1628 – Il Commissario Nicolò Raggio fa costruire una cisterna davanti la porta della Fortezza

1910.il forte san giorgio ridottaLa vita degli antichi Capraiesi non era certamente facile: uno dei maggiori problemi della loro vita quotidiana era l’approvvigionamento d’acqua. Mentre nei mesi con piogge abbondanti, da ottobre a marzo, alcune polle d’acqua in vicinanza della Fortezza assicuravano un sufficiente rifornimento per la popolazione, nel resto dell’anno era necessario ricorrere alla sola sorgente perenne dell’isola. Questa forniva una quantità d’acqua sufficiente per la popolazione fino ai primi decenni del XVII secolo. È la sorgente che si trova tuttora lungo il vado del porto, lontana un miglio dal paese, e che appare anche nelle carte dell’Accinelli con il nome di Ciabatta. Ad essa si recavano le donne con i loro pesanti orci, i quali, una volta riempiti, venivano trasporti a spalla su per il sentiero che conduceva a San Leonardo, e quindi, alla Fortezza (lungo la cosidetta Strada Romana).

La Fontana-Accinelli

Accinelli – La sorgente del vado del porto – 1730/1760

Nel 1540/1541, quando fu edificata la moderna Fortezza, dopo la distruzione ad opera di Dragut dell’antico paese fortificato, il Capitano e Commissario Genesio da Quarto fece costruire una capiente cisterna nel bastione di scirocco. Nel 1555, nel pieno della guerra di Corsica, poiché si temeva un assedio da parte delle flotte turche e francesi, si costruì, sempre nella Fortezza, una grossa cisterna nel baluardo di tramontana.[1]

Ma negli anni venti del XVII secolo, le opere di raccolta dell’acqua fino allora realizzate non erano più sufficienti per la popolazione che stava lentamente aumentando. Nel maggio del 1628, il Commissario Nicolò Raggio prese la decisione, certamente avallata dai Padri del Comune, di costruire una nuova grossa cisterna fuori delle mura della Fortezza. Ai primi di luglio, ad opera già iniziata, ne dette comunicazione a Genova, scrivendo che, essendogli rimasto in cassa un residuo di Lire 137, derivante dalla riscossione della tassa di ancoraggio, «si sono incominciate a spendere in un opera come sentiranno. Questo populo patisse assai d’aqua tanto d’estate quanto de inverno perché alla state poca se ne trova et al inverno bisogna la vadino a pigliare un miglio lontano perciò mi è venuto pensiero di farli fare una cisterna tanto grande che sarà capace per il suo bisogno di tutto l’anno alla quale si dette principio due mesi sono, e già ne siamo un pezzo inanti. Detta cisterna si cava tutta a forza di massa e picone nella rocha et è stimata da tutti un opera molto bella, e chi la facesse per via ordinaria con pagar la mercede secondo la fatica di chi vi lavora se li spenderebbe più di trecento scuti, e io non stimo d’arrivare a L. 200, poiché a quelli che giornalmente vi lavorano, che lo fanno a vicenda a finchè tutti partecipino della fatica, se li da solamente cinque soldi il giorno per ogn’uno, se ben spesse volte non manco di farli sovenire di Casa con qualche rifresco, et a questo modo travagliano tutti molto volentieri anzi vanno a gara  a chi può far più lavoro, e per esser cosa molto gradita da tutti per il beneficio grande che conoscono ne riceveranno, fino alle donne concorrono tutte alle feste quando si è detto il vespero a traghettare il getto che si è fatto in quella settimana. Per perfezionare quest’opera vi sarà di bisogno far venire un puoco di calcina da imbocarla tutta di dentro per assicurarsi caso che vi fusse qualche vena se bene non se ne dubita, e anche un maestro che li facia la bocca, che fra queste cose et accomodarli una taglia con dui sechielli con qualche altra cosa che occoresse, si calcula che vi sarà di bisogno di lire cento delle quali di già si è fatto Capitale di esserne soccorsi da VV.SS. Serenissime perché non so dove poterli cavare per altra parte, e tengo per certo che saranno prontissimi di agiutare quest’opera tanto utile e necessaria non solo a questo suo populo ma anche al loro presidio».

Dalle entusiastiche parole del Commissario emerge chiaramente che l’opera venne realizzata con la partecipazione di tutti gli abitanti, comprese le donne che, dopo il vespro della domenica, trasportavano lontano il materiale di risulta scavato durante la settimana precedente.

Il 27 luglio, il Magistrato di Corsica decise di far finire la cisterna e concesse al Commissario la facoltà di spendere fino a Lire 100 come aveva richiesto, in quanto l’opera era di pubblica utilità.[2]

Nel marzo del 1630, il Commissario Cesare D’Oria, successore di Nicolò Raggio, fece presente al Magistrato di Corsica che per completare l’opera erano ancora necessarie alcune apparecchiature, quali due secchi di rame con catena ed un arco in ferro con la sua carrucola per sollevare i secchi pieni d’acqua:

 «Nel governo passato, come sanno VV.SS. Serenissime fu fatto nella piazza della Porta di questo presidio un pozzo, o sia cisterna, cosa invero molto frutuosa per ogni senso, e particolarmente per comodo ordinario di questo Populo, e per effettuar l’opera con compita commodità sarebbero necessari due rixentali di ramo, con sua catena, cerchio di ferro con li altri ordigni, che fanno di bisogno».

Con decisione del 9 aprile dello stesso anno, il Magistrato di Corsica dette ordine di inviare a Capraia quanto richiesto dal Commissario D’Oria.[3] 1910.il forte san giorgio ridotta                                           La cisterna nel 1910 (Coll. F. Brizi)

Ancora per diversi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale la cisterna è stata utilizzata dai Capraiesi. In anni più recenti è caduta in disuso, a seguito prima del ripristino dell’acquedotto, poi dell’entrata in servizio, durante l’estate, di navi cisterna provenienti dal Continente.

È auspicabile che il Comune di Capraia, al termine dei lavori di ristrutturazione della Fortezza restauri l’antica cisterna, ripristinando l’arco in ferro con la sua                                                                                 carrucola, a ricordo della laboriosità degli antichi Capraiesi.

Il pozzo oggi

 La cisterna, oggi

 Roberto Moresco                                                                              29 marzo, 2011


[1]Per la storia di questo periodo vedere: R. Moresco, Capraia sotto il governo delle Compere di San Giorgio (1506-1562, Atti della Società Ligure di Storia Patria, XLVII, I, 2007. La carta dell’Accinelli si trova in R. Moresco, L’isola di Capraia, carte e vedute tra cronaca e storia, Secoli XVI-XIX, Livorno 2008, p. 47.

[2]ASG, Corsica, n. 557, lettera del Commissario di Capraia Nicolò Raggio al Magistrato di Corsica del 10 lug. 1628.

[3]ASG, Corsica, n. 558, lettera del Commissario di Capraia Cesare d’Oria al Magistrato di Corsica del 26 mar. 1630. 

 

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