Francesco Chiama, un epigono della marineria capraiese

 

Nella seconda metà dell’Ottocento, con l’avvento delle grandi navi a vela e lo sviluppo della navigazione a vapore la marineria capraiese perse la sua ragione di esistere anche perché Capraia era stata inclusa nei servizi postali del regno di Sardegna.

Lo spirito marinaresco di alcuni discendenti delle antiche famiglie capraiesi che avevano fatto la fortuna della marineria capraiese nel Settecento, non venne meno.

Alcuni personaggi emergono dagli antichi documenti: Domenico Chiama, Nicola Rinesi, Paolo Tomei, Gio Batta Salese, Lorenzo Lamberti, e Gian Leonardo Bargone, quasi tutti commercianti che frequentavano l’ambiente commerciale di Genova pur mantenendo un forte legame con l’isola. Non sappiamo quali fossero i loro commerci ma indubbiamente avevano accumulato dei capitali che gli permisero di acquistare dei carati di grosse navi a vela e successivamente anche di navi a vapore.

Nel 1870 Domenico Chiama, Nicola Rinesi, e Paolo Tomei acquistano ciascuno un carato del brigantino a palo Cileno per una cifra di circa Lire 7000 a carato. Più tardi anche Gio Batta Salese, Lorenzo Lamberti, e Gian Leonardo Bargone acquistarono altri carati dello stesso bastimento, così che i capraiesi possedevano 5,66 carati su 24 del Cileno. Nel 1886 Domenico Chiama possedeva un carato del brigantino a palo Campidoglio. Alla sua morte nel 1887 Domenico Chiama lascia ai figli una quota di navigazione del brigantino a palo Angelo.[1]

Domenico Chiama era nato a Capraia nel 1818, figlio di Francesco Chiama, discendente da un ramo dei Chiama che nel Settecento possedevano diverse imbarcazioni per lo più gondole. Francesco Chiama nel periodo francese era capitano al piccolo cabotaggio e comandava il liuto S. Giuseppe. Il figlio Domenico fece fortuna nel commercio, sposò la capraiese Germi Caterina e fu sindaco dell’isola. Ebbe una numerosa prole e tra essi i figli Elia capitano di lungo corso, nato nel 1856 morto nel 1908, Francesco capitano di lungo corso ed armatore, Isaia, primo podestà dell’isola, e Geremia commerciante e per molti anni sindaco dell’isola.

Francesco Chiama nacque a Capraia l’otto dicembre 1853 da Domenico Chiama e Caterina Germi. Nel 1892 comandava il piroscafo Capraia, di cui era proprietario l’armatore Camillo Caruta di Genova. Il Capraia era una nave da carico a vapore e a vela in ferro, costruita nei cantieri inglesi J. Wigham Richardson & Co nel 1866 con il nome Collingwood per conto degli armatori Shields SS Co Ltd, aveva una stazza netta di 373 tonnellate per trasporto merci.  Il Collingwood fu rivenduto più volte fintanto che nel 1891 fu acquistato dall’armatore genovese Camillo Caruta che lo ribattezzo Capraia. Probabilmente Francesco Chiama ne acquistò diversi carati nel corso degli anni e nel 1896 fu fondata la compagnia Camillo Caruta e Francesco Chiama che possedeva come solo piroscafo il Capraia. Nel 1898 Francesco Chiama fondò la propria compagnia di navigazione col nome di Francesco Chiama fu Domenico che inizialmente possedeva solamente il vapore Capraia. Nel gennaio del 1898 Francesco Chiama era ancora al comando del Capraia in viaggi tra Genova e la Spagna. Il sette dicembre dello stesso anno il Capraia a causa della nebbia entrò in collisione presso Parenzo col piroscafo austriaco Istria, partito da Trieste per New York, che affondò, ma il suo equipaggio si salvò dopo aver passato la notte in alto mare. Il Capraia, che era in viaggio da Brindisi per Trieste con un carico di vino e olio, subì dei danni e fu costretto a riparare nel porto di Rovigno. Nel 1900 Francesco Chiama rivendette il Capraia a un armatore di Catania. 

Nel 1900 la società Francesco Chiama acquistò la nave Clelia che l’anno successivo ribattezzò Ebe. La Clelia era sta costruita come nave da carico a vapore nel 1871 preso i cantieri inglesi Richardson, Duck & Co. Ltd., ed aveva una stazza lorda di 1556 tonnellate e una stazza netta di 994 tonnellate. Affondò il 11 luglio1908 a 25 miglia da Mahadia (Tunisia), mentre faceva rotta tra il porto di Sfax e il porto di St. Louis du Rhone con un carico di 1800 ton. di fosfati a causa di una infiltrazione d’acqua nello scafo, L’equipaggio riuscì a salvarsi.

