo giorno presente avemo visto l’ermata esiando a noi tanto vicina e apreso pregamo le magnificiesse Vostre si degnino di darne provigione di pezi dui dartalaria di cantare […] per poter tirare a lermata bisognando el simile providerne di polvere el simile di bale per li pesi di qui el simile una dozina dilabarde e una dozina d’archibusi esiando noi cinquanta vostri fidel suditi da chombatere e a presentarci dunde faza di bisogno e tuti omini e done piculi e grandi siamo deliberati di morire per utile e onor di Vostre Signorie pero a simile ermata a noi ci pare eser pochi e sia le magnificiesse Vostre paresi di mandare sino a […] o quaranta soldati che siano omini da chombatere pero sechondo il nostro videre seria utile e onor di Vostre Signorie el simile pregamo le magnificiessie Vostre si degnino di mandare officiali che siano omini da bene e vigilanti a l’utile e onor di vostre Signorie avendo pero diliberato di mandar li magnifici officiali e mandemo Tomeo del q. Giovanetto a nome di la comunita li dareti piena fede ».

[69] La citata corrispondenza con Genova del periodo agosto-settembre si trova in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 233.

[70] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 27 settembre 1553: « si e riveduto diligentementi il sitto del baluardo da tramontana ricordato a le Signorie Vostre da mastro Agostino Vernacia bombardero in questo locco per fare una cisterna alle qualle diro quanto mi occore, … Hanca datto principio sabato che fu a li 23 del presente de imbarcare tutte le donne co figlioli che giudicano inutili e generalmente fattoli intendere le mente de le Signorie Vostre de farli provedere a soii bizogni, ne fu persona alcuna che volessi imbarcare dicendo che voleriano stare, al ben, e al male che stariano suoi mariti e figlioli piangendo e biastemando. Dominica che fu ali 24 capito qui messer Jacobo Doria e Agostino Maruffo qualli detteno nova della pressa di Bonifacio, qualle intessa, ogniuno voleva imbarcare la moglie figlioli e le proprie cose di modo che mi sono soprastato cognosciuto che le donne di questo locco travagliano asaii, cossa che no puo fare li homini, essendo necessita tirare asaij de la terra dentro per impire gabiioni e far trinchere quando fussi il bizogno, che fornito si mandara dette donne com doii liuti grossi che habiamo in questo locco ».

[71] Ammiraglio turco, genero di Solimano II.

[72] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 241, lettera del Commissario di Capraia ai Protettori del­le Compere del 16 luglio 1555: « Essendo il numero di questi soldati habiamo solamenti settantacinque cumputato bombardieri, e le doe torre cum homini seii per una cumputatoli li castelani, si che lasso considerare a Vostre Signorie il nostro bizogno ne si posiamo carculare de li capraesi potersi valere piu di homini quindexe, … il resto de capraesi parte ne sono andati in Sardegna a pescare il coralo, altri sono costi cum uno liuto il resto sono capitati male como le o scritto ».

[73] Ibidem, lettera dei Padri del Comune di Capraia ai Protettori delle Compere del 31 luglio 1555: « Li giorni passati fecimo scrivere a Vostre Signorie per acompimento per dui ambasiatori nostri che mandavamo da quelle. Pero la disgracia li a datto sono stati prexi sopra uno liuto nostro del presente loco in lo qualle li era persone di questo loco in tutto fra homini 5 done 2 uno figiollo picolo ano octo, dil che siamo restati molto mal contenti pero di tutto ringraciaremo Idio di hogni cossa … E di sopra piu ali XXV del presente he venuto dodexe fuste o sia galiotte ala presente Izola in la calla dove si dice la Mortella e si scopersse le guardie nostre le qualle galiotte o fuste li turchi li qualli li erano sopra hanoportato via il resto di quella poca ugha li restava presso detto loco e di piu hano tagliato tutte le vigne e fatoni grandissimo dano ». Ibidem, lettera del Commissario di Capraia ai Protettori delle Compere di San Giorgio del 31 luglio 1555: « Il nostro capraesse retenito da Chiuali fu conduto a l’armata devanti dal bassia qualle dice esser a restare, il qualle le domando como restava proveduta Capraya di soldati, e di vitualie, a lo qualle rispose il capraesse che in questo loco erano soldati 300, vitualie per uno ano, e piu artalarie e munitioni asaii, e la terra in fortessa, e che tuta via si lavorava, il qualle bassia fece ordinare fussi meso in liberta e lo calorno in terra a Santa Cenera in Corsiga senza farli dispiacere alcuno. L’armata per quanto mi dice sono galere 70 fra le qualle tre quadireme l’una per il sudetto bassia, l’altra il pagatore, la terza di Dorguto e fuste molto male in ordine, risalvato dodexe gallere ».

[74] Ibidem, lettera del Commissario e del Podestà di Capraia ai Protettori delle Compere del 22 settembre 1555: « Diremo haver visto l’ordine datto di dar licentia alli presenti soldati con retenire lo numero denotato qualle ordine sono per lo incluzo rollo quelle vederano … E fatto la celtra delli migliori habiamo potuto e mandato lo numero di sei soldati alla torre del Scinopito e quatro alla torre della Marina, pur del numero contenuto in detto rollo, … si dice ha Vostre Signorie che per essere statto el numero pocho per Vostre Signorie denotato non essere statto possibile fare salvo due squadre e per tale rispetto non mi e parso di tenire salvo doi caporali, lo nome de qualle e … E questo per non havere lo numero de soldati a compire squadre tre delle qualle questo locho ne ha grandissimo bizogno, vogliando Vostre Signorie che sia ben guardato si como quelle mi hanno hordinato havendone Vostre Signorie denotatto che non si debbia tenire salvo detto numero de 67, computato Castellani e bombarderi occupandosi homini quatordexe in dette torre doe. Et per talle respetto Vostre Signorie pono comprendere como si puo compartire il restante sciando bizogno che per ogni notte se occupano homini venti scioè cinque per ogni guardia, restandone quatro nel corpo della guardia, poi sempre ha atorno una lancia spesatta visitando le sentinelle accio si faccia bona guardia nelle qualle doe squadre se occupano soldati quarantatrei computato detti doi caporali e lo sergente, la somma de qualli dedutta del numero denotato non restano salvo homini dece fra qualle lo Inzegnero barbero tamborino il mastro dassia et il mio servitore e quello del podesta ».

[75] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 246, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 20 aprile 1557: « Da questi capraessi si procurera riscotere quello tanto ci a lasiato debitamenti il Magnifico Gio Batta Viganego ben che creda le debia essere dificulta per esser in gran poverta e maxime certe povere vedove, e povere masnate a qualle sono stati tolti li loro homini li giorni passati da infideli qualle mendicano il vivere ».

[76] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 247, lettera del Commissario ai Protettori di S. Giorgio del 22 maggio 1558: « Sono da giorni XXIII circa che partirno di qui cinque liuti capraessi carrichi di vino per essere in Marema in buscha de qualche pochi grani acio potessino sustentare le povere soe famiglie qualle erano astrete grandementi. Et havendo contratato detti soi vini fra l’Albitello e Portercole expediti di ritorno ne sono stati pressi quatro fra Talamone e la Troia per quanto intendiamo da Stefano Canarello padrone del quinto liuto giunto qui hogi e partito presso di loro uno giorno poi, qual no sa perho dire se sono stati pressi da francessi o da turchi. Sa bene che in Piombino sono strachate botte e altre cosse cognosciute di detti liuti … e di novo ce lo ricordo tanto piu che li capraessi quali restano pressi sono dodexe de li piu boni e meglio fusino in questa terra ».

[77] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 314, lettera del Commissario Generale di Corsica Giovan Battista Grimaldi ai Protettori delle Compere del 9 dicembre 1561: « Accertandole in oltre che puonno stare, come gia le ho scritto, con men numero de soldati, con pagar doe o tre paghe al piu alli poveri Capraiesi che fanno tante guardie che non vi puonno piu durare, io crederei per cosa certa che il luoco fussi benissimo guardato, Vostre Signorie potrano havergli consideracione et resolucione perche i denari si spendono senza necessità, et dal tempo della guerra a quel che è hora della pace, che non si ha da guardar che da Turchi ».

