1556 – Il primo censimento a Capraia

Saettone-forte

Nell’agosto del 1553 le flotte alleate franco-turche attaccano Bastia. È l’inizio della guerra di Corsica che con alterne vicende si concluderà soltanto nell’aprile del 1559, quando verrà firmato a Câteau-Cambrésis il trattato di pace tra la Francia e la Spagna. È una dei tanti fronti in cui, in quegli anni si scontrano le due grandi potenze europee, la Francia di Enrico II e la Spagna di Carlo V e Filippo II. Dopo la conquista di Bastia, anche Bonifacio viene bombardata e costretta alla resa da Dragut che comanda la flotta turca e nel giro di un mese e mezzo tutte le piazzeforti genovesi nell’isola, eccetto Calvi, sono in mano dei Francesi. La Repubblica di Genova reagisce ed affida il compito di riconquistare la Corsica ad Andrea Doria che riceve l’appoggio della Spagna e del duca di Firenze. La guerra in Corsica continua negli anni successivi, con alterne vicende, fatta di guerriglia nelle campagne e di assedi e contro assedi alle città fortificate. Nel 1555 interviene ancora una volta la flotta turca a sostegno dei Francesi, questa volta guidata da Pyali pascià, che ha come consigliere Dragut.  Un intervento che si conclude in breve tempo dopo la mancata conquista di Calvi e di Bastia in mano dei Genovesi. Il 5 febbraio 1556 a Vaucelles viene firmata una tregua tra Enrico II e Carlo V. La tregua è instabile, specialmente in Corsica. A Genova si teme un ritorno della flotta turca e degli attacchi da parte dei corsari barbareschi.

 Il 14 febbraio del 1556 le Compere di San Giorgio nominano Gio Batta Viganego commissario e podestà di Capraia.[1] Il nuovo commissario giunge nell’isola il 27 febbraio e riceve le consegne dal suo predecessore. Dopo un primo sopraluogo si rende conto che le provviste sono scarse e che le difese del Forte non sono nelle migliori condizioni. La grande cisterna nel bastione di tramontana, la cui costruzione era iniziata l’anno precedente, non è ancora completata e mancano ancora molti materiali tra i quali calcina e mattoni.[2]

I corsari barbareschi sono sempre presenti: il 14 maggio all’alba oltre quattordici vascelli vengono scorti in vicinanza dell’isola. Il commissario fa tirare diversi tiri di cannone e fa fare delle fumate di segnalazione che spingono i vascelli corsari ad allontanarsi e prendere la rotta verso la terraferma. Durante il tragitto i corsari catturano dei liuti e la fregata di un certo Giarollo sui quale erano imbarcati i capitani Jacharia, Antonio Pompeo e Romulo, con più di trenta soldati che poi verranno riscattati a Bastia.[3]

Il 3 luglio i Protettori delle Compere, avendo avuto notizia che quarantanove vascelli turchi erano arrivati ad Algeri provenienti dal Levante, comunicano al commissario di aver deciso di inviare a Capraia un contingente di «soldati venticinque computato il capo loro nominato Francesco Curlotto accio possiate con più diligenza et commodo attendere alla custodia e conservatione di codesta terra… Gionti adonque che seranno li provederete di allogiamenti al solito essercitandoli poi alle dette guardie insieme con li altri che costì sono con quella più vigillanza che potrete perchè come ben potete considerare in fare di dette guardie non si puo essere troppo sollecito …».[4]

L’invio dei rinforzi si era reso necessario anche perchè la guarnigione dell’isola nell’autunno dell’anno precedente era stata fortemente ridotta a seguito della partenza dalla Corsica della flotta turca. I soldati rimasti, a stento riuscivano a sopperire ai turni di guardia nel Forte e di questo sia il Viganego che il suo predecessore si erano lamentati con i Protettori, facendo presente il pericolo a cui andava incontro l’isola in caso di un attacco di sorpresa.

All’arrivo dei venticinque soldati, il commissario cerca di sistemarli nelle case dei Capraiesi che in quel momento non ospitano i soldati della normale guarnigione e gli altri stipendiati dalle Compere.

Ma a questo punto molti Capraiesi si lamentano e si rivolgono alle Compere per fare presente le precarie condizioni in cui sono costretti a vivere con le loro famiglie.

Qui bisogna fare un passo indietro. Dopo la distruzione del paese seguita allo sbarco dei corsari di Dragut nel giugno del 1540, le Compere oltre a far costruire le mura del nuovo Forte e le torri, aveva anche dato inizio alla ricostruzione delle case dei Capraiesi, con l’obiettivo che ogni «fuoco» disponesse di un solaio. Però, come vedremo i solai avevano una superficie molto piccola. Con il passare degli anni, alcuni capraiesi hanno avuto la possibilità di costruire delle case con più solai.

Ma ritorniamo al nostro racconto.

Le lamentele dei Capraiesi inducono le Compere a inviare, il primo agosto, nuove istruzioni al commissario: «Molti di cotesti abitanti tutto il giorno si dolgono che loro sono piu aggravati che li altri delle loro case cioè che gli restano occupate da soldati vettovaglie  e munizioni e perchè l’intentione nostra non è che l’uno resti più travagliato dell’altro, vi si dice che facciate in sacchetare tutte le case  che costi si ritrovano cioè li patroni di quelle … , quante se ne bisogna per detti soldati e vettovaglie e poi tante tirarne a sorte e in quelle che veniranno sopra porli detti soldati e vettovaglie fra quel tempo che vi parira in modo che a tutti habbi a toccar la loro vicenda e che l’uno non resti più travagliato dell’altro rissalvate però al presente quelle case che restano occupate le quali vogliamo che non habbino,alcuno che prima tutte le altre che al presente restano vuote non sia finito il tempo loro. E questo osserverete in compagnia delli Padri del Comune li quali vogliamo che intravenghino in questo negozio».[5]

È chiaro che le Compere vogliono sapere quante sono le case del Forte e da quante persone sono occupate, lasciando poi al commissario e ai Padri del Comune il compito di distribuire i soldati nelle varie case e di organizzare una rotazione tra quelli che sono costretti ad ospitarli in modo che l’onere venga equamente distribuito.

