Da Capraia al Cono Sud: profilo dell’emigrazione capraiese in America Latina tra Ottocento e Novecento di Martino Contu e Roberto Moresco

Questo articolo è stato pubblicato in Martino Contu, Roberto Moresco, Da Capraia al ConoCopertina Sud …, in L’Emigrazione in America Latina dalle Piccole Isole del Mediterraneo Occidentale,       i casi di Capraia, Formentera, Giglio, La Maddalena, San Pietro, Sant’Antioco, Centro Studi SEA, Villacidro 2012, pp. 19-57.

◊Martino Contu è Presidente del Centro Studi SEA

1. Premessa

 L’isola di Capraia, situata tra la Corsica e la costa della Toscana, dal 1506 ha fatto parte del dominio del Banco di San Giorgio che poi, nel1562, la cedette insieme alla Corsica alla Repubblica di Genova. I legami con Genova si mantennero sempre molto saldi poiché l’isola aveva una posizione strategica per la protezione della principale via di navigazione tra la città e il basso Tirreno.[1]

L’emigrazione dall’isola di Capraia ha origini lontane che precedono i flussi migratori da altre isole del Mediterraneo: le ragioni dell’inizio di tale fenomeno si possono fare risalire al 1767 quando le truppe di Pasquale Paoli si impadronirono dell’isola dopo un assedio di oltre tre mesi nell’ambito della rivolta dei Corsi contro il dominio della Repubblica.

Nei decenni precedenti l’isola di Capraia aveva conosciuto una notevole crescita demografica, iniziata a partire dalla seconda metà del Seicento, che era stata favorita dall’intraprendenza dei suoi abitanti nello sviluppare una locale marineria. Fattore determinante di questo sviluppo fu la rivolta dei Corsi iniziata nel 1729. Genova, non fidandosi dei Corsi ed avendo imposto un blocco totale dell’isola (la stretta serrata) si servì delle imbarcazioni capraiesi – le gondole – per i collegamenti con la Corsica: invio di rifornimenti e truppe dalla madrepatria, trasporti postali, trasporto dei prodotti dell’isola verso Genova. Questa situazione preferenziale permise ai «Padroni» capraiesi di sviluppare come attività collaterale anche il commercio in proprio non solo tra il continente e la Corsica ma anche tra i diversi porti di terraferma (Genova e le sue Riviere, la Toscana con il porto di Livorno e la Maremma, Roma, Napoli, e i porti della Riviera francese). Non meno importante per gli abitanti di Capraia rimase la pesca, in modo particolare quella delle acciughe e delle sardine, e la lavorazione e conservazione del pescato tramite la salatura o la marinatura. Una popolazione maschile, quindi, che si era specializzata nella navigazione, il commercio e la pesca, mentre le donne curavano la scarsa produzione agricola, il bestiame non certo numeroso, e la produzione di manufatti di argilla di scarso valore.[2]

L’occupazione di Capraia da parte dei Corsi e successivamente dei Francesi non durò a lungo. Nel 1771 l’isola venne restituita alla Repubblica di Genova secondo quanto era stato stabilito nel trattato di Versailles del 15 maggio 1768 che sancì la cessione della Corsica alla Francia. I traffici commerciali da e per la Corsica si svolsero su una nuova direttrice che privilegiava la rotta tra Aiaccio, che divenne il capoluogo dell’isola, e Marsiglia. Con la cessione della Corsica alla Francia la ragion d’essere della marineria capraiese viene meno: i Padroni capraiesi sono costretti a cercare nuove rotte e nuovi traffici entrando così in concorrenza con le marinerie della Riviera ligure, dotate di imbarcazioni più grandi e che maggiori capitali. Inizialmente fu un declino lento che come vedremo subì un’accelerazione nei primi decenni dell’Ottocento. È in questo periodo che alcune famiglie capraiesi si trasferirono in Corsica e a Marsiglia, mentre diversi marinai capraiesi si imbarcarono sui postali francesi che collegavano la Corsica con la costa francese.

Incominciò così per l’isola un lento declino e l’emigrazione della sua popolazione. Dopo lo scoppio della rivoluzione francese nel 1789, altri avvenimenti ebbero un impatto sull’economia dell’isola.

Quando, nel 1793, l’Inghilterra entrò in guerra con la Francia e inviò una sua flotta nel Mediterraneo, Capraia nonostante la dichiarazione di neutralità della Repubblica di Genova, divenne un covo di corsari francesi e corsi, che imbarcavano sui loro navigli anche marinai capraiesi. Nel settembre del 1796, il commodoro Horatio Nelson per mettere un freno all’attività corsara occupò per pochi mesi l’isola, bloccando nel porto anche buona parte dei navigli capraiesi. La situazione non migliorò quando nel maggio del 1797 cadde la Repubblica di Genova e venne creata la Repubblica Ligure.

Nel 1802, la Repubblica Ligure cedette l’isola di Capraia alla Francia in cambio di alcuni territori piemontesi. Capraia entrò dapprima a far parte del Dipartimento francese dell’isola d’Elba e, successivamente, nel 1805, fu annessa al Dipartimento del Golo (Corsica) che aveva come capoluogo Bastia.

Un rapporto statistico sull’isola di Capraia, redatto dal Prefetto del Golo, nel 1806, dopo una sua visita nell’isola, fornisce una chiara descrizione delle attività e dei problemi dei suoi abitanti. In particolare egli afferma che:

«La piccola popolazione dell’Isola di Caprara sopravvive e si mantiene da tanti secoli con il solo cabotaggio. In questo punto del globo, si può verificare l’osservazione fatta a proposito di tutti i popoli che si dedicano all’economia del Commercio: un suolo ingrato, un’attività infaticabile, ed una estrema frugalità contrastano con i costumi delle Nazioni dove là sono i fattori. […]. Anticamente una delle più grandi risorse degli abitanti di Caprara era la pesca delle acciughe. Venticinque barche erano allora impiegate per questa pesca e si stimava la produzione in 40000 chili. Questo ramo dell’attività industriale è quasi scomparso, si contano appena 5 battelli che pescano le acciughe i quali durante l’ultima stagione non hanno preso nulla. Per altro la diminuzione dei battelli da pesca, a detta degli abitanti, deriva dall’aumento delle grosse barche per il cabotaggio. Queste sono attualmente 40, cioè:

12 da 38 a 40 tonnellate

6 da 20 a 25 tonnellate

8 da 10 a 15 tonnellate

10 da 3 a 5 tonnellate

Di queste quaranta barche, soltanto dieci navigano, le restanti sono tirate in terra, perché non hanno i mezzi per farle navigare. […]. Caprara, riunita alla Francia è diventata un Cantone del Dipartimento del Golo, deve senza dubbio sperare di vedere migliorare la sua situazione per la più grande protezione che ne può ricevere. Ma considerare questa piccolissima Isola solamente come un posto militare, e soprattutto cercare di crearvi un sistema finanziario pubblico, sarebbe come togliergli la speranza della sua conservazione.

Per queste ragioni, il Consiglio Generale del Dipartimento non l’ha compresa nella ripartizione della Contribuzione fondiaria. L’imposta sulle porte e finestre, né la tassa sulle Patenti, non vi sono state applicate: solamente un Ufficio di registrazione vi è stato creato per garantire la sicurezza degli atti.

Essendo l’Isola considerata attualmente, nelle sue relazioni commerciali, come straniera, il sistema delle Dogane non vi ha introdotto alcun pagamento o proibizione: vi si riscuotono unicamente i diritti di Navigazione e su questo aspetto il Commercio sembra godere di qualche franchigia.

La sola ispezione dei luoghi induce il Prefetto del Golo a pensare che tutta la popolazione dell’Isola risentirebbe dell’effetto inevitabile dell’istituzione del sistema doganale: al contrario lo stato dell’Isola richiede che il sistema di franchigievenga ulteriormente esteso […] ».

Questa situazione porta il Prefetto a fare le seguenti proposte che non sappiamo se siano state implementate:

«1°. Diminuire il diritto di Navigazione: questa misura vi porterebbe a fare scalo forzato un più gran numero di bastimenti stranieri che per evitare dei costi troppo alti, anche nel cattivo tempo, fanno forzatamente vela verso il Porto Franco di Livorno. Da ciò nascerebbe per gli abitanti un motivo di tenere l’Isola approvvigionata per una maggiore probabilità di consumi. La perdita delle entrate per il pubblico Tesoro, non dovesse essere compensata o anche aumentata per il più grande numero di bastimenti, si ridurrebbe a 300 o 400 franchi per anno.

