1754 – Il “Crocifisso nella bara” della Confraternita di S. Croce

SimboloS. CroceLa Confraternita di Santa Croce di Capraia era nata nel Cinquecento e si rifaceva alle regole delle confraternite dei disciplinati che erano sorte in Italia nel XV secolo.

La Confraternita possedeva un proprio oratorio nel Forte. Una testimonianza di quest’immobile ci viene data da una pianta del Forte di Francesco Maria Accinelli nella quale è chiaramente indicato un oratorio posto perpendicolarmente alla chiesa di S. Nicola.[1]

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F.M. Accinelli, Fortezza di Capraia, 1774

Nel 1754 Benedetto Chiama, priore della Confraternita di Santa Croce, propose ai suoi confratelli l’acquisto di un “Crocifisso nella bara con baldacchino, et altro per portarlo nella processione di penitenza il Giovedì Santo, e di collocarlo nell’altare di detta Confraternita”.

Purtroppo non conosciamo la provenienza della statua, ma con tutta probabilità essa fu acquistata a Genova ove vi erano diverse botteghe che realizzavano gruppi scultorei processionali per le confraternite genovesi e liguri.

Quando il Crocifisso nella bara giunse a Capraia incominciarono delle dispute su dove collocare la statua. Il Priore della Confraternita Benedetto Chiama, Giuseppe Maria Bargone, e l’Arciprete Paolo Carnevali pensarono di collocarlo nell’altare maggiore della Parrocchia di S. Nicola nel Forte e ne fecero proposta ai membri della Confraternita riuniti in assemblea. Quando il Priore terminò la presentazione della sua proposta un mormorio si levò tra i confratelli e quando la proposta fu messa ai voti venne respinta ma, il priore chiese una verifica dei voti e “con arte” fece apparire che la proposta era stata approvata. Ma tutti i confratelli gli si sollevarono contro e allora il Priore rinunciò alla sua carica e si cancellò dalla lista dei membri della Confraternita dichiarando “mai più sarebbe entrato in detta Chiesa”. Con le dimissioni del Priore anche gli altri membri del consiglio della confraternita, diedero le dimissioni anche se erano stati contrari alla proposta di Benedetto Chiama. Allora i confratelli si rivolsero all’arciprete affinchè presenziasse alla nuova elezione del Priorato ma egli rispose che voleva che la nomina la facesse il Padrone Benedetto Chiama. A questa proposta gli animi dei confratelli si riempirono di rabbia ma alla fine cedettero e chiesero a Benedetto Chiama di nominare il suo successore. Egli, per iscritto, fece il nome del Padrone Gio Lorenzo Lamberti, bombardiere del Forte, che venne eletto e mantenne la decisione di tenere la statua nell’oratorio della Confraternita. Ma questa elezione venne annullata dall’arciprete  e per un certo periodo la Confraternita rimase senza priore e consiglio perché nessuno voleva accettare le cariche.[2]

Non sappiamo che seguito abbia avuto la disputa ma ormai altre ragioni impellenti costrinsero l’arciprete e la Confraternita ad abbandonare rispettivamente l’antica chiesa di S. Nicola e l’oratorio di S. Croce nel Forte. Infatti nel settembre del 1756 la Repubblica di Genova ordinò che il parroco dovesse trasferire le funzioni nella chiesa di S. Antonio dei frati minori conventuali e che la chiesa dovesse cessare di servire come parrocchia, in quanto  doveva essere utilizzata come caserma per cinquanta soldati inviati da Genova per timore di uno sbarco dei ribelli corsi.

La confraternita di S. Croce fu costretta a lasciare il suo oratorio e a trasferire le sue funzioni e i suoi apparati, compreso il Crocifisso nella bara, nella chiesa di S. Antonio.

Quando la nuova chiesa di S. Nicola in paese fu inaugurata il 13 giugno 1760, alla Confraternita, che aveva contribuito con le sue offerte alle spese per la costruzione, fu assegnato come oratorio la navata laterale destra della chiesa. Il Crocifisso nella bara fu collocato in una nicchia ricavata sotto l’altare in fondo alla navata.

Nel 1811, quando Napoleone ordinò la soppressione delle confraternite il Crocifisso nella bara, o Cristo nella Bara, come veniva a quei tempi chiamato, fu trasferito nel convento dei frati, probabilmente per evitarne la confisca e la vendita.

Nel 1812 fu tentato un maldestro restauro della statua che aveva perso i suoi colori originali a causa dell’umidità della nicchia sotto l’altare dove veniva conservata.

Nel 1824 si riunì l’assemblea della Confraternita che prese la seguente decisione come risulta dal verbale:

“L’anno del Signore 1824 Giorno di martedì ventisei del mese di ottobre in Capraja

Invio del Gesù Morto a Genova onde ristorarlo dal’ informità del colore.