Il 24 novembre 1908 Francesco Chiama acquistò la nave a vapore da carico Forsteck che ribattezzò Febo. La nave era stata costruita nel 1889 dai cantieri inglesi Sunderland Ship Building Company, con il nome Rheinfels aveva una stazza lorda di ton. 2843 e netta di ton. 1764. La nave entrò a far parte della nuova società Francesco Chiama e Agostino Danove nel 1911 e fu venduta nel 1917.

Stampa speciale in occasione del battesimo della nave Rheinfels poi Febo

Verso la fine del 1910 fu fondata la nuova società di trasporto marittimo Francesco Chiama e Agostino Danove con sede a Genova in salita Pollaioli. La società aveva una sua bandiera e uno stemma sul fumaiolo delle navi.

La società Francesco Chiama e Agostino Danove acquistò nel 1910 la nave da carico Arabistan, costruita da Alexander Stephen & Sons Ltd. nel 1893. La nave aveva una stazza lorda di 3194 ton. e dopo l’acquisto fu ribattezzata Giano.

La nave Giano ex Arabistan

Nel 1911, con lo scoppiò della guerra italo-turca per la conquista della Tripolitania e della Cirenaica, la nave fu commissariata dalla Marina Militare per adibirla al trasporto di carbone. La nave carica di 4000 ton. di carbone per la squadra navale italiana era partita da Augusta il 17 dicembre. All’ alba del 24 dicembre Il Giano scorsa la costa della Cirenaica, e nonostante che il mare fosse più che tempestosissimo, proseguì la navigazione. Calò intanto una fortissima nebbia, che impediva la vista fino a pochi metri di distanza e la nave procedeva a piccola velocità. Il comandante Salvatore Schiaffino comandò di rallentare ancora. La nave ad un tratto ebbe uno schianto formidabile e dopo l’urto violento, poco a poco affondò con la sola tolda fuori dall’acqua. Tutto l’equipaggio, il commissario militare e trentadue marinai della Marina che erano a bordo si rifugiarono sul ponte. Il 27 furono scorti dal piroscafo Armanda Raggio che li che li trasse in salvo e li sbarcò a Tobruk. Il Giano non era recuperabile ma era assicurato per due milioni di Lire.

Nel 1912 la società Francesco Chiama e Agostino Danove acquistò la nave da carico Lubeck che ribattezzò Lela. La nave, che aveva una stazza lorda di 2678 ton. e una stazza netta di 1732 ton., era stata costruita nei cantieri A. Stephen e Sons di Glasgow nel 1890 con il nome Queen Margaret. Il 13 novembre 1916 in viaggio da Glasgow a Genova carica di carbone, venne affondata a cannonate dal sottomarino tedesco U 50 Gerhard Berger, a Sud-Ovest dell’isola francese di Ouessant (Manica meridionale). Non ci furono vittime.

 SS. Lela (ex Queen Margaret)

Nel 1913 i due soci acquistarono la nave da carico Cyrill che era stata costruita nel 1891 nei cantieri  D & W Henderson & Co con il nome Algeria. La nave fu ribattezzata Virginia, Aveva una portata lorda di 4510 ton e una netta di 2931 ton. Fu venduta nel 1917 alla Società Ilva di Genova.

Nello stesso anno la Francesco Chiama e Agostino Danove acquistò la nave Louisianian, che fu ribattezzata Vittorio. La nave era stata costruita nel 1877 ma fu varata nel 1891 nei cantieri Barclay, Curle & Co. Ltd., Glasgow. La nave aveva una stazza lorda di 3642 ton, e una netta di 2386 ton. Fu venduta nel 1917 alla Società Vassallo & Narizzano di Genova.

La nave Vittorio ex Louisianian,

Nel settembre del 1915 Francesco Chiama morì a Genova, e nella società gli successe il fratello Geremia che però non era interessato all’attività di armatore e nel 1917 la società fu sciolta dopo aver venduto tutte le navi di sua proprietà.


[1] F. Brizi, Il ritrovamento dell’archivio della pretura di Capraia Isola – Implicazioni e prospettive per la storia sociale ed economica locale, in Un’isola “superba”- Genova e Capraia alla riscoperta di una storia comune, Genova 2012, pp.109-149.

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