1792 – L’organo della chiesa di San Nicola da Bastia a Capraia

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1.    Storia dello strumento

Il 13 febbraio 1790 l’Assemblea Nazionale francese votò la legge che sopprimeva gli ordini religiosi, quali i Francescani Minori Osservanti. Il convento di San Francesco Bastia, sede storica della provincia di Corsica dell’ordine, divenne proprietà dello Stato e le sue suppellettili vennero disperse: le reliquie furono trasferite in altre chiese, gli oggetti d’argento vennero destinati alla fusione per essere trasformati in monete, mentre l’organo della chiesa venne messo all’asta[1]. L’organo fu acquistato da Vincenzo Benigni, priore della Confraternita di San Carlo di Bastia, con il proposito di collocarlo nell’oratorio della Confraternita. Il priore lo tenne in casa sua per più di un anno ma, poi, decise di rivenderlo. Diede perciò incarico all’organista Giovan Filippo Sisco di contattare l’arciprete di Capraia, Pietro Antonio Sabbadini, per vedere se era interessato all’acquisto dell’organo. In effetti, la chiesa parrocchiale di Capraia che era stata consacrata nel 1760 era ancora priva di un organo. L’arciprete, interessato all’acquisto anche perchè voleva arricchire la sua chiesa con un prezioso strumento, volle sentire il parere della Comunità di Capraia che ne decise l’acquisto per il prezzo di 120 scudi di Francia. In realtà la spesa fu coperta per tre quarti dall’arciprete, evidentemente con le elemosine ricevute, e per un quarto dalla Confraternitä di S. Croce, che ne ottenne l’uso per le sue funzioni.[2] La vendita fu approvata anche dal Parlamento del Distretto di Bastia, e l’organo dopo essere stato vistato dalla dogana di Bastia fu imbarcato e condotto in Capraia, e collocato nella chiesa parrocchiale nel 1793.[3]

Nel 1793 i Corsi guidati da Pasquale Paoli si resero indipendenti dalla Francia e richiesero la protezione inglese e permisero ai religiosi di riaprire i loro conventi. Nei primi mesi del 1794 l’isola di Corsica venne occupata dalle truppe inglesi e nel giugno una consulta generale approvò una costituzione che creava il Regno di Corsica e nominava Giorgio III, re d’Inghilterra, sovrano dell’isola.

Nell’aprile del 1796 il Commissario di Capraia, Agostino Airolo ricevette la seguente lettera inviata dai maggiorenti di Bastia, Casella, Franceschi, e Agostini:

“Mirando noi con sommo piacere aperta la chiesa di San Francesco in questa Città con i Religiosi ad esercitarvi le solite Sacre funzioni, e con altrettanto rincrescimento la mancanza del organo che raviva e anima i Sacrificij, ed i Cantici divini, informati altronde che l’organo proprio di detta chiesa fu trasportato in cotesto Paese tempo fà, e che potrebbesi sperare per mezzo dei di lei graziosi ufficij presso chi conviene.

Persuasi noi Signor Commissario del di lei zelo verso le Religioni Cattoliche e del suo particolare attaccamento alla Francescana, prendiamo la libertà sebbene non abbiamo l’onore di conoscerla altro che per fama di pregarla voler impegnare, quanto può la di lei autorità, affinche venghi accordato il detto organo a questa chiesa di San Francesco mediante il valore dello stesso assicurandola infine che saremo sempre memori del favore”.[4]

Alla lettera venne allegato un esposto del provinciale dei francescani minori osservanti di Corsica e dei religiosi del Convento di San Francesco di Bastia in cui si affermava:

“Nella catastrofe luttuosa dei mali cagionati dalla rivoluzione di Francia, essendo stata spogliata la Chiesa di S. Francesco di Bastia, fu involato l’organo colli ornamenti dell’orchestra, e clandestinamente venduti per il prezzo di … scudi a codesta Parrocchia di Capraia. In oggi che per favore speciale del Cielo i Religiosi sono rientrati ne loro rispettivi Conventi, e rimessi in tutti i di loro diritti, eziandio per legge del Governo, sono nel preciso dovere di ripetere quanto è di loro spettanza, e segnatamente tutto ciò che è consagrato al Santuario. In sequela di ciò, gli oratori presentano umile supplica a V. S. Illustrissima, pregandoli a degnarsi di far inteso codesto popolo Capraiese affine di vendere a questa Chiesa di S. Francesco di Bastia l’organo, e gli ornamenti già comperati, Il Sindico Apostolico di questo Convento di S. Francesco di Bastia rimborserà a codesta Parrocchia il totale speso a questo effetto.

I Religiosi Supplicanti si lusingano che la loro richiesta sia non meno questa, che sagra, per essere benignamente da V. S. Illustrissima, e che in caso di qualche opposizione, vorrà interporre i suoi più premurosi ufficij presso i Srenessimi Collegi, non che la sua valevole autorità per agevolarne l’intento”.[5]

Il Commissario mostrò le due missive ai Padri del Comune di Capraia, Giovanni Solari, Pasquale Sussone e Domenico Cuneo per conoscere i precedenti e sentire il loro parere.