2° Non obbligare i Padroni Capraiesi, come lo sono attualmente, ad approvvigionarsi nei porti stranieri dei beni di prima necessità per il loro consumo. Aprire loro, per questi beni e con le precauzioni opportune, i porti francesi. Questa misura è anche dettata dal punto di vista economico, poiché i benefici, frutto della loro attività, cesseranno di essere trasferiti a Livorno, in Sardegna, a Civitavecchia, ed inoltre i movimenti di cabotaggio, tra Caprara e i Porti Francesi, diventeranno più frequenti.

3° Esentare da tutti i diritti d’entrata i beni di origine capraiese importati in Corsica. Questi beni, così come ho già fatto notare più sopra, si riducono a qualche brocca e a qualche vaso di terra, i quali sono specialmente importati al Capo Corso, e i cui diritti non raggiungerebbero i 200 franchi.

Dall’altronde, e per i Corsi e per i Capraiesi ne risulta una sorta di scoraggiamento poiché questi oggetti di produzione Nazionale sono gravati e tariffati come non appartenenti all’industria dell’Impero, di cui anche i Capraiesi sono figli.

4° Permettere che i Padroni Capraiesi possano esportare dai Porti del Continente francese e dalla Corsica la valuta che abbiano percepito dalla vendita dei beni da loro introdotti assoggettandoli a tutte le dichiarazioni e misure precauzionali riconosciute necessarie per prevenire gli abusi. La facoltà di approvvigionarsi in Francia, diminuirebbe tanto più la quantità di valuta esportata.

Quelle sono le modifiche che sembrano essere dettate dalla situazione fisica ed economica di Capraja, per dare al suo commercio una qualche vita, e alla sua popolazione qualche mezzo di mantenersi, forse anche di aumentare.[3]

Durante il periodo napoleonico, tra la popolazione maschile dell’isola, furono effettuati degli arruolamenti forzati, sia per la «Grande Armée» sia per la marina militare, che devono aver contribuito a un ulteriore decremento della popolazione.[4]

Nel novembre del 1815, quando, dopo la caduta di Napoleone, il trattato di Vienna assegna i territori dell’antica Repubblica di Genova al Regno di Sardegna, Capraia venne occupata dalla Marina Sarda ed inclusa nel Ducato di Genova.

La situazione economica nell’isola era ormai completamente deteriorata come scrissero i Padroni e i Capi famiglia capraiesi in un loro appello a Vittorio Emanuele I, re di Sardegna:

«È colla più profonda venerazione ed umiltà, che Noi sottoscritti padroni di marina, e Capi di famiglia dell’Isola di Caprara, osiamo esporvi il quadro fidele, e doloroso della nostra esistenza. Piazzati in un suolo, che non offre, che un mucchio di sassi, la navigazione,ed il commercio facendo tutta la nostra risorsa, ed industria, nessun popolo quanto noi ha potuto provare gli funesti effetti d’una lunga, e disastrosa guerra. Cinquanta circa dei nostri navigli sono quasi tutti rimasti preda del nemico, li nostri capitali subirono la stessa sorte, la coscrizione marittima tolse la nostra gioventù, metà degli abitanti sono stati costretti di allontanarsi per andar a mendicare la loro sussistenza presso lo straniero; la nostra posizione in somma divenne così infelice, che mosse il cessato Governo ad esentarci dalla coscrizione di terra, e da tutta contribuzione».

La lettera si conclude chiedendo il ripristino di tutti i benefici di cui godevano i Capraiesi sotto la Repubblica di Genova.[5]

La situazione economica di Capraia non migliorò negli anni successivi, tanto che, nel 1837, Carlo Alberto durante una sua visita nell’isola, visto lo stato di estrema povertà degli abitanti, decise di accordare una sovvenzione perpetua al Comune.[6] È a partire da questi anni che si amplificò l’emigrazione degli abitanti dell’isola non solo verso la terraferma italiana ma anche verso altre nazioni. Negli anni successivi, anche se dal Governo, prima piemontese e poi italiano, furono create delle occupazioni retribuite – gli alcaidi e i guardiani delle torri, le milizie urbane, la fabbrica tabacchi – la situazione non smise di deteriorarsi. L’insediamento della Colonia Penale nel 1873 non portò alcun tangibile beneficio tale da risollevare la situazione economica dell’isola.

Alete Cionini, un ufficiale che comandò il distaccamento di fanteria di Capraia nel 1884, così descrisse l’impatto dell’emigrazione sulla vita dell’isola e dei suoi abitanti:

«In ogni modo il rapido decrescendo nella popolazione dell’isola cominciò al nascere di questo secolo, colla venuta in Capraia dell’infausta dominazione francese, la quale vi portò lo sfacelo e promosse su vasta scala l’emigrazione, che d’allora in poi non ebbe mai sosta. Alcune famiglie, venduto quel po’ di ben di Dio che avevano, cominciarono a partire per l’America e là si stabilirono. Altre man mano le seguirono, altre le seguono ancora! Quelle poche che, o per la mancanza dei mezzi pel viaggio, o perché non sono miserabili del tutto, o perché non reggono al pensiero di abbandonare il nativo loco, rimangono ancora nell’isola, contano però in quei lontani lidi qualcuno dei loro, o il padre, o il marito o il fratello, sicché si può dire che la gran maggioranza della popolazione è composta ormai solo di vecchi, di donne e di fanciulli. I giovani per lo più emigrano, lasciando le loro famiglie, prive di mezzi, a vivere in Capraia. Dopo qualche anno ritornano, pagano i debiti fatti dai parenti, riposano dalle fatiche del viaggio e indi via di nuovo, come le rondini. Qualcuno non ritorna più, e allora chiama con sé la famiglia. Di qualcun altro non si sa più nulla. Forse sarà morto in qualche naufragio. A buon conto la famiglia lo piange come perduto, e veste a lutto. Altri ritornano dopo venti, trenta anni col loro gruzzoletto: vedono i figli già fatti grandi, irriconoscibili, la moglie invecchiata, aggrinzita, senza denti; danno un addio al mare, mettono su una botteguccia, comprano un pezzo di terra, e allora, come per spasso, di quando in quando vanno a coltivar la vigna, forse unica coltivazione possibile, proficua e promettente per loro. Dopo una vita avventurosa, di privazioni, di fatiche, di disagi, di pericoli, essi si son fatti uomini d’ordine, serii, tranquilli, desiderosi non d’altro che di quiete; diventano ottimi cittadini, e vedono senza menomamente scomporsi, emigrare, al loro turno, i figli, come se questi dovessero andare solo fino a Genova o a Livorno».[7]

Gli stessi concetti si ritrovano in una lettera, del 1891, che un capraiese scrisse a un suo amico emigrato in Argentina:

«Caro amico riguardo alle condizione del nostro Paese sono cattivissime se andiamo di questo passo fra pochi anni il nostro paese è deserto non ce quasi più nessuno. Quelli che vanno non ne ritorna nessuno, qualche d’uno sempre ne muore e così il nostro Paese pocho per volta si va consumando. … I negozi poi vanno di male in peggio non abbiamo più un Bastimento ne piccolo ne grande, il nostro Porto è sempre polito neppure ci è più un pescatore Caprajese, sono venuti qui dei pescatori gorgonesi che altrimenti si patirebbe anche un pesce che anche i pesci non è più come avanti che ne pescavano in bondanza, adesso sono molto scarsi e li vendano cari della carne poi non vi dico niente massima nel Iverno che bisogna raccomandi a Livorno. L’unica cosa che abbiamo di buono è il vapore due volte la settimana, la Domenica quello da Genova che va in Sardegna e il Mercoledi da Livorno, fino adesso chi dà un poco di vita al Municipio è la Colonia Penale per il Dazio Consumo che paga al Municipio che se il Governo dovesse levare la Colonia il Paese resterebbe deserto. Caro Pasquale se andiamo sempre di questo passo andiamo malamente».[8]