Il 15 agosto, il commissario con i Padri del Comune, Manuelo di Giovanni, Michelangelo di Gio, Berton Turlo, e il cancelliere Nicola di Crovaria, danno inizio al censimento misurando ciascun solaio e i suoi annessi, rilevando il nome del proprietario e il numero degli abitanti. (Appendice 2). Il 23 agosto il cancelliere completa la redazione del censimento.

Il 29 agosto, i Padri del Comune scrivono alle Compere in risposta alla lettera del primo agosto e allegano alla loro missiva anche i risultati del censimento. La lettera e i risultati del censimento vengono portati a Genova da Gio de Oliviero e Jeronimo di Colombana, nominati dai Padri del Comune e da tutti i «cappi di caza» ambasciatori della Comunità con «bailia amplia e larga come se li fossero ognuno di loro presenti». L’atto di procura viene stilato dal cancelliere in pubblico parlamento.

Nella loro lettera i Padri del Comune fanno presente che se si adottasse la soluzione indicata dalle Compere ne deriverebbe una grande confusione per molti motivi, ma in particolare per due ragioni. La prima è che la maggior parte delle famiglie non hanno a disposizione che un solo solaio con, al massimo, delle dimensioni di 17 palmi [4,2 m] di lunghezza e 12 di larghezza [3 m] con un’altezza di 8 palmi [2 m], dove vi sono anche i letti, il mulino per macinare le granaglie, la tavola per mangiare, una madia per fare il pane e altre cose necessarie. La seconda è che quelli con un solo solaio sarebbero costretti a costruirsi una capanna fuori del Forte per le loro famiglie, mancando quindi di ogni protezione dagli attacchi dei nemici. Pertanto i Padri del Comune comunicano di haver deciso di alloggiare i soldati in quelle case del Forte da dove, al primo grido di allarme, possano raggiungere velocemente le loro postazioni e presso quelle famiglie che possiedono più di un solaio. I Padri del Comune approfittano dell’occasione per fare presente che mentre le famiglie crescono di numero e talvolta anche i soldati, le case non aumentano, anzi mancano perché a volte il vento le getta a terra.

Un accurato esame del censimento ci fornisce un quadro piuttosto accurato sulla  Capraia del 1556. A questo scopo abbiamo riportato in tre tabelle i dati del censimento: nella Tabella 1 è riportato l’elenco dei capraiesi che abitano stabilmente nell’isola, mentre nella Tabella 2 è riportato l’elenco degli stipendiati dalla Compere che vivono a Capraia con famiglia e nella Tabella 3 gli stipendiati senza famiglia che sono alloggiati nel Forte.[6]

  • Abitanti nell’isola nel mese di agosto del 1556

Gli abitanti stabili (Tab.1) risultano essere 237 appartenenti a 56 famiglie o fuochi con una media di 4,3 persone per fuoco. Alcuni capifamiglia sono donne, probabilmente vedove che hanno perso i mariti durante l’attacco di Dragut nel 1540. Alcuni capifamiglia – Francesco di Matteo, Theramo di Princivalle, Lonardo di Pasqualino, Francesco di Pasqualino, Michelangelo di Gio – compaiono tra i Capraiesi che il 25 agosto 1540 hanno sottoscritto l’«Atto di vassallaggio e fedeltà dei Capraiesi alle Compere di San Giorgio».[7]

Solo due professioni vengono indicate, quella del fornaro (Agostino Torreggia, forse Torriglia) e quella del pastore (Lione Corso), i cui nomi tradiscono l’origine e quindi possiamo ritenere che siano arrivati nell’isola dopo il 1540. Sappiamo però che alcuni capraiesi sono proprietari di imbarcazioni che noleggiano per il trasporto di persone o cose: Iacopo di Lodixio, famigliare di Pietro, ha appena acquistato un liuto, da ottanta a novanta mine di portata (7-8 ton), con il quale trasporta soldati e merci da Genova a Capraia; Michelangelo di Gio, Gregorio Vinciguerra, Jasso di Luise, Gio de Olivero  possiedono una gondola che noleggiano per il trasporto di materiali edili (arena che raccolgono nella spiaggia del porto o alla cala della Mortola e portano allo scalo della Grotta) per la costruzione della cisterna per l’acqua nel bastione di tramontana del Forte; Thome di Gioaneto che possiede una gondola o liuto con il quale trasporta soldati e merci da Genova, o arena dalla spiaggia del porto allo scalo della Grotta. Pietro de Lodixio possiede un somaro con il quale trasporta materiali edili dallo scalo della Grotta al Forte.[8] Non sappiamo con precisione cosa fanno gli altri abitanti: sicuramente coltivano la poca terra disponibile producendo grano, orzo, e vino, che in parte barattano con grano in Maremma; pochi si dedicano alla pesca e all’allevamento del bestiame. Durante la costruzione della cisterna molti uomini e donne vengono impiegati come manovali e partecipano al trasporto dei materiali dallo scalo della Grotta al Forte.