[78] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 310, lettera del Commissario e Podestà di Capraia ai Protettori delle Compere del 29 agosto 1562: « Questa per far intender a Vostre Signorie qualmente alli XVI del presente gionsero qui le Gallere della Illustrissima Republica con quelle del Signor Giovanni Andrea Doria et con ese li Signori Giulliano Sauli e Francesco Lomellino quali comissari mandati da detta Republica Illustrissima per prender il possesso del’isola di Corsica com’ancho di questa, li quali, venero la matina puoi a bon’ hora in questo luogo e per noi li forono fatti tutte quelle carezze che per le forze nostre se li potevano fare poi visto l’ordine de Vostre Signorie li fu dato il dominio e possesso del luogo e tutta soa giurisdicione in nome di quelle et in apresso qua fu fatto inventario de tutte queste artegiarie monicioni et altre cose ch’erano apresso di me spettanti a Vostre Signorie havendo giurato fedelta co tutti li soldati et huomini di questo luogo di modo che loro Signorie sono restati di tutto sodisfatti ».

[79] I. Manetti Bencini, Firenze e le isole della Capraia e della Pianosa, in « Archivio storico italiano », XIX (1897), p. 114. A. Riparbelli, Aegilon cit., fa risalire la costruzione di questa fortezza al XIII secolo ad opera dei pisani.

[80] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 23 settembre 1540: « Il locho di Caprahiia è sittuato in uno pozo o sia bricho di rocha masisa de quale li doi quinti sono precipitio altissimo sopra lo mare, altri doi quinti sono precipitio sopra altre roche et laltro quinto resta battibille verso lisola facto a questo modo cioè che da una piana di rocha comincia la seiiza per natura non rabita verso questo bricho et quaxi in questa prima aseiiza antiquamenti è stato facto una tagliata di rocha di altessa de parmi XII incircha quaxi dricta a lensa da uno precipicio alaltro. Et dentro da questa tagliata parmi XII incircha verso il pogio et mare e stato facto le mure di questa terra quale serviano per mure de la terra et muraglie di caze et sopra lorlo o sia sponda di questa rocha tagliata è stato facto uno muro grosso parmi iii et alto parmi vii cum sur erchere o sia archibuxere da quale muro ala muraglia de la terra ghe sono parmi viiii di spacio. Quale spacio et muro serve per due cosse luna per revelino sotto la muraglia et laltra per andavia per andare et vegnire a la porta de la terra ».

[81] La torre quasi sicuramente apparteneva alle vecchie costruzioni riutilizzate dopo le distruzioni causate da Dragut. Nel 1545 essa fu colpita da un fulmine che la distrusse, causando morti e feriti v. ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210, lettera dei Padri del Comune ai Protettori delle Compere del 12 dicembre 1545.

[82] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Governatore ai Protettori delle Compere del 12 luglio 1540: « Sabbato proximo che fu ali diece del presente hebbi una di Vostre Signorie de l’ultimo di giugno et visto quanto quelle m’imposero de le cose di Capraia subito ordinai che fussero chiamati li dodeci di Corsica et altri primi del loco secondo che quelle hano ordinato a quali hieri congregati havemo exposta la mente et intentione delle Signorie Vostre et con parole acomodate persuaso voglino a si lodevole opra esser larghi et exhibirsi pronti secondo che vole ogni ragione. Ne fu da loro risposo (et con bono animo) che quando Vostre Signorie si dispongino di fortificare essa Capraia cioe rifargli la muraglia nel modo ch’era prima e farli una torre per forteza che da la Bastia al Cavo et fino in Calvi tutti li lochi si contribuirano et starano ad ogni taxa che facian le Signorie Vostre sia per fochi como per quelli che han vasselli navigabili (che diceno esserne in questi lochi più di trecento) oltra di ciò quei de le montagne diceno che (benche siano in grandissima povertà) si contribuirano per ellemosina verso essi capraiesi di qualche cosa, oltra diceno ancora per ricordo alle Signorie Vostre che quando a quelle piacesse potriano metere un dacio a tutte le barche che vengono da Roma e d’altri lochi a quale molto importa che la Capraia si rifaccia et de qui pensano si caveria bona soma di denari ».

[83] Sulla politica delle Compere per il finanziamento delle opere di difesa della Corsica v. A.-M. Graziani, Les ouvrages de défense en Corse cit.; ID., Les tours littorales, Aiaccio 1992.

[84] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194,lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 5 ottobre 1540: « Benché habia scripto a Vostre Signorie che il venere seguente chi fu ali XXIIII del pasato faria mettere la prima petra per lavorare di calcina ala muraglia de Caprahiia niente di meno per ché non trovassimo cossi presto la rocha viva como exestimava imperho ché era rocha arenille tardassimo a mettere dicta prima petra insino al lunesdi seguente chi è stato ali XXVII del passato.Cossi cum le solennita opportune a la mattina per tempo de dicto giorno habiamo dacto principio al baluardo di mezo giorno quaxi quadro di quale baluardo la fasata respondente verso mezo giorno e longha parmi novanta sittuata in rocha tagliata alta in talle locho parmi 50 intale 40 et in lo piu basso parmi 30. La fasata respondente verso ponente e longha parmi 68 sittuata in rocha tagliata alta in tale locho parmi 20 in talle XV et in lo piu basso parmi XII. La fasata verso tramontana qualle fa fiancho a la cortina e longha parmi XXXV sittuata in rocha non tagliata quale faremo tagliare quanto ne parra abenché bizogna di pocha tagliata imperho ché resta guardata da doi fianchi cioè da la cortina et dalo fiancho de lo baluardo di tramontana et laltra faciata la terra di Caprahiia.Quale baluardo rehesse tanto bene et forte che maestro Antonio per mente non vorrebe che se fussi facto ad altro modo perché e cognoscente che non seria reuscito ».

[85] Le relazioni del Commissario sia sullo stato di avanzamento dei lavori sia sui problemi relativi all’approvigionamento dei materiali da costruzione si trovano in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194 e 197.

[86] Biblioteca Berio, Genova, ms. m.r. C.F. 2.11, p. 130.

[87] Lo Scarello, oggi Scalo S. Francesco, è una piccolo attracco naturale vicino alla fortezza.

[88] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194,lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 3 dicembre 1540: « Habiamo za facto un pecio di cortina in la quale e il principio de la porta quale resta in lo canto de lo torrione di mezogiorno et cussi andiamo lavorando a dicta cortina et dicto torrione ».

[89] ASG, S. Giorgio, Cancellieri 197, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 19 gennaio 1541: « Anchora le pregho facino fare la tavola di marmoro in la qualle sia Santo Georgio a cavallo et quelle parole scripte qualle loro vorrano per mettere sopra la porta della terra qualle porta è facta ». Ibidem, lettera del 29 luglio: « Habiamo receputo … la Imagine di Santo Georgio ». La lastra fu abbattuta e danneggiata dai Corsi nel 1767, quando occuparono l’isola; ritrovata nel 1771, quando l’isola fu restituita a Genova, dal Commissario Massari, fu rimessa nel posto originale dove tuttora si trova. Sotto l’effigie di S. Giorgio si leggono ancora oggi le seguenti lettere « RIPOTUFIRMATOACOPP. MURISVALLATAPIRATISDM. GEOR. PROTECT. TUENT » che A. Cionini, L’isola di Capraia cit., pp. 65-66, interpreta come « Difeso il porto all’entrata e circondato di muri il Forte, essendo protettore il Divo Martire Giorgio, gli abitanti saranno difesi dai Pirati ».

[90] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 22 gennaio 1541: « Lunesdi proximo compiremo lo torrione e poi compiremo la cortina e pero la compiremo in 15 giorni di lavoro e poi metteremo mano alaltro torrione ».

[91] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 10 marzo 1541: « Fra trei giorni haremo fornita tuta la Cortina qualle è longha parmi cento sexanta incircha et poi comenseremo laltro torrione quale spero in Dio sera fornito a pasqua proxima e non si perde una minima hora in fare lavorare. Li tempi cattivi ne hano facto tardare a fornire uno meise e mezo de quello che Io indichava ».