Il grado di decadimento dell’economia dell’isola è dato anche dal numero di natanti dell’isola nel 1885 confrontato con quello del 1806: tre imbarcazione a vela con una stazza di 17 ton in totale contro i cinque battelli da pesca e le 40 grosse barche per il cabotaggio del 1806. La marineria capraiese, che nel Settecento aveva avuto la sua massima espansione, era ormai estinta.[9]

La situazione economica dell’isola rimase stagnante anche nella prima metà del Novecento fino a quando venne chiusa la Colonia Penale e il turismo portò una nuova fonte di guadagno. Ma ormai le antiche famiglie, che nel Settecento con le loro attività avevano sviluppato una economia capace di sostenere oltre 1500 abitanti, si erano estinte. Pertanto il fenomeno dell’emigrazione per Capraia si restringe al solo Ottocento. Nel Novecento si riduce a poche casi sporadici: infatti la popolazione già nel 1907 era ormai ridotta a soli 235 abitanti stabili, e diminuirà ulteriormente negli anni successivi fino agli anni sessanta dello scorso secolo.[10]

I pochi giovani rimasti lasciano lentamente l’isola: i maschi si imbarcano sulle navi della marina mercantile e portano le loro famiglie nei porti di imbarco (Genova, Livorno, Napoli) mentre le femmine sposano i pochi impiegati pubblici (carabinieri, marinai, agenti di custodia) che al termine del loro servizio nell’isola le portano in continente.

Questo breve excursus storico è ben rappresentato dall’andamento demografico dell’isola (Fig. 1) in cui si può osservare il rapido calo del numero degli abitanti dell’isola a partire dalla fine del Settecento.

 Fig. 1 - Abitanti di Caoraia

2. Le fonti

Solo recentemente il fenomeno dell’emigrazione capraiese tra l’Ottocento e il Novecento è uscito dall’oblio in cui era piombato a causa della sparizione dall’isola di tutte le antiche famiglie che avevano partecipato a questo fenomeno.

Il primo studio sull’argomento è stato presentato dai fratelli Contu al Convegno Storico Internazionale “L’Emigrazione delle Popolazioni Insulari del Mediterraneo in Argentina fra il XIX e il XX secolo” tenutosi a Villacidro i giorni 22-23 settembre 2006 e i cui atti sono stati dati alle stampe nel 2009.[11] Questo studio, che è stato successivamente pubblicato anche sul web,[12] ha attirato l’attenzione di diversi discendenti di emigrati, che hanno chiesto notizie sull’origine delle loro famiglie. Si è così attivato un circuito internazionale di scambio di informazioni.

In Italia si sono effettuate delle ricerche archivistiche nelle seguenti sedi conservative:

– nell’Archivio del Comune di Capraia, consultando i Registri di Stato Civile, limitatamente, in questa prima fase, agli Atti di Nascita dal 1866 al 1931, e agli Atti di Morte dal 1866 al 1960[13] e analizzando le informazioni contenute nell’Archivio degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE);[14]

– nell’Archivio Diocesano di Livorno per ritrovare atti di nascita e matrimonio tra il 1718 e il 1865 provenienti dall’Archivio della Parrocchia di Capraia Isola;[15]

– nell’Archivio della Pretura di Capraia Isola, contenente documenti utili allo studio del fenomeno migratorio.[16]

Ai documenti provenienti da Archivi pubblici ed ecclesiastici italiani, si sono aggiunte altre fonti documentarie e materiali provenienti dagli archivi familiari dei discendenti degli emigrati capraiesi, tuttora residenti all’estero, quali lettere, ricostruzioni di alberi genealogici, foto d’epoca, nonché fonti orali, costituite prevalentemente dai racconti trasmessi di generazione in generazione dai discendenti degli emigrati della piccola isola del Mar Tirreno. Infine, si è provveduto ad effettuare una ricognizione di alcune fonti bibliografiche italiane e straniere.

La consultazione e l’analisi di differenti tipologie di fonti ci ha permesso di proporre una tabella, Tabella 2 – Emigranti di Capraia Isola in America Latina, contenente un elenco degli emigrati capraiesi in America Latina tra Ottocento e Novecento, che può essere costantemente aggiornata, e che presenta le seguenti voci: “N. (d’ordine)”, “Nome”, “Cognome”, “Sesso”, “Genitori”, “Luogo di Nascita”, “Data di Nascita”, “Stato Civile”, “Professione”, “Luogo di Emigrazione”, “Data Emigrazione”, “Rientri”, “Annotazioni”, “Fonti”. Nelle “Annotazioni” sono inserite brevi notizie sulla vita dell’emigrante degne di nota, mentre nella voce “Fonti” sono state elencate appunto le fonti archivistiche, orali e bibliografiche che hanno permesso di tracciare un primo aggiornato e sintetico quadro del fenomeno migratorio isolano nei secoli XIX e XX e di ricostruire, nel contempo, la vicenda biografica di ogni singolo capraiese espatriato in Ameri

3. Caratteristiche dell’emigrazione capraiese

 Come abbiamo già detto l’emigrazione dall’isola di Capraia iniziò molto presto e si può far risalire agli ultimi decenni del Settecento. Dapprima vi fu uno spostamento di famiglie verso la Corsica (Bastia, Isola Rossa), la terraferma italiana (Genova in particolare) e le città della Riviera francese (Marsiglia).

Successivamente, dopo il 1815, molti capraiesi si imbarcarono nel porto di Genova come membri dell’equipaggio delle navi, dapprima quelle a vela e poi quelle a vapore, della marina commerciale del Regno di Sardegna, ricoprendovi tutti i ruoli, da quello di semplice mozzo a quello di capitano. Questa nuova attività li portò ad ampliare i loro orizzonti e a scoprire nuove terre dove trovare un lavoro e una fonte di guadagno per sostenere le famiglie. Sulle coste del Mediterraneo si sono ritrovati insediamenti di capraiesi in Egitto, Turchia, Algeria. Ma i flussi principali dell’emigrazione si sono diretti principalmente verso l’America Latina e gli Stati Uniti d’America,[17] inserendosi nel flusso migratorio ligure e piemontese.

A questa emigrazione parteciparono tutte le più grosse famiglie che nel Settecento, con le loro imbarcazioni e il commercio, avevano contribuito allo sviluppo economico dell’isola, come meglio evidenziato nella Tabella sottostante[18].

Tab. 1 – Le grandi famiglie capraiesi del Settecento [19]

Famiglie

L’emigrazione verso l’America Latina è iniziata verso il 1830 e ha dato vita a due flussi migratori: il primo e più consistente verso gli stati centrali dell’America del Sud, Argentina e Uruguay, il secondo verso l’America Centrale e in particolare l’isola di Puerto Rico.

L’emigrazione verso l’America del Sud ha avuto come punti di sbarco principali Buenos Aires in Argentina e Montevideo in Uruguay, che erano i principali scali toccati dalle navi della marina mercantile sarda che partivano da Genova. Arrivati in questi due porti, i capraiesi si stabilirono a Gualeguay (provincia argentina di Entre Rios) lungo le rive del Rio Gualeguay, un affluente del Rio Paraná, e a Bella Vista (provincia argentina di Corrientes) sulla riva sinistra del Rio Paraná e lungo le sponde del delta del Rio della Plata (Buenos Aires).

La scelta di insediarsi in queste tre località non è casuale: le due cittadine, fondate da pochi decenni – Gualeguay nel 1783 e Bella Vista nel 1825 – si erano sviluppate grazie ai trasporti fluviali lungo i fiumi sulle cui sponde erano sorte e al commercio, attività tipiche dei capraiesi; Buenos Aires era la capitale federale e con la sua posizione sulle sponde del Rio della Plata era la città ideale per svolgervi l’attività della pesca, commercio e navigazione. Tra quanti continuarono a svolgere attività marinare troviamo, a Bella Vista, Gaspare Cuneo, comandante del vapore postale orientale (uruguayano) «Josè Gibert»;[20] a Gualeguay, Simone (o Simeone) Chiama che nel 1885 era proprietario del piroscafo a ruote «Adelina», di 32 ton., che faceva la rotta Porto Ruiz (Gualeguay) – Colonia (Uruguay) – Buenos Aires;[21] in quest’ultima città troviamo invece Domenico Gallettini, proprietario della baleniera «Clarina»[22] e Giuliano Cuneo proprietario della baleniera «Raggio».[23]

Alcuni si diedero alle attività agricole, come Juan Chiama che nel 1884 fonda a Gualeguay la colonia «Capraia»,[24] e Simone Cuneo che dopo un soggiorno in Argentina si trasferì a Lambayeque in Perù dove divenne amministratore di una tenuta agricola[25].