Alcuni nomi che appaiono nella lista diventeranno più tardi cognomi di famiglie che sono presenti a Capraia fino al XIX secolo, quali: Tarascone, Princivalle, Sussone, Morgana e Oliveri.

Gli stipendiati dalle Compere si dividono in due categorie: quelli con famiglia (Tab. 2) e i soldati scapoli (Tab. 3) tra i quali sono inclusi gli ultimi arrivati inviati dalle Compere a rinforzare la guarnigione. Nella prima categoria abbiamo 12 nuclei famigliari con un totale di 128 persone (mediamente 4,9 persone per famiglia). Nella seconda categoria sono riportate 70 persone. I matrimoni degli stipendiati delle Compere con le donne capraiesi, assai numerose, sono iniziati subito dopo l’arrivo della spedizione di Genesio da Quarto nel 1540. Il commissario e podestà Agostino Spinola Torre segnala, nel 1543, che «la magior parte delli nostri stipendiati si sono maritati quali sono maritati a n° 17, e dicti capraeixi non li pono vedere». Una difficile convivenza con i locali che mal sopportano di vedersi portare via le donne.[9]

Tra gli stipendiati con famiglia, tre meritano una particolare attenzione: Bernardo Danove, Raphelino del Solaro, e Batta Bargone in quanto sono i capostipiti di grandi famiglie capraiesi che partecipano nel secolo XVIII allo sviluppo della marineria locale e i cui discendenti vivono nell’isola fino agli ultimi anni del XIX secolo.

Il tamburino Bernardo Danove è a Capraia dal 1541. Nel mese di gennaio del 1542 ritorna a Genova.[10] Probabilmente si è innamorato di una donna di Capraia, ritorna nell’isola e la sposa.

Il soldato Rafaelino del Solaro risulta presente nell’isola già nel 1544, quando cattura un turco sbarcato nell’isola e per il suo valore viene premiato con una ricompensa di Lire 12 e gli viene affidata la custodia della porta della Fortezza.[11] Nel 1544-1545 è uno dei tre Padri del Comune. Probabilmente sposa una donna di Capraia.

Il bottaro Batta Bargone è da diversi anni a Capraia dove era giunto con la famiglia.[12] È un falegname esperto anche nella riparazione degli affusti dei cannoni.

Il bombardero Andriano d’Olanda si è sposato a Genova nel giugno del 1556 con una «una figlia di Capraia la quale stava in casa del M.co Messer Gio Francesco Crevaro collega nostro».[13]Alcuni di loro, oltre ai compiti che devono svolgere per il loro ruolo nella guarnigione, trovano il modo di arrotondare il magro stipendio partecipando alla costruzione della cisterna: Gio Ghio e Berton Turlo lavorano come rompitori, Batta Bargone, bottaro, con due suoi muli trasporta materiali edili dallo scalo della Grotta al Forte. Altri fanno lavorare le loro donne come manovali nei lavori del Forte.

Nelle famiglie stabili e in quelle degli stipendiati vi sono anche dieci «fantine» (fanciulle) e quattro «figiole da marito». Precisazione questa per indicare che nei loro solai non possono certamente essere ospitati dei soldati.

Negli elenchi suddetti manca il commissario che risulta senza famiglia e che usufruisce di una propria abitazione.

Pertanto il numero delle persone che vivono all’interno del Forte sono:

Abitanti stabili 237
Stipendiati con famiglia 63
Stipendiati senza famiglia 70
Commissario 1
Totale 371

 Per avere il quadro completo delle persone che risiedono a Capraia nell’agosto del 1556 dobbiamo aggiungere 10 persone: il castellano della torre del porto (Nicola Drago), il castellano della torre dello Zenobito (Lucha Sucha) , 3 bombardieri e 5 soldati ripartiti tra le due torri.

In totale quindi nell’agosto del 1556 a Capraia vi sono 381 persone.

 

  • Le abitazioni

 Il censimento parla di solai e caneve[14], ma non dice su quanti piani fossero distribuiti. Sulla base di numerosi altri documenti, possiamo assumere che le case, dopo la distruzione del 1540, siano state ricostruite secondo la tipologia che avevano in precedenza. Il capitano e commissario Genesio da Quarto, che per primo descrisse le rovine del Forte, afferma di aver visto i ruderi di trentatre case di due o tre piani.[15]

Dal censimento risulta che gli abitanti del forte vivevano in 81 solai più due mezzi solai. Assumendo una media di 2,5 solai per casa risulterebbe che nel 1556 siano state praticamente ricostruite tutte le trentatre case originarie.

L’altezza delle stanze varia da un minimo di metri 1,7 a metri 2,5. Ciascun solaio, normalmente rettangolare, ha una lunghezza che varia da quattro a cinque metri e una larghezza di tre metri circa.

Lo spazio per abitante è veramente esiguo visto che nei solai oltre agli abitanti vi sono mobili e attrezzature quali «letti molino tanla da mangiare mastra da fare pane, e altre cose necessarie per uzo di detta famigia»[16]. Però bisogna considerare che i solai venivano utilizzati da tutta la famiglia solamente durante le ore notturne. Gli uomini e le donne, quando il tempo lo permetteva, passavano la giornata in campagna o in mare.

Il cancelliere, prima carica amministrativa dell’isola, ha a sua disposizione un solaio con una superfice di 14 metri quadri, perché nella sua stanza venivano tenuti i libri contabili, l’archivio, e vi venivano stesi gli atti ufficiali.

Un solaio viene utilizzato come magazzino della corte dove si trovano «armamenti ferramenti olio et altre munitioni».