[92] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 20 marzo 1541: « Heri havemo datto principio al murare a lo secondo torrione è perché lo sitto lo da ghe haveremo pocho che fare ».

[93] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 28 marzo 1541: « Hogi habiamo dato principio a fare la via de la marina ala torre fienda et da la torre ala terra et fare di muro secho lo magazeno presso a dicta torre da mettere la calcina ne manda ».

[94] Ibidem, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 20 aprile 1541: « Cum lo nome de Dio domane daremo principio a la torre et spero cum lo suo adgiuto farla compire in doi meiixi se li tempi anderano boni come spero. … Si como a me pare che l’opera laudi il maestro in la diligencia per me uzata a la terra spero in Dio che anche più lo laudera in la torre ».

[95] Ibidem, lettera del Cancelliere di Capraia ai Protettori delle Compere del 2 set. 1541:« Cum il nome di Idio hogi habiamo finita la benedecta torre excepto che li resta a infraschare la volta questo però rispecto che a maestro Antonio Capodopera no li è parso bene di desarmare anchora epssa volta che sempre che haremo fornito il resto che insine giorno 5 infraschera ».

[96] ASG, Corsica, n. 1310, particolare di un disegno acquarellato allegato alla Relatione sopra le fortificazioni del Regno di Corsica del Capitano Bernardino Tensini Ingegnero della Serenissima Republica di Genova.

[97] ASG, S. Giorgio, Cancellieri 197, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 2 agosto 1541: « A preghera di diversi corsi patroni di barche qua capitati questi giorni pasati andai al Cenopito in quale loco trovai essere doi cale quale cale sono quaxi doi porti in mezo de quali e uno picholo promontorio quale se destende verso mezo giorno a similitudine di quelo de la Lanterna cum lo fosso a tranacha per natura profondo piu parmi 200 e largho piu de 400. Di mo che iudico cum spendere scuti 400 in far fare sopra dicto promontorio una torreta, 4 homini cum doi smeriglii se defenderiano da uno milione. Di sopra di epsa torre se tireria una petra cum mano in dicte doi calle in una di quale cioe quela da mano drita guardando verso mezo giorno ghe laqua bona e assai e per esser epso promontorio la ponta piu forana di questa isola e alta di sopra di epsa si vede tuta la Corsicha da la banda di dentro la Pianoza Montechristo et l’Erba tanto chiare che pare siano presso miglia X, di sorte che se ghe fussi dicta torre le fuste no porriano piu stare […] in questa isola, e per tanto non se ghe fermeriano piu, cossa chi causeria grande utilità a parte de la Christianita e precipue ala Corsica e questa isola. Et anchora a preghera di codesti patroni reffero a Vostre Signorie esser in lo porto di Caprahiia uno […] dentro da lo quale è la stanzia de le gardie. E perche di notte li turchi pono dannificare le gardie quale fussino in dicta stancia seria bona speiza sopra dicto […] far fare una pichola torre […] quando fussi facta tegnirghe guardia quale credo costeria de scuti 200 acciò in quela podessero seguri dormire e deffendere lo loro li marinari di sopradicte barche. Quali antedicti patroni mi hano dicto li homini di Corsicha essere contenti Vostre Signorie facino fare predicta torre a le speize di epsi homini. Per tanto per zelo de la segurta de Christiani naviganti in questo porto ho scripto la presente a Vostre Signorie ».

[98] ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 320-321, supplica dei Capraiesi ai Protettori delle Compere del 18 agosto 1542: «  divotamente se expone a Vostre Signorie per parte de li vostri subditti de Capraya qualmente consciderando, che esso loco per dio gracia e de le Signorie Vostre resta a bona perfecione, per modo che lo resta ben sicuro, vero che del tutto no si puono extirpar li Infidelli da la Insula, per che gli avancia alcuni lochi unde se ponno inboschar et far danno cossi de persone como anche del resto, cossi como a li oficialli de Vostre Signorie è notto che facesse una torre de guardia a loco del Cenopio unde e maior eminentia e da quella se descuopre ogni cossa quando è brutto, vorriamo fusse piacer de quelle facessero fabricar dicta torre de guardia. E per la spesa che li fusse, pensiamo solamente che ne faciano fede al denaro, che no sera de molta importancia per che se li rimborserano da li habitanti de le vostre marine di Corsica, qualle tutte ne hano facto instancia per talle effecto, e se offereno pagarla, per che mediante decta torre iudicano le loro navigacione molto piu sicura de quello fanno, e potrano al Magnifico Governatore de Corsica ordinare quello gli piacera, per che chiamato che havera li XII de Corsica, cognoscerano talle loro dessiderio. E noi per il solitto cum li nostri stenti e travaglii de le persone si exsibiremo prompti a detta opera ».

[99] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 204, lettera del Podestà e Commissario ai Protettori delle Compere del 8 novembre 1544: « Abiamo intezo anchora como le Signorie Vostre ano atempato la fabricha de la torre al Senopito ali tempi novi ».

[100] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210, lettera del prete Paulo Bacigalupo Ghio, sovrastante ai lavori della torre dello Zenobito, ai Protettori delle Compere del 9 novembre 1545: « Vi piacera mandarne il Santo Giorgio per mettere sopra la porta. Sarà misso per mezzo giorno e guardera verso ponente e de la grandessa como piacera a Vostre Signorie, e anchora una campanella per metter in detta torre. Nel resto vedero a far lavorare con bona solicitudine e far far bone guardie e tener proveduto il locho di quello fara bizogno e di far di modo che nissuno abi cauza a dolersi ma como ho sempre fatto e con lazuto de Dio spero che si fornira di presto e sara una de le piu belle fortesse di torre che sia ogi di in Italia ». Ibidem, lettera del Podestà ai Protettori delle Compere di San Giorgio del 10 novembre 1545: « sono fatti tutti gli archeti sopra gli becchelli con li loro piombatoi, si che fatta che sara la volta che si comincia adesso la torre sarà finita et, è una bellissima fortezza, in la quale opera non potrei lodare bastevolmente a Vostre Signorie Maestro Antonio capo d’opera ».

[101] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 241, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 28 marzo 1555: « qualle cisterna si fabrichera nel baluardo di tramontana prenendosi perho di doe caze di questi capraesi attacate a detto baluardo e congiunte a la muraglia di questo loco che restera per quadro da levante palmi 21, da ponente palmi 24, da mezogiorno palmi 35, da tramontana palmi 34, di altessa dal sicuro sensa rompere rocha palmi 24 sperando anchora che in certi bassi di caze propinque a detta cisterna havere sitto da fabricare uno magazeno capace per le munitioni cum pocho discomodo di sudetti e mancho spessa di quello era facendolo nel loco gia designato da lo ingegnero Stalegni ».

[102] V. Appendice 7 e ASG, S. Giorgio, Primi Cancellieri, n. 81, doc. 320-321, supplica dei Capraiesi ai Protettori delle Compere del 18 agosto 1542: « per che como sano Vostre Signorie in lo far de le muraglie de la Terra la nostra chexia fu ruinatta, e tutto el populo dessidereria per il culto divino haver qualche refrigerio eclexiastico, riqueremo humilmente gli piacia far in poco de subsidio ».

[103] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 31 agosto 1540: « Havemo trovato lo moscheto de numero XIIII cantara 2 rubbi 22 presso al pertuso uno parmo crepado de uno buxo qualle penetra dentro de grossessa chel ge va dentro il ditto mermelino e, nol podessimo vedeire impalacio perché stava nascosto dentro dal scalone ». Il moschetto è un grosso archibugio che si usava appoggiandolo ad una forcella.

[104] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 235, inventario degli armamenti di Capraia del 1554 allegato alla lettera del Commissario del 4 luglio 1554.

[105] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 242, inventario degli armamenti di Capraia del 1556.

[106] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 241, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 22 luglio 1555: « e noii faremo bonissime le guardie sia di giorno sia di note e le daremo l’infrascritti contrasegni, se haremo vesello de nemici a queta isola o veramente lo vederemo, faremo uno foco di cera sopra la guardia del mole, di note, se sera di giorno faremo uno fumo grosso sopra detto monte, se serano vasselli cinque a questa issola o veramente, li vederemo discosti, faremo doi fochi di notte, di giorno doi fumi, se serono dieci como si e detto faremo tre fochi, e tre fumi di giorno, se eccederano sudetto numero, ne faremo tanti quanti potremo si che no si mancara fare bonissime le guardie, che potrano chi hara da venire a questa isola riposare ».