Angelo Colombani Priore della Venerabile Confraternita, consiglieri, ed ufficiali infrascritti riuniti nella camera adetta al capitolo della medesima esistente nel Convento di S. Antonio sotto l’assistenza del sig. Angelo Danove facente funzione di Cancelliere sulla proposizione fatta dal Rev. Sig. Priore predetto di rinviare l’immagine del Gesù Morto, detta in volgare il Cristo nella Bara, alla detta venerabile Confraternita appartenente, a Genova onde essere rinfrescato e ristorato dal colore datoli dodici anni sono, che lo ha reso di aspetto informe, tanto più che la tinta è così caricata, che insensibilmente va a consumarlo, e sul riflesso che detta immagine è cosa rara e distintamente venerata in questa isola, appoggiando alla proposizione del prefato Sig. Priore, e conoscendo la circostanza quale è rappresentata in pura necessità di procedere al cennato rinvio, onde conservare un pezzo di tanto pregio. Date le proposizioni ancora concernente l’Interesse della spesa, e considerando che l’amore e la divozione dei fedeli fratelli non ambisce altro che di corrispondere detti Consiglieri dichiarano come in appresso. Il rev. Padre Guardiano e Capellano inteso.

1° Art. Il Sig Priore è autorizzato spedire il Gesù Morto a Genova per essere ristorato colla occasione più propria. La spesa occorente rilleverà dalle elemosine de fedeli, e sarà tenuto in seguito dar conto di quelle come della spesa occorsa.

2° Art. La presente determinazione sarà dal medesimo assogettata all’approvazione dell’Ill.mo  e Rev. Sig. Vicario Foraneo attuale dell’Isola.

Fatto, deliberato il giorno che indietro questo …

Domenico Sarzana Consigliere Cassiere, Gio Lorenzo Olivieri Consigliere, Stefano Cuneo Consigliere, Angelo Danove Cancelliere, Fra Antonio Guardiano e Capellano della Santa Confraternita, Angelo Colombani Priore

Visto approviamo la deliberazione della presente … 29 ottobre 1824 Gio Batta …”.[3]

Presa la decisione la statua venne inviata a Genova e nel febbraio dell’anno successivo era già rientrata a Capraia, come risulta dal seguente verbale:

“L’anno del Signore 1825 questo 24 Febbraio

Angelo Colombani Priore dichiariamo che vista la facoltà di cui siamo stati investiti nall’addietro, e qui sopra descritta deliberazione, col mezzo del Regio Bovo Corriere di S. M. legno comodissimo a tutti noto abbiamo spedito la Sacra immagine del N. Signore Defunto a Genova, raccomandata al Sig. Domenico Maragliano negoziante in detta città, il quale avendola confidata al celebre pittore Sig. Tagliafico, e poscia ristorata nel punto di sublimità, e perfezione che si desiderava, ci è stata rimandata col sciabecco S. Antonio Capitano Giuseppe Maria Sabbatini di Capraja. Che la spesa per simile ristoro in Genova è andata a lire centoquaranta, le quali abbiamo corrisposte con altre spese mediante l’avanzi risultati dalle annate ed elemosine de fratelli nominati e descritti nella nota che si è unita al presente libro nella quale figurano tutte le spese seguite ed occorse in questo nostro tempo, appoggiate a ricevute.

Tanto certifichiamo ad perpetuam reis memoriam ed in senso di pura verità firmiamo di nostro pugno unitamente al Cancelliere di nostra venerabile Confraternita.

Data a Capraja nella camera del Consiglio detto giorno, mese ed anno che sopra o di contro/ Angelo Colombano”.[4]

L’otto ottobre 1826, domenica, la Confraternita lasciò il convento dei frati e ritornò nel suo oratorio nella parocchia di S.Nicola con “pubblica Processione popolare, dovendosi trasportare ancora la Bara di Gesù Morto, devotissima immagine da tutti adorata con specialissima Devozione”.

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Il Cristo nella bara

Anche se la Confraternita di S. Croce si sciolse nel 1911, la devozione dei Capraiesi per il Cristo morto non è mai venuta meno e tuttora il venerdì santo la statua viene portata in processione per le strade del paese.

Santo Tagliafico (Genova 1756-1829), che restaurò la statua nel 1825, era un pittore di soggetti sacri. Sue opere in diverse chiese liguri quali S. Maria delle Vigne a Genova e S. Ambrogio a Varazze.

Pochi anni orsono, in occasione di un restauro della chiesa parocchiale anche la statua del Cristo morto è stata restaurata dalla restauratrice Nawal Menad ma non è stata riposta nella sua nicchia sotto l’altare per preservarla dall’umidità.

[1] R. Moresco, L’isola di Capraia, carte e vedute tra cronaca e storia, Secoli XVI-XIX, Livorno 2008, p. 122.

[2] ASGe, Archivio Segreto, n. 2076, lettera di Gio Lorenzo Lamberti al Governatore di Corsica del 27 feb. 1755.

[3] Archivio Parrocchiale di Capraia Isola (APCI), Libro dei verbali della Confraternita di S. Croce.

[4]Ibidem.

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