1850 – Baleniere capraiesi nell’Atlantico del Sud

Alla fine del Settecento, essendo venute meno le attività di commercio e di trasporto cheBHC1035 avevano determinato il grande successo della marineria capraiese nella prima metà del secolo, e a seguito del susseguirsi delle guerre napoleoniche, i Capraiesi, per sopravvivere furono costretti a migrare in varie parti del mondo[1]. La storia di questa emigrazione non è stata mai scritta e pochissime sono le testimonianze, che allo stato attuale delle ricerche, ci sono rimaste: una debole traccia la possiamo ritrovare nelle dediche dei pochi ex-voto che sono conservati nella chiesa della Madonna al Porto di Capraia ed in qualche lapide funeraria nel cimitero e nelle chiese dell’isola.

Recentemente un documento sull’emigrazione è stato rinvenuto in un registro della parrocchia di Capraia, attualmente in deposito all’Archivio Diocesano di Livorno. Si tratta del certificato di morte di Domenico Gallettini stilato nel Consolato Italiano di Buenos Aires il 3 agosto 1850, che riportiamo integralmente:

«… Avanti Noi Antonio Dunoyer Console Generale di Sua Maestà il Re di Sardegna è stata fatta la seguente dichiarazione di decesso.

Nella notte delli diciasette alli diciotto giugno milleottocentoquarant’otto sulla spiaggia del Rio della Plata distante venti leghe da MonteVideo, è morto naufragato Domenico Gallettini di religione cattolico, d’età d’anni trenta, di professione Marinaro, nato e domiciliato in Capraja ed in suo vivente trafficante in queste acque come Patrone, e proprietario della Balliniera denominata “Clarina”, ammogliato con Santina Sarzana fu Domenico, nata, domiciliata, ed abitante nell’Isola di Capraja, addetta alle faccende domestiche, figlio di Nicola di professione Marinaro, e di Maria Antonia Bargone addetta alle faccende domestiche ambi nati, domiciliati, ed abitanti in detta Isola di Capraja, Suddito Sardo.

Dichiaranti li Signori Giacomo Dussol fu Francesco, d’età d’anni quarantacinque, nato in Capraja, di professione Negoziante, e Giuliano Cuneo fu Gregorio, d’età d’anni quaranta, nato in Capraja, di professione Patrone Marittimo, ambi sudditi Sardi qui domiciliati, ed abitanti.

… Consta a Noi Console Generale che il cadavere del sopradetto Domenico Gallettini fu rinvenuto, e sepolto dal Patrone Marittimo, e Proprietario della Balliniera denominata “Raggio” sulla spiaggia del Rio della Plata al luogo detto San Gregorio. Tale dichiarazione venne fatta, e confermata da Giuliano Cuneo suddetto. …»

Da questo documento possiamo ricavare delle interessanti notizie:

 A metà dell’ottocento si era formata a Buenos-Aires una piccola colonia di Capraiesi in un modo o nell’altro legati alle attività marittime. Alcuni di essi erano proprietari di baleniere, uno negoziante. I capraiesi citati nell’atto di morte e dediti all’attività marittima appartenevano alle principali famiglie dell’isola che nel corso del Settecento erano stati proprietari di gondole. Del defunto, probabilmente l’ultimo arrivato, sappiamo che aveva mantenuto il suo domicilio a Capraia dove ancora risiedeva la moglie, il che conferma quanto riportato dal Cionini, in uno dei suoi articoli[2], che a Capraia nell’Ottocento abitavano prevalentemente donne delle quali molte erano vedove. A parte il Dussol, negoziante, gli altri erano dediti ad un tipo di pesca tra le più pericolose, come prova la tragica morte del Gallettini, che, per loro, abituati ad affrontare le tempeste del Mediterraneo, forse era il solo mezzo di guadagno. Che Domenico Gallettini e Giuliano Cuneo fossero proprietari di baleniere dimostra che i capraiesi emigrati, con il loro lavoro, incominciavano a fare fortuna.

La caccia alle balene normalmente veniva effettuata con baleniere relativamente grandi, dove il pescato veniva trattato e stivato, e con alcune baleniere di minori dimensioni, a vela e a remi, lunghe e sottili, impiegate per l’inseguimento e la cattura delle balene. Queste ultime si avvicinavano al cetaceo e lo colpivano con un arpione al quale era legata una lunga cima che permetteva di seguirlo fino a che l’animale stremato e dissanguato moriva. Dopo la morte, il cetaceo veniva portato alla baleniera più grande dove veniva lavorato. Vi si ricavava principalmente il grasso, che era usato per le lampade ad olio, ma anche i fanoni, lamine che si trovano nella bocca delle balene al posto dei denti, che venivano usati per fare i corsetti e nel caso del capodoglio l’olio fragrante usato per i profumi. Il resto della carne veniva salato o affumicato.[3]

Probabilmente la “Clarina” e la “Raggio” appartenevano al tipo di baleniere più piccole usate per l’inseguimento e la cattura delle balene.

Roberto Moresco                                                      dicembre 2012

baleniera

Baleniere di varie dimensioni da : Recueil de petites marines, Paris, 1817, di J. Baugean.

BHC0946_700C. Rietschoof – Baleniera Olandese – National Maritime Museum, Greenwich

BHC0956

A.van Salm, Baleniere nel ghiaccio, fine XVII secolo – National Martime Museum, Greenwich

BHC1064

J, Askew, Baleniera inglese,(circa 1790) – National Maritime Museum, Greenwich

BHC1035

Brooking, Baleniere inglesi (circa 1750) – National Maritime Museum, Greenwich

[1] R. Moresco, La Marineria Capraiese nel XXVIII secolo, in ASLSP, 2003.

[2] R. Moresco, L’isola di Capraia carte e vedute tra cronaca e storia, Livorno 2008.

[3] Il più bel romanzo sulle baleniere è Moby Dick di H. Melville.

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