Unica eccezione è la casa del commissario che risulta così composta:

  • Un solaio lungo metri 4,5, largo metri 3,7 (mq 16,6), alto metri 2,2
  • Una cucina lunga metri 4,2, larga metri 3,7(mq 15,7), alta metri 2
  • Un solaio per la vendita delle vettovaglie lungo metri 5,7, largo metri 3,7 (mq 21,2), alto metri 2
  • Un fondaco per immagazzinare 4 giare di olio, formaggio, carne salata e una madia per fare il pane lungo metri 5, largo metri 3,7, alto metri 2

Non deve meravigliare che la casa del commissario fosse anche uno spaccio di vettovaglie: tra i suoi compiti, egli aveva anche quello di assicurare il rifornimento di quelle vettovaglie che non venivano prodotte o non prodotte a sufficienza nell’isola. Queste vettovaglie gli venivano inviate da Genova o le acquistava in Corsica o da barche di passaggio, e poi le rivendeva al pubblico, tenendo il conto delle entrate e delle uscite registrate dal Cancelliere in appositi rolli, che mensilmente doveva inviare alle Compere.

Una conferma della tipologia delle case di Capraia ricostruite dopo la razzia di Dragut ci è fornita dal rinvenimento dei resti due case, scavate recentemente dagli archeologi, nel bastione di scirocco del Forte.

Edifici bastione di scirocco

 

Edifici nel bastione di scirocco del Forte di Capraia

 

Essi scrivono che l’edificio occidentale misurante circa 5,80 per 3,80 metri, è articolato su due piani. Un piano inferiore che probabilmente era diviso in due ambienti da una parete in legno. In questo piano vi è una sola finestra sul cui davanzale e riportata incisa a fresco la sigla IHS sormontata da una croce e la datazione 1551. Il piano superiore, della cui possibile articolazione interna non è rimasta traccia, è illuminato da numerose finestre. Il solaio del primo piano è in legno e poggia su travetti a sezione quadrata. In appoggio alla parete orientale viene costruito un muro lungo 2,20 m circa e alto circa 1,5 m interamente intonacato sul quale è visibile un’iscrizione in epigrafica  che dice:

«<†> (154)7 Aug(usti)/ TE(m)PORE D(omini) Quilici Mer(uae)/ POT(estatis)/ D(ic)T(i) LOCI».

Merua

 

Dedica al podestà Quilico Merua – 1547

 

L’iscrizione probabilmente testimonia la data in cui la costruzione della casa è stata terminata. Il governo del podestà Quilico Merua, che è stato in Capraia dal 13 aprile 1547 al 29 gennaio 1549, è stato molto apprezzato dalla popolazione la quale, alla scadenza del mandato, ha chiesto alle Compere che gli sia rinnovato l’incarico per un altro biennio.

IHS

Dedica in ricordo della visita di due gesuiti – 1551

 

La scritta, posta sul davanzale della finestra, il monogramma IHS sormontato da una croce, è il tipico simbolo dei gesuiti e quasi sicuramente testimonia la presenza a Capraia, nel dicembre del 1551, dei due gesuiti Silvestro Landini ed Emanuele Gomez da Montemayor, che a causa di una tempesta sono stati costretti a sostare a Capraia per due settimane circa, attirandosi, con la loro predicazione, la benevolenza dei Capraiesi e della guarnigione del Forte. La scritta è stata realizzata probabilmente in anni successivi riportando l’errata data del 1551. Sappiamo che i due gesuiti, durante il loro soggiorno sono stati ospitati nella casa di Manuello di Gio, una casa con due solai con dimensioni interne di 5 per 3 metri, dimensioni che sembrano corrispondere a quanto rilevato dagli archeologi.[17]

La seconda casa, misurante circa 5,20 per 4 metri, sembra costituita da un solo piano. L’ambiente è servito da una porta con soglia monolitica e da una finestra.[18]

 

Il censimento ci fornisce dunque il quadro di un paese del XVI secolo, tipico delle piccole isole del Mediterraneo, dove la vita degli abitanti è legata alla produzione di pochi prodotti della terra e della pesca. Nel caso di Capraia si deve aggiungere che la distruzione del paese, ad opera di Dragut nel 1540, ha sconvolto le secolari abitudini di vita e rotto l’isolamento dal mondo esterno. L’arrivo e l’insediamento di uno stabile presidio genovese, determina un ricambio della popolazione e l’inizio di nuove vie di collegamento e di contatto con Genova e la Terraferma (le due Riviere Liguri, la Corsica e la Toscana). È il lento inizio dello sviluppo della marineria capraiese che tra la fine del XVII e il XVIII secolo raggiungerà il suo apice tanto da diventare una delle più sviluppate nei trasporti di cabotaggio nell’alto Tirreno.

 

 

 

 

Tabella 1

Tabella 2

Tabella 3

Appendice

 

  1. Lettera dei Padri del Comune di Capraia alle Compere del 29 agosto 1556[23]

 