[107] Il numero è stato ricostruito sulla base dei dati contenuti nella lettera dei Consoli di Capraia del 21 giugno 1540 (v. nota 38), e in quella del Commissario del 5 ottobre 1540 in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, che dice: « Considerando io noi 105 venuti da Genua et questi 175 caprahexi essere fra bene e male tuti alogiati al coperto ».

[108] V. nota 52.

[109] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 204, lettera del Podestà e Commissario ai Protettori delle Compere del 28 maggio 1544: « la magior parte deli nostri stipendiati si sono maritati quali sono maritati a n. 17 ».

[110] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 197, lettera del Cancelliere di Capraia ai Protettori delle Compere del 2 dicembre 1541: « Li homini capraxesi sono trenta censa sei delli nostri che li hanno preizo moglie, li fochi sono sesanta quatro in li quali si e comprenso doi quali restano inmano de Infidelli e, sono a numero persone cento settanta e sette ».

[111] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 232, lettera del Podestà ai Protettori delle Compere del 3 giugno 1552: « si dice che li capraessi sono fochi 73 e piu ».

[112] V. nota 44.

[113] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Commissario ai Protettori delle Comperedel 17 ottobre 1540: « Circha che quando a me parra possino haver toccati qualche dinari da potersi sostentare ghe daghe aviso. Dubito talle parere per questo ano non caschera in me imperhoché botte 180 de vino a venderlo tuto censa che dicti de Caprahiia se ne bevino uno sollo gotto vagliano araxone de libre dodexe la botte como lo vendano Libre doa millia cento sexanta et a partirle fra cento settanta cinque persone como sono ghe ne tocha libre dodexe incircha per persona. Quale libre dodexe beati loro se ghe basterano per comprarsi uno sacho per impirsi di paglia per dormirghi sopra, de lo albaxio per farsi una vesta da portare sopra la camixia et da farsi una coperta da coprirssi la nocte, uno pocho de ollio da condirsi qualche volta de li cauli et una camixia accioché la possino lavare quando la hano brutta de quale cose Vostre Signorie sano non ne pono amancho et la maior parte di loro non hano salvo la camixia solla et cussi in camixa dormeno sopra uno pocho de paglia et dubito che lo primo fredo chi vengha morrano la maior parte e se Vostre Signorie ghe levaseno questo pocho pane fra fame et fredo ghe ne resteriano pochissimi vivi excludendone perho uno Manuello et uno Michele Angello qualli stano bene et qualche altri chi hano qualche cosa fra homini e, done e, putti ghe ne una frotta de malladi vero e che insino aqui non sono morte salvo doe veghie ».

[114] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 197, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 29 luglio 1541: « La maior parte de le persone di Caprahiia cum lo mezo de loro ordio vino et navigare quando seremo partiti harano modo scarsamenti di governarse, et una parte di loro de li mancho poveri giorni fa non ghe dagho piu pane imperoché non habiano bizogno di loro lavorare et loro hano forma a vivere censa nostro pane ».

[115] Particolare di una carta del 1792 di Ivone Gravier di proprietà della Società Ligure di Storia Patria.

[116] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 17 ottobre 1540: « A fare ceminere non ghe mancha salvo ordio imperoché hanno terreno assai et voluntà grande di ceminare se Vostre Signorie ghe ne provedeseno di verso la Bastia comprariano uno lecto in paladizo. Quanto di grano per essere lo terreno troppo grasso fa paglia asai et pochissimo spigho di modo che non costumano seminare salvo ordio quale ghe fa benissimo … Questoro di Caprahiia per loro cemenere hano bisogno insino a mine vinticinque di ordio e questo altro ano lo renderiano ».

[117] S. Münster, Cosmographia Universale, Colonia 1575, p. 283: « L’isola della Capraia / … Habitanvi pochi huomini villani, i quali lavoran le vigne per ricor vino, il quale vi vien su molto generoso, massimamente il vermiglio » e ancora G. Maioli, La descrizione della Corsica di Giovanni Antonio Magini, in « Archivio Storico di Corsica », XVIII (1942), p. 289, riporta il testo di un manoscritto del Magini, dei primi anni del seicento, dove si dice: « Isola di Capraia / …abbonda di vino bianco generoso, e buono in tutta perfetione ».

[118] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 198, lettera del Podestà ai Protettori delle Compere del 30 settembre 1542: « dalatra parte viene costi Manuello nostro di Capraia cum uno lauto caricho di vino qualle lo hano caricato cum mollti povero homini per essendo stato lanata mollto cativa e stato di bisogno essere mollti povero homini a carecare deto lauto percio pregamo ale Signorie Vostre siano contente da farlli qualche gracia sircha a la cabella perche lui sono tato poverii che sera di bisogno che Vostre Signorie li faciano quallche gracia e di questo ve li aricomandiamo per lamor de Dio perche se lui pagaseno tuta la cabella penso che li resterebe molto pocho ». ASG, S .Giorgio, Cancellieri, n. 203, lettera del Podestà ai Protettori di San Giorgio del 20 novembre 1543: « quale ne portera una barcha di questo locho quale a davenire di prossimo chosti charicha de vini ».

[119] V. nota 76.

[120] Per la produzione di vino nel 1504 v. Appendice 1, mentre per quella nel 1540 v. nota 113. In ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 197, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 31 gennaio 1540, si dice: « Inteixo la botte di qua essere barille sette e meza di Genua ». Un barile di vino equivale a litri 79.

[121] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 31 agosto 1540: «  del leudo picolo de nostri piscatori ». ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 222, supplica del pescatore Manuelo ai Protettori delle Compere del 21 febbraio 1549: « la presente nostra sera per dare aviso a vostre magnificiesie como noi avemo una rete per piscare ne la isola Vostra di Capraia e di queli pochi pesi che noi pigliamo li frizemo e li mandamo a vendere ala Spesa tera pur di Vostre magnificiensie e mandemo li diti pesi per guadagnare a potere mantenere la mia masita di nove boche figie femine pero arivato che fu ne la isola il magnificho podesta aleto e ordenato li signori ministrali como si custuma e subito mi ano fato comandamento che noi debiamo portare de li pesi dentro da la tera li pesi piculi a uno dina la lira e li pesi piu grosi a dui dina la lira digando che cosi ano perrosansa con queli che veneno ne la isola a piscare rete de Arase e noi li avemo resposto e ditoli che con noi non ano osanza alcuna ne mancho con li nostri anticesori pasati ». ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 235, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 3 febbraio 1554: « lo salle che a portato il liuto per conto di Manuelo di Capraia piscatore ».

[122] V. nota 76.

[123] Ibidem.

[124] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 243, lettera del Commissario e Podestà ai Protettori delle Compere del 25 maggio 1556: « Viene costi il patrone Jacobo di questo locho qualle ha comprato una barcha o, sia liuto de portata de mine ottanta in novanta qualle se ne poterano servire in mandare delle provixione requeste, e non manchera che le Signorie Vostre haverano qualche avantagio delli nolli ».

[125] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 216, lettera del notaio di Capraia ai Protettori delle Compere del 17 settembre 1547: « post scripta el mi è acaduto andar perfino a la marina apresso alla torre del porto et in quello habio trovato el famulo de detto capreze quale custodiva le peccore ».

[126] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 247, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 20 gennaio 1558: « al che la medesma note ala tercia vigilia mandai fora detto caporale Silvio cum sei soldati a uno stasso di capre discosto di qui miglia cinque nel loco detto lo Cenopito ».

[127] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 241, lettera del Commissario di Capraia ai Protettori delle Compere del 5 luglio 1555: « Questi capraessi di presto finirano la ricolta di grani e orzi la qualle non sera perho quella speravano e perche prete Lazaro Paglietino di Moneglia giia qui capelano ha ricevuto le decime da sudeti capraesi e mi a richiesto di pottere venderle fora di questo loco, le fesi risposta che in conto alcuno no voleva le potessi altrimenti vendere ne exhaere eccetto in questo loco di Capraya dove ritrovava compratori asaii ».

