1683 – La distribuzione del sale e i “fuochi” di Capraia

Nella Repubblica di Genova il sale era un monopolio la cui gestione era stata affidata alle Compere di San Giorgio. In questa istituzione esisteva sin dal XV secolo una apposita magistratura, l’Ufficio del Sale, che possedeva, a Genova e nelle principali città del Dominio, dei magazzini. Anche la Corsica e Capraia ricadevano sotto la sua giurisdizione. Capraia riceveva il sale dal magazzino che l’Ufficio possedeva a Bastia. A Capraia esisteva un magazzino del sale, situato nel forte, che veniva gestito dal munizioniere sotto la responsabilità del commissario.

F. M. Accinelli, Fortezza di Capraia con il Magazzino del sale, 1774

F. M. Accinelli, Fortezza di Capraia con il Magazzino del sale, 1774

 

La Repubblica aveva concesso alla popolazione di Capraia un quantitativo mensile di sale per uso domestico pari a cinque mine in totale da ripartirsi in parti uguali ad ogni fuoco o famiglia dell’isola. Questo quantitativo veniva venduto dal commissario ai Padri del Comune al prezzo di Lire 4,16 per mina. Il sale che veniva usato per fini commerciali, principalmente per la salatura del pesce, veniva invece venduto a Capraia al prezzo di Lire 13,8 la mina. Per un certo periodo del seicento le cinque mine venivano distribuite in ragione di tre gombette a fuoco.[1] Ma, a causa del rapido sviluppo della popolazione – si passa da circa 100 fuochi nel 1650 a 187 nel 1683 – le cinque mine non erano più sufficienti ad assicurare le tre gombette a fuoco creando non poco imbarazzo al commissario che si vide costretto a chiedere istruzioni ai  Magistrati di Corsica, a Genova, ai quali inviò anche un elenco dei fuochi, preparato dai Padri del Comune:

“Serenissimi Signori,

Havendo esperimentato che le mene cinque Sale che si distribuiscono a questo Popolo ogni mese alla raggione di gombette tre a fuoco per fuochi cento ottantanove secondo la lista che invio a VS.SS.me data da questi Padri di Comune e le mene cinque Sale ogni mena corrisponde a gombette 96 per ogni mena e tutte cinque fanno soma di 480 gombette, resto fraudato di gombette 87 ogni mese, mi sono parso obligato darne parte a VS.SS.me se in luoco di tre gombette dispensargliene due a risguardo che crescono li fuochi, e per il passato tempo di questo mio Governo che li ultimi due mesi ne stijno senza acciò io possa imborzare quel che ho distribuito starò attendendo da VS.SS.me come mi doverò contenere et a VS.SS.me faccio humilissima riverenza.

Capraia 19 Maggio 1683    Humilissimo Servitore/ Ottavio Reggio Capitano e Commissario.” [2]

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La risposta dei Magistrati al commissario fu di mantenere invariato il quantitativo totale di cinque mine al mese. Questo quantitativo rimase invariato anche nel Settecento, benché la popolazione abbia avuto un ulteriore incremento.[3]

La Nota o elenco dei fuochi è molto interessante per diversi aspetti. Infatti ufficializza la consistenza della popolazione in un periodo di grande aumento della stessa legato alle attività di trasporto, pesca, e commercio che i Capraiesi hanno iniziato a sviluppare e che nel Settecento raggiungeranno il  massimo sviluppo.

Nella nota troviamo, infatti, i principali gruppi famigliari che dopo qualche decennio risultano tra i maggiori proprietari di gondole: i Sussone con dieci famiglie, i Compiano e i Cunio con nove , i Chiama con otto, i Bargone e i Morgana con sette, i Colombano con sei, i Gallettini, Lamberti, Oliveri, Sabadino con cinque.

Notevole è il numero di donne che sono a capo di una famiglia, 41 su 187, segno che i maschi sposati spesso morivano o sparivano in mare a causa sia dei naufragi sia delle catture fatte dai corsari barbareschi.[4]

Tra i fuochi è incluso anche il pievano Vittore Battistini, originario di Brando in Corsica, che esercita a Capraia la sua missione dal 1658 al 1706, e il prete Francesco Morgana, cappellano della guarnigione del forte, nato a Capraia da uno dei maggiori gruppi famigliari dell’isola.

Roberto Moresco                                                                2 marzo 2015

[1] La  mina (mena) era una unità di misura genovese per il  volume degli aridi  pari a litri 116.53. La gombetta era la 96a parte della mina, quindi pari a litri 1.21. Assumendo per il sale grosso un peso specifico di 0.745, ad ogni fuoco venivano distribuiti mensilmente circa 0.9 Kg di sale.

[2] ASGe, Corsica, n. 613, lettera del commissario di Capraia ai Magistrati di Corsica a Genova del 19 mag. 1683. In allegato Nota dei fuochi che sono in Capraia al presente.

[3] R. Moresco, La Marineria Capraiese nel XVIII secolo, in Atti della Società Ligure di Storia Patria, N.S., Vol. XLIII, Fasc. I, p. 620.

[4] Ibidem, pp. 579-627.

 

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