«Dal Commissario dell’isola ne è statto fatto noticia de uno ordine per le V.S. mandatoli, che si debbi insachetare tutte le caze di questo locho acciochè ogniuno habbi la sua parte del carricho in a logiar soldati e reponere le munitione di quelle acciochè non restino agravati per sempre alquanti che se sono querelati. Il che inteso invero siamo restati molto admirati perchè quando si vegnisse a talle executione si cauzeria la magiore comfuxione del mondo per piu respeti maxime per doi tra li altri. La prima sie che la magior parte de noi altri non hano piu che uno solaro dove habitano com loro famigie, in lo qualle solaro chi non sarà piu di Capasata de xvij sino in vinti parmi longo e xii largo e otto alto, li sono letti molino tanla da mangiare mastra da fare pane, e altre cose necessarie per uzo di detta famigia e quando la sorte li tocasse saria de necessita dovendo expedire tal solaro che quel talle com sua famigia si facesse una cabana fora della terra. Il che non credemo ansi siamo certi che la mente delle S.V. non debia essere talle, che li vostri suditi e chi sempre vi sono stati e sarano fidati debiano com loro famigie essere privati della terra, per dare locho a soldati e reponere munitione in similli solari. Noi como Padri di Comune havemo provisto, al mancho dano de tutti noi altri e megliore comodo de soldati e munitione e con mancho comfuxione sia possibile, e per comodo del Comservatione di questo locho si sono asegnati li solari dove habitano li soldati in locho che   li soldati stano restreti de maniera che ogni pocho strepito chi fusse il sentiriano e subito poteriano essere a fare le loro fationi, ne niuno puo dire che da il Comissario e da noi altri sia agravato, perche havemo considerato primo il locho il modo e le famigie de colloro a chi sie prezo li solari a chi avia doe ne havemo preso uno e il minore e cosi de grado in grado sie fatto. E de quelli che si sono lamentati ne han in loro parte cinque e non sie li è fattose non doi, e perche in tutto vogliamo che le S.V. cognoschino il procedere del vro Comissario e nro si e fatta una diligentia qualle com doi nri ambasatori se vi manda per la qualle vederano denotate e descritte tutti li solari e habitacione com il numero delle famigie che in ognuno de quelli vi sono com tutte quelle comodità di sopra narrate  cioè mollino tanle letto e mastre e altre loro necessita com le mesure delle largesse logesse e altesse de quelli per il che le S.V. cognoscerano largissimamenti in che grado se ritroviamo le famigie chresiano alle volte li soldati chresano ma la habitacione ne le caze sino a qui non multiplicano anzi manchano perche alle volte li venti che sono in questo locho cupiosi ne vano gettando qualcheduna per terra e per la poverta che in noi e non si puo cosi facilmenti ne si presto redrisare. Si che preghemo humilmenti le S.V. si como per alcuno tempo, quelle non ne hano mai habandonato ansi sempre com bono hamore provisto e agiutati si como sano li boni padri verso de soi figioli e li boni patroni verso li soi suditi fidelli come noi siamo sempre statti e saremo in questo de non abandonarne ansi prevederne alla nra necessita considerato quel tanto che autentichamente se vi manda in scritto, che sie fatto con intervento del vro Comissario, e scrivano e noi padre de Comune com diversi altri homini della terra e questo sia per darne bona satisfatione alle S.V. si ancora per tronchare tutte le mormoratione che per alcuno tempo potessino essere fatte contra di noi».

  1. Censimento delle case di Capraia a cura del Cancelliere Nicola di Crovaria del 23 agosto 1556

“…Si fa fedde per me notaro e Cancelero infrascritto qualmenti il S. Commissario com li padri del Comune e de me notaro canzelero infrascritto alli xv del presente andorno a mezurare tutte le caze et canene  che in esso locho di Capraija sono como qui appresso appare, et primo