[128] V. nota 72.

[129] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 241, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 6 luglio 1555: « Viene costi Dominico di Colombano padrone di suo liuto carico di legne per potere sustentarsi ».

[130] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 247, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 30 luglio 1558: « Si è datta licencia a doi liuti di capraesi cum certi di questi homini li qualli serano costi a procurarsi qualche guadagno per sostentare le loro povere fameglie, havendo ricevuto questo anno una pessima ricolta di grani, et pocha ne riceverano in le vendemie ».

[131] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210, lettera dei Padri del Comune ai Protettori delle Compere del 17 dicembre 1545: « ab alia ha pigliatto vini da certe povere vedove e orfane sensa darli denari e poi li ha mandati in Marema ha baratare in grani dove detto podesta disse alla Comunita se volevano comprare detti grani da lui che ge li darebbe a manco un carlino che non vale a la Bastia e ha quel tempo valeva libre cinque il stagio e gionto poi che fu detto liuto di Marema con il grano le povere persone haverebeno voluto li lor denari in modo che lui mandò a chi uno stagio a chi mezo a tuti li fochi di Capraya a ragione de libre sei e soldi dodexe il stagio dove li ge anchora di quelle povere done e homini che no sono anchora pagatte e vole fare mercantia a le spale de li poveri homini e done ».

[132] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 246, lettera del munizioniere di Capraia ai Protettori delle Compere del 5 febbraio 1557: « In servicio del Signor Comissario per vendita di dette vitualie da le Signorie Vostre li e statto datto ne la di costi sua partenza Geronimo de l’isola con salario de L. 13.10 il meize quale no si e contentato di servire piu a detto negottio per unde sono statto forsatto ricorre dal Signor Comisario mi proveda de uno in suo locho con il medesmo stipendio per no ritrovarsi qui li comodi che da le Signorie Vostre mi fu detto de paezani con buteghe ne for di buteghe ne etiam soldatti quali a tale negottio si voglino ametere se non le vitualie di Vostre Signorie per unde con dificulta si e trovato marcho biassa stipendiatto di Vostre Signorie con promissione fatoli di darli L. 13.10 il meize tocava detto Geronimo e cossi piasendo piasera alle Signorie Vostre ameterllo siando di grandissima necessita per la continua molestia bisogna haveire di continuo in vendere a soldati e persone di la terra et a marinari trafeghanti como pane ollio rizo fave salumi et altre cosse e tenire tagie con soldati per hesere in loro pochi denari ».

[133] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 247, lettera ai Protettori delle Compere del 8 novembre 1558.

[134] F. ETTORI, Statuts de la seigneurie de San Colombano, in « Etudes Corses », 15 (1980), pp. 125-149, ha pubblicato i suddetti statuti ritrovati in ASG, Corsica, n. 537.

[135] ASG, Corsica, n. 514, lettera del Commissario del 15 febbraio 1574: « e primieramente parlerò del modo di fare li padri del comune dicendo che si suole eleggere ogn’anno tre padri de comune cioè due capraiesi et uno di questi soldati habitanti li quali habitanti stanno a tutte le gravezze e carichi ordinarii come stanno li capraiesi e sono piu di 25 anni che si va dietro a tale usanza si come per la attestatione de diversi di essi piu antiqui e tutte persone degne di fede appare. … Parimenti si soleva ogn’anno fare tre ministrali cioè due capraiesi et uno habitante li quali haveano cura di dare meta alle vettovaglie che si suoleno vendere qui, la quale usanza è principiata quando quella delli padri di comune ».

[136] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 198, lettera dei Consoli e della Comunità di Capraia ai Protettori delle Compere del 31 gennaio 1542: « li nostri capituli diceno che abita ne la isola che siano obricatti a fare la guardia e consi pregano a Vostre Signorie che non mancheno li nostri capituli perche è grande importascia a le guardie ». Oltre a partecipare alle guardie nella fortezza i Capraiesi avevano posti di osservazione e segnalazione nei punti più alti dell’isola (monte Castello e Campanile) e talvolta anche nelle cale dove i corsari tendevano a riparasi.

[137] V. Appendice 12.

[138] ASG, Corsica, n. 514, lettera del Commissario del 15 febbraio 1574: « Mi pare che ogni anno alli mosti questa comunità habbia carico di lassare sessanta botte de vino per uso e consumo del presidio … Si vede puoi quanto ne tocca a vendere ad ognuno alla rata di quello hanno raccolto et si metteno in polise le quale si tirano puoi a sorte, et a questo delle polise si da una meta a San Martino che dura tutto l’anno ».

[139] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 9 maggio 1545: « noi bisogneriamo anchora di laboratori al mancho vinti per riportar li attratti da la marina sopra lo capitello quali si vi portano cum grave difficulta per li mali paci vi sono. Se a Vostre Signorie parressi si havessimo ad accomodarsi di le done di Capraia in fare reportar detti atratti piacera a quelle darni aviso e si fara quanto quelle ne ordinerano. Si fa intendere qualmente dette done sono molto galiarde e farano tanto lavoro como laboratori ».

[140] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 3 dicembre 1540: « A la gente di Caprahiia ho dato e darò pani doi lo giorno per persona insino atanto che habbino tirato la calcina scarricata ala grotta per le doe barche et dico tirata dentro uno magazeno quale ho facto coprire quale e qui sotto la terra poi perseverero in dare dicti pani doi per persona a quelle persone a qualle mi parra non si possino sustentare altramente faciandole lavorare quatro relorii lo giorno como sempre hano facto e fano sotto pena de non haveiire dicti pani ». ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 241, lettera del Podestà ai Protettori delle Compere di del 24 giugno 1555: « noi qui atendemo a fortificharse e di continuo faciamo portar da Capraeixi terra e boscho a qualli se da per il loro vitto pane e vino di modo che si spende da scuti 4 in 6 secondo le giornate che achadeno ».

[141] V. nota 127.

[142] Nel 1552 Ignazio di Loyola invia in Corsica due gesuiti, Silvestro Landini ed Emmanuel Gomes di Montemayor, col compito di rivitalizzare la vita religiosa nell’isola. I due, dopo una intensa missione popolare a Genova, nella Riviera di Levante e a Pisa, si imbarcano a Livorno per la Corsica ma incappati in una forte tempesta riescono a raggiungere l’isola di Capraia dove soggiornano diversi giorni prima di riprendere il viaggio per Bastia. Diverse lettere dei due gesuiti sulla vita religiosa in Capraia si trovano in A. Dionisi, Un gesuita del Cinquecento incontra Capraia, in « Il Quaderno della Torre », (1994), pp. 13-14 e in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 233, lettere del 17 dicembre 1552.

[143] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, lettera del Commissario ai Protettori delle Compere del 23 settembre 1540: « Como per unaltra mia ho scripto a quelle maestro Bertholomeo Ponte ha bizogno di agiuto in lo officio suo e, perché ghe ho scripto mi mandino da Genua uno suo choagiutore per tanto meglio o pensato mi pare seria meglio quelle daxesseno uno paro de scuti ultra il suo soldo il meiize al nostro prette accioché serva per capellano e per soprastante quali doi scuti megliorerano quelle XXV il meize imperoché questi maestri di casolla et altri lavoranti chi non ghe sempre sopra non vogliano lavorare ». Nel 1545 il prete Paolo Bacigalupo Ghio possiede un liuto che affitta per il trasporto della sabbia dal porto alla torre dello Zenobito e viene impiegato come sovrastante ai lavori di costruzione della torre stessa, v. lettere del 10 maggio e 2 giugno 1545 in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210.

[144] V. Appendice 6, dove è chiaramente specificato quanto le Compere s’impegnano a dare ai Capraiesi per il loro iniziale sostentamento e l’impegno che da loro richiedono per la restituzione di quanto speso a loro favore.

[145] V. nota 18.