Il 14 maggio 1796 i Padri del Comune prepararono una relazione su quanto era in precedenza avvenuto ribadendo che l’organo era stato messo in vendita tramite asta pubblica dalla Nazione Francese, di averlo regolarmente pagato ed esportato con l’approvazione dell’allora autorità locale e con visto della dogana di Bastia. Che l’organo era stato ormai collocato nella parrocchiale e che non intendevano restituirlo.

Il Commissario inviò allora le due missive di Bastia e la relazione dei Padri del Comune ai Serenissimi Collegi  a Genova chiedendo il loro parere sul da farsi. Il 27 maggio i Serenissimi Collegi, esaminata la pratica, risposero al Commissario che in appresso se gli faranno pervenire le pubbliche determinazioni.[6]

Le pubbliche determinazioni non furono mai prese in quanto i succesivi avvenimenti in pochi mesi sconvolsero sia la Capraia, con l’occupazione dell’isola, nell’agosto, da parte del commodoro Nelson, sia la Corsica con l’abbandono dell’isola da parte degli Inglesi, nel settembre, e sia Genova con lo scoppio della rivoluzione democratica che, nel maggio del 1797, fece crollare l’antico regime aristocratico.

Ma la storia dell’organo della chiesa ha degli antecedenti rispetto a quanto fin qui narrato.

Le ricerche archivistiche di Sébastien Rubellin portano a ritenere che un organo esistesse nella chiesa di San Francesco di Bastia già intorno agli anni venti del Seicento in quanto l’organista di questa chiesa fu chiamato a dare un giudizio sulla costruzione dell’organo della chiesa di Santa Maria, cattedrale di Bastia.[7]

Nel maggio del 1748 durante l’assedio di Bastia da parte delle truppe austro-sarde il convento divenne una delle postazioni di difesa della città e tra il 21 e 22 maggio subì un pesante bombardamento che provocò seri danni alle strutture in modo particolare nella zona del coro[8].

Terminato l’assedio, il 3 giugno, i frati di S. Francesco inviano ad Angelo Maria Spinola, Vicegerente di Bastia, una perizia con la stima dei danni subiti dal convento che ascendevano a 18000 lire.

Il 25 agosto 1748 Giuseppe Lazzari, organista lombardo, s’impegnò davanti al notaio Benedetti a rimettere a nuovo l’organo danneggiato. Promise di rifare il somiere, il falso somiere, il mantice, la meccanica, tutte le canne di piombo danneggiate, e di rimpiazzare le canne mancanti. Assicurò che avrebbe fatto anche i primi tre tasti della tastiera, che erano finti, cioè a fare tre canne per ciascun registro: in legno per il principale, in piombo per gli altri registri. Accettò infine di aggiungere un gioco di contrabassi di cui l’organo era privo.

Il Lazzari assicurò che l’organo dopo le riparazioni avrebbe avuto lo stesso suono che aveva prima di essere stato danneggiato e che avrebbe terminato l’opera prima della festa di S. Francesco. Il costo della riparazione ammontò a 540 lire in moneta di Genova.

L’otto novembre 1748 Giuseppe Lazzari attestò davanti al notaio la fine dei lavori e il primo aprile 1750 rilascia ai frati la quietanza per essere stato interamente pagato[9].

2.    Lettura storica dello strumento

Nel 1862 l’organo della parrocchiale di Capraia Isola subì una profonda ristrutturazione che fu affidata alla bottega organaria dei Paoli.

Sulla targhetta del frontalino superiore della tastiera si legge:

“LORENZO E RAFFAELLO PAOLI Figli di MICHEL’ANGIOLO Fecero l’Anno 1862”.1792-Organo di San Nicola_Page_04_Image_0001

Questa importante dinastia organaria toscana fu fondata da Michelangelo (1777-­1854), che apprese l’arte presso Michelangelo Crudeli di Lucca e dal fratello Giacobbe (1786 – 1855).

Nel1808 impiantarono un proprio laboratorio per la costruzione di organi a Campi Bisenzio presso Firenze. Questa rimarrà per molti anni la sede stabile anche per i discendenti. L’attività venne proseguita dai figli e dai nipoti di Michelangelo: Felice (1814 – 1845), Paolo (1815 – post 1860), Emilio (1819 – 1851), Lorenzo (1820 – post 1869) e Raffaello (1822 – post 1893), da Giuseppe (1844 – 1921) e Felice (1848 – ?), figli di Paolo, da Ulisse (1865 – 1941), Aurelio (1880 – 1950) e Umberto (1884 – 1956), figli di Giuseppe, da Danilo figlio di Ulisse e da Marcello figlio di Aurelio; inoltre da Alessandro (1843 – 1859), Pietro (1884 – post 1895) e Felice (1849 – post 1907, coadiuvato dal figlio Odoardo), figli di Raffaello; infine dai discendenti di Giacobbe: i figli Serafino (1809 – post 1854) e Francesco (1825 – 1889); il figlio di questi Carlo (1845 – 1906) e i suoi figli Elvino (1876 – 1911) e Donatello (1887 – ?). I Paoli si espansero con la loro attività in quasi tutte le zone della Toscana e delle regioni limitrofe ed in particolare in Liguria, dove intorno alla metà dell’ottocento Lorenzo (1820-1904), Raffaello (1822- ?) e Felice (1849-?), con la loro numerosissima dinastia, si trasferirono. A Chiavari allestirono una fabbrica per la costruzione di nuovi organi per le chiese e gli oratori della Liguria ed il restauro ed ampliando di strumenti preesistenti, rispettandone spesso le caratteristiche e peculiarità timbriche e meccaniche. In epoca successiva aprirono succursali anche a Recco e a Sampierdarena. I Paoli insieme agli Agati e ai Tronci di Pistoia hanno fatto la storia della scuola organaria Toscana, conosciuta in tutto il mondo.