In queste tre località i capraiesi formarono delle colonie di concittadini che attirarono altri capraiesi: alcuni arrivarono con le loro famiglie, altri si sposarono con figlie di concittadini, altri ancora sposarono donne originarie di altre nazioni.

A Bella Vista troviamo le famiglie Cuneo, Lamberti, Rinesi e Tomei; a Gualeguay le famiglie Chiama, Cuneo e Gallettini; a Buenos Aires (Rio della Plata) le famiglie Cuneo, Dussol, Grimaldi, Pisani, Princivalle, Solari,Tassara.

I capraiesi si integrarono rapidamente nella vita sociale del nuovo paese e insieme ad altri italiani parteciparono alla fondazione delle Società italiane di mutuo soccorso e culturali che sorsero numerose in Argentina nella seconda metà dell’Ottocento. Tra di essi troviamo Pasquale Tomei a Bella Vista, socio fondatore della «Società Italiana»[26] e Francesco Cuneo a Victoria, socio fondatore della «Società Italiana di Mutuo Soccorso».[27]

Le storie che abbiamo potuto raccogliere fino ad oggi ci parlano di personaggi che in un modo o nell’altro hanno avuto successo nella loro attività, si sono sposati e hanno dato origine a una numerosa discendenza.

In tutte queste famiglie il ricordo dell’isola di Capraia non si è mai spento, tanto che in questi ultimi anni diversi discendenti hanno visitato l’isola alla ricerca delle loro radici.

Come osservato dal Cionini, le rimesse degli emigranti alle loro famiglie rimaste nell’isola erano un’importante fonte di sostentamento.[28]

Questa osservazione è confermata da una relazione di Marcello Cerruti, inviato sardo presso il Consolato di Buenos Aires:

«Per altro accanto a questi individui che non amano troppo la nazione abbiamo molti che pensano alla famiglia. Dal 1º marzo 1855 al primo aprile 1856, cioè fino ad oggi questa cancelleria ha fato passare nei R. Stati somme rilevanti in piccole partite frazionate di una fino a dieci once. Lo spoglio che me da il Signor Agostino Cirveiro offre il seguente risultato.

Nei vari paesi da Chiavari a confine Est Once 796

Nei vari paesi da Savona al confine ovest 598

Genova fino a Savona e Chiavari non compresi 122

Piemonte 280

Isola di Capraia 80

Totale 1.876 once d’oro a dobloni

Le quali al cambio medio di L.82 formano la somma de L.153.832. La provincia di Chiavari é quella che riceve maggiormente non tanto per la città quanto per i paesi di Sestri e di Lavagna.

Savona viene in seconda linea e vi contribuisce molto Finale e le ville adiacenti. Altre somme cospicue sono mandate per mezzo dei capitani e dei Negozianti».[29]

È indubbio che le rimesse degli emigranti capraiesi dall’Argentina sono notevoli in confronto a quelle delle altre regioni liguri e del Piemonte, specialmente tenendo conto del numero di emigranti che queste ultime hanno generato. Ciò può essere un indice sia del relativo benessere che gli emigranti avevano raggiunto sia dei legami che essi avevano mantenuto con le loro famiglie rimaste nell’isola.

Il flusso migratorio dei capraiesi verso l’America centrale, sulla base dei dati finora raccolti, sembra essersi diretto essenzialmente verso l’isola di Puerto Rico, che per tutto l’Ottocento rimase un possedimento spagnolo. In quest’isola sbarcarono, già nei primi decenni dell’Ottocento, diversi capraiesi tra i quali Leonardo Solari, Giuseppe e Antonio Filippi, Natale Lucari che si insediarono nel villaggio di Caguabo (oggi quartiere di Anasco) sulla costa occidentale dell’isola, e Giuseppe Sussone residente a Mayaguez. Nell’isola svolsero le attività tipiche dei capraiesi: Leonardo Solaro, commerciante e padrone di un’imbarcazione[30] e Antonio Filippi, commerciante.[31]

Accanto alle numerose storie di successi non bisogna dimenticare le tristi vicende che hanno segnato la vita di molti emigranti capraiesi, anche se la documentazione a questo riguardo è molto scarsa.

Alcuni morirono, soli e abbandonati, nel paese dove avevano deciso di stabilirsi tra questi: Giuseppe Princivalle che viene fatto prigioniero e perde tutti i suoi averi nella «Guerra Grande» tra l’Argentina e l’Uruguay (1840-1852);[32] Domenico Gallettini, che a soli trent’anni, nel 1848 naufraga con la sua baleniera «Clarina» nelle acque del Rio della Plata lontano dalla moglie rimasta a Capraia;[33] Domenico Salese che nel 1865, a trentasette anni, muore solo nel villaggio della Cruz en Misiones, Corrientes (Argentina) e viene sepolto in una fossa comune;[34] Stefano Lamberti che muore di febbre gialla il 14 marzo del 1871 a Bella Vista (Argentina), lontano dalla moglie che era rimasta in Italia.[35] Altri non riuscirono nemmeno ad arrivare nel nuovo paese, e forse non è eccezionale la disgrazia che coinvolse tutta la famiglia di Giovanni Chiama nell’incendio e successivo affondamento del Brick barca «Manin Barabino» in navigazione da Genova a Buenos Aires.[36]

4.   Storie di emigranti capraiesi

 Tra i primi emigranti capraiesi in America Latina troviamo Leonardo Solaro o Solari e Giuseppe Filippi. Il primo arrivò a Puerto Rico il 19 marzo 1820 da Cadice (Spagna) come clandestino. Prese dimora a Caguabo nella periferia di Anasco, lungo la costa occidentale dell’isola, dedicandosi inizialmente all’agricoltura. Nel 1830 ottenne la naturalizzazione come cittadino spagnolo dichiarandosi cittadino genovese. Possedeva un veliero con il quale navigava e commerciava tra le isole caraibiche. Sposò Magdalena Prats Lopez. Ebbe almeno tre figli: Nadal, Luisa e Rosa. Morì di colera a Puerto Rico il 26 settembre1856. Pochi giorni prima era morta anche la moglie del figlio Nadal probabilmente a causa dello stesso morbo.[37]

Il secondo, Giuseppe Filippi, nacque a Capraia l’11 agosto 1788. Arrivò a Puerto Rico il 17 gennaio 1823 dall’isola di St. Thomas (Isole Vergini). Nel 1830 presentò domanda di naturalizzazione spagnola, dichiarando di essere cittadino genovese, di fede cattolica, e commerciante. Sposò Luisa Solaro, figlia di Leonardo Solaro. Morì a Puerto Rico nel 1877 lasciando un figlio di nome Aristide. Probabilmente entrambi si erano imbarcati a Genova come marinai su delle navi dirette in America Centrale e poi avevano deciso di sbarcare clandestinamente, sperando di ricostruirsi una vita nell’isola.

Il terzo, Giuseppe Sussone, nacque a Capraia il 28 gennaio 1792. Arrivò a Puerto Rico intorno al 1821 e si stabilì a Mayaguez dove nel 1826 sposò Bernarda Prats sorella della moglie di Leonardo Solaro. Nel 1828 si trasferisce ad Anasco dove compra casa e apre un negozio di vendita di bevande (pulperia) e merceria.