[146] Le competenze del Commissario sia nel civile che nel penale vengono meglio definite nelle Istruzioni del nuovo Commissario Pietro Batta de Negro del 6 set. 1559 in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 310: « … Per le cose pertinenti alla giustitia vi si dice che il voler  nostro è che la amministriate indifferentementi a tutti li capraesi et altri in essa terra habitanti, et prima nel civile secondo la forma delli capitoli di Corsica delli quali ragionevolmente vi ritrovarete copia, et quando no, vi darete luogo di haverla per mezzo delli ufficiali della Bastita e vogliamo sia licito a ciascuno appellarsi anche delle vostre sentenze pur ché l’importanza non sia minore de lire sette, dove pero l’appellante interponga l’appellatione dinanzi da noi fra dieci giorni dal dì che harà notitia della sentenza e che fra sei mesi appresso da in cominciar il giorno che sara deposto l’appello la facci terminar e finir altrimenti che quella resti diserta e nulla et dalle sententie per voi date in cause civili de minor soma di dette lire sette non vogliamo che alcuno se ne possi richiamar affime che no si habbino le parti in cause di si puoco momento a frustar in travagli e spese, oltre a ciò vi si da autorita di far raggione nel criminale et punir ogni delinquente secondo che dispongono li detti capitoli di Corsica sino all’ultimo sopplitio della vita, ben è vero che cio no ostante et quanto si dice nelle vostre patenti nelli casi dove la pena sara di essere imposta a deliquenti di mutilatione di membra, o, di morte, non vogliamo che voi possiate esse due pene dar ad alcuno se non participate il negocio con noi e di consenso nostro et percio sempre che a vostro giuditio li sara delinquente quale meriti pena di sangue come si è detto, ci manderete il processo et noi vi diremo come vi harete a contenere, salvo se all’hora haveremo vicario in Corsica, nel qual caso lo manderete a lui, et secondo il suo giuditio condennarete et punirete tale delinquente; le condennatione pecuniarie che farete et così le confiscationi nel tempo del vostro ufficio non vogliamo che ve ne spetti parte alcuna, anzi che tutte siano della camera nostra percio vi ordiniamo che dobbiate farle notare in un libretto diligentemente dal detto notaro della corte per giornata secondo che si farano, il quale porterete poi con voi al vostro ritorno lasciandone copia al vostro successore. E perché gli huomini di Capraia sono molto poveri avertite di far le condennationi pecuniarie piu tosto mitte che severe, accio ché possino pagarle e facendole sopra tutto fatte che seranno riscuottersi come si conviene. Nelle cose pertinente all’arme vogliamo che habbiate tutta quella autorità che a commissario nostro si convene, non di meno la usarete con tal modestia et discrettione che alcuno non si possa di voi co raggion dolere e massimamente co li capraesi che non si venghi a far derrogatione alli privilegi loro ».

[147] P. ARRIGHI – F. POMPONI, Histoire de la Corse, Parigi 2000, pp. 37-41: i primi « Capitula Corsorum » furono redatti nel 1453.

[148] Di questa gabella si parla per la prima volta in una lettera del Podestà del 11 maggio 1547 in ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 216: « Innapreso facio intendere a Vostre Signorie como habio dato principio a ricodere lo anchoragio deli denari octo per botte qualle sertto deti patroni si se lamentano assai cum dire che detto ancoragio lo pagano in Corsicha et bisogna ancora pagarlo in Capraia ma io volio osservare la mia instrucione, ma cum bone parole assai acomodate prendo li denari cum facendo sempre scrivere a lo scrivano deti denari de deto ancoragio ». La gabella, nel periodo qui considerato, diede sempre un basso reddito sia per la resistenza dei Corsi a pagarla sia per il ridotto movimento commerciale d’imbarcazioni mercantili e da pesca a causa della guerra di Corsica.

[149] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 247, « Rollo dei soldati residenti in lisola de Capraia a quali se datto la paga al primo di lugio » , allegato a lettera del Commissario del 2 luglio 1558.

[150] ASG, S Giorgio, Cancellieri, n. 232, lettera del Podestà ai Protettori delle Compere del 5 giugno 1552: « Il patron Giacobo di Capraia si e riscatato e viene da Vostre Signorie mi ha richiesto voglia racomandar a quelle cum denotarli il suo bisogno e grande necessita cum carigo di fameglia e di questo e la verita ne facio fede e restando cossi povero cum la sorte fortuita sopra di esso per suo riscato e stato scuti 60 alla Bastita, si che lui havendo suo laiuto sopra de lo quale si governava bisogna di sufragio cossi per satisfar dicto suo risscato como per comprarsi uno altro laiuto … la fortuna li e stata contra ha in breve tempo liberato soa moglie cum una figliola di mano de pirrati e stato lui in quelle parte cum grande speiza ».

[151] ASG, Corsica, n. 509, lettera della Comunità di Capraia a Genova del 27 luglio 1569: « In piu si dice che mentre detta isola di Capraia era sotto il dominio del Magnifico Uffitio di S. Georgio, conoscendo detto Magnifico Uffitio la molta poverta et gran travaglio che hanno ditti huomini in l’Insola e quanto essi siino sempre stati fedeli et ubidienti gli fecero gratia di potere condurre in questa Citta mezarole cinquanta di vino senza carico di alcuna gabella ».

[152] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 243, lettera dei Padri del Comune ai Protettori delle Compere del 27 febbraio 1556: « Gio de Olivero e Jeronimo Collombana padri di Comune con tutta la comunita suplicamo alle Signorie Vostre che quelle per li nostri denari ne vogliano acomodare de grani perche in esso locho non giene e quelle poche farine sono per provexione delli soldati e noi non ne possiamo havere. Si che per tanto pregamo le Signorie Vostre con le zenogie in terra che in questi tempi non ne vogliano manchare de suvegnire di dette vittoaglie perche ancora […] per munitione. Ancora pregamo quelle che vogliano hordinare al comissario, se li fusse qualche povereta che non li potesse dare tutti li denari che li voglia far uno pocho di tempo perche pagherano con loro comodo ».

[153] segue un elenco di 106 nomi.

[154] Non conosciamo il nome dell’ingegnere a cui fa riferimento il Commissario ma potrebbe trattarsi di Giovan Maria Olgiati o Olgiatte che in quel tempo progetta diverse opere per la Repubblica di Genova, v. A.-M. Graziani, La guerre de course en Méditerranée cit., pp. 104-105.

[155] Zifra è il codice segreto, allegato all’istruzione.

[156] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 194, attestazione del 8 ottobre 1540.

[157] Ibidem, n. 216, lettera del notaio di Capraia ai Protettori delle Compere del 17 luglio 1547.

[158] V. nota 121.

[159] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 243, lettera del Commissario e Podestà di Capraia ai Protettori delle Compere del 4-5 marzo 1556.

[160] V. nota 131.

[161] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 243, lettera del Commissario e Podestà di Capraia ai Protettori delle Compere del 28 febbraio 1556.

[162] V. Appendice 12.

[163] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 310, Istruzioni del Commissario del 6 settembre 1559.

[164] Ibidem, n. 235, lettera del Cancelliere del 29 lug. 1554.

[165] V. nota 143.

[166] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 241, lettera del bottaro del 13 dicembre 1555.

[167] Ibidem, n. 243, lettera del Commissario del 7 ottobre 1556.

[168] V. nota 132.

[169] ASG, S. Giorgio, Cancellieri, n. 210, lettera del Commissario del 9 maggio 1545.

[170] Ibidem, n. 198, lettera del Commissario del 29 giugno 1542.

[171] Ibidem, lettera del Podestà del 8 agosto 1542.

[172] Ibidem, n. 310, Istruzioni del custode della torre dello Zenobito del settembre 1559.

[173] Ibidem, n. 247, Rollo dei soldati residenti in lisola de capraia, del luglio 1558.

[174] Ibidem, n. 210, lettera del Commissario del 2 giugno 1545.

[175] Ibidem, lettera del Commissario del 10 maggio 1545.