A Capraia i Paoli effettuano un rifacimento di un organo assai più antico: dell’organo precedente, probabilmente risalente al XVII secolo, sarebbero sopravvissuti molti elementi tra cui la facciata nella forma attuale, comprensiva di parte di cassa e paraste policrome intagliate con motivi geometrici ed un buon numero di canne interne. Attorno a questo prospetto, evidentemente assai più antico, è stata realizzata la cassa attuale. All’interno dell’organo, sul fianco del somiere di basseria, si legge la frase manoscritta a matita: “Enrico Parodi Genova Bolzaneto -1931- restaurò questo organo antichissimo”.

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Non sono al momento noti e documentati altri interventi. Di certo si può affermare che l’organo di Capraia, peraltro ancora privo di elettroventilatore, non viene utilizzato da oltre mezzo secolo. Persone dell’isola anche molto anziane non ricordano di averlo mai sentito suonare.

3.    Descrizione dello strumento.

Organo collocato in presbiterio in posizione centrale, in cantoria addossata alla parete di fondo, racchiuso in cassa lignea di semplice e lineare fattura. La cassa è in semplice abete tinto munita di portelle decorate con motivi geometrici romboidali dorati. Il tutto è incorniciato da due snelle paraste e sormontato da un cornicione pure decorati con semplici profili.

Il prospetto o facciata, composto dalle canne del Principale bassi e soprani, è invece come detto assai più antico, molto raro e di derivazione tardo rinascimentale. Misura 300 cm. di larghezza per 271 cm. di altezza esclusa la cimasa soprastante. Pentapartito (5+11+5+11+5) ha le canne maggiori nei campi dispari e due piccole facciatine in quelli pari. La canna maggiore, al centro, è il Sol1, essendo le prime quattro (Do – Re – Mi – Fa) in legno posizionate ai lati del somiere, due a destra e due a sinistra. Le bocche sono a mitria e seguono un andamento contrario alle cuspidi. Sopra a questi sono collocati due organetti “morti” con nove canne mute ciascuno.

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Tastiera di semplice e lineare fattura in legno di noce composta da 52 tasti per un estensione da Do1 a Sol5 con prima ottava scavezza o in sesta. I diatonici sono lastronati in osso mentre le fatte dei cromatici sono in ebano. Sul frontalino superiore è incorniciato il cartiglio di attribuzione della paternità.

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Pedaliera ispirata all’essenzialità composta da soli dieci pedali di semplicissima fattura con estensione Do1 – Si1 e prima ottava in sesta (otto pedali), più pedale per Tamburo o Rollante e ulteriore pedale per comandare il gioco di Terza Mano. Sul lato destro sono presenti due pedaloni per la Combinazione Libera, quello esterno, e Tiratutti alla Lombarda. Quest’ultimo comanda le stecche numero 1 – 2 – 8 – 9 – 10 – 11, più le stecche 12 e 13 ora staccate; in sostanza il ripieno al gran completo (vedi elenco registri dal fronte riportato di seguito).

Somiere maggiore a tiro in legno di noce nazionale con 16 stecche. Segreta piuttosto bassa chiusa da due portelle in noce mantenute in posizione da farfalle infulcrate da perni borchiati d’ottone. Ventilabri in unico pezzo d’abete con spigoli smussati e testa perpendicolare al profilo. Sono numerati a china sul fianco sinistro guardando frontalmente l’organo da destra verso sinistra e guarniti con pelle semplice. E’ presente contropelle al soffitto della segreta. Punte guida in ottone ai lati dei ventilabri. Armati interamente in ottone hanno molle a spira semplice. Gli spilli oltrepassato il fondo della segreta in essenza di pioppo attraversano un lamierino in ferro posto sotto la stessa, mantenuto in posizione da piccoli chiodini.

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Somiere di basseria ospitante due file di canne in legno sia in abete che in castagno. Sul retro, accostate alla parete di fondo, sono collocate otto canne in base 16’, le cui prime quattro (Do – Fa) in castagno sono tappate. Ad un primo esame dello strumento sembrerebbero essere più antiche e sempre disponibili, non essendo presente alcun registro di Contrabasso. In posizione anteriore dieci canne del Basso Armonico in base 8’, comandate da una stecca posta sopra al piano del somiere stesso.

Catenacciatura principale montata su tavola in pioppo e rivolta verso l’esterno dello strumento. I catenacci, in trafilato di ferro, sono ben realizzati e mantenuti in posizione da strangoli in ottone a doppia spira. Sono numerati a china in alto alla tavola. Catenacciatura del somiere di basseria in legno di castagno.