  • Antonio di Rosa com persone cinque in uno solaro di longessa parmi xx di largessa parmi xvii e di atessa parmi otto e più uno pezio di caneva ove sono trei vasseti da vino
  • Taraschone di Gio com persone doe in uno solaro di longessa parmi xv di largessa parmi xx e di atessa parmi otto
  • Domenico di Gio cum persone quatro compreso una fantina in uno solaro di longessa parmi xviii di largessa altretanto e di atessa parmi dece
  • Manuelo di Gio com persone sei compreso una fantina in doi solari di longessa per ognuno di loro parmi xx di largessa parmi xii e di atessa parmi otto
  • Princival de Georgio com persone doe in uno solaro di longessa parmi xviii di largessa parmi x et di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xi di largessa parmi nove et di atessa parmi sei
  • La famigia del S. Agostino Torrigia fornaro in uno solaro de Domenico de Pasqualino com persone cinque compreso una fantina di longessa parmi xvii di largessa parmi xii e di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi x di longessa parmi otto e di atessa parmi sette
  • Pietro Ganarra com persone quattro in uno solaro di longessa parmi xviiii di largessa parmi xiii et di atessa parmi otto, e in più uno solaro dove sta Stefano de Andora soldato com compagni quatro di longessa parmi xvii di largessa parmi xiii e di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xii di largessa altretanto e di atessa parmi otto
  • Francesco di Matteo com persone cinque in uno solaro di longessa parmi xviiii di largessa parmi xv et di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi dece di largessa altretanto et di atessa parmi sei
  • Bernardo Danove tamborino com persone sei compreso una fantina in uno solaro di longessa parmi xviiii di largessa parmi xiii et di atessa parmi otto, e più uno solaro dove sta il Canzelero di longessa parmi xviiii di largessa parmi xii et di atessa parmi otto
  • Pietro di Lodixio com persone cinque in uno solaro di longessa parmi xxiiii di largessa parmi xiii et di atessa parmi otto
  • Jeronimo Collombana com persone sei in uno solaro di longessa parmi trentacinque di largessa parmi x e di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi otto di atessa altre tanto e di largessa parmi dece
  • Mariano de Nicolao com sua famigia persone cinque e più la famigia di Filippo di Petro persone quatro in uno solaro di longessa parmi xxx di largessa parmi xiiii e di atessa parmi dece, e più una caneva di esso Mariano della medesima longessa largessa et atessa, e più uno solaro dove sta Jeronimo da Gavi soldato com compagni dece di longessa parmi xx di largessa parmi xii et di atessa parmi otto, chi è di Filippo di Petro e più una caneva di esso Filippo di longessa parmi dece di largessa parmi otto et di atessa parmi sette
  • Anton Susone com persone cinque in uno solaro di longessa parmi xxv di largessa parmi dece e di atessa parmi otto
  • Theramo de Princivale com persone cinque in uno solaro di longessa parmi xxiiii di largessa parmi xi e di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xx di largessa parmi xi et di atessa parmi dece
  • Gio de Mecho com persone tre in uno solaro di longessa parmi xxi di largessa parmi xi et di atessa parmi otto
  • Angela del Comoro in uno solaro com doe figiole da marito di longessa parmi xv di largessa parmi xi e di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xii di largessa altre tanto e di atessa parmi otto
  • Maria de Michelino con sua figiola in uno solaro di longessa parmi xv di largessa parmi dece et di atessa parmi otto
  • Lonardo de Pasqualino com persone quatro in uno solaro di longessa parmi xxxv di largessa parmi quatordexe e di atessa parmi otto, e più una caneva di esso Lonardo e di Martino di Pasqualino suo fratello e di Lucretia di Jeronimo sua sorella di longessa parmi xiiii di largessa parmi xi et di atessa parmi sette
  • La mogie del fu Martino de Pasqualino com persone tre in uno solaro di longessa parmi xvii di largessa parmi xv et di atessa parmi sette
  • Lucretia di Jeronimo com persone tre in uno solaro di longessa parmi xviii di largessa parmi nove e di atessa parmi otto
  • Bartolomeo di Pasqualino in uno mezo solaro com persone tre di longessa parmi xx di largessa parmi dece et di atessa parmi otto, e più uno solaro dove sta Jazo da Gavi soldato com compagni quatro di longessa parmi xx di largessa parmi x et di altessa parmi sei, e più uno altro solaro dove sta Vinozo da Crema soldato com compagni nove di longessa parmi xxv di largessa parmi xv et di atessa parmi otto
  • Francesco de Pasqualino com persone doe in uno mezo solaro di longezza parmi xx di largessa parmi dece e di altessa aprmi otto
  • Martinaso com persone cinque compreso una fantina in uno solaro di largessa parmi xxxi di largessa parmi xiii et di atessa parmi nove, e più una caneva di longessa parmi dece di largessa parmi otto et di atessa parmi sette
  • Anton Pollone com persone tre in uno solaro di longessa parmi trentacinque di largessa parmi xiii et de atessa parmi nove, e più una caneva di longessa parmi xii di largessa parmi xi e di atessa parmi sette
  • Peschuchia de Guliermo con persona una in uno solaro di longessa parmi xviii largessa parmi xii et di atessa parmi otto
  • Batta Bargone bottaro com persone sei in uno solaro di longessa parmi xvi di largessa parmi xv et di atessa parmi otto, e più un altro solaro dove sta il Caporale Curleto com compagni quatro di longessa parmi xx di largessa parmi xi et di atessa parmi otto, e più una caneva longa parmi xv larga parmi xi et di atessa parmi otto
  • Colla da muzeta com persone doe in uno solaro di longessa parmi xx di largessa parmi xii et di atessa parmi sette
  • Gio de Carlotino com persone quatro compreso una fantina da marito in uno solaro di longessa parmi xxviii di largessa parmi xv et di atessa parmi otto, e più uno altro solaro dove sta Domenico Fernano soldato com compagni quatro soldati longo parmi xv di largessa parmi dece et di atessa parmi sette
  • Thome di Gioanneto com persone sette in uno solaro di longessa parmi xvii di largessa parmi parmi otto et di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xviii di largessa parmi xiiii et di atessa parmi otto
  • Petro di Alegrina com persone doe in uno solaro di longessa parmi xxx di largessa parmi xi et di atessa parmi otto, e più una caneva longa parmi xiiii di largessa parmi dece et di atessa parmi sette
  • Il Cio Moro com persone doe in uno solaro di longessa parmi xvii di largessa parmi xv e di atessa parmi sette, compreso una fantina da marito
  • Lucretia Fravega com persone tre in uno solaro di longessa parmi xvi di largessa parmi otto e di atessa parmi sette
  • Michelangelo di Gio com persone quatro in doi solari di longessa per ognuno di loro parmi xvii di largessa altre tanto et di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xx di largessa parmi dece et di atessa parmi otto
  • Anton Gio de Martino com persone quatro compreso una fantina in uno solaro di longessa parmi xvi di largessa altretanto et di atessa parmi otto
  • Manuelo di Buschaino com persone quatro in uno solaro di longessa parmi xviii largessa parmi xii et di atessa parmi sette, e più uno altro solaro della medexima longessa largessa et atessa, e più una caneva in compagnia di Antonio de Martino et di Colla de Manuchio longa parmi xii di largessa altretanto et di atessa parmi otto