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1861 – Domenico Dussol: un capraiese alla battaglia navale di Lissa

Fig.1 -ita_uni_top_left_240Il 17 marzo 1861, a Torino veniva solennemente proclamato il Regno d’Italia. In realtà l’unificazione del paese non era ancora conclusa: Venezia e il Veneto erano ancora sotto la dominazione austriaca, e Roma, con il Lazio, era ancora sotto il controllo del Papa.  Nel 1866 il giovane Regno d’Italia firmo un trattato di alleanza con il regno di Prussia contro l’Austria. Per l’Italia lo scopo del trattato era quello di annettersi il Veneto mentre la Prussia mirava ad instaurare la sua egemonia sulla Germania. Le ostilità sul fronte italiano contro l’Austria iniziarono a metà giugno e l’esercito italiano subì una prima sconfitta a Custoza il 24 giugno. Gli Austriaci non seppero sfruttare la loro vittoria e decisero di trasferire le loro forze al Nord, dove la Prussia, il 3 luglio, ottenne a Sadowa una schiacciante vittoria. Mentre segretamente Bismarck iniziò le trattative con l’Austria per un armistizio, la flotta italiana ricevette l’ordine di dar battaglia alla flotta austriaca nell’Adriatico.

L’Italia subì una seconda sconfitta, questa volta sul mare, nella battaglia di Lissa del 20 luglio.

 Comandante della flotta italiana era l’ammiraglio conte Carlo Pellion di Persano, che ricevette da Agostino Depretis, ministro della Marina, l’ordine di “sbarazzare l’Adriatico dalle forze nemiche”. Il 15 luglio, Depretis elabora un piano di guerra: Persano deve bombardare l’isola di Lissa, base navale austriaca, e sbarcarvi un corpo di occupazione.

Il 16 luglio, Persano lascia Ancona con trentatré navi (11 corazzate, 7 navi in legno, 3 cannoniere, 7 piroscafi, 4 carboniere) divise in tre squadre. Da un momento all’altro si attende l’arrivo della nave più potente, l’Affondatore, una corazzata con torri mobili e uno sperone di otto metri di lunghezza costruito in Inghilterra, in navigazione per raggiungere la flotta. L’ammiraglio Persano è imbarcato sulla Re d’Italia comandata dal capitano di vascello Emilio Faà di Bruno.

La Re d’Italia era una fregata corazzata con scafo in legno interamente protetto da piastre esterne metalliche (ferro), due alberi a vele quadre ed uno a palo, un apparato motore da 800HP, artiglierie in batteria con tutti i pezzi ad anima rigata tranne i cannoni da 72 libbre ad anima lisciaDotata di sperone in ferro fuso, aveva la poppa col timone scoperto ed indifeso sia ai colpi di mare che all’offesa nemica. Sulla Re d’Italia era imbarcato un equipaggio di 550 uomini di cui 25 ufficiali.

Fig.2-reditalia (1)

Il “Re d’Italia” in un quadro d’epoca

Persano manda il suo capo di Stato maggiore D’Amico, a effettuare una ricognizione intorno a Lissa. Si decide di attaccare con tre gruppi di navi i principali ancoraggi: Porto Comica, Porto Manego e Porto San Giorgio. A Nord e Sud dell’isola, con funzione di vedetta, sono dislocate l’Esploratore e la Stella d’Italia.

 Fig.3-0890056

Impero Austriaco – 1832 (Particolare)

Le operazioni iniziano all’alba del 18 luglio. Il giorno dopo arriva l’Affondatore, con due pirofregate e una corvetta, a bordo delle quali vi sono centoventicinque fanti di marina. Nel frattempo la flotta austriaca agli ordini dell’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff, parte da Pola per contrastare l’azione della flotta italiana. Tegetthoff ha sette corazzate di ferro, più vecchie e meno veloci di quelle italiane anche se ben armate.

In tutto dispone di ventisette navi e di 178 cannoni a canna liscia, contro i 252 cannoni italiani a canna rigata. L’ammiraglio austriaco divide le sue forze in tre squadre, prende il comando della prima e affida le altre due al capitano di vascello Petz e al capitano di fregata Eberle. Egli, imbarcato sulla corazzata ammiraglia Ferdinand Max, dirige verso Lissa.

Alle 7.50 del 20 luglio, l’Esploratore avvista la flotta austriaca. Alle 8.10 Persano ordina di sospendere le operazioni di sbarco e raduna in fretta le sue navi disperse per contrastare gli austriaci che stanno procedendo in triplice formazione a cuneo. Persano ordina, a sua volta, le navi in tre gruppi: in testa, Principe di Carignano, Castelfidardo e Ancona; al centro Re d’Italia, Palestro e San Martino; infine Re di Portogallo, Terribile, Varese e Maria Pia.

Dopo l’avvistamento nelle acque di Lissa della squadra austriaca, comandata dall’Ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff e che avanzava in triplice formazione a cuneo, la Re d’Italia tendeva a raggiungere la linea di fila delle corazzate Principe di Carignano, Castelfidardo ed Ancona; ma, l’Ammiraglio Persano, cambiando i suoi piani, ordinò che la fregata prendesse posto nel gruppo centrale della linea delle corazzate, che per prime dovevano sostenere l’attacco nemico.

Poco dopo il Persano, con tutto lo Stato Maggiore, trasbordò sull’Affondatore ed il comando del gruppo navale di cui faceva parte la Re d’Italia, venne assunto dal Comandante Faà di Bruno. Per il ritardo causato dallo sbarco dell’ammiraglio la distanza non poté essere serrata ed il nemico, con la sua formazione a triangolo, penetrò in quella italiana tagliandola fra l’Ancona e la Re d’Italia.

 Fig.4-450px-Battle_of_Lissa_-_1866_-_Initial_Situation.svg

Lissa, lo schieramento prima della battaglia

La nave si trovò così a 300 metri dalle corazzate austriache sulle quali aprì un fuoco violento con le artiglierie al quale il nemico rispose con pari vigore. Ma si trovò circondata dalle unità avversarie Ferdinand Max, Salamander, Don Juan e Drache. Una granata nemica produsse un principio d’incendio nell’alloggio ammiraglio, ed un altro colpo troncò gli organi di comunicazione del timone col palco di comando tanto da non poter più governare.

La Re d’Italia rimase quindi sola a combattere contro il grosso della squadra nemica, poiché le tre corazzate italiane di testa stavano accostando per rientrare nello specchio d’acqua della mischia. In tale posizione la Re d’Italia aveva sulla dritta le fregate di Tegetthoff e sulla sinistra le corazzate, mentre l’ammiraglia austriaca Ferdinand Max dirigeva a tutta forza per investirla.

Il Comandante Faà di Bruno, benché ferito, continuava a dirigere impassibile la manovra, ma non funzionando il timone e non potendo perciò accostare, arrestò la macchina ed ordinò a tutta forza indietro. L’urto però non poté essere evitato: la Ferdinand Max piombò addosso alla Re d’Italia a tutta forza e l’equipaggio venne chiamato in coperta per l’arrembaggio nel caso fosse stato possibile effettuarlo.

Lo sperone della Ferdinand Max penetrò nel fianco della Re d’Italia che si abbatté sulla sinistra; l’austriaco si ritrasse velocemente indietro e l’arrembaggio non fu più possibile. Ma nelle batterie coperte i cannonieri erano rimasti ai loro pezzi ed il comandante italiano ordinò che la fiancata di fuoco partisse sull’avversario. I cannoni della Re d’Italia erano ancora fumanti quando già toccavano l’acqua col fianco squarciato della nave che s’immergeva. Mentre l’alberatura sfiorava il Ferdinand Max, la bandiera venne ammainata per brevi istanti di pochi metri perché non venisse presa dal nemico, ma tornò subito ad alzarsi in cima all’albero per inabissarsi con la nave.

Delle 550 persone che erano a bordo, se ne salvarono solo 167.

Nello scontro affondò anche la cannoniera corazzata Palestro per i colpi ricevuti dalla corazzata austriaca Drache e per il conseguente scoppio della santabarbara. Su di essa perirono altri 257 uomini dell’equipaggio.

 Fig.5-Clip

 L’affondamento della Re d’Italia in una stampa d’epoca

La cessazione delle ostilità venne sancita con l’Armistizio di Cormons, il 12 agosto 1866, seguito il 3 ottobre 1866 dal trattato di Vienna. Si concludeva così la terza guerra d’indipendenza italiana con il ricongiungimento di Venezia e del Veneto al Regno d’Italia.