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Alla destra della consolle è posizionata la tavola di registrazione in noce ancorata da viti in ferro ospitante 19 registri o manette disposte su duplice fila. Le manette sono del tipo ad incastro laterale dette “alla Lombarda” e sono di fattura molto semplice e lineare. I cartellini sono manoscritti a china con grafia corsiva molto elegante. Sono bordati sul perimetro da una sottile linea nera e hanno spigoli smussati. Sono mantenuti in posizione da due piccole borchiette in ottone e sono riconducibili all’impianto voluto dai Paoli.

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Fila esterna:

1              Bassi Armonici

2              Principale Basso

3              Principale Soprano

4              Ottava Bassa

5              Ottava Soprana

6              Quinta decima

7              Decima nona

8              Vigesima 2°.6°.9°.(staccata)

9             Voce Umana

Fila interna:

1              Campane Armoniche

2              Trombe Basse (staccata)

3              Trombe Soprane

4              Clarone

5              Bombarda Soprana

6              Flauto

1              Corno Inglese

2              Ottavino

3              Nasardo Sesquialtera

4              Cornetto Reale

Dalla lettura della tavola di riduzione dei registri, collocata sul lato destro interno alla cassa, si evidenziano diverse incongruenze o modifiche rispetto alla realtà riscontrata in consolle. Queste diversità saranno sottolineate di seguito all’interno della disposizione dei registri sul somiere.

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Dal fronte:

1              Principale Basso

2              Principale Soprano

3              Trombe Soprane

4              Trombe Basse (registro staccato)

5              Bombarda Soprana (sulla tavola di riduzione la scritta Corni)

6              Flauto

7              Corno Inglese

8              Ottava Bassa

9              Ottava Soprana

10            Quinta decima

11            Decima nona

12            Voce Umana (sulla tavola di riduzione la scritta XXII)

13            (staccato con scritta sulla tavola di riduzione XXVI e XXIX)

14            Clarone

15            Ottavino

16            Nasardo Sesquialtera

In sostanza il registro di Voce Umana non è presente all’interno del quadro fonico originario. Il registro Cornetto Reale è ottenuto collegando assieme i registri di Corno Inglese, ora scollegato da questa combinazione, Ottavino e Nasardo Sesquialtera.

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All’interno dalla cella, a pavimento sotto ai somieri, è collocato l’apparato del vento, composto da un mantice a lanterna di 165 cm di larghezza per 81 cm di profondità rifornito da quattro pompe a due coppie di pieghe negative cadauna comandate da stanga azionabile sul lato sinistro dell’organo. Tale sistema è con buona probabilità da attribuirsi all’intervento del 1931 sopracitato. In posizione anteriore sinistra è ancora ben visibile il foro di passaggio di un perno per un primitivo sistema di caricamento a manubrio o a volano non più esistente. Sul mantice non è presente attualmente alcun peso atto a stabilire la pressione d’esercizio dell’organo.

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Sopra allo specchio della tastiera, sul lato destro, è posizionata la cassetta dei campanelli, con 27 risuonatori in bronzo allineati su barra filettata in ferro ed altrettanti percussori sempre in ferro. L’estensione và quindi dal Fa3 al Sol5 senza ritornello alcuno.

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Il canneggio è piuttosto eterogeneo, con un buon numero di registri ed in particolar modo la nutrita batteria di ance attribuibili ai Paoli e molte altre canne di fattura decisamente molto più antica sparse nei vari registri labiali. Fra queste certamente anche quelle in stagno della facciata che presentano segni di una primitiva legatura in posizione di alcuni centimetri più alta.

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Crivello in legno di generoso spessore mantenuto in posizione da barre in metallo filettate. Sul lato destro guardando frontalmente l’organo sono vergati a matita i nomi dei registri. Le canne hanno le bocche sia sopra che sotto il piano del crivello.

4.    Disposizione dei corpi d’organo all’interno della cella.

Dietro al somiere maggiore, collocato nella classica posizione centrale, più o meno alla stessa altezza troviamo il somiere di basseria, quasi addossato alla parete di fondo. Questo copre una piccola nicchia muraria a testimonianza della collocazione in questa sede più tarda rispetto all’edificazione della chiesa. La manticeria trova posto nel basamento della cella, sotto ai somieri. Tra questi ultimi è posizionato un passo d’uomo per la manutenzione e l’accordatura.

5.    Condizioni attuali dello strumento

L’organo giace ormai da molti decenni in uno stato di completo abbandono. All’atto del sopralluogo non è stato possibile effettuare alcun rilievo sonoro a causa della totale inutilizzabilità del sistema di produzione del vento e per la mancanza di un elettroventilatore, mai installato. Il canneggio è assai scomposto ed in pessimo stato di conservazione. Molti registri presentano lacune più o meno estese ed i topi hanno arrecato gravi danni rosicchiando molte canne sia sui piedi che ai corpi. Le canne di facciata evidenziano vistose riduzioni alla sommità e diverse lacune anche considerando che alcune di esse giacciono schiacciate a terra sotto la tastiera ed il mantice. In particolar modo risultano alterati i registri acuti del ripieno con soppressioni e prestiti fra le varie file. Il registro di Voce Umana sembrerebbe ottenuto prendendo a prestito canne un poco ovunque. Molte tube di ance, in lamierino come consuetudine della scuola toscana del tempo, sono inclinate e spezzate all’altezza della saldatura con le noci. Molte canne esaminate evidenziano poi alterazioni dei parametri di bocca, accorciamenti e denti ribaditi.