Anche Natale Lucari, nipote di Leonardo Solari, nato nel 1809 a Capraia, emigrò a Puerto Rico dove giunse il 22 settembre 1828, e si stabilì ad Anasco. Qui sposò Gregoria Carrero che morì di colera nel 1856. Alla stessa data possedeva tre schiavi che morirono di colera.[38]

Verso il 1850, a loro si unì Antonio Filippi, nato a Bastia ma di genitori capraiesi (Stefano Filippi e Maria Cuneo) che si erano trasferiti in Corsica. Antonio Filippi emigrò a Puerto Rico su richiesta dello zio Giuseppe Filippi. Antonio Filippi sposò Rosa Solaro, figlia di Leonardo Solaro. Si formò così nell’isola una colonia di capraiesi che, sposandosi tra di loro, diedero origine a una numerosa discendenza, falciata dal colera che colpì le province occidentali dell’isola nel 1856.[39]

Verso la fine di aprile del 1837, giunse Rio de Janeiro (Brasile) Antonio Chiama, nato a Capraia nel 1811, che era imbarcato come marinaio su il «Felis», un brigantino uruguayano che trasportava carne. Sceso a terra incontrò Luigi Carniglia, nostromo della lancia «Mazzini», che lo persuase ad abbandonare il «Felis» e ad entrare a far parte dell’equipaggio del «Mazzini». Il Carniglia gli disse che mentre ufficialmente la lancia era diretta a Campos, in realtà stava partendo per andare in corso contro l’Impero del Brasile. Il Chiama si lasciò convincere e abbandonò il «Felis», perdendo tutti i suoi averi che il capitano non volle restituirgli, a causa della sua decisione di abbandonare il brigantino. Il comandante del «Mazzini» era Giuseppe Garibaldi, il quale, emigrato in Brasile nel 1835 per sfuggire alla condanna a morte inflittagli dal governo piemontese, aveva ottenuto una patente di corsa dal governo Riograndense.

Fu un lungo viaggio, lungo la costa meridionale del Brasile, pieno di avventure e di scontri armati che si concluse a Gualeguay (Entre Rios), Argentina, dove l’equipaggio fu imprigionato e interrogato. Dopo alcuni mesi di domicilio coatto, i membri dell’equipaggio, eccetto Garibaldi, vennero liberati. Di Antonio si persero le tracce, ma forse rimase in quella cittadina, primo dei diversi Chiama che successivamente vi si stabilirono. Non sappiamo cosa spinse Antonio Chiama a unirsi allo sparuto equipaggio di Garibaldi: la fama del comandante, lo spirito di avventura, la speranza del bottino, o la condivisione degli ideali di libertà. Certo, fu tra i pochi che condivise la sfortunata impresa fino all’ultimo.[40]

Tra il 1837 e 1838, Francesco Cuneo, nato a Capraia nel 1823 sbarcò in Brasile. Dopo qualche anno si trasferì a Gualeguay dove nel 1854 sposò Luisa Antola Badaraco. Successivamente si spostò a Victoria (Entre Rios) dove divenne proprietario di un grande magazzino per lo stoccaggio di merce varia. Nel 1863, fu uno dei fondatori della «Società Nazionale Italiana di Mutuo Soccorso» di Victoria. Morì a Victoria nel 1897 lasciando una numerosa discendenza.[41]

Francesco Cuneo HD

Francesco Cuneo a Gualeguay (Argentina) (Cfr. Tab. 2, n° 13)

Nel 1838, Giuseppe Princivalle, nato a Capraia nel 1817, presa a Genova la patente di Padrone di 1a classe, decise di emigrare nelle Americhe nonostante le preghiere del padre che voleva trattenerlo. Si imbarcò per Montevideo. Nei primi anni scrisse alla famiglia che faceva buoni affari e che sperava di rientrare in Italia con discreti guadagni. Nel 1848 scrisse che nella guerra tra Montevideo e Buenos Aires era stato fatto prigioniero e spogliato di tutta la sua fortuna. Dopo questa data non inviò più notizie.[42]

Il 4 settembre 1841 sbarcò a Buenos Aires Simone Cuneo, nato a Capraia nel 1808, e si stabilì a Gualeguay (Entre Rios) dove sposò Rosa Pérez Bergara. Morì a Gualeguay il 23 giugno 1879 e fu sepolto nel cimitero della parrocchia di Sant’Antonio.

Il 3 febbraio 1844 arrivò a Buenos Aires, con la palandra «Cristina», proveniente da Gualeguay, Simone Cuneo, nato nel 1823 a Capraia, cugino del sopradetto Simone Cuneo. Per tre anni fu guardia del corpo del dittatore argentino Juan Manuel de Rosas. Nel 1837, si trasferì a Callao, porto di Lima, in Perù, insieme a un fratello, forse sperando di far fortuna con lo sfruttamento del guano peruviano. Da qui nel 1849 passò a Lambayeque, nel nord del Perù, mentre il fratello si insediò nel sud, a Tacna. A Lambayeque, Simone Cuneo divenne amministratore di una tenuta agricola e nel 1851 sposò María de los Santos Ureña dalla quale ebbe quattro figli e una numerosa discendenza che si sparse in tutto il Perù.La casa «Cuneo» a Lambayeque è oggi un monumento storico della cittadina.[43]

Simone Cuneo  e Figli

Simone Cuneo con due figli a Lambayeque (Peru) (Cfr. Tab. 2, n° 10)

Casa Cuneo-Lambyeque

La casa Cuneo a Lambyeque (Peru)

Tra il 1840 e il 1850, si erano stabiliti a Buenos Aires Giuliano Cuneo, Domenico Gallettini e Giacomo Dussol, tutti e tre nativi di Capraia. I primi due erano Padroni di baleniere, mentre il terzo era negoziante. Domenico Gallettini morì nel naufragio della sua baleniera «Clarina» nel giugno del 1848 e fu sepolto da Giuliano Cuneo, Padrone della baleniera «Raggio», sulla spiaggia orientale del Rio della Plata, in località San Gregorio. Tutti e tre avevano mantenuto la residenza a Capraia dove avevano lasciato la moglie e i figli. La figlia di Giuliano Cuneo, Maria Caterina nello stesso anno sposò a Capraia, in assenza del padre, il capitano di fregata Costantino Dodero, già comandante di Capraia.[44]

Nel 1861 sbarcò a Buenos Aires, proveniente da Genova, la famiglia di Francesco Chiama. Erano con lui la moglie e il figlio Epaminonda che era nato a Capraia nel 1844 ed era stato battezzato con il nome di Pietro Antonio Benvenuto (probabilmente il nome Epaminonda fu assunto come nome d’arte). Mentre i genitori aprirono un modesto negozio di ferramenta e di colori, Epaminonda, che aveva studiato disegno a Genova, divenne allievo del pittore italiano Luigi Novarese. Epaminonda Chiama -La cucinaEpaminonda divenne un apprezzato pittore di nature morte e di ritratti e insegnò alla «Sociedad Estimulo de Bellas Artes» di Buenos Aires. Le sue opere si trovano in molte collezioni private, chiese e musei argentini. Morì a Buenos Aires nel 1921.[45]

Epaminonda Chiama, La cucina, 1898

In un anno imprecisato della seconda metà dell’Ottocento sbarcò a Gualeguay, come clandestino, Giovanni (Juan) Chiama. Dopo qualche anno lo raggiunse il padre Simone. Juan Chiama sposò Maria Abramor dalla quale ebbe nove figli. Nel 1884 Juan Chiama fondò una colonia (azienda agricola), a poca distanza da Gualeguay, alla quale diede il nome «Capraia». L’azienda aveva una superficie di circa 22 ettari nella quale Juan Chiama realizzò un allevamento modello con una colombaia di 600 nidi, un pollaio con 6000 polli, una conigliera con una capacità di 500 conigli, una tettoia per 400 alveari, e una incubatrice moderna con campanelli elettrici per segnalare l’alta temperatura. Nell’azienda c’erano alberi da frutta e da bosco, e si stava sperimentando la piantagione di tabacco, riso a secco, manioca, girasole e euforbia catapuzia (euphorbia lathyris).[46]

Il padre Simone Chiama fondò una compagnia di navigazione che con il suo postale percorreva la rotta Porto Ruiz (Gualeguay) – Colonia (Uruguay) – Buenos Aires. Nel 1885 Simone Cuneo possedeva il piroscafo a ruote «Adelina» di 32 ton. di stazza lorda immatricolato presso il Compartimento Marittimo di Genova.[47]

Intorno al 1870 emigrarono in Argentina Francesco Leopoldo Cuneo con la moglie Angela Maria Solari. Ebbero nove figli. Si stabilirono dapprima nella città di Dolores (Buenos Aires) e poi si trasferirono in Ayacucho (Buenos Aires), dove Francesco Leopoldo, insieme al figlio Juan, si dedicò alla macellazione e commercio della carne. La moglie lavorò come domestica. Francesco Leopoldo morì nel 1823 in Ayacucho.[48]

