Monte Castello (Capraia Isola) Prime considerazioni sugli antichi insediamenti del Monte Castello. (Sopralluogo del 3 settembre 2017) di Angiolo Naldi

Sono lieto di accogliere come collaboratore Angiolo Naldi che da molti anni ha pubblicato numerosi testi che illustrano storia e bellezze delle isole minori dell’Arcipelago Toscano.

Monte Castello

Il monte Castello – Carta del 1852

L’area cacuminale si presenta modellata in ampi terrazzamenti che circondano quasi completamente la cima del monte. Robusti muri a secco delimitano le diverse aree, ma non è da escludere che la naturale geomorfologia abbia favorito la realizzazione delle superfici pianeggianti. Ciascuna di queste zone, esplorata parzialmente ed esclusivamente con indagine di superficie, mostra abbondanza di materiali di terracotta, quasi tutti frammentari, ma con la presenza di interessanti manufatti che potrebbero rivelarsi molto utili per le datazioni delle frequentazioni del sito. È infatti probabile che il monte sia stato abitato o visitato in diversi periodi, non necessariamente continuativi, della storia.

Frammenti di ossidiana

Frammenti di ossidiana (Foto M.Ugolini)

Da questo punto di vista di particolare interesse risulta il ritrovamento di due frammenti di ossidiana (scarti di lavorazione del materiale), che consentono di ipotizzare una frequentazione di epoca neolitica dell’area. Un terzo frammento di questo prezioso materiale fu da noi recuperato, anni or sono, lungo il sentiero sottostante, che collega al Monte Le Penne, ma è presumibile che anch’esso provenga, per dilavamento, dagli ambienti sovrastanti. Anche una piccola ansa, appartenuta ad un elemento vascolare non più direttamente identificabile, potrebbe essere attribuita al Neolitico, mentre, almeno per le nostre conoscenze, risulta complicata ed azzardata una datazione degli altri frammenti in terracotta. Da rilevare che mentre in passato pressoché tutti i ritrovamenti di ossidiana erano avvenuti nella piana dello Zenobito, a partire dalla metà degli anni ’90, seppur con reperimenti puntuali, e mai ascrivili ad un ripostiglio, sono stati effettuati in varie zone della parte centrale e meridionale dell’isola (ritrovamenti effettuati da A. Naldi e M. Ugolini al Piano di Santo Stefano, presso l’Acciatore, sul monte Forcone e altrove).

Frammento di macinello in pietra verde

Frammento di macinello in pietro verde (Foto M.Ugolini)

Tra i materiali ritrovati sul Monte Castello di maggiore interesse si includono un macinello in pietra verde (materiale proveniente o dal nord della Corsica, o dall’Elba o, meno probabilmente, dalla Gorgona, ove esistono affioramenti ofiolitici), una fusaiola (o fuseruola) ed un rocchetto, entrambe in terracotta. Ritrovamenti simili sono documentati per il Monte Castello all’isola d’Elba (M. Zecchini, 2001), con datazione 300 – 260 a. C. e attribuiti alla civiltà etrusca. Pur essendo vero che soprattutto le fusaiole siano state prodotte invariabilmente con quella morfologia sino alla prima età del ferro (potevano variare i materiali), è più verosimile ipotizzare una datazione più antica, che associata alla presenza di ossidiana potrebbe attestarsi proprio al Neolitico o all’Eneolitico. Infatti, gli insediamenti etruschi dovrebbero essere stati limitati a presidi militari, presso i quali è assai improbabile ritrovamenti di materiali di uso quotidiano “familiare”; mentre le colonizzazioni romane sono generalmente attestate o al Piano o in corrispondenza della domus al porto. Anche presidi più tardi, di epoca medievale e rinascimentale (questi ultimi anche documentati; comunicazione personale dell’ing. Moresco), sono attribuibili esclusivamente a presenze di militari o guarnigioni di vedetta. Anche in questo caso è molto difficile che tra i reperti associati possano esserci strumenti di vita quotidiana (fusaiole e rocchetti erano in genere utilizzati per la filatura dei tessuti).

FRammenti in terracotta con ansa rocchetto e macinello in pierta verde

Frammenti in terracotta con ansa, rocchetto, e macinello in pietra verde (FFoto M.Ugolini)

Il sito del Monte Castello risulterebbe quindi un’ulteriore dimostrazione dell’importante colonizzazione preistorica dell’isola, per la quale occorrerebbe indagare con maggiore attenzione alcuni siti come “l’Isola”, le pendici del Monte Campanile, il sito del Monte Castelluccio e altre località, dove è presumibile una concentrazione antropica di epoca antica. Anzi, non è improprio azzardare che vista la sua collocazione (nel punto più alto e più panoramico dell’isola) e per la quantità di materiali presenti il Monte Castello possa essere considerato il luogo di maggiore concentrazione umana, che evolvendosi nel corso del tempo, dall’Eneolitico e per tutta la fase preistorica successiva, abbia costituito un castellare in tutto simile a quelli studiati all’Elba.

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Fuseruola, rocchetto, e frammento macinello (Foto M. Ugolini)

Un’ultima considerazione sulla presenza di ossidiana sull’isola. Pare appurato che almeno la maggior parte dei ritrovamenti effettuati, l’ossidiana provenga, attraverso la Corsica, dal Monte Arci, in Sardegna. Non è quindi da escludere che Capraia, vista la relativa vicinanza alla Corsica, sia stato uno dei più importanti siti nel grande circuito di diffusione di questo materiale dalla Sardegna all’Arcipelago Toscano, all’area continentale.

Capraia Isola, 3 settembre 2017

Angiolo Naldi

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