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In posizione centrale al crivello è ben visibile poi l’impronta della scarpa di qualche “raffinato” operatore che salendovi per chissà quale arcano improcrastinabile motivo ha letteralmente spiattellato un buon numero di piccole canne. Le canne degli organetti morti sono mantenute in posizione da chiodi in ferro passanti da parte a parte i corpi.

Il somiere maggiore è fortemente attaccato dal tarlo che si presenta in uno stato di intensa attività come testimoniato dai diffusissimi e corposi coni di deiezione sparsi un poco ovunque. L’apparato meccanico sia al manuale che al pedale che dei registri è fortemente deteriorato, con ossidazioni diffuse e disconnessione di agganci e legature. Il mantice ed il sistema di produzione del vento del tutto inutilizzabili.

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Nonostante tale quadro apparentemente disastroso, lo strumento è senz’altro meritevole di restauro e considerazione per le caratteristiche realizzative, per la buona qualità dei materiali impiegati e per l’interesse storico delle componenti più antiche, fra le quali l’articolato e raro prospetto.

Gianluca Chiminelli

Roberto Moresco                                                                        Dicembre 2013

Gianluca Chiminelli nasce nel 1960 da una famiglia di musicisti. Già all’età di quindici anni inizia a coltivare la sua grande passione per “l’Organo” e parallelamente intraprende lo studio del violoncello presso il Conservatorio di Brescia dove si diploma con il massimo dei voti e la lode nel 1979 sotto la guida del M.° Giuseppe Laffranchini.

Nell’anno successivo, vince il concorso come violoncellista nell’orchestra del “Teatro alla Scala” di Milano, nel cui organico rimane per quindici anni. Questa esperienza musicale gli è di grande utilità nell’affinamento dell’orecchio e del gusto musicale. Tale formazione sarà di notevole aiuto, soprattutto nelle fasi delicate di intonazione e accordatura degli Organi. Dopo oltre vent’anni di condivisione tra l’attività di organaro e quella di musicista, dal 1995 decide di dedicarsi a tempo pieno all’Organo, collaborando con le Soprintendenze ai Beni Ambientali ed Architettonici di Venezia, “Brescia-Mantova-Cremona” e di Bergamo, ora confluite in materia di Organi storici negli uffici della Direzione Regionale con sede in Milano.

Al suo attivo numerosi interventi di restauro fra gli altri di autori quali: “Serassi”, “Bossi”, “Tonoli”, “Bianchetti”, “Grigolli”, Mottironi”, svolgendo con passione e meticolosità ogni singola fase di lavoro nel più scrupoloso rispetto del manufatto e mirando a valorizzarne le specifiche peculiarità timbriche. Un apposito programma informatico realizzato recentemente raccoglie, elabora e gestisce tutti i dati e le immagini inerenti tutti i molteplici aspetti di ogni singolo intervento.

Nel 2002 ha ultimato la costruzione di un nuovo grande strumento a trasmissione interamente meccanica a due manuali e ventisei registri con 1430 canne, realizzando personalmente ogni singolo componente, cassa compresa. Recentemente ha portato a compimento il restauro dell’Organo Bolognini (1712) – Bossi (1823) della parrocchiale di Foresto Sparso (Bg).

Nel 2011 ha restaurato l’organo portativo di Giorgio Questa che, da quell’anno, viene regolarmente suonato dalla pianista Maria Grazia Amoruso nel Festival “Capraia Musica”.


[1] Couvent Saint Francois d’hier à aujourd’hui, Ville de Bastia, Direction du Patrimoine, 2004, pp. 48-49.

[2] Archivio Parrocchia Capraia Isola, Registro della Confraternità di S. Croce, ricevuta del 6 mag. 1795 fatta dall’Arciprete Sabbadini.

[3] Archivio di Stato di Genova (ASG), Archivio Segreto, n. 1748, lettera dei Padri del Comune di Capraia ai Collegi della Repubblica di Genova del 14 mag. 1796.

[4] Ibidem, lettera da Bastia la Commissario di Capraia del 13 apr. 1796.

[5]Ibidem, supplica allegata alla precedente lettera.

[6]Ibidem, lettera del Commissario di Capraia e relazione dei Padri del Comune ai Serenissimi Collegi del 14 mag. 1796.

[7]S. Rubellin, L’Orgue corse de 1557 à 1963, Bastia 2001, p. 21.

[8]E. Beri, Le operazioni militari in Corsica durante la guerra di successione austriaca – Politica, eserciti, guerra ed ordine pubblico, tesi di laurea discussa presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova nell’anno accademico 2005-2006 (relatore Giovanni Assereto), pp. 443-444.