Nella seconda metà dell’Ottocento, a Bella Vista (Entre Rios), si formò una fiorente colonia di capraiesi.Tra di essi spicca la figura di Gaspare Cuneo, nato a Capraia nel 1850. Dopo il suo arrivo a Bella Vista, sposò, nel 1875, Felicina Rinesi, nata a Capraia nel 1861, che era emigrata a Bella Vista con i genitori, Giovanni e Filomena Arnaldi, e lo zio Pasquale. Gaspare Cuneo fece rapidamente fortuna dedicandosi alla navigazione fluviale e al commercio. Fornì i mattoni per la costruzione di edifici pubblici per la città di La Plata, nuova capitale della provincia di Buenos Aires, fondata nel 1882. Divenne rappresentante di molte società italiane e francesi. Nel 1893 ritornò a Capraia e qui il figlio Stefano ricevette la prima comunione. Nel 1895 era comandante del vapore postale orientale «José Gibert» di 402 ton. di stazza lorda. Acquistò case a La Plata e a Corrientes e un’azienda agricola a Villa Guillermina (Santa Fe). Nel 1901 la moglie Felicina ritornò a Capraia per motivi di salute e vi morì nel 1904. La coppia ebbe quattro figli: Maria Josefa Fotunata (1877); Luisa (1879), che sposò un italoamericano e con il quale rientrò in Italia; Esteban (1881); Giovanni, che rientrò in Italia con la madre e che vi si stabilì. Esteban rientrò a Capraia con la famiglia nel 1913 e vi rimase fino al 1921.

Gaspare G. Cúneo, Buenos Aires, Argentina

Gasparo Cuneo a Bella Vista (Argentina) (Cfr. Tab. 2, n° 16)

Le due famiglie Cuneo e Rinesi mantennero continui contatti con i loro familiari di Capraia: nella documentazione che si è salvata, traspare il continuo interesse per l’isola e un desiderio di ritorno alle radici familiari che si è trasmesso anche agli odierni discendenti.[49]

Un altro capraiese che si stabilì a Bella Vista fu Pasquale Tomei, nato a Capraia nel 1862. Imbarcatosi su una nave mercantile come cartografo,decise di fermarsi in Argentina. Nel 1889 sposò a Bella Vista Marina Olivieri, figlia di capraiesi anch’essi residenti nella cittadina. Fu uno dei fondatori della «Società Italiana». Morì a Bella Vista il 18 giugno 1942.[50]

Tomei Pasquale 1905-solo

Pasquale Tomei a Bella Vista (Argentina) (Cfr. Tab. 2, n° 44)

Edificio de la Soc. Italiana Bella Vista Ctes

La «Società Italiana» di Bella Vista (Argentina)

Accanto a queste storie di emigrazione che si sono risolte con successo, ne emergono anche alcune, non sappiamo quanto numerose, che si conclusero in modo infelice. La più tragica è la disgrazia che colpì la famiglia Chiama. Il viaggio della speranza di Giovanni Chiama, di sua moglie Maria Angela Lamberti e del figlio undicenne Giovanni si trasformò in tragedia. Imbarcati sul bastimento «brik barca» Manin Barabino di 706 tonnellate di stazza, salpato dal porto di Genova il 2 aprile 1870 e diretto al porto di Buenos Aires, perirono la sera del 26 maggio a causa di un incendio scoppiato a bordo, quando l’imbarcazione «si trovava in latitudine 22°.45’.S e longitudine 39°.54’.O di Parigi». A bordo c’erano 21 uomini d’equipaggio e 129 passeggeri per un totale di 150 persone, delle quali si salvarono solo in 41. La maggior parte degli imbarcati, 119 persone, compresi i componenti della famiglia capraiese, perirono nel corso dell’incendio e per probabile successivo annegamento. Anni dopo, il 24 febbraio 1886 – si apprende dagli Atti di Morte – venne registrato presso gli uffici del Comune di Capraia il decesso di Giovanni Chiama e Maria Angela Lamberti e del loro figlio Giovanni a seguito di sentenza del Tribunale Civile e Correzionale di Genova datata 18 febbraio 1886, emanata sulla base dell’atto di «scomparizione» in mare della Capitaneria del Porto di Genova del 3 febbraio 1886. Atto, quest’ultimo, che venne adottato sulla base della relazione che il capitano marittimo del «brik barca» Manin Barabino, Agostino Minesi, salvatosi dall’incendio, presentò al Regio Console italiano di Montevideo in data 18 giugno 1870.[51]

Come precedentemente detto, l’emigrazione capraiese è un fenomeno che nasce, si sviluppa e si esaurisce quasi completamente nel corso dell’Ottocento. Tuttavia, nel secolo XX, si registrano alcuni casi di espatrio diretti verso il continente latino-americano. Infatti, la consultazione del Registro degli Atti di Nascita, nelle parti relative alle Annotazioni, ci ha permesso di individuare alcuni cittadini nati a Capraia e deceduti all’estero, nei paesi ospiti dove erano emigrati. L’attenzione è ricaduta sui capraiesi che si stabilirono in America Latina, anche se non mancano esempi di isolani emigrati in altre parti del mondo.[52]

I pochi capraiesi che emigrarono in America Latina, abbandonando un paese che agli inizi del Novecento contava, come detto, meno di 250 abitanti, in gran parte anziani, si diressero verso quelle aree geografiche che possiamo considerare le tradizionali mete del flusso migratorio isolano del XIX secolo e, quindi, in Argentina, ma anche in Brasile e in Cile.

Nel Paese del Plata emigrò nel 1928 Eduardo Angelo Placido Grimaldi, nato a Capraia nel 1877 nella casa sita in via Giardini n. 28 dove abitavano i genitori Giovanni e Catterina Sussone. Capitano marittimo, il comm. Grimaldi si trasferì nella Provincia argentina di Entre Rios. Morì nella città di Rosario nel 1943.[53] Qualche anno prima, nel 1925, partito dal porto di Genova, come riporta invece una fonte argentina, sbarcò a Buenos Aires il ventitreenne Giovanni Grimaldi (classe 1902) che si stabilì in Argentina.[54]

Ancora, dalla consultazione del Registro degli Atti di Nascita si apprende che in Brasile emigrò invece Giovanni Antonio Renato Giannazzi. Nato nel 1905 nella casa di via Genova n. 13 da Guglielmo Michele Giuseppe, sottocapo semaforista della Regia Marina, e da Angela Maria Morgana, emigrò a Rio de Janeiro, nella cui omonima città morì nel 1982.[55]

Si registra, inoltre, il caso di un capraiese emigrato in Cile. Si tratta di Giovanni Stefano Piacentini, classe 1911, venuto alla luce nella casa di via Carlo Alberto da Fortunato Piacentini e da Natalina Dore. Morì nella capitale Santiago nel 19975.[56]

Infine, dal Registro degli Atti di Morte, parte relativa all’anno 1956, si ricavano alcune informazioni relative a Luca Pileri emigrato in Brasile e deceduto nel 1944, all’età di 32 anni, nell’8° sottodistretto, Sant’Anna, del municipio e circondario di San Paolo, capitale dell’omonimo Stato della Repubblica degli Stati Uniti del Brasile. Pileri, figlio di Domenico e Domenica Orecchioni, di probabile origine sarda, morì – come da dichiarazione di «Domenico Ricca, funzionario del Consolato Svizzero» a San Paolo, il quale afferma che «nell’ospedale sanatorio del Mandaqui, in questa zona, alle ore 8, è deceduto Lucca Pileri o Pilieri, maschile, bianco, marinaio nato a [Capraia], Italia, residente a questa capitale di anni 32, celibe, figlio legittimo di Pileri Domenico e di Orecchioni Domenica, Italiani, ignorando il dichiarante se sono vivi o morti».[57]


[1] Per la storia di Capraia vedi: CIONINI ALETE, L’Isola di Capraia, Impressioni di viaggio e cenni storici, Giornale Araldico, Pisa 1891; RIPARBELLI ALBERTO, Aegilon, Storia dell’isola di Capraia dalle origini ai gioni nostri, Firenze 1973; MORESCO ROBERTO, Capraia sotto il governo delle Compere di San Giorgio (1506-1562), in «Atti della Società Ligure di Storia Patria», XLVII, I, 2007, pp. 357-428.