  • Colla de Manuchio in uno solaro com persone tre longa parmi xx di largessa parmi nove et di atessa parmi otto, e più in uno altro solaro dove sta Francesco di Guliermo com persone quatro longo parmi xviiii di largessa parmi nove et di atessa parmi sette
  • Fiorana del bancalaro com persone cinque in uno solaro di longessa parmi xx di largessa parmi xv e di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xv di largessa parmi nove et di atessa altretanto
  • Morgana di Pasqualino in uno solaro di longessa parmi xx di largessa parmi otto et di atessa parmi sette
  • Princival de Martino com persone tre in uno solaro di longessa parmi xvii di largessa parmi xiii et di atessa parmi otto, e più una caneva longa parmi xii di largessa parmi altretanto et di atessa parmi sette, e più un altra caneva di longessa parmi x di largessa altretanto et di atessa parmi sette, e più uno solaro dove sta il Caporale Petro Vareze com uno compagno di largessa parmi xviii di largessa parmi xiii et di atessa parmi otto
  • Jasso di Luise com persone cinque compreso una fantina in uno solaro di longessa parmi xiiii di largessa altretanto et di atessa parmi otto, e più una caneva longa parmi xvii di largessa parmi dece et di atessa parmi sette
  • Gregorio de Juliano com persone tre comprezo una fantina in uno solaro di longessa parmi xiiii di largessa altretanto et di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa di largessa et di atessa come il solaro, e più una altra caneva di longessa parmi xv di largessa parmi sette e di altessa altre tanto
  • Francesco di Luchino com sua mogie in uno solaro di longessa parmi xvii di largessa parmi xiii et di atessa parmi sette, e più una caneva dove sta il mastro dassia com persone tre di longessa parmi dixisette di largessa parmi quatordece e di atessa parmi sette
  • Francesco di Lago ferraro com persone quatro in doi solari di longessa per ognuno di loro parmi xviiii di largessa parmi xiii et di atessa parmi sette, e più una volta picola dove tene la faxina longa parmi dixinove di largessa parmi x e di atessa parmi otto
  • Frenchola di Francho in uno solaro di longessa parmi xvii di largessa parmi xv et di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi xv di largessa parmi nove et di atessa parmi sette, e più uno solaro dove sta Andrea Suaressa com compagni doi soldati di longessa parmi xx di largessa parmi x et di atessa parmi otto
  • La mogie del fu Coio Maria da Nervi com persone quatro in uno solaro di longessa parmi nove di largessa altretanto et di atessa parmi otto, e più uno solaro dove sta Batta Fozo soldato com compagni cinque di longessa
  • Pasqualino Capurro in una caneva longa parmi xxv di largessa parmi xi et di atessa parmi sette, e più uno solaro in lo quale sono armamenti ferramenti olio et altre munitioni per la Corte di longessa parmi xx di largessa parmi xxi et di atessa parmi otto
  • Lione Corso pastore com persone quatro in uno solaro di longessa parmi xvi largessa parmi nove et di atessa parmi sei, e più uno altro solaro dove sta mastro Cornelio di Olanda bombardero com sua mogie di longessa parmi xviii di largessa parmi dece et di atessa parmi otto
  • Laurentio di Batta con sua consorte in uno solaro di longessa parmi xiii di largessa parmi dece et di atessa parmi sette
  • Petro de Nicolao com persone quatro et Stefano de Reconero con sua mogie in uno solaro di longessa parmi xxvi di largessa parmi xviii et di atessa parmi otto
  • Gregorio di Vinciguerra con sua mogie et Agustinchia di Vinciguerra com persone doe compreso una fantina in uno solaro di longessa parmi xxvii di largessa parmi xv e di atessa parmi sette, e più una caneva di longessa parmi xv di largessa parmi sette et di atessa parmi sei, e più uno solaro di esso Gregorio dove sta il Caporale Batta Bonvicino com compagni quatro di longessa parmi xx di largessa parmi xv et di atessa parmi otto
  • Gio Ghio com persone sei compreso una fantina in doi solari di longessa per ognuno di loro parmi xviii di largessa parmi nove et di atessa parmi otto, e più una caneva in la quale è posto il salle da mine trentasei in circa in uno solaro di longessa parmi xv di largessa parmi sette e di atessa altretanto
  • Agustina di Francesco di Lodixio com persone tre in uno solaro di longessa parmi xx e di largessa parmi dece et di atessa parmi sei, e più una caneva di longessa parmi xvii di largessa parmi xi et di atessa parmi sei
  • Argenta di Agostino in uno solaro com persone tre di longessa parmi xvii di largessa altretanto e di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa parmi dece di largessa parmi otto et di atessa parmi sette
  • Ambroxino Antorigia com persone doe compreso una fantina in uno solaro di longessa parmi xx di largessa parmi xiiii et di atessa parmi otto com una andame per la intrata di detto solaro longa parmi x di largessa parmi cinque et di atessa parmi otto
  • Francesco Palermo soldato com compagni sei in uno solaro di Elisabetta di Cipriano di longessa parmi xxii di largessa parmi xi et di atessa parmi otto
  • Francesco Barbero com sua figliola in una caneva di longessa parmi xii di largessa altretanto et di atessa parmi sette, e più uno solaro dove sta mastro Francesco da Novi, barbero com persone sei di longessa parmi xiii et di atessa parmi otto
  • Mastro Antonio Frixia Cappo d’opera in uno solaro com compagni quatro di longessa parmi xviii di largessa parmi xiiii et di atessa parmi otto chi è di Gioanne di Bozone, e più una caneva dove è posto la calcina di largessa parmi xvii di atessa parmi otto e di largessa parmi dece d’esso Bozone
  • Mastro Andriano de Olanda bombardero con sua mogie in uno solaro di longessa parmi xviii di largessa parmi xiii et di atessa parmi sette, et più una caneva di longessa parmi xv di largessa parmi xiiii et di atessa parmi sei
  • Carnasale com persone tre in uno solaro di longessa parmi xxviiii di largessa parmi xiii et di atessa parmi otto
  • Gio de Olivero com persone sette compreso una fantina in uno solaro di longessa parmi xxviiii de largessa parmi xiii et di atessa parmi otto
  • Bertom Turlo com persone tre in uno solaro di longessa parmi xxx di largessa parmi dece et di atessa parmi otto
  • Raphelino dal Solaro com persone tre in uno solaro di longessa parmi xxx di largessa parmi x et di atessa parmi otto, e più una caneva di longessa como il solaro e di largessa parmi sette et altretanto di atessa
  • Marcho Biassa com persone doe in doi solari per ognuno di loro di longessa parmi…. di largessa parmi x et di atessa parmi otto
  • Stefano Canarello con sua mogie in uno solaro di largessa parmi trenta di longessa parmi dece et di atessa parmi otto, e più una caneva indi..za di longessa parmi xxviii di largessa parmi xv et di atessa parmi otto
  • Il Sig. Comissario in uno solaro di longessa parmi xviii di largessa parmi xv et di atessa parmi nove , e più una coxina longa parmi xvii di largessa parmi xv et di atessa parmi otto, e più uno altro solaro dove si vendeno le vettovaglie di longessa parmi xxiii di largessa parmi xv et di atessa parmi otto, e più uno fondicho dove sono giarre quatro di olio formagio carne sallate e com la madia da fare il pane longa parmi xx di largessa parmi xv et di atessa parmi otto