[9] Couvent Saint Francois…, cit., pp.42-43.

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1798 – Due vedute di Capraia nelle litografie di Dominique Vivant Denon

Il 5 dicembre1797, il generale Napoleone Bonaparte, comandante dell’Armata d’Italia, dopo aver firmato a Campoformio il trattato di pace con l’Austria, da lui ripetutamente sconfitta nell’Italia settentrionale, rientra a Parigi. Ritenendo che non fosse ancora venuto il momento per soddisfare le sue ambizioni politiche, dapprima accetta di studiare la possibilità di uno sbarco in Gran Bretagna, che in poco tempo giudica impraticabile, poi incomincia a pensare ad una spedizione nel Levante per portare un colpo mortale ad una delle rotte inglesi per l’India. Per questa nuova avventura militare riceve l’appoggio di Talleyrand, ministro degli Affari Esteri. Il 24 febbraio 1798 Napoleone presenta a Paul Barras, uno dei cinque membri del Direttorio, il suo piano per la spedizione, che viene approvato il 5 marzo. Nell’aprile viene creata l’Armata d’Oriente sotto gli ordini di Napoleone. Poiché non deve essere solamente una spedizione militare, Bonaparte porta con se uno stuolo di scienziati e letterati, tra i più stimati di Francia. Tra questi lo segue anche Dominique Vivant Denon, incisore e scrittore affermato. L’armata comprende 32000 uomini e una squadra navale di oltre 300 navigli che si radunano per la partenza nei porti di Marsiglia, Tolone, dove Napoleone s’imbarca sulla nave ammiraglia Orient, Aiaccio, Genova e Civitavecchia. Vivant Denon parte da Parigi per Marsiglia dove si imbarca sulla fregata Junon il 13 maggio con destinazione Tolone. La Junon, con altre due fregate, ha compiti di ricognizione avanzata e forma l’avanguardia della spedizione. Il 19 maggio la Junon arriva di fronte al porto di Tolone e attende l’uscita della nave ammiraglia che prende il largo il 20 maggio. La flotta punta quindi sulla baia di Saint Florent in Corsica dove giunge il 22 maggio. È qui che inizia il reportage grafico di Vivant Denon, che nel suo famoso libro Voyage dans La Basse et La Haute Ègypte, pendant Les Campagnes du Général Bonaparte ci ha lasciato una della più interessanti descrizioni del viaggio della spedizione di Napoleone, che qui limitiamo alla descrizione della Corsica e delle isole dell’Arcipelago Toscano.

Il 22 maggio, al mattino, ci siamo diretti verso il Capo Corso, navigando verso est, abbandonando alla nostra sinistra Genova e la Riviera Ligure. La nostra squadra era disposta su una linea di una lega, mentre l’insieme del convoglio, disposto a semicerchio, aveva una linea di almeno sei leghe. Io sono riuscito a contare centosessanta navigli, ma non erano tutti. Il 23 maggio abbiamo superato il Capo Corso; il convoglio navigava in buon ordine; i nostri vascelli erano al traverso del Capo Corso e dell’isola di Capraia. Ne ho disegnato il canale tra le due isole.

 Denon Fig.2-P1150782mod

Denon, Tavola 1, Fig. 2. la flotta francese nel canale tra Capraia  e il Capocorso 

 Denon Fig.2-P1150782mod costa nord-ovest

 Denon, Tavola 1, Fig. 2. la flotta francese nel canale tra Capraia  e il Capocorso (particolare)

Il convoglio che aveva incontrato un vento contrario non poté doppiare il capo durante la giornata e noi ci fermammo ad aspettarlo sul capo a una lega da terra.

Il 24 maggio, al mattino, la divisione leggera si trovava al traverso della costa orientale della Corsica, di fronte a Bastia, di cui potevo vedere molto bene la rada e il porto. La città mi sembrò carina, e il territorio circostante mi apparve meno selvaggio che il resto dell’isola. L’isola d’Elba è un ammasso roccioso di ferro, dove le miniere cristalline donano tutti i colori di un prisma. Questo ammasso roccioso è diviso in tre regni: la signoria e le miniere appartengono al principe di Piombino; a sinistra, Porto-Ferraio appartiene al duca di Toscana; a destra, Porto Longone appartiene al re di Napoli.

Infine ho fatto il disegno della parte sud-ovest di Capraia, che da questo lato è una roccia scoscesa e inaccessibile. Appartiene ai Genovesi, che vi hanno un forte e un ancoraggio nella parte orientale.

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 Denon, Tavola 1, Fig. 5, La costa sud-ovest di Capraia

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Denon, Tavola 1, Fig. 5, La costa sud-ovest di Capraia (particolare)

Alle cinque avevamo ad est l’isola di Pianosa, che è una platea di una lega di estensione; s’innalza qualche piede al di sopra della superficie marina; il che la rende uno scoglio molto pericoloso di notte per tutti i piloti che non conoscono questi luoghi; si trova tra l’Elba e Monte-Cristo, una roccia incolta, abbandonata alle capre selvatiche”.