[2] Sulla storia della marineria capraiese e dei suoi commerci vedi: MORESCO ROBERTO, La marineria capraiese nel XVIII secolo, in «Atti della Società Ligure di Storia Patria», XLIII, I, 2003, pp. 579-627.

[3] ARCHIVES NATIONALE FRANCE, F 20, 176, Notice Statistique sur L’Ile de Caprara, Bastia, 29 marzo 1806. Traduzione dal francese di un documento inedito trovato dal Geom. G. Santeusanio.

[4] BELHOMME VICTOR, Histoire de l’Infanterie en France, Parigi 1893: dice che tra il 1806 e il 1813 esisteva una compagnia della Grande Armée chiamata «Capraja».

[5] ARCHIVIO DI STATO DI TORINO (d’ora in poi AST), Paesi, Paesi per A e B C, Mazzo 11, Lettera dei Capraiesi a Vittorio Emanuele I del 30 nov. 1815.

[6]RIPARBELLI, Aegilon, cit., p. 302.

[7]CIONINI, L’Isola di Capraia, cit., pp. 15-16

[8] ARCHIVIO CUNEO BUNUEL ELVIRA DEL CARMEN (ARGENTINA), Lettera di Lamberti Lorenzo a Rinesi Pasquale del 12 novembre 1891.

[9] COMANDÙ G., Sulle condizioni della Marina Mercantile Italiana al 31 dicembre 1885, in «Rivista Marittima», anno XIX, terzo trimestre 1886, p. 74.

[10] ARCHIVIO PARROCCHIA DI CAPRAIA, Note del Parroco Don Giacomo Gabella: «Gli abitanti che si trovano attualmente a Capraia e con dimora stabile sono 235 – Le famiglie sono 70 – Gli impiegati governativi 6 – Membri delle loro famiglie 12 – Distaccamento militare 20 – Semaforisti 7 – Membri delle loro famiglie 9 – Guardie di Finanza 4 – Membri delle loro famiglie 1 – Agenti di custodia 35 – Membri delle loro famiglie 22 – Totale 351 – Popolazione detenuta 200».

[11] CONTU TOMASO, CONTU MARTINO, Per una storia dell’emigrazione dall’isola di Capraia al Sud America, in L’Emigrazione dalle Isole del Mediterraneo all’America Latina fra XIX e XX Secolo, a cura di CONTU MARTINO, PINNA GIOVANNINO, Centro Studi SEA, Villacidro 2006, pp. 165-181.

[13] Per ulteriori approfondimenti sull’emigrazione capraiese attraverso i Registri di Stato Civile, cfr. CONTU MARTINO, Capraia: la ricostruzione del fenomeno migratorio all’estero attraverso i Registri di Stato Civile, in GARAU MANUELA (a cura di), Le fonti comunali sull’emigrazione del XIX secolo. I casi di alcuni Comuni del Bacino del Mediterraneo, (Collana “Quaderni di Archivistica”, 1), Centro Studi SEA, Villacidro 2011, pp. 61-70. Il comune di Capraia Isola, a causa di una consistente perdita del proprio materiale archivistico, conserva pochi documenti utili ai fini della ricostruzione del fenomeno dell’emigrazione dei capraiesi all’estero nel corso dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento. Da un preliminare sopralluogo effettuato nel 2010, è emerso che la categoria XIII (“Esteri”) del titolario di classificazione degli Archivi comunali del 1897 abbraccia un arco cronologico limitato. I documenti relativi a questa serie partono dal secondo dopoguerra e non risulta vi siano capraiesi emigrati in America Latina. Infatti, presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Capraia Isola si conserva il Registro Emigrazione dal 1951 [al1970]. Inoltre, le schede nominative appartenenti al vecchio schedario anagrafico, ordinate alfabeticamente, non contengono annotazioni relative ai flussi migratori.

[14] L’Archivio dell’AIRE, definito una fonte frammentaria e poco affidabile per ricostruire le correnti migratorie di fine Ottocento e dei primissimi anni del Novecento, contiene informazioni utili soprattutto per la situazione presente. Tuttavia, nel caso specifico dell’emigrazione capraiese in America Latina, soprattutto in Argentina, e negli Stati Uniti d’America – aree geografiche verso le quali si è diretta la maggior parte del flusso migratorio isolano – esso si è rivelato una fonte preziosa, utile soprattutto per prendere contatti con i discendenti degli emigrati di prima generazione che avevano abbandonato Capraia nel corso del XIX secolo; discendenti rappresentati da nipoti e pronipoti che hanno continuato e che continuano a mantenere vivo il legame con la loro terra di origine attraverso il godimento della cittadinanza italiana. (Alla data del 21 ottobre 2011, i cittadini di Capraia residenti in Argentina e iscritti all’AIRE risultano essere ventidue, mentre di quelli residenti negli Stati Uniti d’America se ne registrano quattro). Un sincero ringraziamento alla Sig.ra Sabrina Raffaelli, responsabile dei Servizi Demografici del Comune di Capraia Isola, per disponibilità e collaborazione

[15] Si ringrazia la dott.ssa Maria Luisa Fogolari, direttrice dell’Archivio Diocesano di Livorno, per la sua preziosa collaborazione.

[16] Tale archivio è stato recentemente riscoperto da Fabrizio Brizi, il quale ci ha messo gentilmente a disposizione la documentazione relativa all’emigrazione. Si segnala che sull’Archivio della Pretura, Brizi ha un lavoro in corso di pubblicazione dal titolo Il ritrovamento dell’archivio della pretura di Capraia Isola: implicazioni e prospettive per la storia sociale ed economica locale.

[17] Tra coloro che emigrarono negli Stati Uniti si segnalano, a titolo di esempio: Giuseppe Giovanni Battista Luigi Angelo Morgana, classe 1868, deceduto a San Francisco, Stato di California, nel 1942 (Archivio del Comune di Capraia Isola (d’ora in poi ACCI), Registro degli Atti di Nascita, anno 1868, n. d’ordine 11, parte relativa a Morgana Giuseppe Giovanni Battista Luigi Angelo, Annotazione a margine; Ivi, Registro degli Atti di Morte, parte II, Serie C, anno 1958, n. d’ordine uno, parte relativa a Morgana Giuseppe. Nato il 24 giugno 1868. Deceduto l’11 maggio1942); e Pietro Sarzana deceduto a Victoria, città dell’omonima Contea, nello Stato del Texas, nell’anno 1900 (ACCI, Registro degli Atti di Morte, anno 1904, parte II, n. d’ordine 1, parte relativa a Sarzana Pietro. Deceduto in data 22 novembre 1900).

[18] Un confronto tra i cognomi della Tab. 1 – Le grandi famiglie capraiesi del Settecento e quelli della Tab. 2 – Emigranti di Capraia Isola in America Latina evidenzia chiaramente questa situazione.

[19] MORESCO, La marineria capraiese, cit., p. 593.

[20] CUNEO BUNUEL ELVIRA DEL CARMEN, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto.

[21]CHIAMA CARLOS, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto.

[22]ARCHIVIO DIOCESANO DI LIVORNO, PARROCCHIA DI CAPRAIA ISOLA (ADL), Certificato di morte di Gallettini Domenico, Buenos Aires, 3 agosto 1850; ora in MORESCO ROBERTO, Baleniere capraiesi nell’Atlantico del Sud, articolo pubblicato sul sito <http://news.isoladicapraia.it/ index.php?option=com content&view=article&id=404:baleniere-capraiesi-nellatlanticodelsud&catid=36:la-marineria&Itemid=85>

[23] Notizie su Giuliano Cuneo si trovano in Ibidem.

[24] Sulla colonia agricola di Capraia, cfr. La Provincia de Entre-Rios. Obra descriptiva. Escrita con motivo de la exposición, bajo la dirección de la Comisión nombrada por el Exmo Gobierno de la Provincia, por decreto de fecha 10 de julio de 1892, Parana, Tipografía Litografía y Incuadernación “La Velocidad”, 1893, p. 415, alla voce Capraia.