Tra i caduti della Re d’Italia c’era anche il capraiese Domenico Dussol. Era nato a Capraia il 4 dicembre 1835 da Giacomo e Francesca Bargone ed era stato battezzato nella chiesa parrocchiale di San Nicola dall’arciprete Domenico Morgana. Probabilmente si era arruolato nella Marina Militare diversi anni prima. Il 20 luglio 1866 era imbarcato come marinaio timoniere e fu tra i primi a subire gli effetti dello scontro con la corazzata austrica Ferdinand Max.

La sua morte venne certificata solamente nel maggio dell’anno successivo e registrata negli Atti di Morte del Comune di Capraia  il 10 giugno 1868, con la seguente dicitura:

 “Atto constatante le morti avvenute negli Equipaggi delle Regie Navi Re d’Italia e Palestro, sommerse il venti luglio 1866, nella battaglia di Lissa, il sottoscritto rilascia la presente dichiarazione di morte avvenuta come sopra del Timoniere Marinaro della pirofregata Corazzata Re d’italia Dussol Domenico, figlio di Giacomo e di Bargone Francesca, dell’età di anni trenta, mesi sette giorni sedici del Comune di Capraia”.

 Il padre di Domenico, Giacomo Dussol, anche lui un marinaio, morì, forse stroncato dal dolore per la morte del figlio, nel febbraio del 1869 nella sua casa in Via Nuova a Capraia.

La memoria del sacrificio di Domenico Dussol si è persa con il passare degli anni. Quando dopo la prima guerra mondiale venne eretto a Capraia il monumento ai caduti il suo nome non venne riportato tra quelli “Caduti per La Patria”. Probabilmente, considerati i tempi, si preferì ricordare quanti caddero per una guerra vittoriosa e non il compaesano morto in una disfatta.

In quest’anno di celebrazioni dell’unità d’Italia sarebbe opportuno che il nome di Domenico Dussol, Timoniere Marinaro, venisse inserito tra i nomi degli altri caduti, a testimonianza non solo del suo sacrificio per la patria ma anche della continuità delle tradizioni marinare dell’isola.

La cessazione delle ostilità venne sancita con l’Armistizio di Cormons, il 12 agosto 1866, seguito il 3 ottobre 1866 dal trattato di Vienna. Si concludeva così la terza guerra d’indipendenza italiana con il ricongiungimento di Venezia e del Veneto al Regno d’Italia.

 

Roberto Moresco                                                                              3 febbraio 2011

Fonti: Comune di Capraia Isola, Registro per gli Atti di Morte – Anni 1868 e 1869; D. Mack Smith, Storia d’Italia 1861-1958, Vol.I, Bari1967;  Archivio Diocesano di Livorno, Parrocchia di Capraia, Registro dei battesimi, n.3;

http://digilander.libero.it/carandin/reditalia.htm http://www.marina.difesa.it/storiacultura/storia/storianavale/Pagine/lissa.aspx

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1674 – Un censimento delle sorgenti d’acqua di Capraia

Il 6 aprile 1674, arrivò a Capraia il nuovo Commissario Brancaleone Doria. Alla partenza da Genova aveva ricevuto l’ordine dal Magistrato di Corsica di fare un censimento delle sorgenti  d’acqua di Capraia. Con molta diligenza, subito dopo il suo arrivo, si recò a visitare i luoghi dove i Capraiesi erano soliti approvvigionarsi d’acqua e, quindi, il 10 aprile, così scrisse a Genova:

«Venerdì prossimo passato gionsi in questa Isola, e presi il possesso della carica dalla Benignità di VV.SS. Serenissime confertami.

Ho ritrovato, che il tutto va con buona disposizione. In appresso ho procurato d’esseguire quanto con loro decreto mi comandarono intorno al’aqua, et ho ritrovato tutto ciò che dalla acclusa nota vedrano».

Allegata alla lettera vi è la seguente «nota»:

«Si è ritrovato un’occhio d’aqua viva sopra il molo vicino al porto.

Nel canto della piaggia del porto vi è altro occhio d’aqua viva, che provede a tutti i pescatori, et a tutti vascelli forastieri, che vengono ivi ha far aqua.

Sopra la Madonna del porto vi è altro sorgente d’aqua nominato il Carcenaggio, et il più abondante di tutta l’isola.

Sotto certe olive poco ivi distante vi è una fontanina di grandissima abundanza, che mai manca, et è ….

Nel luogo detto il Tamburo lontano dal Forte quasi un miglio altro occhio d’aqua viva, che scaturisce da una pietra.

Di sopra a questo lontano due terzi di miglio circa altro sorgente d’aqua viva in grande abondanza, e resta sotto un monte dove l’estate si fa la guardia per i corsali.

Dalla parte di ponente di detta montagna vi resta aqua viva in grandissima copia che potria far girare un grosso molino.

In mezzo dell’isola vi resta un lago d’aqua viva che mai manca, di giro di passi cinquecento circa.

Vicino alla Torre del Senopito si è ritrovato altro occhio d’aqua viva.

Per la ponta dell’isola verso tramontana luogo detto la Mortella vi sono diversi occhi d’aqua viva.

Sotto il Convento dei PP. Franciscani fuori del presente Forte ci è aqua viva di quale si serve detto Convento

Sotto la Fortezza per Levante e Sirocho vi è aqua viva vicino alla marina, di quale però non se ne potrebbe servire, quando il mare fusse grosso.

Che è quanto ho potuto hora ritrovare. Venendomi accertato essercene del’altra che doppo d’haver visitato il Luogo ne darò compita relatione a VV.SS. Serenissime».[1]

Nello scrivere questa «nota», il Commissario, poco pratico dell’isola e del suo clima, non si era reso conto che l’abbondanza di acque sorgive da lui descritte era dovuta al particolare periodo dell’anno in cui effettuò il suo sopralluogo. In effetti, è vero che nel mese di aprile l’isola è rigogliosa di acque superficiali, frutto delle piogge dei mesi invernali e della prima primavera, ma, quando la stagione si addentra verso l’estate, è vero anche che la siccità prende il sopravvento, causando la scomparsa della quasi totalità delle polle d’acqua.

 Gavagnolo

 S. Basso e Federici, Piano dell’isola di Capraja, 1843 (particolare)

 Alcune delle fontane o polle d’acqua citate nella «nota» si ritrovano segnalate anche nella carta di Capraia, redatta nella primavera del 1843 dal capitano Basso e dal tenente Federici, della quale riportiamo qui un particolare.[2]

 Di seguito diamo alcune indicazioni sulle località citate e sulla terminologia usata nella «nota»:

– Occhio di acqua viva sta per polla d’acqua.

– L’occhio d’acqua viva sopra il molo vicino al porto probabilmente era una lamina d’acqua che sgorgava tra le rocce nella zona del Frate.

– Il canto della piaggia del porto è di difficile identificazione; la polla d’acqua è stata  probabilmente ricoperta dai detriti alluvionali del Vado del Porto.

 Il porto 1692 part.

 La spiaggia e il molo del porto di Capraia nel 1692

– La sorgente «Carcenaggio» è indicata sulla carta come Fontana del Calcinajo

– La fontanina sotto gli olivi è indicata sulla carta come La Fontana ed è quella che viene ancor’oggi utilizzata.

– L’occhio nel luogo detto il Tamburo è probabilmente quello che ancor’oggi si ritrova nella località Aghiale.

– La sorgente sopra l’Aghiale è indicata sulla carta come Fontana Ajale. Il monte sul quale si faceva la guardia per l’avvistamento dei corsari è il Monte Castello.

–        La sorgente a ponente del Monte Castello è probabilmente quella indicata sulla carta col nome di Fontana del Saracello. La sorgente evidentemente scaricava le sue acque nel Vado del Saracello, che nel mese di aprile doveva essere ricco d’acqua e pertanto il Commissario ritenne che vi si potesse installare «un grosso molino».

–        Il lago in mezzo all’isola è lo Stagnone

–        Il luogo detto la Mortella è la baia della Mortola.

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Lo Stagnone (Foto F. Guidi)

Roberto Moresco                                                                              19 dicembre 2011

[1] Archivio di Stato di Genova, Corsica, n.613, lettera del Commissario Brancaleone Doria ai Magistrati di Corsica del 10 apr. 1674.

[2] R. Moresco, L’isola di Capraia – Carte e vedute tra cronaca e storia, Livorno 2008, pp. 75, 170-173.

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