Il libro fu stampato a Parigi nel 1802 e consta di due volumi in folio. Il primo volume contiene la narrazione del viaggio ed è preceduto da una dedica a Napoleone. Il secondo volume è una raccolta di disegni dal quale abbiamo tratto le due figure che fanno parte della prima tavola.

Nella prima figura (Fig. 2) si vede la flotta francese che, dopo aver passato il Capocorso si dirige a sud. A sinistra la costa nord-ovest di Capraia e sullo sfondo la Gorgona, al centro in lontananza l’isola d’Elba, e a destra il Capocorso.

Nella seconda figura (Fig. 5) si vede il lato sud-est di Capraia dalla torre dello Zenobito a quella della Barbici e, sullo sfondo la Gorgona.

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Denon, Tavola 1, Coste e isole viste dalla flotta

Dominique-Vivant Denon è nato a Chalon-sur-Saône nel 1747. Dopo aver frequentato gli studi di diversi artisti a Parigi, viene notato dal Luigi XV che lo nomina suo gentiluomo ordinario. Scrive una commedia Julie ou le bon père  e un opuscolo libertino Point de lendemain. Su incarico delle ministero degli Affari Esteri compie delle missioni in Russia e in Svizzera. Nel 1777 viaggia in Italia per preparare i disegni del libro Voyage pittoresque ou Description des royaumes de Naples et de Sicile de l’abbé de Saint-Non. Si ferma quindi a Napoli dove diventa segretario di ambasciata fino al 1785. Rientra a Parigi dove viene ammesso all’Accademia reale di pittura e scultura come incisore. Si trasferisce quindi a Venezia dove frequenta i migliori salotti ma, nel 1797, viene espulso perché sospettato di spionaggio. Nel 1798 viene chiamato da Napoleone a far parte della spedizione in Egitto. Dopo Alessandria e il Cairo parte con il generale Desaix alla conquista dell’Alto Egitto. Ritorna a Parigi con Napoleone nell’ottobre del 1799. Nel 1802 pubblica la sua opera con il racconto del viaggio in Egitto che verrà subito tradotta in diverse lingue e che gli conferisce una reputazione internazionale. Nello stesso anno viene nominato direttore del Museo centrale delle arti, oggi Museo del Louvre, carica che mantiene fino al 1815. Muore a Parigi nel 1825.

Roberto Moresco                                                                  ottobre 2013

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Il Quaderno della Torre 1991-1995

LogoSul finire degli anni ’80 dello scorso secolo il Consiglio Direttivo della Pro Loco ebbe l’idea di pubblicare un notiziario per tenere aggiornati i soci sugli avvenimenti dell’isola.

Solo nel 1991 questa idea trovò la sua realizzazione quando la presidenza dell’Associazione fu assunta da Nazareno (Neno) Fabi che poteva godere dell’aiuto del vicepresidente Geom. Giuseppe Santeusanio. La loro fattiva collaborazione portò alla pubblicazione di cinque numeri unici del “Quaderno Della Torre” tra il 1991 e il 1995 che ci è sembrato utile riproporre non solo per il loro contenuto ma anche per rendere omaggio alla memoria di Neno, un vero capraiese scomparso nel giugno del 2008, memoria che rimane in tutti coloro che lo hanno conosciuto e frequentato..

Il Quaderno, sotto l’editing di G. Santeusanio che ne curava anche la cronaca degli avvenimenti, ebbe il merito di proporre numerosi articoli sulla storia dell’isola (A. Riparbelli, A. Dionisi, C. Giusti, G. Santeusanio, G. Tarlini), sulla fauna locale (F. Giusti), nonché su temi che tutt’ora sono all’ordine del giorno della vita dell’isola (il parco, gli usi civici, ecc.).

R. Moresco                                                                                 Ottobre 2013

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Il Quaderno della Torre - 1991

Il Quaderno della Torre – 1991

Il Quaderno della Torre - 1992

Il Quaderno della Torre – 1992

Il Quaderno della Torre - 1993

Il Quaderno della Torre – 1993

Il Quaderno della Torre - 1994

Il Quaderno della Torre – 1994

          

Il Quaderno della Torre - 1995

Il Quaderno della Torre – 1995

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1748 – Un organo per la chiesa di S. Antonio del convento francescano di Capraia

Capraia and Pisa 2013 021ridNella prima metà del Settecento l’economia dell’isola di Capraia raggiunse il suo massimo sviluppo. La fiorente marineria dell’isola, dedita ai trasporti e al commercio tra la Corsica e il continente, in particolare verso e da Genova e le sue Riviere, Livorno e la Maremma, portarono ad un rapido incremento della popolazione e del suo benessere.

In questa favorevole situazione la religiosità degli abitanti ebbe modo di esprimersi tramite le oblazioni e l’offerta di opere d’arte, anche se di scuola piuttosto che di artisti rinomati, per le loro chiese.

Capraia and Pisa 2013 020 ridA beneficiarne in modo particolare fu la chiesa di S. Antonio annessa al convento dei frati minori osservanti di S. Francesco.