Nicolaus de Crovaria notaro et Capraije Canzelero “[24]

[1]ASG, San Giorgio, Cancellieri n. 242, Istruzioni per il podestà e commissario di Capraia del 14 feb. 1556. Sulla storia di Capraia in questo periodo vedi R. Moresco, Pirati e Corsari nei mari Capraia, Cronache dal XV al XVIII secolo, Livorno 2007.

[2] ASG, San Giorgio, Cancellieri n. 243, lettere del commissario Gio Batta Viganego alle Compere del 28 feb., del 4-5 marz., e del 17 marz. 1556.

[3] Ibidem, lettera del commissario Gio Batta Viganego alle Compere del 15 mag. 1556.

[4]AGS, San Giorgio, Cancelleria n. 607-2414, lettera dei Protettori al commissario di Capraia del 3 lug. 1556.

[5]Ibidem, lettera dei Protettori al commissario di Capraia del 1 ago. 1556. In sacchettare, fare il censimento.

[6] Ibidem, n. 1891, Rollo degli stipendiati al 1 ago. e al 1 set. Il due rolli hanno permesse di meglio definere le tre categorie di abitanti. Il rollo è un eleco di pagamenti o di spese.

[7] R. Moresco, Capraia sotto il governo delle Compere di San Giorgio (1506-1562), Atti della Società Ligure di Storia Patria, Fasc. I, 2007, pp. 411-413.

[8] ASG, San Giorgio, Cancellieri, n. 243, lettera del Commissario di Capraia alle Compere del 25 mag. 1556; n. 1891, Rollo delle spese per la costruzione della cisterna dal 1 mar. al 31 dic. 1556.

[9] ASG, San Giorgio, Cancellieri, n. 204, lettera del commissario e podestà di Capraia alle Compere del 28 mag. 1544

[10]ASG, San Giorgio, Cancellieri, n. 199, lista delli huomini venuti di Capraia del 23 gen. 1542.

[11]R. Moresco, Pirati e Corsari nei mari di Capraia, Cronache dal XV al XIX secoli, Livorno 2007,  p. 39.

[12]ASG, S. Giorgio, Cancellieri 232 – Lettera del podestà di Capraia ai Protettori delle Compere di San Giorgio del 3 giu. 1552.

[13]ASG, San Giorgio, Cancelleria n. 607-2414, lettera dei Protettori al commissario di Capraia del 11 giu. 1556.

[14]Caneva: ripostiglio, cantina, magazzino.

[15]ASG, San Giorgio, Cancellieri, n.197, lettera del Comissario di Capraia ai Protettori di S.Giorgio del 5 ott. 1540: «et haveijre io anumerato xxxiii caze bruxade rattificande et  eserghe spacio de farne vii incircha de novo trovo che quando serano ratificate dicte caze xxxiii et facte dicte vii che in caprahija a luzansa di epso locho porrano stanciare de le persone mille e perchè non sono salvo 175 avanti che multiplichino insino in mille sera lo Iudicio universale». Un anno dopo, quando la ricostruzione è in corso il Cancelliere Iacopo de Albara così scrive  ai Protettori, il  2 dic. 1541: «In caprahija al presente sono caze undexe facte quale sono de quatro de trei et de doi solari l’una dimodo chè fra tute fanno solari trenta e tre e piu».

[16] Tanla: tavolo; mastra: madia.

[17]Il monogramma IHS sormontato dalla croce è stato scelto da Ignazio di Loyola come proprio sigillo (1541) e successivamente la Compagnia di Gesù lo ha adottato come proprio emblema. ASG, San Giorgio, Cancellieri, n. 233, lettera da Capraia del gesuita Silvestro Landini da Sarzana all’Ufficio di San Giorgio del 17 dic. 1552.

[18]M. Milanese, M. Febbraro,  A. Meo, Lo scavo archeologico del Forte San Giorgio a Capraia, in Un’isola “superba”, Genova e Capraia alla riscoperta di una storia comune, Genova 2012, pp. 34-46.

[19] Caneva: ripostiglio, cantina.

[20] Andame: corridoio di accesso al solaio.

[21]Abbiamo segnato con * i solai che erano stati assegnati, in precedenza, dai Commissari  a quei soldati che risiedevano nell’isola da diversi anni.

[22]Volta: magazzino.

[23]ASG, San Giorgio, Cancelleria n. 1891.

[24]ASG, San Giorgio, Cancellieri, n. 1891, Elenco case ed abitanti di Capraia del 23 ago. 1556

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