[25] OLIVARI FRANK, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto.

[26] TOMEI CARLOS, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto; TOMEI BLANCA,Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto, inviata via e-mail.

[27] CUNEO ELINA, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto, inviata via e-mail; CUNEO VERONICA, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto

[28] Vedi Supra, p.

[29] TARRAGÓ GRISELDA BEATRIZ, Dalla riva del mare alla riva del fiume: navegantes y empresarios ligures en Santa Fe (1820-1860), Comunicazione presentata al “Second Latin American Economic History Congress” (CLADHE II), México, ottobre 2009, Simposio: Mercados y mercaderes en los circuitos mercantiles hispanoamericanos, 1780-1860, consultabile in <www.economia.unam.mx/cladhe/registro/

ponencias/188 abstract.doc> L’autrice cita come fonte: AST, Fondo Consolati Nazionali, Buenos Ayres, 1852-1859, Mazzo 2, Montevideo e Buenos Aires, Rapporto di Marcello Cerruti, Buenos Aires, 19 ottobre 1856.

[30] ALTIERY WILFREDO, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto.

[31]Ivi.

[32]MOIOLI GIANNA, Testimonianza orale rilasciata a Moresco Roberto.

[33] Cfr. MORESCO, Baleniere capraiesi nell’Atlantico del Sud, cit.

[34]ACCI, Registro degli Atti di Morte, anno 1872, n. d’ordine 3, parte relativa a Salese Domenico.

[35] ACCI, Registro degli Atti di Morte, anno 1874, n. d’ordine 9, parte relativa a Lamberti Stefano

[36]ACCI, Registro degli Atti di Morte, anno 1886, parte II, nn. d’ordine 2, 3 e 4, parti relative, rispettivamente, a Chiama Giovanni, Lamberti Maria Angela, Chiama Giovanni.

[37]ALTIERY WILFREDO, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto, cit.

[38] CAMUÑAS MADERA RICARDO R., El Progreso material y las epidemias de 1856 en Puerto Rico, in «Anuario de Historia de América Latina», n. 29, 1992, pp. 241-277.

[39] Informazioni ricevute da Wilfredo Altiery, discendente della famiglia Filippi (ALTIERY WILFREDO, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto, cit.).

[40] MORESCO ROBERTO, Antonio Chiama: un capraiese con Garibaldi corsaro riograndense (1837), articolo pubblicato sul sito <http://news.isoladicapraia.it/index.php?option=com_content&task=view &id=761

&Itemid=45> Sulla rivoluzione riograndense e sul ruolo svolto da Garibaldi e dai suoi uomini, compreso il capraiese Antonio Chiama, cfr. CANDIDO SALVATORE, Giuseppe Garibaldi, corsaro riograndense (1837-1838), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1964.

[41] CUNEO ELINA, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto, cit.

[42] MOIOLI GIANNA, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto, cit

[43] Informazioni ricevute da Frank Olivari, discendente di Simone Cuneo, che attualmente vive a Genova e che ha raccolto numerose testimonianze sulla sua famiglia (OLIVARI FRANK, Testimonianza scritta rilasciata a Moresco Roberto, cit.).

[44] MORESCO, Baleniere capraiesi nell’Atlantico del Sud, cit. Le informazioni inserite nel saggio sono state ricevute da Dirk J.M.Lansink, marito di Marietta Dodero, discendente di Maria Caterina Cuneo.

[45] FONDAZIONE CASA AMERICA, Dizionario storico biografico dei Liguri in America Latina, da Colombo a tutto il Novecento, vol. I, Affinità Elettive, Ancona 2006, p. 156, alla voce Chiama Epaminonda. Per un quadro generale sulle principali opere del pittore capraiese cfr. GUTIÉRREZ ZALDÍVAR IGNACIO, Catálogo de la muestra de Epaminonda Chiama en Galería Zurbarán, Buenos Aires, agosto-septiembre de 2000.

[46] La Provincia de Entre-Rios. Obra descriptiva, cit., p. 415, alla voce Capraia

[47] COMANDÙ, Sulle condizioni della Marina Mercantile Italiana, cit., pp. 60-61.

[48] Informazioni ricevute da Javier Cuneo, discendente di Francesco Leopoldo Cuneo.

[49] Informazioni ricevute da Elvira del Carmen Cuneo Bunuel, residente a Buenos Aires,che ha visitato Capraia nel 2010.

[50] TOMEI CARLOS e TOMEI BLANCA, Testimonianze scritte rilasciate a Moresco Roberto, citate.

[51] ACCI, Registro degli Atti di Morte, anno 1886, parte II, nn. d’ordine 2, 3 e 4, parti relative, rispettivamente, a Chiama Giovanni, Lamberti Maria Angela, Chiama Giovanni, cit. Cfr.,inoltre, CONTU, Capraia: la ricostruzione del fenomeno migratorio all’estero attraverso i Registri di Stato Civile, cit., p. 63

[52] Si segnala il caso di Mario Donà, nato a Capraia nel 1923, che mise radici negli StatiUniti d’America, nello Stato della California, e che acquisì la cittadinanza statunitense allafine degli anni sessanta (ACCI, Registro degli Atti di Nascita, anno 1923, parte I, n. d’ordine 2, parte relativa a Donà Mario Antonio Nandino, Annotazione a margine). Nato il 5 giugno 1923 in via Mesugerio n. 2 da Attilio Donà, maresciallo semaforista, e Assunta Allori, casalinga, emigrò negli USA, acquisendo la cittadinanza statunitense l’8 dicembre 1967.

[53]ACCI, Registro degli Atti di Nascita, anno 1877, n. d’ordine 8, parte relativa a Grimaldi Eduardo Angelo Placido, Annotazione a margine. Cfr., inoltre, ACCI, REGIO CONSOLATO GENERALE D’ITALIA ROSARIO, Nota avente a oggetto «GRIMALDI Comm. EDOARDO – […]», inviata al Municipio di Capraia Isola (Livorno), Rosario, 30 novembre 1943. Il capitano marittimo, come riporta una fonte argentina, sbarcò al porto di Buenos Aires il 29 novembre 1928 (ARCHIVIO DEL CENTRO DE ESTUDIOS MIGRATORIOS LATINOAMERICANOS DI BUENOS AIRES – d’ora in poi CEMLA – Certificado de arribo a América, relativo a Grimaldi Eduardo. I dati relativi ai toscani emigrati in Argentina tra il 1906 e il 1952, conservati al CEMLA, sono stati da quest’ultima Istituzione messi a disposizione della Fondazione Paolo Cresci per la Storia dell’Emigrazione Italiana di Lucca e da questa resi consultabili online).

[54] Sbarcò al porto di Buenos Aires il 23 aprile 1925 (CEMLA, Certificado de arribo a América, relativo a Grimaldi Giovanni).

[55] ACCI, Registro degli Atti di Nascita, anno 1905, parte I, n. d’ordine 1, parte relativa a Giannazzi Giovanni Antonio Renato, Annotazione a margine. Nato il 6 gennaio 1905, spirò il 30 novembre 1982.

[56] ACCI, Registro degli Atti di Nascita, anno 1911, n. d’ordine 6, parte relativa a Piacentini Giovanni Stefano, Annotazione a margine. Nato il 26 giugno 1911, venne a mancare il 19 gennaio 1997.

[57] ACCI, Registro degli Atti di Morte, anno 1956, parte II, serie C, n. d’ordine 2, parte relativa a Pileri Luca.

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2 risposte a Da Capraia al Cono Sud: profilo dell’emigrazione capraiese in America Latina tra Ottocento e Novecento di Martino Contu e Roberto Moresco

  1. CARMEN RAMNARINE ha detto:

    i believe am a descendant of the solari…….my grandmothers name was maria saturnina solari. daughter of margara solari………from caguabo, anasco puerto rico..

    • Roberto Moresco ha detto:

      Dear Carmen,
      for sure you a descendent of Leonardo Solari born in Capraia. You can read more on him in this site looking fro the article “per una storia dell’emigrazione capraiese: i capraiesi di Puerto Rico.
      You can also contact Mr. Wilfredo Altieri at this address: chijo481@verizon.net.
      Hope to hear from you and best regards
      Roberto Moresco

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