La fondazione della chiesa e del convento risaliva al 1660. La costruzione fu realizzata per volere dei Capraiesi che si impegnarono anche a mantenere, con le loro offerte, dodici frati. I Capraiesi erano molto devoti al santo di Padova e, nel 1721, avevano fatto il voto di celebrarne la festa il 13 giugno di ogni anno con processione di Divozione, portando in essa la reliquia di detto Santo.[1]

Il convento dei francescani faceva parte della provincia francescana di Corsica che aveva la sua sede a Bastia.

Nel Settecento, nelle chiese dei conventi della Corsica, specialmente nel Capocorso, si andavano costruendo degli organi che con il loro suono accompagnavano le funzioni religiose.[2]

I marinai e commercianti capraiesi erano di casa nel Capocorso ed è probabile che fossero invidiosi di quanto i Corsi andavano realizzando per le loro chiese. Fu facile, quindi, per il padre guardiano del convento di Capraia, chiedere il sostegno economico dei Capraiesi per poter dotare anche la chiesa di S. Antonio di un organo.

Nei primi mesi del 1747 il guardiano del convento affidò la realizzazione dell’organo all’organista lombardo Giuseppe Lazzari che operava da qualche tempo a Bastia dove aveva impiantato un laboratorio al quale collaborava come ebanista Giovanni Abbate, di origini tedesche.

Il guardiano del convento nominò Padre Matteo da Bonifacio, dei frati minori osservanti di Bastia, come suo rappresentante a seguire i lavori.[3]

L’organo doveva essere consegnato a Capraia nell’ottobre del 1747, ma la sua costruzione subì un ritardo a causa dello scarso impegno dell’ebanista che lavorava quando li piaceva.

Per ovviare al ritardo nella consegna il Lazzari, oltre al suo lavoro di organista, fu costretto a effettuare lavori di falegnameria sia a Bastia sia a Capraia durante l’installazione dell’organo. L’organo fu consegnato solamente nel febbraio del 1748.[4]

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L’organo veniva suonato da uno dei frati, come testimoniò lo scrittore inglese James Boswell il quale ebbe modo di ascoltarlo durante il suo breve soggiorno nell’isola, ospite del convento, nel novembre del 1765.[5].

L’organo quasi certamente cessò di essere utilizzato quando, nel 1863, i frati furono costretti ad abbandonare il convento a seguito della legge del Regno di Sardegna che abolì numerosi conventi.

La cassa dell’organo è ancora oggi conservata in situ, anche se in uno stato deplorevole: le porte della cassa, anche se difficilmente leggibili, risultano dipinte nei riquadri interni ed esterni. Le canne dell’organo sono mancanti, e a detta dell’organaro Prof. Gianluca Chiminelli che ha effettuato negli scorsi anni un sopraluogo, solo il somiere è ancora ricuperabile e potrebbe permettere una ricostruzione dell’organo stesso.

In migliore stato sembra essere la tribuna che sorregge l’organo. Due dei cinque riquadri dipinti, che ne ornano il fronte, sono ancora visibili. I riquadri laterali sembrano essere stati dipinti su legno, mentre quello centrale era realizzato su tela, della quale rimane solamente un lacerto..

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 Riquadro a sinistra

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 Riquadro a destra

Interessante e meritevole di restauro è il supporto a conchiglia della tribuna che è dipinto con elementi floreali al cui centro campeggia una testa di Eolo soffiante.

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 Eolo soffiante (particolare)

Foto di Davide Moresco

Roberto Moresco                                                                  3 settembre 2013

 L’organista Giuseppe Lazzari nacque a Chiavenna in Lombardia. Fu attivo in Corsica, a partire dal 1747 fino al 1761, dove realizzò  e restaurò numerosi organi, principalmente di chiese annesse ai conventi. Nei primi anni della sua attività in Corsica lavorò in associazione con Giovanni Abbate, falegname tedesco, con il quale però ebbe dei rapporti burrascosi in quanto il suo socio si rivelò poco scrupoloso nel mantenere i patti e le consegne.

Una delle sue prime realizzazioni, nel 1747, fu l’organo della chiesa di S. Antonio del convento dei frati minori di Capraia. Successivamente restaurò l’organo della chiesa di S. Francesco  a Bastia. Altri suoi organi, almeno una dozzina, furono installati in diverse chiese dei paesi e conventi del Capocorso.

Nel 1761 si trasferì in Sardegna dove proseguì la sua attività almeno fino agli anni 1783-1787.[6]


[1] R. Moresco, La guerra delle acciughe, www.storiaisoladicapraia.com.

[2] Per la storia degli organi in Corsica: S. Rubellin, L’Orgue corse de 1557 à 1963, Aiaccio 2001.

[3] Archives départementales de Haute-Corse, série E 1/218, Ceppo XVI, p. 87 bis, testimonianza del 3 gen. 1749 redatta dal notaio Stefano Benedetti.

[4] Archives départementales de Haute-Corse, série E 1/218, Ceppo XVI, p. 86 , testimonianza del 2 gen. 1749 redatta dal notaio Stefano Benedetti.

[5] R. Moresco, L’isola di Capraia, carte e vedute tra cronaca e storia, Secoli XVI-XIX, Livorno 2008, p. 152.

[6] S. Rubellin, L’Orgue corse de 1557 à 1963, Aiaccio 2001, pp. 36-42.

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